Regionali: chiacchiere e citofono: quando non basta

spaccia salvini

Le regionali ci consegnano un responso previsto e prevedibile. In Calabria si conferma il centro-destra dopo la parentesi Oliverio, ma soprattutto FI si conferma erede della DC (anche di certe sue pratiche clientelari). In Emilia-Romagna i cittadini non avevano invece motivo di cambiare il modello di gestione che ha contribuito a fare di quella parte d’Italia una delle aree più progredite del mondo occidentale.

A questo proposito, in Emilia Romagna, Salvini ha mostrato uno dei limiti “storici” della sua comunicazione e della sua politica. Se infatti Berlusconi era capace di adattarsi alle varie tipologie di elettorato che aveva davanti, scegliendo di volta in volta l’approccio più idoneo, il “Capitano” si mostra ancora una volta monotematico, anzi, “bis-tematico”; in un territorio avanzato e storicamente di sinistra qual è l’ Emilia Romagna, la strategia del citofono ha poca fortuna, lo spettro dell’Altro ha poca fortuna, il refrain della sicurezza non può bastare e il pittoresco stona.

Lui e i suoi consulenti di comunicazione politica (che in realtà non sono veri esperti della materia) dovranno fare di più e di meglio.

Perché Amadeus ha torto e ragione

amadeus sessista

Le parole di Amadeus su Francesca Sofia Novello non andranno lette necessariamente come sessiste. Non è infatti da escludere volesse intendere che la sua futura collaboratrice sul palco dell’Ariston non utilizza la fama del compagno per farsi strada nel mondo dello spettacolo (anche se è innegabile che la relazione con VR46 le stia dando grande visibilità). Piuttosto è sessista e offensivo sostenere che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna, stupido e infondato cliché accolto e rilanciato da molti che oggi si dicono indignati contro il presentatore.

Quanto all’esaltazione della bellezza delle altre (Laura Chimenti, Sabrina Salerno, ecc) il “problema” parte da molto più lontano; finché tutti noi, il pubblico, a prescindere dal genere, continueremo a esigere certi canoni estetici da un personaggio della TV a scapito del merito, storcendo il naso di fronte a chi invece se ne allontana (pensiamo alle polemiche su Vanessa Incontrada), il contenitore sarà sempre valorizzato a scapito del contenuto e una certa cultura, vacua, rozza e discriminatoria, sopravviverà. Il discorso andrà ovviamente allargato a tutti gli altri ambiti e aspetti della nostra società.

Iran: “ordinaria amministrazione”

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Da molti anni e ben prima delle logiche delle guerre di quarta e quinta generazione, gli Stati Uniti e le altri grandi potenze (Italia compresa) ricorrono all’eliminazione fisica di soggetti ritenuti responsabili di atti terroristici e ostili contro i loro connazionali e rappresentanti all’estero. Degli inquilini succedutisi dal 2001 alla Casa Bianca, il Premio Nobel per la Pace Barack Obama è stato ad esempio quello che ha liquidato il maggior numero di terroristi islamici in operazioni di intelligence e con i droni (celebre, a riguardo, il caso del cittadino americano Anwar al-Awlaki, ucciso con un raid nel 2011* senza prove, senza processo e nonostante le richieste di clemenza del padre e di numerosi gruppi per la difesa dei diritti umani e civili).

Né, d’altro canto, è possibile negare le colpe di Qassem Soleimani, autore e fautore di veri e propri atti di guerra verso Washington (e i suoi civili) in quanto funzionario del governo iraniano. E ciò, al netto di ogni altra valutazione sull’illegittimità dell’occupazione americana e occidentale dell’Iraq. Per questo, le teorie che riducono il blitz a un “coup de théâtre” messo in atto da Trump in vista delle presidenziali, e per contenere lo sconquasso dell’impeachment, risultano abbastanza velleitarie e semplicistiche.

E adesso?
Se è vero che difficilmente un’azione tanto eclatante resterà senza risposta, è altrettanto vero che Teheran non può premettersi uno scontro frontale con gli USA e i loro alleati. Ben più probabile sarà un aumento degli attacchi terroristici contro americani e israeliani (anche ad opera di lupi solitari) e manovre di “guerra ibrida”**, come scelte ritorsive di natura economica e commerciale. In tal caso, a pagare sarebbero soprattutto gli europei, che hanno nell’area più interessi rispetto agli USA e mancano di una strategia unitaria e completa, divisi, introversi e privi di quella “solidarietà di blocco” (De’Robertis) che ne ha spesso caratterizzato la politica estera. A costituire un’incognita è anche il programma nucleare iraniano, che gli Ayatollah potrebbero adesso voler proseguire e ultimare.

*due settimane dopo venne ucciso in un raid americano anche il figlio 16enne

**E’ idea diffusa, tra gli esperti di comunicazione, che il concetto di “guerra ibrida” sia nuovo, almeno per ciò che riguarda gli aspetti legati alla propaganda ed alla manipolazione di quel tipo di strategia. Più precisamente è il saggio “Unrestricted Warfare”, scritto nel 1999 dagli ufficiali dell’Esercito cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui (in pratica una guida per affrontare stati militarmente più forti, come gli USA, senza ricorrere allo scontro frontale) a essere indicato cone il “manifesto” della “guerra ibrida”. A ispirare Qiao Liang e Wang Xiangsui fu proprio lo smacco per il bombardamento americano dell’ambasciata cinese a Belgrado durante l’operazione “Allied Force” del marzo-giugno 1999.