Il Covid e quell’informazione che sta per stancare

Anche e soprattutto in ragione della pessima e irresponsabile condotta di buona parte dell’informazione italiana (e non solo italiana) in questa fase storica, tra fake news, manipolazioni, imprecisioni e allarmismi costanti e privi di ogni attendibilità e ratio, non è da escludere che i cittadini arriveranno a manifestare un sentimento di rigetto per le notizie sul Covid e per i media stessi, specialmente se i numeri dei morti e dei ricoverati in terapia intensiva dovessero rimanere confermarsi trascurabili.

Basterà ricordare, a questo proposito, come anche nei paesi non-democratici (dittatoriali, totalitari o autoritari), che pure non hanno un’opposizione aperta che li contrasti, i media trovino grande difficoltà nella loro opera di persuasione e la loro credibilità sia spesso molto bassa. Anche l’assuefazione nel target potrà diventare un problema, per certa stampa e certa politica, obbligandoli ad un cambio di rotta.

Transitorio per definizione in quanto di base innaturale ed anomala, ogni periodo di emergenza non può, per questo, ambire alla cristallizzazione ed alla sopravvivenza.

Corea? No…ma. I pericoli della semplificazione.

L’abuso e la compressione delle libertà individuali e politiche possono verificarsi e si verificano anche all’interno dei regimi democratici, non sono una peculiarità esclusiva di quelli dittatoriali, totalitari e autoritari.

Se è vero che la democrazia italiana non è, ad oggi, a rischio, è altrettanto vero che non considerare le disposizioni attuali per ciò che sono, ovvero una limitazione della libertà del cittadino e una riduzione della qualità della sua vita, sarebbe miope e pregiudizievole. Insomma, mette in atto una mistificazione consapevole chi cita l’esempio di paesi come la Corea del Nord per ridimensionare il peso e la portata di ciò che stiamo vivendo e sperimentando

Dal limone e dal bicarbonato alla scienza, dalla ragione alle fake news: come si cambia e perché ai tempi del Covid

I lineamenti del fronte più “prudente” rispetto all’emergenza Covid mostrano e offrono alcuni spunti d’interesse, questo alla luce del fatto che una sua parte (di area grillina) proviene dal movimento “no-vax” e ostile alla scienza convenzionale, mentre un’altra, vicina alla sinistra più “razionalista”, tende oggi ad evidenziare tutte le caratteristiche che ha sempre attribuito e imputato ai diffusori di fake news e agli estremisti della parte avversa.

Più nel dettaglio, nel primo caso l’essere al governo è stato il motivo di questa inversione di rotta, fino a poco tempo fa impensabile, e nel secondo l’appartenenza ad un preciso “campo di realtà”, con il suo corollario di credenze e suggestioni specialmente in una fase tanto delicata, li sta portando a condividere e rilanciare teorie del complotto (addirittura per qualcuno il Prof. Zangrllo e il San Raffaele sarebbero in combutta con Flavio Briatore per nascondere i problemi di salute del magnate), notizie false o palesemente imprecise e alterate, a polarizzarsi, a incattivirsi e a cadere in fallacie e bias confermativi.

Il “non è vero ma potrebbe esserlo”, il “cherry picking”, le dinamiche distorsive dell’omofilia e del “grouping” e persino l’attacco a medici e scienziati quando non aderenti ad una cera visione, non risparmiamo e caratterizzano insomma anche chi ha fatto del primato della ragione e della lotta alla “post verità” la propria bussola.

Il Covid e la guerra all’ottimismo: una chiave di lettura

L’ostilità, spesso irrazionale, che una parte significativa della sinistra manifesta verso un approccio più “ottimistico” rispetto all’emergenza Covid, potrebbe essere una diretta conseguenza (non la sola) del metodo pedagogico marxista-leninista e della Scuola di Francoforte.

Sviluppato in anni che vedevano le masse prigioniere dell’ignoranza, quindi la loro emancipazione diventava un’urgenza, respingeva e respinge qualsiasi forma “disimpegnata” e “leggera” di arte e di intrattenimento, considerandola vacua, pericolosa, dispersiva e fuorviante. Per questo, e qui entra in ballo anche la visione materialistica del Socialismo, persino un atteggiamento più positivo riguardo la pandemia potrebbe essere inteso come superficiale e velleitario.

Un “modus cogitandi” da cui discende pure un certo, storico (e autolesionistico), rifiuto delle moderne tecniche della propaganda e della comunicazione.

“Mai stato restoacasista”: il Covid e la lezione della Storia

“Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimento”

Così Sir Winston Churchill, che in questo pensiero attribuitogli giocava sul luogo comune, peraltro molto diffuso, che voleva gli italiani in maggioranza fascisti fino all’8 settembre 1943.

Sebbene un’analisi affidabile e scientifica sulla popolarità del regime mussoliniano durante il Ventennio sia irrealizzabile, non potendo il popolo disporre di libertà di espressione, voto e partecipazione, è tuttavia innegabile che qualsiasi leader, ideologia, partito o approccio politico tenda ad essere disconosciuto ed abiurato dai suoi sostenitori, una volta entrato in crisi. D’altro canto, pure i nostalgici del comunismo fanno loro, nell’Est Europa, il cliché che vuole i connazionali ligi ed entusiasti marxisti, fino al 1989-1992.

Per questo è legittimo pensare che una simile dinamica interesserà il movimento d’opinione oggi più “prudente” rispetto all’emergenza Covid, non appena l’epidemia mostrerà i primi, irreversibili, segnali di declino (sta già avvenendo). Allora, quando un dibattito più lucido sugli errori della politica, della scienza e dei media sarà possibile, molti prenderanno le distanze dalla causa sposata fino a poco tempo prima, rinnegandola, mettendola in dubbio e in discussione.

I giovani “movidari”, “discotecari”, “vacanzieri” e infine untori: come si costruisce il mostro

coviddi« I moralizzatori in servizio permanente di Twitter hanno individuato il nuovo Grande Untore: è l’innocuo turista (spesso giovane e già colpevole di “movida”) di ritorno da Rodi o Corfù. Ma i dati del contagio in Grecia non hanno mai preoccupato » (“Dopo il runner, il nuovo nemico pubblico numero uno è il turista in Grecia”, di David Piacenza su Wired)

In questo caso, come in senso più ampio per quel che riguarda demonizzazione dei giovani, “movidari”, “discotecari” e “vacanzieri”, in atto da un po’ di tempo, stiamo assistendo ad un esempio di propaganda “agitativa” (atta a creare e stimolare reazioni forti come panico, rabbia ed ansia) “interna” (rivolta al pubblico nostrano). Sviluppata mediante le seguenti tecniche:

1a) ricerca del “capro espiatorio” (i giovani)

1b) ricerca del “nemico comune” (ancora i giovani)

2) appello al “senso comune” (la movida, gli assembramenti e le vacanze all’estero sarebbero atteggiamenti considerati fuori luogo dalla maggior parte delle persone in questo momento storico, quindi i giovani andrebbero contro la saggia e prudente maggioranza)

3) “proiezione” e “analogia” (i giovani vengono associati all’immagine negativa e respingente degli irresponsabili e degli “untori”)

4) “ripetizione” (il messaggio viene ripetuto di continuo e da/con tuti i canali possibili e disponibili

5) “semplificazione” (i giovani vengono accusati senza alcuna prova di non rispettare le misure di sicurezza)

6) mal-informazione (la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, anche reali, come limiarsi a mandare in onda solo le interviste ai ragazzi “negazonisti” in vacanza e in discoteca)

 

Vettori sono i media (per ragioni commerciali ed editoriali) e le istituzoni e i partiti di maggioranza, in questi ultimi due casi per:

1) invitare alla prudenza e all’osservanza delle normative anti-Covid

2) guadagnare un alibi qualora la situazione dovesse precipitare

3) ottenere il consenso popolare per eventuali nuove chiusure

4) aumentare, più in generale, il proprio conenso, in brusco e inarrestabile calo fino a marzo e a vantaggio del centro-destra (rally ‘round the flag)

5) aumentare il proprio potere di controllo sulle masse

Tecniche per certi versi presenti anche nella “guerra ibrida”, come spiega l’approfondimento sottostante.

 

L’ingegneria della bufala e della manipolazione

Soprattutto quando studiate ad arte, le “fake news” seguono una precisa catena di elaborazione e comando. Il manipolatore parte cioè da un’impasse in cui si trova il bersaglio, ne esamina le credenze e gli schemi socio-culturali e propone una soluzione, una verità alternativa. Si tratterà allora di “mal-informazione” e “disinformazione”, benché la ricerca di una exit strategy ad una iniziale mancanza di soluzioni sia tipica anche della “mis-informazione”, ovvero tutti noi possiamo creare e far prosperare una “fake news”, inavvertitamente.

L’ingegneria della bufala”, volendo usare un’iperbole, è ben descritta da Fontana in questi 9 passaggi, che incudono l’azione disinformativa contro un target straniero nell’ambito dei conflitti ibridi:

1) verificare le credenze in uso e mappare quelle dei propri pubblici

2) indagare le strutture culturali dei gruppi sociali di riferimento e i prodotti informativi di cui fruiscono

3) monitorare la situazione delle forze (geo)politiche in campo

4) considerare le piattaforme mediatiche in uso che possono modificare messaggi chiave e credenze

5) riconoscere e interpretare le differenti notizie inventate (fake design)

6) definire quali percezioni far vivere da un punto di vista fisico, emotivo, mentale (perception management)

7) identificare e far vivere le nuove narrative individuali e sociali (strategic story-work)

8) definire le azioni pratiche di sense-making: le pratiche e i riti che generano significato in una comunità

9) monitorare in progress i nuovi orientamenti di credenza e i fatti alternativi

L’enigma Crisanti

crisanti zangrilloDue giorni fa Andrea Crisanti (che non è un virologo nonostante sia spesso presentato come tale) ha dichiarato che Padova avrebbe “decine e decine di malati in terapia intensiva”. In realtà i ricoverati in intensiva per il Covid sono 6 in tutto il Veneto, regione di quasi 5 milioni di abitanti. Una cinquantina nel resto d’Italia, Paese di oltre 60 milioni di abitanti.

Non è la prima volta che il Crisanti, tra i punti di riferimento e le icone del movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’epidemia, diffonde numeri e dati non corrispondenti al vero. Ad esempio lo aveva già fatto agli inizi di luglio, nel corso di un faccia a faccia su Rai 3 con il Prof. Zangrillo.

A questo punto viene spontaneo domandarsi se il Crisanti renda dichiarazioni inesatte (di tenore allarmistico) perché poco informato, e allora sarebbe grave, o intenzionalmente, e allora sarebbe gravissimo. Gravissimo e irresponsabile.

Conte VS Macron: molto più di una semplice differenza

conte macronMentre Emmanuel Macron parla anche di politica estera, vola in Libano e invia navi da guerra nel Mediterraneo orientale per difendere gli interessi francesi ed europei dalle mire turche, Giuseppe Conte e i partii e i leader che sostengono il suo governo sembrano avere una sola preoccupazione, un solo argomento: il virus.

Una differenza che va a di là di quella tra il premier italiano e il presidente francese, tra e forze che sostengono l’uno e quelle che sostengono l’altro, ma che affonda le sue radici ben più in profondità.

Per una serie di ragioni storiche diverse e complesse, il nostro Paese ha infatti un sentimento nazionale molto più fragile e il tabù dell’esperienza fascista porterebbe l’italiano, soprattutto se di centro-sinistra, a ritenere inaccettabile il ricorso, seppur a scopo dimostrativo, all’ “hard power”. Ma, più in generale, la difesa stessa dell’interesse nazionale può presentare delle difficoltà quando sostenuta in modo aperto, fosse anche l’invito ad acquistare prodotti locali e/o a limitare il turismo nello Stivale così da aiutare la nostra imprenditoria.

Un “vulnus” che mina e penalizza l’Italia almeno dal dopoguerra, una torsione innaturale, inconcepibile e irrazionale verso l’autolesionismo. Tornando al Covid, la stessa demonizzazione, da parte di alcuni settori della maggioranza, dei giovani, mentre gli immigrati vengono difesi in maniera strenua (e talvolta poco lucida) da qualsiasi accusa, ne è un’ulteriore conferma.

Perché è facile disprezzare i giovani (e perché è pericoloso e sbagliato)

giovai covidLa continua e costante demonizzazione dei giovani, accusati (senza alcuna prova certa) di non rispettare le normative anti-Covid e di rappresentare dunque una minaccia per tutti, non si spiega solo con la nota “laudatio temporis acti”, l’esaltazione del passato che ha tra le sue conseguenze lo scetticismo verso le nuove generazioni.

Con un’aspettativa di vita di 84 anni e una natalità tra le più basse del mondo occidentale, l’Italia è infatti un Paese “vecchio”, in cui i giovani sono pochi e marginali (anche dal punto di vista elettorale), per questo è più facile cooptarli come alibi e bersaglio. Una situazione che si va a saldare ad una mentalità storicamente “gerontofila”, retaggio della nostra cultura classica.

Assistiamo così ad una bislacca, irrazionale e autolesionistica guerra contro il futuro stesso della nazione e dello Stato, cioè le nuove generazioni. Una corsa verso il declino, distruttiva come quella contro un muro di mattoni.

I ragazzi italiani hanno vissuto e stanno vivendo un dramma che dal 1945 ad oggi nessun’altra generazione ha sperimentato nella sua età più bella. Non dimentichiamolo.

La minaccia al “branco” e la percezione del virus: perché “sopravvalutiamo” il Covid

lenteSebbene il Covid-19 abbia rappresentato e rappresenti un evento eccezionale, almeno per il mondo più evoluto ed avanzato, ogni anno le statistiche ci mostrano cause di morte maggiori e più insidiose, tra patologie, incidenti, infortuni ed eventi di vario genere, entità e natura.

Tuttavia, ad amplificare la percezione della pericolosità di questo virus è (anche) il numero, in alcuni paesi elevato, di vittime in un lasso di tempo ristretto o ristrettissimo.

Come spiega a riguardo lo scienziato cognitivo tedesco Gerard Gigerenzer, se sono in molti a morire, tutti insieme e in modo spettacolare e/o inusuale, la mente umana risponde con l’ansia, perché vedrebbe a rischio la sopravvivenza della specie (emblematica ed esplicativa la reazione alle foto dei camion di Bergamo). Un comportamento che molti esperti fanno risalire all’alba del nostro percorso, quando vivevamo in piccoli gruppi e di raccoglitori e cacciatori. “Ma quando sono altrettanti, o ancora di più, a morire in un modo distribuito nel tempo, come negli incidenti d’auto o di moto, è meno probabile che si venga assaliti dal paura.”

Restando in argomento Coronavirus, il fenomeno analizzato dal Prof. Gigerenzer rimanda ad un problema tipico di questa fase, cioè la confusione creata da grafici e statistiche anche per via del frequente e dilagante analfabetismo matematico. Il confondere “correlazione” e “causalità” o la “fallacia induttiva” secondo cui il dato riguardante un certo Paese valga anche per il nostro o altri, ne sono alcuni esempi. Spesso, una certa informazione sfrutta ad arte questi “vulnus” nella capacità analitica del pubblico, contribuendo ad esasperare e a complicare una situazione già precaria e pericolosa.