Cinque motivi per non ascoltare (o per prendere con le molle) i virologi televisivi e mediatici

1) Chi passa troppo tempo sotto i riflettori o davanti ai microfoni non ne passa abbastanza tra i pazienti o in laboratorio

2) Non c’ è motivo di ascoltarli quotidianamente o quasi. Non c’è una novità degna di nota tutti i giorni.

3) Spesso non sono veri “addetti ai lavori” e a volte non sono neanche medici, nonostante sconfinino in ambiti di competenza esclusiva della Medicina

4) In alcuni casi vivono e lavorano all’estero, qundi non hanno il polso della situazione italiana

5) Ultimo ma forse più importante.
Hanno tutto l’interesse che questo stato di emergenza prosegua, il più a lungo possibile. Per loro è come un “gioco a somma zero”. Questo perché di base godono di un reddito stabile e garantito (essendo accademici o dipendenti di strutture ospedaliere) e in più stanno avendo a disposizione un’ampissima gamma di opportunità nuove da un punto di vista economico, professionale e personale (collaborazioni, inviti, pubblicazioni, ecc, cosa che può anche esporli a possibili conflitti di interessi). Lo dimostra la freddezza con la quale accolgono ogni notizia anche solo vagamente positiva, dalla stagionalità del virus all’imminenza di vaccini e cure (emblematiche in tal senso le incomprensibili dichiarazioni di un noto entomologo veneto sulla presunta pericolosità dei vaccini anti-Covid). Sotto questo aspetto sono come i mercanti d’armi o gli imprenditori dell’acciaio in tempo di guerra.

Covid e comunicazione: peggiori di mafiosi e criminali

Se al mafioso, al camorrista, al terrorista ed allo stesso criminale “comune” possiamo concedere il benefico di una riflessione razionale che metta da parte l’emotività della rabbia, considerando le condizioni di disagio da cui spesso provengono e l’indottrinamento che spesso subiscono fin dai primi anni di vita, chi invece specula su una situazione come quella che siamo vivendo, veicolando una comunicazione allarmistica, ansiogena e scorretta per trarre vantaggio (giornalisti, politici, medici, scienziati, divulgatori, opinionisti, ecc), non solo non avrà alcuna scusante ma risulta e ci appare ancor più spregevole e abietto.

Predatori, nell’accezione peggiore del termine, che vanno a caccia dell’altrui paura e dell’altrui insicurezza non già per sopravvivere ma per arricchirsi, per seguire le sirene di un Ego tossico e intossicato, per avanzare socialmente e professionalmente.

La Storia non potrà che emettere una sentenza di condanna contro costoro, durissima e senza possibilità di appello.

Perché Civati è Civati…e voi

In un post su Facebook, un redivivo Civati accusa di egoismo corporativo chi protesta per le restrizioni e le chiusure (negozianti, baristi, ristoratori, piccoli imprenditori, partite IVA, ecc) spingendosi addirittura a paragonare la sua situazione alla loro.

Quel post è la dimostrazione che non è nel torto chi accusa una certa sinistra di essere irrimediabilmente lontana dalla realtà e dalle persone.

Quell’ostinata e pericolosa guerra al cittadino

Ieri, uno dei responsabili della comunicazione del governo ha pubblicato un post sui social in cui attribuiva la colpa della prevista e prevedibile “seconda ondata” ai cittadini e solo e soltanto ai cittadini, ancora una volta. Tra l’altro anche per comportamenti avuti in estate e in tarda primavera, cioè un periodo troppo distante dai tempi di incubazione della malattia, e per le vacanze all’estero (autorizzate dal governo stesso).

Si continua, insomma, a replicare un modus operandi non solo divisivo e immorale e odioso perché ingiusto verso un popolo che, a differenza della classe dirigente e dei suoi collaboratori, sta sostenendo tutto il peso di questa crisi (in media li italiani hanno rispettato e stanno rispettando le restrizioni), ma ance sbagliato e controproducente da un punto di vista comunicativo, propagandistico e strategico.

E’ francamente difficile capire il motivo di una simile ostinazione, perché anche la cultura socialista da cui proviene una parte delle forze di maggioranza aveva, si, un atteggiamento paternalistico verso le masse, ma per condurle all’emancipazione, non con una finalità coercitiva o afflittiva, come il modello del “padre severo” tipico del conservatorismo.

Se il governo e i suoi sostenitori non procederanno ad un cambio di rotta, anche sul versante della comunicazione e del loro approccio al cittadino, le conseguenze saranno per loro catastrofiche, appena il consenso scenderà (lo sta già facendo) sotto il livello di guardia. E’ una lezione della Storia, tra le più comuni e semplici da cogliere e comprendere.
Attenzione.

Il tappeto non volante: quando la propaganda non basterà più

Anche nei regimi apertamente dittatoriali, totalitari e autoritari, la propaganda ufficiale incontra spesso difficoltà enormi, nonostante abbia mano libera e gli avversari non riescano ad esprimersi o quasi. Questo perché può creare l’illusione di una realtà ma non la realtà stessa, e presto o tardi diventa impossibile trovare un tappeto abbastanza grande sotto il quale nascondere la polvere e lo sporco.

C’è da capire per quanto ancora la maggioranza e i suoi sostenitori, e qui siamo in un democrazia, potranno arginare il dissenso accusandolo via via di fascismo, camorrismo, vandalismo, negazionismo, inciviltà, insensibilità, usando le foto e le testimonianze di infermieri stremati, ecc. Fino a quando sarà cioè possibile trovare tappeti abbastanza grandi.

“Bugiardo di un commerciante”: i “negazionisti” degli altri





A far da contraltare ai “negazionisti” del Covid ci sono i “negazionisti” della crisi abbattutasi da febbraio/marzo su imprenditori, artigiani, negozianti, partite IVA, ecc. Negazionisti che rinfacciano e rinfacciavano le spiagge, gli hotel e i ristoranti “pieni” di berlusconiana memoria, accusando di ipocrisia e vittimismo chi lamenta contraccolpi economici e sociali per le misure restrittive.


Un comportamento fuori dalla realtà, una totale mancanza di empatia che dimostra come spesso chi invoca e difende le misure draconiane non lo faccia per tutelare il prossimo ma solo per tutelare sé stesso o per difendere l’operato di un partito.



Gli stessi che magari chiedono di restare umani, che difendevano i vandali di Genova (da condannare come i poliziotti colpevoli di abusi) o del Black Lives Matter ma non hanno pietà di un barista con famiglia che perde la pazienza in piazza.


Quello spiraglio dal “miracolo cinese”

La pagina Facebook Pillole di Ottimismo (curata dal Prof. Guido Silvstri) ha pubblicato un articolo molto interessante del Prof. Ugo Bardi su declino dell’epidemia in Cina, che consiglio e al quale mi permetto di aggiungere una riflessione ed uno spunto.

Benché sia un Paese totalitario, poco trasparente e poco affidabile per definizione, la Cina è un contesto aperto, in entrata e in uscita, che vede la presenza stabile o provvisoria di milioni di stranieri, da tutto il mondo. Nascondere, come suggerirebbe qualche “complottista” trasversalmente ubicato, un’epidemia o vaccinazioni e/o cure di massa “segrete”, sarebbe dunque impossibile, quantomeno un’impresa mai vista nella Storia in una realtà di quel tipo.

Il “miracolo cinese” dimostrerebbe allora non soltanto che il Covid può essere sconfitto e superato, ma anche in tempi relativamente brevi.

Fascisti (e camorristi) su Napoli? I pericoli di una semplificazione

Presentare i fatti di Napoli come un blitz dell’estrema destra o della Camorra, in quest’ultimo caso secondo un odioso cliché sui partenopei, sarebbe ed è un approccio miope, banalizzante e soprattutto pericoloso. Un guardare il dito invece della Luna, quando la Luna è la sofferenza, drammatica, dei napoletani e del resto degli italiani, sfiancati da un lockdown severissimo (che lo stesso CTS aveva sconsigliato e intervenuto dopo una colpevole sottovalutazione del problema), da misure contraddittorie e forse anche da un comunicazione pessima a tutti i livelli, ansiogena, fuorviante, polarizzante.

Se invece siamo davanti ad una semplificazione mirata e intenzionale, allora si parlerà di una scelta tipca delle scuole propagandistiche d’impronta socialista, per cui ogni attacco ad un potere riconducibile alla sinistra (qui l’amministrazione De Luca) è presentato come facista, nazista, nazionalista. Un esempio di propaganda “agitativa” secondo le tecniche della “proiezione” e “analogia”, usato in modo eclatante nel 1953 a Berlino Est, nel 1956 a Budapest, nel 1968 a Praga, nel 1980 in Polonia e, più di recente, in occasione dei moti bielorussi, di quelli di Piazza Maidan o contro i tibetani.

E’ comunque bene ricordare che partiti come Forza Nuova sono riconosciuti legalmente ed hanno tutto il diritto di manifestare e fare politica, come

Achtung! Piero Angela e quel male non necessario

“Il coprifuoco è una parola che mi ricorda i tempi della guerra. Forse però serve perché fa effetto sulle persone”; così Piero Angela (lo stesso che aveva invocato l’Esercito nelle strade), in un’intervista rilasciata due giorni fa.

La restrizione non come misura lucida e razionale ma come vettore propagandistico (propaganda “agitativa”), per convincere usando la paura e lo schock emotivo. Torna il frame che già rilanciò qualcuno sull’obbligo delle mascherine da soli e all’aperto (“per fare abituare le persone all’uso della mascherina”), coercitivo e strisciante ma stavolta spaventevole e obbrobrioso perché legato a memorie passate di morte e distruzione, di fucilazioni, rastrellamenti e rappresaglie.

Una comunicazione tossica e pericolosissima, ancora e di nuovo, messa in atto da dilettanti del comunicare o da consapevoli irresponsabili e che sta avendo e avrà conseguenze catastrofiche destinate a sopravvivere al Covid.

Viva Marx, viva Lenin…viva Bill Gates e Chiara Ferragni: come si cambia e quali sono le conseguenze

Non è la prima volta che una certa sinistra, italiana come internazionale, mostra un’ “infatuazione” per il multimiliardario Bill Gates. Volendo fare un esempio noto e anteriore al Covid, in un suo celebre e vendutissimo saggio del 2008 il prof Lakoff, di formazione socialista, lo presentava quale simbolo virtuoso, da un punto di vista civile e morale.

Un fenomeno che si spiega in ragione dell’imponente beneficenza fatta da questi personaggi (spesso interessata, perché almeno negli USA consente loro di avere detrazioni fiscali) ma che forse è anche il risultato di una strategia mirata di “personal branding”, concepita per guadagnare consenso presso settori storicamente ritenuti a loro distanti e potenzialmente ostili.

Il motivo della migrazione verso i populismi, anche di destra, di una fetta non trascurabile dell’elettorato di sinistra, sta anche qui; il cassintegrato, il precario, il cittadino delle periferie, i “neo-proletari”, si sono cioè sentiti abbandonati da leader, partiti e “compagni di viaggio” oggi orientati verso simboli ed esempi difficili da capire ed accettare.

Uno scollamento rispetto al “paese reale”, da cui altri hanno saputo trarre vantaggio e che ha in ultimo contribuito al rafforzamento di quel cliché che vede la sinistra elitaria ed autoreferenziale.