Appunti di comunicazione : L’ esperto inconsapevole

Secondo alcune teorie, le donne possiederebbero una maggiore capacità di comprensione del linguaggio non-verbale. Essendosi dovute occupare nel passato quasi sempre da sole dei figli piccoli, avrebbero infatti imparato a riconoscerne meglio i bisogni espressi con i gesti. Relegate per lungo tempo a ruoli subalterni, sarebbero state comunque costrette obtorto collo a codificare e utilizzare più degli uomini i segnali non-verbali. Tutto ciò le avrebbe rese anche più sensibili.

Occorre ad ogni modo precisare come questa dote sia innata, indipendentemente dal genere di appartenenza, ma che venga perduta o ridimensionata nel corso della vita, sia a causa della preponderanza del linguaggio logico (parlato) sia perché le nostre società inducono spesso l’individuo a nascondere le emozioni, se non a ritenerle qualcosa di sbagliato o sconveniente.

La comunicazione analogica (non-verbale), quella prossemica, cinesica e digitale*, non mente, quindi, ma è di norma strettamente legata alle emozioni e di esse è espressione e in ultima analisi chiave di lettura.

*la prossemica riguarda il nostro rapporto con lo spazio, la cinesica riguarda i gesti che compiamo quando parliamo mentre la digitale studia il contatto fisico

La comunicazione responsabile : Napul’ è…una città con i suoi pregi e i suoi difetti

Voler raccontare Napoli come qualcosa di unico e speciale in senso positivo, sempre e a prescindere, significa fare il male di Napoli, soprattutto quando si vanno contestualmente a sminuire altre realtà nazionali.

Un comportamento che può essere motivato dal desiderio di accattivarsi la simpatia e i favori di una comunità e di un movimento d’opinione molto influenti ed agguerriti o dal timore di inimicarseli, da conformismo, dal politicamente corretto (non va dimenticato come razzismo e pregiudizio siano mali che affliggono anche l’ambiente partenopeo) o da altre suggestioni, ma che va ad alimentare e legittimare una certa cultura vittimistica, auto-consolatoria, negazionistica, provinciale e sciovinista che impedisce la soluzione dei problemi del capoluogo campano, oltre a non avere alcun ancoraggio alla realtà a meno che non si intenda procedere a pericolose classificazioni tra esseri umani su base “etnica” e territoriale.

Si goda, se lo si vuole, del successo degli uomini di mister Spalletti, ma senza tracimare in estremismi bocciati tanto dalla Storia quanto dal buonsenso.

Nota: una considerazione che vale quando si parla di Napoli come del resto del Mezzogiorno

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone che giocano a football, persone che giocano a calcio, stadio e testo

Nota: la provocazione potrebbe essere di per sé intelligente (polemizzare contro chi marginalizza o avversa Napoli) ma lo scudetto rovesciato e la dicitura “bottino di guerra” cambiano il quadro d’insieme

Appunti di comunicazione : La sinistra, il linguaggio di genere e il cittadino “idiota”

Debitrice dell’austero pedagogismo marxiano e di realtà come la Scuola di Francoforte, una parte della sinistra ha un’opinione fondamentalmente negativa delle masse, viste appunto come soggetti da emancipare, da elevare (funzione didascalica e “civilizzatrice” che assegna a sé stessa). Ciò a maggior ragione ed ancor di più in Italia, dove la sinistra comunista, post-comunista ed i suoi alleati non sono quasi mai stati premiati dagli elettori a livello nazionale, elemento che ha contribuito ad aumentare il loro distacco e la loro diffidenza dall’ “uomo della strada”, dall’ “everyman”.

Da qui, anche da qui, ha origine lo sdegnato e stizzito rifiuto di abbandonare o sospendere polemiche come quella sul “linguaggio di genere” (tematica che ha comunque una sua dignità e importanza), così da non allontanarsi da un cittadino che, almeno nell’attuale momento storico, le ritiene secondarie o strumentali, e forse non a torto.

Il cittadino, l’ italiano “medio”, è insomma, dalla prospettiva di costoro, un ingenuo ed un rozzo, inconsapevole di quel che dice e dei suoi reali bisogni.

Mattarella, la stampa italiana e il “solito” Boris Johnson

Mattarella ha indubbiamente ragione quando parla dell’importanza della serietà, rispondendo a Boris Johnson. Tuttavia, serietà significa molte cose, è un concetto, un valore, multiforme, e con svariate accezioni. Serietà vuol dire anche non trascurare milioni di persone colpite ed affette da malattie magari più gravi del Covid, serietà vuol dire anche evitare provvedimenti inutili o eccessivi che mettano a repentaglio la salute mentale, il benessere e la sicurezza economica dei cittadini. Ecc, ecc.

Chi poi abbia fatto lo sforzo di andare oltre i titoli e i commenti di certa stampa italiana, si renderà conto che il premier britannico non ha formulato un’analisi decentrata. Pur tra mille contraddizioni e storture, è infatti innegabile che Londra vanti una tradizione democratica più antica e solida rispetto a molti altri paesi occidentali, elemento questo che porta inglesi e britannici ad assegnare un ruolo fondamentale alle libertà individuali. Se oggi gli italiani non marciano in camicia nera, è del resto anche merito (non dimentichiamolo) del sacrifico di milioni di ragazzi che imbracciarono il fucile sotto la Union Jack.

In un certo senso, Boris Johnson è diventato per una parte dell’informazione e della sinistra di casa nostra ciò che la Boldrini o la Kyenge furono e sono per la destra reazionaria e populista, ovvero il bersaglio ideale (anche a causa di demeriti suoi) per veicolare una propaganda spesso ostile, agitativa e fuorviante.

Zingaretti, la mascherina e l’ “abito del capo”

In alcuni contributi precedenti era stata analizzata l’importanza dell’immagine nella politica e nella propaganda, dalle fasi più antiche della storia fino ai giorni nostri. Dal mito greco del “καλὸς καὶ ἀγαθός” alle rappresentazioni degli imperatori romani nel fulgore di un’avvenenza perfetta in realtà inesistente, la fisicità ha sempre costituito un elemento apicale nel modo di essere dell’uomo pubblico e politico, ma è soltanto con l’irruzione dei media audiovisivi che essa si trasforma in un pivot decisivo nelle tecniche di autopromozione (in maggior misura per le forze di tipo populistico e demagogico).

Ecco, ad esempio, che “il corpo del capo” diventa la sottolineatura del muscolarismo-machismo non soltanto di un leader ma anche di un’ideologia (Mussolini). Per “immagine”, tuttavia, non si dovrà intendere la corporeità in senso stretto e limitante ma anche l’insieme di tutti gli ingredienti che realizzano l’involucro del personaggio, “dalla “voce del capo” (Hitler) all’ “abito del capo”, quest’ultimo un aspetto sempre più fondamentale.

Le foto di sé con indosso la mascherina che Zingaretti pubblica sui social con grande frequenza (lo fanno anche altri politici) hanno lo scopo di mostrarlo responsabile e allo stesso tempo battagliero, in prima linea contro l’emergenza. Nel suo caso, è bene ricordalo, interviene pure la necessità di far dimenticare di averla clamorosamente sottovalutata, nelle sue fasi iniziali.

La mascherina prende quindi il posto di un elmo, ma idealmente rappresenta anche il resto dell’armatura, spada compresa. Zingaretti è un guerriero, che combatte per la sua regione e il suo paese, che si è rialzato dopo essere stato ferito. Per questo il tema Covid occupa gran parte della sua comunicazione, come di quella degli altri leader “giallo-rossi”. Di nuovo e concludendo, la mascherina ha anche la funzione di rimarcare una differenza rispetto a rivali come Salvini, che invece (seguendo una scelta diversa ma altrettanto studiata ed elaborata) decidono spesso di farne a meno.

Approfondimento:

Si tratta in ogni caso di una scelta comunicativa tipica sopratutto del leader “agentico”, mentre uno Zingaretti è forse un leader più vicino al modello “cooperativo”

Secondo lo psicologo ed esperto di comunicazione statunitense David Bakan, tra gli aspetti del leaderismo ci sono l’ “agentività” (agency) e la “cooperatività” (communion).

Il leader che adotta uno stile “agentico” tenderà ad essere individualista, ambizioso, creativo, orientato al risultato e all’espansione di sé

Il leader cooperativo sarà invece più attento al gruppo e propenso al gioco di squadra.

Come suggerito da un altro studioso, James David Barber, occorre tuttavia fare attenzione a non confondere la “cooperaritvità” con la mancanza di personalità (errore invece molto comune); nel leader “cooperativo” l’energia caratteriale è infatti semplicemente meno esibita, ma non per questo meno forte ed incisiva

L’enigma Crisanti

crisanti zangrilloDue giorni fa Andrea Crisanti (che non è un virologo nonostante sia spesso presentato come tale) ha dichiarato che Padova avrebbe “decine e decine di malati in terapia intensiva”. In realtà i ricoverati in intensiva per il Covid sono 6 in tutto il Veneto, regione di quasi 5 milioni di abitanti. Una cinquantina nel resto d’Italia, Paese di oltre 60 milioni di abitanti.

Non è la prima volta che il Crisanti, tra i punti di riferimento e le icone del movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’epidemia, diffonde numeri e dati non corrispondenti al vero. Ad esempio lo aveva già fatto agli inizi di luglio, nel corso di un faccia a faccia su Rai 3 con il Prof. Zangrillo.

A questo punto viene spontaneo domandarsi se il Crisanti renda dichiarazioni inesatte (di tenore allarmistico) perché poco informato, e allora sarebbe grave, o intenzionalmente, e allora sarebbe gravissimo. Gravissimo e irresponsabile.

Mangia le ciliegie, mangia le pesche, si fa i selfie ed è fascista: la sinistra e la comunicazione “salvinicentrica”: cause, precedenti ed incognite

salvini odioSe la comunicazione del centro-destra si basa quasi sempre sui programmi e su tematiche di natura contingente (questo a prescindere dal giudizio che se ne vuole dare), escludendo la pandemia, fenomeno peraltro eccezionale e transitorio, la comunicazione e l’attenzione della sinistra sembrano invece orientate quasi soltanto su Matteo Salvini.

Ogni sua dichiarazione, ogni suo post sui social ed ogni suo scatto provocano infatti una catena di reazioni critiche , stizzite, violente e sarcastiche, negli avversari. Il leader del Lega sembra cioè l’oggetto di un’ossessione che va oltre le logiche del dualismo politico, come ieri lo fu Silvio Berlusconi. E proprio come ieri, la sinistra rischia di cadere in un errore marchiano, regalando visibilità al capo del Carroccio (quello che cerca) e favorendo una narrazione vittimistica che lo vuole bersaglio dell’odio.

Non è da escludere che dietro questo atteggiamento vi sia ancora il “trauma” storico legato al Ventennio, per cui la figura “forte”, il leader cosiddetto “agentico”, viene associato all’immagine e al ricordo del Fascismo (accadeva anche con il già citato Berlusconi e persino con Renzi), oltre un’intolleranza, qui eredità della pedagogia marxista e della Scuola di Francoforte, verso le tecniche della comunicazione propagandistica.

Appunti di comunicazione – Ti odio perché non ti conosco

(Di CatReporter79)

Elaborata nel 1978 da Guy Woodruff e David Premack, la “Teoria della mente”(“ToM”, dall’inglese Theory of Mind) indica la capacità di immedesimarsi nell’Altro, di capire stati mentali e comportamenti diversi dai nostri.

Oggi, il web e soprattutto i social rischiano di indebolire questo strumento alla base dell’empatia, “chiudendo” le persone in spazi isolati, in “camere dell’eco”, attraverso meccanismi come i feed algoritmici, i “dark post” o le “filter bubbles”.

In politica, ciò vuol dire considerare sempre più alieno, strambo e pericoloso chi è diverso da noi, esposto a sollecitazioni che vede solo lui e che a noi sono inibite. Anche qui, forse, sta uno dei motivi del riacutizzarsi dello scontro, del progressivo imbarbarimento del confronto con idee che non sono le nostre.

Gilgameš e Salvini

(Di CatReporter79)

“Dall’anno scolastico prossimo saranno introdotte ore di educazione civica (ambiente, sport, Costituzione, trattati). Interessanti il mitocondrio e i Sumeri, ma giusto che si sappia dove si vive e quali siano le regole”

Così il Ministro dell’Interno, ieri in un tweet.

All’apparenza (almeno per l’occhio più attento) poco puntuale (Educazione Civica è già materia di studio e vengono confuse aree disciplinari differenti), il tweet di Salvini è, in realtà, un ottimo esempio di comunicazione, per essere precisi di propaganda “grassroots”*.

L’accusa, rivolta alla scuola, di insegnare cose troppo lontane nel tempo a scapito delle vicende più attuali, è infatti un ritornello dell’ “everyman”, l’uomo comune, l’uomo della strada, e Salvini lo sa. Citando i Sumeri (una civiltà risalente al 4000 a.C) e accostandoli a qualcosa percepito come astratto e complesso (i mitocondri), il “Capitano” parla così, di nuovo e con maestria, il linguaggio della “gente”, per la “gente”.

*Con il termine “grassroots propaganda*” si intende quel tipo d propaganda diretta al “grass”, il “prato”, l’uomo comune. E’ spesso “verticale”, cioè creata da gruppi di potere.

Appunti di storia e comunicazione -L’invidia “qualunque” e il nemico colto, ieri e oggi

( Di CatReporter79)

Ormai affermatosi come autore di opere teatrali e soggetti cinematografici, alla fine degli anni ’30 Guglielmo Giannini disse tuttavia di sentirsi inadeguato e a disagio nel doversi relazionare con “i dottori col bollo, i poeti laureati, la gente in regola con gli studi”. Pur di famiglia alto-borghese e colta (il padre era un giornalista e scrittore e la madre, britannica, figlia di scrittori), il futuro leader dell’UQ scelse infatti una formazione da autodidatta, vedendo (questa almeno fu la sua versione) nell’istruzione di Stato un’indebita intrusione nella vita del cittadino.

Una scelta libera, dunque, ma le cui conseguenze sembrarono pesare non poco sull’autostima di Giannini. Qualche anno dopo, in un articolo sulla rubrica satirica “Le Vespe*”, lo ritroviamo non a caso sull’argomento, scrivendo dell’orgoglio di aver brevettato (alla fine della Grande Guerra) “grazie soltanto “alla modestia della mia licenza elementare” un sistema di intercettazione telefonica poi adottato dal Regio Esercito.

Non è pertanto da escludere che l’avversione mostrata dal commediografo verso l’impegno politico, la politica “colta” e gli ideologi, fosse dovuta a questo complesso latente. Ad accreditare la tesi, il fatto che una volta sceso in politica fu proprio il Partito d’Azione, uno dei partiti con la più alta concentrazione di uomini istruiti e di cultura, ad essere oggetto dei suoi strali; gli azionisti vennero a più riprese definiti “vanagloriosi e pieni d’acqua”, “i quattordici gatti della setta dei professori”, i “caporali di filosofia”, i “quattro professori in fregola di prebende”, i “laureatissimi fregnoni”, gli “austeri imbroglioni”.

La rabbia di Giannini e dei qualunquisti contro il mondo intellettuale, politico e non politico, era ed è una costante anche in altre sigle a vocazione populistico-demagogica, spesso prive di personalità di alto profilo culturale e costituite da una base elettorale scarsamente scolarizzata.

*”Le Vespe”, 8 agosto 1945. S trattava di una rubrica satirica all’interno del giornale di partito “L’Uomo Qualunque”