Antifascisti su Marte (25 Aprile e dintorni)

Anche se è innegabile che lo stato di cose attuale sia preferibile al nazi-fascismo (almeno dalla prospettiva di che è autenticamente democratico), cercare di disinnescare ogni obiezione contro le restrizioni, liberticide nonché spesso inutili e dannose, dicendo che “prima si stava peggio” e/o usando il Ventennio e il III Reich come unici termini di paragone possibili (“adesso ti puoi lamentare”), è riduttivo, ingannevole e puerile.

Una forma di scotomizzazione molto simile ad una exit strategy, che non aiuta a leggere e capire la complessità del momento presente e banalizza, rischiando di depotenziarla, la stessa ricognizione storiografica.

Si stava peggio 80 anni fa (e vale anche ad Est), insomma, ma questo non significa dover accettare o gradire ogni abuso ed ogni compressione delle libertà fondamentali, pure se voluti e disposti da uno stato formalmente di diritto.

Bentornato (si spera), dottor Pietrostefani: anomalie e paradossi della Dottrina Mitterrand

Benché discussa e senza dubbio discutibile, la cosiddetta Dottrina Mitterrand avrebbe potuto vantare una sua logica all’inizio, quando si prefiggeva di tutelare i terroristi stranieri condannati o ricercati per reati minori, ormai inattivi e integratisi pienamente nella società francese.

Negli anni ha però finito col coprire quasi tutti i fuggiaschi legati ad organizzazioni eversive di matrice politica, al di là del loro status nel gruppo, del crimine commesso ed anche se condannati, nel caso degli italiani, al di fuori delle “leggi speciali” (Pietrostefani). Un paradosso, guardando alla durezza con cui la Francia ha sempre trattato i propri terroristi (si pensi a quelli di Action Directe).

La scelta di consegnare all’Italia i 10 ex BR, NAP e LC cancella dunque, almeno in parte, una grande macchia nella storia recente dei “cugini” d’oltralpe.

L’India, il Covid e quei cadaveri bruciati: alcune precisazioni

Da quasi quattromila anni, i riti funebri induisti (“antyeshti”, “l’ultimo sacrificio”) prevedono la cremazione del defunto, all’aperto. Una pratica maggioritaria in India, se si pensa che oltre l’80% degli cittadini è di fede hindū.

Bruciare i corpi dei morti, e farlo non all’interno di strutture preposte e al chiuso come noi occidentali, è dunque una tradizione antichissima e consolidata nel Paese di Gāndhī, che nulla ha a che fare con l’emergenza Covid (al contrario, in caso di epidemia gli hindū seppelliscono i corpi).

E’ d’altro canto difficile pensare che un gigante di 3.287.263 km² per quasi 1 miliardo e 400mila abitanti, con complessità drammatiche e circa 28 mila decessi quotidiani, possa andare in tilt a causa di 2000 morti in più in un giorno distribuiti sull’intero territorio nazionale, al punto da non saper dove sistemare i cadaveri.

Senza dubbio Nuova Delhi non può affidarsi ad un sistema sanitario evoluto e un’esplosione epidemica potrebbe rappresentare un grave problema, ad ogni modo si ha l’impressione che certe immagini vengano usate (come già fu con quelle delle “fosse comuni” e delle file di bare in Brasile, in realtà antecedenti l’epidemia) per far leva sull’emotività, rafforzando la narrazione emergenziale.

Covid: perché non ci sarà alcuna “rivoluzione” (e cosa c’entrano la DC, il PCI e Richard Nixon)

Negli anni della Prima Repubblica si diceva che il PCI riempiva le piazze mentre la DC riempiva le urne. Alla prova dei fatti, quella che conta, la “maggioranza silenziosa” di memoria nixoniana stava insomma con la “balena bianca”. L’impegno declinato nella protesta può, volendo spiegare meglio il concetto. alterare la percezione della realtà e delle cose, perché se è vero (e qui si torna ad un “refrain” caro allo Scudo Crociato e più in generale ai conservatori) che mille persone scendono in piazza, è altrettanto vero che il resto della gente, cioè molta di più, sta a casa.

Chi pensa che qualche iniziativa contro le restrizioni, qualche tafferuglio in questa o quella città italiana ed europea e lo sdegno sui social siano la spia rivelatrice di un nuovo ’48 contro le classi dirigenti più “chiusuriste”, pecca quindi di ingenuità, almeno a nostro giudizio. Si tratta infatti di “vocal minorities”, di minoranze rumorose, mentre il grosso della popolazione è tenuto a freno e condizionato da un’incessante e pervasiva comunicazione/propaganda che usando mezzi mediatici potentissimi e sofisticati fa leva sulla più forte e subdola delle paure, ossia quella della morte, per noi e/o per i nostri cari (questo specialmente in contesti con un elevato grado di benessere e disabituati alle sofferenze).

Il dissenso e il malcontento sono, è vero, aumentati e destinati ad aumentare, ma senza superare e vincere quella barriera psicologica rafforzata e puntellata giorno dopo giorno e minuto dopo minuto da chi, in buona fede o in malafede, ha interesse a mantenere alta la tensione e i dispositivi di “contenimento” emergenziali. Una situazione oltremodo complessa e drammatica, imprevista e imprevedibile, che in linea teorica potrebbe non avere fine.

Covid: un “caso” India ?

Da qualche giorno l’informazione italiana si sta concentrando particolarmente sull’India. Open, ad esempio, titola oggi: “Coronavirus, India senza pace: ancora 330 mila contagi e oltre 2.200 morti”.

E’ tuttavia bene ricordare che l’India è uno Stato dalle dimensioni geografiche enormi e con circa 1 miliardo e 400mila abitanti, il doppio della popolazione dell’intero continente europeo. Senza dubbio Nuova Delhi non può affidarsi ad un sistema sanitario evoluto e un’emergenza epidemica potrebbe rappresentare un grave problema, ad ogni modo questo giocare sulle cifre, in maniera ambigua, lascia qualche perplessità.

Dopo che si era parlato di un’ immunità naturale per gli indiani senza restrizioni, non è forse da escludere si voglia “colpire”, com’è già successo in passato, un modello diverso da quello più rigorista, accettato e sponsorizzato da una certa narrazione “mainstream”. L’Huffington Post scrive infatti di “modello India che finisce con i cadaveri bruciati in strada”, dimenticando (o non sapendo) che ogni mattina e da sempre, nel Paese della “Grande anima”, i cadaveri dei poveri e degli “Intoccabili” (la casta più “bassa”), morti per fame o malattia o vittime della criminalità, vengono portati via dalle pubbliche strade come rifiuti, uno scenario per noi impensabile.

Il Covid, il ritorno alla normalità e le insidie di uno scenario nuovo che viene dal passato

Ogni fase storica critica ha visto categorie e personaggi particolari trarre vantaggi dalla situazione. Le cose non sono diverse in quella attuale, ma forse adesso la platea dei beneficiari è più ampia.

Se ad esempio in tempo di guerra erano soprattutto certi settori della politica e gli imprenditori delle armi e dell’acciaio a fare affari e ad avere nuove opportunità, oggi alle “classiche” grandi corporation e ai politici si sono aggiunti le techno-corporation, i colossi dell’E-commerce e del delivery, le lobby ambientaliste, esperti o pseudo-tali saliti inaspettatamente alla ribalta e tutta una galassia di Attori di grandi, medie e piccole dimensioni che in qualche maniera hanno la possibilità di sfruttare la “crisi” sanitaria. Senza dubbio ad essere cambiati sono, e questo è un aspetto decisivo, gli strumenti che costoro possono usare per influenzare la pubblica opinione, ovvero i media a cui si sono aggiunti i “new media” (a loro volta direttamete interessati nell’ottenere guadagni dalla pandemia), capaci di un potere di conidizionamento pressoché illimitato, di raggiungere chiunque e ovunqe e di risorse sofisticatissime.

Sebbene la teoria del “grande vecchio” come manovratore e artefice unico di ciò che sta accadendo da ormai oltre un anno sia forse troppo ambiziosa, è invece probabile che nell’effetto domino prodotto dalla reazione eccessiva e scomposta (e senza precedenti nella Storia) dell’Italia contiana questa lunga fila di soggetti si sia inserita, in un’involontiara azione sinergica, per mantenere alta la tensione e rimandare il più possibile il ritorno alla normalità.

Un simile intreccio di interessi , la potenza di fuoco a disposizione dell’informazione, sia essa mittente autocefalo o semplice vettore, e il fatto che in ballo ci sia la paura della morte (per noi o per i nostri cari), ovvero la più forte e incalzante delle angosce, potrebbe rendere molto dfficile il superamento dell’ emergenza ed un ritono alla vita ante-febbraio 2020, quantomeno in tempi prossimi.

Uno scenario complesso e di difficile interpretazione, insomma, perché nuovo e inedito pur con caratteristiche note e conosciute.

Trump, il vaccino e quello strano “tempismo perfetto”

La decisione presa da Pfizer di annunciare l’arrivo del suo vaccino subito dopo le presidenziali americane (tanto da far parlare il Washington Post di “tempismo perfetto”) meriterà senza dubbio un approfondimento da parte degli storici come del giornalismo, quando la vicenda Covid sarà finalmente archiviata e sarà possibile una lettura più lucida, serena e agevole di quanto accaduto negli ultimi mesi.

Senza voler entrare in speculazioni dietrologiche poco convincenti e soprattutto poco utili, è infatti un esercizio di realismo considerare che Donald Trump rappresentasse e rappresenti un elemento scomodo anche per chi, in qualche maniera e a vario titolo, è coinvolto direttamente nella crisi sanitaria.

La sua clamorosa rottura con l’OMS, il non facile rapporto, e questo da subito, con Big Pharma e i giganti del farmaco (già nel suo discorso di insediamento il tycoon li accusò di tenere i prezzi troppo alti e di delocalizzare) e la sua irriducibile contrarietà ad una certa narrazione “emergenziale” sul Covid, ne sono la prova e la dimostrazione.

Sarebbe dunque ingenuo, volendo essere indulgenti, arroccarsi dietro un ufficialismo “senza se e senza ma”, dietro ricostruzioni calate dall’alto e confezionate da altri, rifiutando ogni lavoro di scavo razionale.

Ogni fase storica difficile e complessa si caratterizza inevitabilmente anche per aspetti opachi, discussi e discutibili, e quella attuale non fa del resto eccezione. Contro Trump potrebbero insomma aver agito Attori privati come statuali, con Pfizer nel ruolo di regista o di alleato o ancora di semplice vettore.

Nota: anche il fatto che tra i grandi leader mondiali gli unici a contrarre il Covid siano stati quelli più scettici rispetto ad un certo approccio alla pandemia, tre leader indicati come populisti e reazionari (Trump, Johnson e Bolsonaro, mentre si vuole suggerire che il tanzanese John Magufuli sia stato ucciso del virus quando non è così), potrebbe muovere qualche interrogativo, benché questo sia, lo riconosciamo, un terreno forse troppo accidentato.

La sinistra, le élites, i “bottegai” e quella lotta di classe al contrario

Il processo di moderatizzazione seguito al declino e poi al crollo del Comunismo, ragioni di convenienza strategica e la contrapposizione con le destre populiste, hanno indotto la sinistra italiana e occidentale ad avvicinarsi alle élites. Di per sé non sarebbe un male, se non fosse che allo stesso tempo hanno però conservato un pregiudizio di matrice marxista verso l’iniziativa privata, ma nella sua forma più modesta.

Assistiamo così, volendo fare un esempio, al paradosso dell’iconizzazione e della strenua difesa di un Bill Gates, da un lato, e dell’attacco a baristi, ristoratori e negozianti di provincia dall’altro, bollati come evasori fiscali, eversori, sfruttatori o addirittura fascisti. Come “bottegai”. E questo, sarà bene evidenziarlo, non solo nell’attuale fase storica.

Un atteggiamento paradossale, si è detto, a cui non è estraneo anche un certo e ben noto elitarismo classista e che “svuota” la sinistra della sua funzione e della sua ragion d’essere, al di là della pur utile e importante battaglia sui diritti civili.

Molte volte si sente dire che la sinistra dovrebbe ripartire dalle periferie per riprendere a dialogare con il paese “reale”, ma pure questa è una forma di elitarismo. La sinistra deve, è vero, tornare a confrontarsi con le periferie ma deve farlo anche con tutte quelle piccole realtà produttive che sono spesso le prime a pagare le crisi e le grandi speculazioni, pur costituendo l’ossatura della nostra economia.

Insomma, la sinistra, socialista o socialdemocratica che sia, dovrebbe essere vicina a chi “rimesta il sugo” (ma che invece sbeffeggia con malcelato compiacimento) e non a multimiliardari d’oltreoceano o ad influencer meneghini con l’attico al City Life.

Ciro a papà: Beppe Grillo e quei cliché pericolosi

Se è comprensibile che un genitore difenda il propio figlio e se è indiscutibile e ovvio che in uno stato di diritto un accusato vada ritenuto innocente fino a sentenza definitiva e fino a prova contraria, c’è un passaggio dello sfogo di Beppe Grillo che lascia perplessi: “Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia. Vi è sembrato strano. Bene, è strano.”

Si tratta, a nostro giudizio, di una pericolosissima semplifcazione, stretta parente del “se l’è cercata”, e dell’ “in fondo se l’è voluta”, orridi cliché contro i quali la società civile non ha ancora smesso di combattere. Semplificazione, perché è ampiamente dimostrato che la vittima di uno stupro o di un episodio di violenza spesso si trova in uno stato di confusione e alienazione tale da non permetterle di agire e pensare in maniera razionale, lucida e rapida. Può dipendere dallo schock, dal timore della condanna sociale, dalla vergogna, dalla paura, da pressioni esterne o dal substrato personale di ognuno. Le varabili in gioco sono molteplici e differenti.

E’ bene, insomma, non passi il messaggio secondo cui si è vittime solo e se si agisce, dopo, prima o durante il fatto, in determinati modi prestabiliti da altri, magari dallo stesso carnefice.

Nota: Grillo si sbilancia anche in valutazioni di carattere procedurale, senza averne forse le competenze

Il Covid, il ritorno alla normalità e le insidie di uno scenario nuovo che viene dal passato

Ogni fase storica critica ha visto categorie e personaggi particolari trarre vantaggi dalla situazione. Le cose non sono diverse in quella attuale, ma forse adesso la platea dei beneficiari è più ampia.

Se ad esempio in tempo di guerra erano soprattutto certi settori della politica e gli imprenditori delle armi e dell’acciaio a fare affari e ad avere nuove opportunità, oggi alle “classiche” grandi corporation e ai politici si sono aggiunti le techno-corporation, i colossi dell’E-commerce e del delivery, le lobby ambientaliste, esperti o pseudo-tali saliti inaspettatamente alla ribalta e tutta una galassia di Attori di grandi, medie e piccole dimensioni che in qualche maniera hanno la possibilità di sfruttare la “crisi” sanitaria. Senza dubbio ad essere cambiati sono, e questo è un aspetto decisivo, gli strumenti che costoro possono usare per influenzare la pubblica opinione, ovvero i media a cui si sono aggiunti i “new media” (a loro volta direttamete interessati nell’ottenere guadagni dalla pandemia), capaci di un potere di conidizionamento pressoché illimitato, di raggiungere chiunque e ovunqe e di risorse sofisticatissime.

Sebbene la teoria del “grande vecchio” come manovratore e artefice unico di ciò che sta accadendo da ormai oltre un anno sia forse troppo ambiziosa, è invece probabile che nell’effetto domino prodotto dalla reazione eccessiva e scomposta (e senza precedenti nella Storia) dell’Italia contiana questa lunga fila di soggetti si sia inserita, in un’involontiara azione sinergica, per mantenere alta la tensione e rimandare il più possibile il ritorno alla normalità.

Un simile intreccio di interessi , la potenza di fuoco a disposizione dell’informazione, sia essa mittente autocefalo o semplice vettore, e il fatto che in ballo ci sia la paura della morte (per noi o per i nostri cari), ovvero la più forte e incalzante delle angosce, potrebbe rendere molto dfficile il superamento dell’ emergenza ed un ritono alla vita ante-febbraio 2020, quantomeno in tempi prossimi.

Uno scenario complesso e di difficile interpretazione, insomma, perché nuovo e inedito pur con caratteristiche note e conosciute.