Errori e anomalie del movimento no-pass

Il movimento di protesta contro il Green Pass è da intendersi anche come la conseguenza di un malessere profondo, che parte da lontano, dai primi errori nella gestione pandemica. Proprio per questo, tuttavia, sarebbe stato più sensato e strategicamente proficuo agire prima, contro quelle imposizioni restrittive che violavano, sì, i nostri diritti fondamentali e senza avere una ratio scientifica.

Insorgere e “risorgere” adesso, per dire no a un dispositivo che è l’unico mezzo per evitare nuove chiusure e nuove strette liberticide (almeno finché l’Italia avrà l’attuale classe dirigente politico-sanitaria), non è solo strategicamente e politicamente azzardato ma anche illogico. Questo se si considera che il Green Pass esisteva di fatto già da prima, essendo alcune vaccinazioni obbligatorie, come già da prima esistevano requisiti obbligatori per accedere al lavoro e ad altre attività fondamentali.

Nuore, suocere e presidenti

“Non possono prevalere i pochi che vogliono, rumorosamente, far prevalere le loro teorie antiscientifiche, con una violenza a volte insensata, persino con la devastazione dei centri in cui i nostri concittadini si recano per essere vaccinati e sfuggire al pericolo del virus”.

Così Sergio Mattarella, incontrando i Cavalieri del lavoro nominati nel 2020 e nel 2021.

A chi alludeva, il Capo dello Stato? C’è da sperare che le sue parole non giocassero sull’equivoco, sul non-detto, per mettere i contrari al Green Pass, tra i quali figurano anche giuristi, accademici, scienziati, intellettuali, amministratori e moltissime persone comuni e di buonsenso, sullo stesso piano di no-vax, “complottisti” ed estremisti. Altrimenti si tratterebbe di una semplificazione funzionale a quella strategia di delegittimazione del dissenso che è in servizio attivo e permanente ormai da 20 mesi. Chiunque esprima una critica alle politiche governative di approccio all’ “emergenza” e alla narrazione dominante, viene cioè screditato, attaccato, associato a cliché negativi, respingenti e grotteschi (“proiezione” o “analogia”); prima si era “negazionisti” e “irresponsabili” che avrebbero meritato un giro turistico nelle terapie intensive, ora si è “fascisti”, “violenti”, “no-vax”.

Una linea pericolosa, non solo discutibile sotto il profilo etico e morale, ancor meno accettabile se accolta da chi è investito del compito di rappresentare tutti.

Il paradigma-Tosa: perché il DDL Zan è stato bocciato (la sinistra tra errori, ingenuità e contraddizioni)

“Dopo una lunghissima battaglia e nonostante settimane di ostruzionismo indegno della Lega, con 13 voti a 11 il Ddl Zan è stato finalmente calendarizzato in commissione Giustizia in Senato.

Un voto per certi versi storico che fa compiere un passo avanti, probabilmente decisivo, verso l’approvazione di una legge di civiltà che estenderà diritti a chi non li ha, colmando una lacuna indegna di un Paese civile per combattere omotransfobia, misoginia e abilismo.

Bye bye Pillon, bigotti e omofobi vari”

Questo tweet di Lorenzo Tosa (scritto il 28 aprile scorso) ci spiega uno dei motivi che hanno portato all’affossamento (temporaneo) del DDL Zan. Un progetto tanto complesso e delicato, la cui approvazione è legata a un iter parlamentare non facile e insidioso, ha infatti bisogno di tutto fuorché della polarizzazione, del “o con noi o contro di noi”, della semplificazione bellicista, di elevare a nemici simbolici figure marginali come quella del senatore Pillon. Nel tentativo di serrare i ranghi, si rischia di scompaginarli, specialmente se non sono solo i numeri in aula a preoccupare ma pure la risposta nel Paese “reale”.

Sempre restando su Tosa, anche il suo vergognarsi di essere italiano, dopo la bocciatura del DDL, (“In questo momento mi vergogno di essere italiano. E chiunque con un briciolo di coscienza civile e politica oggi dovrebbe sentirsi così. E’ la fine di tutto”), è emblematico delle contraddizioni di una certa sinistra, che difende ed esalta la Costituzione e i meccanismi di funzionamento della democrazia parlamentare solo quando la situazione è a suo favore, per poi s-cadere in deliri anti-nazionali e gridare al fascismo e al Medioevo* se le cose non vanno come sperato. A questo proposito riconsideri, la sinistra, il suo modo di guardare alle minoranze; minoranza non è solo la comunità LGBT, minoranza non è solo la comunità immigrata, ma anche quella parte di popolazione che da 20 mesi viene screditata, demonizzata e bullizzata per il suo atteggiamento critico verso le politiche sanitarie del governo e verso una certa narrazione ancora dominante. Ipocrita battersi il petto se all’Altro viene rivolto un insulto omofobo o razzista, quando ad un altro-Altro siamo pronti a dare dell’untore, dell’analfabeta funzionale, del “minus habens” immeritevole del diritto di voto, del teppista da disperdere con gli idranti,

*Medioveo che, è bene ricordare, non fu un periodo oscuro come vorrebbe una certa narrazione

La sinistra e l’illusione dell’ “alleato” Covid

Elementi come il potere di controllo e la libertà di manovra acquisiti in questi mesi, il consenso sulle misure restrittive (favorito da una massiccia propaganda mediatica), la sconfitta di un Trump e il ridimensionamento di una Lega incapaci di affrontare in maniera efficace la “crisi” sanitaria, hanno convinto una parte del centro-sinistra che il Covid, nuovo “deus ex machina”, abbia cambiato il corso della Storia, creando condizioni a loro favorevoli e condannando al declino gli avversari, le “destre”.

Una falsa percezione, ed è la stessa Storia a spiegarlo.

Ad una fase critica segue infatti molto spesso un’esplosione edonistica, dovuta al desiderio di recuperare il “tempo perduto” e alla crescita economica che accompagna la ripartenza di un sistema. E’ stato così anche dopo le grandi epidemie e pandemie del passato, basterà pensare alle fasi successive la peste del ‘300.

Uno scenario, questo, che può favorire il centro-destra molto più che il centro-sinistra. Centro-sinistra che inoltre si troverà a dover fare i conti con gli errori (e sono molti) commessi in questi mesi, senza più poter contare sui meccanismi difensivi d’eccezione che lo stanno mettendo al riparo adesso.

Il vortice e il pensiero critico

Risucchiato insieme ai compagni dal Maelström, un immenso vortice perenne, un marinaio norvegese è il solo a sopravvivere e ci riesce mantenendo la calma e analizzando in modo lucido e razionale la situazione. Notando che i rottami a forma cilindrica sono gli unici a resistere al vortice, si aggrappa allora ad un barile, venendo sospinto in alto e finendo col guadagnare la riva.

Tratto dal racconto “Una discesa nel Maelström”, di Edgar Alla Poe, l’aneddoto può essere interpretato come un suggerimento valido anche in un momento come quello attuale e in ogni altra circostanza dominata dall’ “infodemia” e da una particolare narrazione: non lasciarsi condizionare dalle pressioni esterne, anche se forti e minacciose, conservare il pensiero critico ed esercitarlo.

Non è facile, ma può salvare noi stessi e persino gli altri.

Quando la Cirinnà non ti tratta come un cane

Monica Cirinnà (e chi la coadiuva nella gestione degli spazi social) non è nuova a certe pessime uscite, anche quando l’interlocutore argomenta in modo razionale come adesso (il DDL Zan è stato effettivamente boicottato dall’interno).

Un atteggiamento che, se da una parte galvanizza la “bolla” della senatrice, dall’altra rafforza il cliché della sinistra radical chic, scollegata dalla gente comune, arrogante, superficiale e narcisista. A peggiorare le cose, il fatto che questo cyberbullismo arrivi proprio da chi si pone come difensore delle minoranze e irriducibile nemico delle discriminazioni.

Nota: il “senza famiglia” è davvero terribile. Lo sfogo di un inconscio incoerente e brutale