Berlusconi e i lager nazisti. Quando l’astuzia non paga più.

Con la sua ultima “boutade” sui tedeschi e i campi di sterminio nazisti, Silvio Berlusconi era consapevole di scatenare una reazione brusca e rumorosa da parte della Germania. In questo modo, l’ex Cavaliere pensava di riuscire a catalizzare, ancora una volta, il consenso e la solidarietà del cittadino-elettore medio, particolarmente ostile a Berlino per il suo appoggio alle politiche di “austerity” francofortiane. Non una gaffe, quindi, non una figuraccia, ma una strategia, ben precisa e mirata.

L’ingranaggio, tuttavia, si è ormai interrotto, e l’ “everyman” (uomo della strada) sembra aver trovato altri antidoti alla “peste rossa”

 

Beppe Grillo e la “peste rossa”. Le ragioni di una svolta strategica.

Il nuovo “tackle” grilliano sulla sinistra (definita “peste rossa”, secondo una formula propria della borghesia industriale ed agricola 800esco-primonovecentesca e delle SS), si inserisce nell’ottica di una strategia di avvicinamento, ben precisa e delineata, che il leader pentastellato sta mettendo in atto nei confronti dell’elettorato berlusconiano.

Con FI e l’ex Cavaliere in piena (e, forse, irreversibile) emorragia di consensi, infatti, Grillo ha capito di poterne inglobare i voti e le preferenze, e per questo cerca di accostare la sua retorica a quella del vecchio capo di Arcore; se dovesse riuscire nell’ intento, allora si prospetterà una nuova era per l’Italia, contrassegnata da un ininterrotto dominio pentastellato.

Come Berlusconi 21 anni fa, ed il quadri-pentapartito agli albori della Repubblica, infatti, Grillo impugnerà nelle sue mani il testimone dell’elettorato conservatore (non moderato), maggioranza nel Paese.

Caro Giovanni (Giolitti), chissà cosa ne penseresti….

Tra i nemici più accaniti della legge sul suffragio universale maschile (1912) non figuravano soltanto gli sponsor della grande borghesia, agricola ed industriale, spaventata dall’idea che il voto alle classi meno agiate potesse confluire nelle forze della sinistra più massimalista, ma anche coloro i quali pensavano che l’elettore ignorante od analfabeta non potesse offrire un contributo valido e consapevole in cabina elettorale (all’analfabeta fu permesso di votare soltanto al compimento del 30esimo anno di età). Sbagliavano i primi (le forze di ispirazione socialista non furono mai maggioranza, tra le classi popolari) ma, soprattutto, sbagliavano i secondi. Costoro avrebbero, infatti, dovuto vedere tutti quei salami muniti di un titolo di studio superiore che oggi abboccano, indefessi, alle macroscopiche bufale (in realtà si tratta di satira) de “Il Corriere del Mattino” e de “Il Giornale del Corriere”.

Magdi Allam e l’ipocrisia degli atei devoti

Le ultime incursioni razziste di Magdi Cristiano Allam sul pericolo (infondato) Ebola potranno irritare, ma certamente non stupire. Non esiste, infatti, incoerenza tra la fede cristiana del giornalista egiziano ed il suo sentire xenofobo, semplicemente perché Allam non è un cristiano; la sua conversione, infatti, non fu e non è di tipo spirituale bensì ideologico (e, forse, tornacontista).

Al pari di tanti altri conservatori e reazionari, anche Allam ha individuato nell’Islam un pericolo dopo l’11 settembre e, di conseguenza, ha percepito il Cristianesimo quale contraltare naturale e baluardo da opporre ai fedeli di Maometto (ricordiamo, tra gli altri, anche il caso di Roberto Calderoli, sposatosi con rito celtico in mezzo ad un bosco per poi tramutarsi in tradizionalista cattolico convinto dopo il 2001) .

Ateo devoto e non cristiano, Allam è quindi sprovvisto di quel carico valoriale e di quell’allergia sensoriale naturale conseguenza della genuina condivisione del dettato del Nazareno

“Se solo il buon Magdi, si ricordasse di essere lui stesso un immigrato, e che se le frontiere fossero realmente chiuse, oggi lui stesso sarebbe tra coloro che scappano da guerre, carestie, morte e miseria per cercare un minimo di dignità in un altro paese”

Appunti di storia: L’eroe dei ghiacci che amava il suo gatto

La Spedizione Endurance (“Endurance Expedition”) fu una missione organizzata dal Regno Unito per l’esplorazione delle regioni antartiche, divenuta leggendaria. Svoltasi tra il 1914 ed il 1917, non ebbe tuttavia fortuna; la nave rimase incagliata nel ghiaccio, costringendo l’equipaggio ad abbandonarla, e con essa l’impresa, per mettersi in salvo. Del gruppo di audaci facevano parte inglesi, statunitensi, scozzesi, irlandesi..ed un gatto, un soriano soprannominato “Mrs Chippy” (in realtà si trattava di un maschio). Di proprietà del carpentiere di bordo, lo scozzese Harry McNish , il gatto non soltanto era la mascotte della “Endurance” ma svolgeva il compito, vitale, di tenere alla larga i roditori. Dopo l’abbandono della nave, il Capitano, Sir Ernest Henry Shackleton, ritenne di dover sopprimere il felino (per risparmiare i i viveri), scatenando così l’ira di McNish nei suoi confronti. I rapporti tra i due uomini rimasero tesi per il resto dell’avventura antartica e per questo, pur avendo svolto un ruolo di primissimo piano nel salvataggio dell’equipaggio, al carpentiere fu negata la prestigiosa Polar Medal (Medaglia Polare), assegnata invece alla quasi totalità degli uomini della spedizione.

Quasi un secolo dopo, tuttavia, fu deciso di porre sulla tomba di McNish una statua di bronzo raffigurante il suo adorato micio, così da rimediare ad un torto perpetrato ai danni di quell’eroe dei ghiacci colpevole soltanto di aver amato il suo piccolo amico a quattro zampe.

Buon viaggio campione…

Con Rubin “Hurricane” Carter se ne va un ottimo interprete della Noble Art ma, prima di tutto, uno straordinario testimone della lunga (e mai conclusa) battaglia per la democrazia e l’accettazione. Monzon e Benvenuti gli avrebbero chiuso le porte verso la corona, mentre la polizia gli aprì quelle di un carcere federale, ma nessuno ha potuto togliergli il coraggio, la dignità e l’alloro tra i giusti. RIP, Champ. Thanks, Bob.

Zakir Hossain

Lo sdegno ed il comprensibile senso di colpa collettivo per la morte del giovane Zakir Hossain, assassinato da mano vile (e per adesso anonima) a Pisa, non dovranno, tuttavia, comprimere la capacità di analisi razionale, portandoci ad assurgere l’italiano che ha sferrato il pugno omicida ad emblema di un popolo e di un Paese. Il rischio è e sarà, in caso contrario, quello di sconfinare in un razzismo diverso nella forma (contro gli italiani) ma non nella sostanza.

Alla famiglia del povero Zakir, lavoratore e persona perbene, va il mio cordoglio, come uomo e come cittadino italiano.

Dopo la morte di Zakir, la città si stringe intorno alla comunità bengalese

Quegli ebrei giovani, belli e poco abbronzati.L’ “umorismo” strategico da Berlusconi a Grillo e gli errori della sinistra

Eccezionale comunicatore e straordinario interprete e conoscitore della fisionomia sociale e culturale del Paese, Beppe Grillo è perfettamente conscio dell’esistenza, in Italia, di un sentimento antisemita profondamente radicato. Le cause del fenomeno, sono, in linea di massima, due: il ruolo, da parte dell’Italia, di centro e snodo della tradizione cristiano-cattolica ed il portato dell’ultraventennale esperienza fascista, fase mai superata ed anzi oggetto di un rivalutazione sempre più vasta e penetrante.

Molto più di una semplice boutade o di un “ballon d’essai” , quindi, il suo dissacrante “tackle” sul “tabù” di Auschwitz si inquadrerà all’interno di un disegno strategico ben definito e delineato; con esso, infatti, l’ex comunico stuzzicherà, da un lato, uno dei tessuti più sensibili del ventre profondo dell’italiano medio (il pregiudizio antiebraico, per l’appunto) mentre, dall’altro, la prevedibile reazione di sdegno e costernazione da parte della sinistra scatenerà l’afflato solidale dell’ “everyman” (“uomo della strada”) nei suoi confronti.

Non un elettore abbandonerà il M5S dopo questa vicenda, così come non un elettore abbandonava il PdL o FI dopo le (volute) gaffes berlusconiane sulla stessa Shoah oppure sul colore della pelle di Barack Obama. Al contrario, il leader pentastellato riuscirà a rafforzare a valle il suo ruolo di indocile e cristallino nemico del “sistema”, vicino alle esigenze ed al sentire del popolo.

Appunti di storia: Titanic

102 anni fa, il mondo assisteva al naufragio del RMS Titanic. L’uomo pagava la sua tracotanza (Hybris) con la vendetta (Némesis) della natura e degli elementi. Qualche divulgatore ha voluto collocare la fine della Belle Époque in quella notte di aprile, ma si tratta soltanto di un’affascinante suggestione.L’aristocrazia britannica subì e subisce tuttora un linciaggio mediatico (i nobiluomini furono accusati di aver sacrificato le vite dei passeggeri di Terza Classe per mettere in salvo le proprie) che, tuttavia, non ha nessuna ragion d’essere alla luce dei contributi documentali. Benché avesse subito il maggior numero di perdite (536), la Terza Classe registrò infatti anche il maggior numero di supersiti rispetto alla Prima ed alla Seconda (710).Al contrario, furono moltissimi i membri dell’aristocrazia che si sacrificarono per lasciare i loro posti a donne (all’epoca considerate ancora “sesso debole”) e bambini. Per la morale di allora, infatti, salvarsi equivaleva ad un atto di codardia (i superstiti giapponesi furono per questo accolti come vigliacchi, al loro ritorno in patria).

La condanna di Dell’Utri, il MPS, la “caccia alle streghe” e il benaltrismo analgesico di una società immatura

Chi scrive ha spesso avuto modo di soffermarsi sulla figura del bielorusso Moisei Ostrogorski (Hrodna, 1854 – Pietrogrado, 1921) , considerato tra i padri fondatori della sociologia politica moderna. Profondo conoscitore dei meccanismi alla base del consenso, Ostrogorsky era convinto vi fosse un parallellismo tra il fideismo religioso e quello politico; per il sociologo di Hrodna, infatti, chi segue un’ideologia mostra molto spesso le stesse caratteristiche del devoto, consegando ad essa la sua capacità di analisi razionale.

Seguendo su Facebook una discussione riguardante la condanna e l ‘arresto dell’ex senatore Marcello Dell’Utri (FI), hanno attirato la mia attenzione due commenti, in particolare, provenienti da due persone distinte ma collocate nell’emisfero ideologico e partitico opposto a quello degli avversari dell’ex parlamentare (il cripticismo e l’interpretabilità della formula sono voluti). In un caso, si faceva ricorso alla parabola della trave e della pagliuzza, con l’immancabile vicenda MPS nella veste della trave idealmente posata sulle spalle del cittadino italiano (in realtà, i fondi destinati alla ricapitalizzazione dell’istituto sono soltanto a titolo di prestito ), mentre, nell’altro, l’estensore dell’intervento manifestava la sua stizzita preoccupazione per quello che considerava un ritorno alla “stagione di caccia alle streghe” con “avversari percepiti come nemici, come merda da distruggere”.

Sostando sulle due considerazioni, potremmo notare come non vi sia ne vi possa essere legame alcuno tra la vicenda giudiziaria che vede coinvolto Marcello Dell’Utri, il caso MPS od altre inchieste o scandali, così come non potremo che rilevare l’improbabilità che la magistratura di uno stato democratico attui una selezione mirata e strategica dei suoi interventi e tantomeno delle mistificazioni “ad hoc” (“stagione di caccia alle streghe”), riuscendo addirittura a portarle a compimento ed affermazione fino all’ultimo grado di giudizio. Inoltre, come già accennato, non saranno i cittadini a ripianare la voragine debitoria dell’istituto senese. Tuttavia, i due utenti hanno sospeso e ricusato la loro capacità di scavo razionale, sospinti dal fideismo ideologico più emotivo, tracciando legami improbabili ed illogici tra argomenti diversi ed antitetici tra loro, anestetizzando qualsiasi esigenza verificatoria. Ecco che un plurindagato e condannato in Cassazione diventerà, “stricto sensu”, una vittima dell’odio politico e sociale, ecco che una vicenda, pur grave, disinnescherà l’enormità di una seconda. Ecco che il sistema normativo espellerà da sé gli anticorpi a salvaguardia dell’indagine consapevole, affidandola al ventralismo più mortificante ed esiziale.