Quirinale – Dai peones alla “colpa” di Mattarella

L’indebolimento progressivo dei meccanismi di selezione ha fatto sì che avessero accesso alla Camera ed al Senato personaggi letteralmente “senza arte né parte”, privi cioè di un orizzonte al di là del Parlamento. Questo porta (obbliga) costoro, i cosiddetti “peones”, a guardare innanzitutto al loro interesse diretto e contingente e, forse ma in un secondo tempo, a quello del Paese. Dall’estremo di una politica consentita di fatto ai soli benestanti siamo passati al problema opposto, ovvero ad una politica come salvagente e sbocco per persone altrimenti senza prospettive. Un vulnus pericolosissimo, da correggere il prima possibile.

Quanto a Mattarella, un giudizio del tutto personale: come cittadino che ha preso le distanze dalla narrazione dominante sull ‘ “emergenza sanitaria” e dalle misure governative (del Conte II e del Draghi), pagandone il prezzo, non mi sono sentito difeso e tutelato da lui, massima carica dello Stato. E come me molti altri, che in modo democratico, pacato e civile hanno dissentito, esercitando un diritto costituzionale. Né gli ho visto prendere posizione contro l’infodemia tossica di questi due anni. Questo peserà, sulla sua storia.

I camion di Bergamo come “cenotafio mediale”: analisi e funzione di un simbolo

I funerali sono eventi dall’enorme potere/significato simbolico ed evocativo, nel caso di vittime famose, o quando inseriti in un contesto di importanza nazionale, carichi di valenze metaforiche di natura sociale e politica, parti di un “presente storico” che diviene tale grazie al « sentimento di partecipazione delle masse al destino nazionale » (P. Nora), A tal proposito Ravveduto osserva invece che « si ha in questo modo una congiunzione tra memoria pubblica e memoria autobiografica in cui i ricordi sono la proiezione dell’immaginario sociale ».

E’, se vogliamo e al di là di ogni altra valutazione sulla loro origine e sui meccanismi che le hanno rese virali, ciò che è accaduto e sta accadendo con le immagini dei camion di Bergamo, un “corteo funebre” pur in assenza di funerali.

Sempre tornando a Ravveduto, i media svolgeranno allora « una triplice funzione, “commemorativa”, “riparatoria”, “trasformativa”; attivano la ciclicità dell’anniversario, aiutano l’elaborazione di un trauma storico, indicano una strada praticabile (in questa circostanza il sostegno alla politica emergenziale dei governi Conte II e Draghi, ndr ».

Le immagini come un cenotafio mediale, dunque, che ammonisce e mostra il percorso da seguire con l’autorità e il ricatto morale che derivano dallo status delle vittime.

Illuministi, rivoluzionari e operai: la xenofobia dietro il “mito”

A dispetto di un certo cliché agiografico, anche gli llluministi francesi sposarono alcune idee gravemente e pericolosamente oscurantiste. Forse influenzati dalla reazione protezionista e nativista determinata dall’aumento dell’emigrazione poco qualificata, si spinsero ad esempio ad attribuire a presunti vulnus genetici il motivo dell’arretraezza di certi stati italiani e dell’incapacità degli italiani di creare uno stato unitario. Pregiudizi che si rafforzarono, e addirittura trovarono un’affermazione giurisprudenziale (si pensi alle Cartes de sûreté), in epoca rivoluzionaria (il 1789 è ugualmente oggetto di un’apologia anti-scientifica).

Insofferente alla concorrenza dei lavoratori stranieri e condizionato dal clima di rivalità con l’Italia dovuto alle dispute coloniali, persino il movimento operaio francese si segnalò, e questo invece nell’800-‘900, per un violento orientamento xenofobo e anti-italiano (già nel ‘500 il Terzo Stato si era alleato con la Lega Cattolica in funzione anti-italiana)*.

Nell’immagine: la ghigliottina, simbolo del regime del Terrore giacobino, in una caricatura inglese d’epoca.

*Nel 1588, la Lega Cattolica francese e il Terzo Stato si allearono in una vera e propria campagna italofoba chiedendo che le cariche dell’amministazione statale non venissero più affidate a stranieri e affiggendo cartelli con messaggi anti-italiani nelle strade di Parigi. L’azione era da ricondursi al clima di forte intolleranza verso gli italiani, determinato a sua volta dalla presenza dei nostri connazionali ai vertici della politica e dell’economia francesi (già dal 1200 agli italiani veniva rimproverato di aver devastato le casse dello Stato francese con le tasse)i, al ruolo di vertice di Caterina de’ Medici ed al confronto tra cattolici e ugonotti.

E’ da notare che fu la Monarchia, cioè quello che viene spesso inteso come il massimo emblema della reazone, ad opporsi alle richieste italofobe, almeno fino all’affaire Concini qualche decennio più tardi.

Il politicamente corretto prima del politicamente corretto (e il ruolo “rivoluzionario” dell’Italia)

A partire dagli anni ’10 del secolo scorso, Hollywwod studiò una serie di misure restrittive e censorie che portarono all’approvazione, nel 1934, del Motion Picture Production Code , detto anche Codice Hays (dal nome del suo creatore Will H. Hays).

Oltre a limitare/censurare scene di nudo, di sesso (soprattutto se extraconiugale) e di violenza, com’era comprensibile per l’epoca, il nuovo codice mirava anche a tutelare le minoranze, la religione, gli Stati Uniti e gli altri popoli e le altre nazioni.

Non sempre applicato con rigore e abbandonato tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 (quando fu distribuito a New York il contestato film italiano “Il Miracolo”, autorizzato senza tagli dalla Corte Suprema dopo una lunga battaglia legale), il Motion Picture Production Code si può intendere come una forma di “politicamente corretto” ante litteram, avendone molte delle caratteristiche e delle storture.

I vaccini e quella pubblicità “ingannevole”

Suggerendo implicitamente (o esplicitamente) che i vaccini sono in grado di spezzare la catena dei contagi, le autorità politico-sanitarie e i loro canali di appoggio dichiarano qualcosa che, in buona sostanza, è falso.

Perché ?

Forse può trattarsi di una bugia “a fin di bene” per convincere il cittadino a vaccinarsi, anche se, sul medio-lungo periodo, si mostrerebbe controproducente.

O forse è un escamotage per rimandare “sine die” la fine dell’emergenza, utilizzando lo spettro dei contagi (contagiato non vuol dire malato, è bene ricordarlo) e i “no-vax, benché sempre meno e sempre più marginalizzati, come capro espiatorio. E se così fosse, sarebbe lecito domandarsi di nuovo: perché? Cui prodest?

Se è ingenuo vedere “complotti” ovunque, lo è ancora di più confidare ciecamente nei governi e nell’establishment, considerare il mondo un “eden” privo di malizie ed ombre.

Covid: se l’altruismo è un odio inconscio

“Gli psicologi, in particolare quelli della scuola freudiana, ci ricordano che tanti nostri pensieri e azioni sono dei sostituti compensatori di desideri che siamo stati obbligati a reprimere. Una cosa può essere desiderata non per il suo valore o utulità intrinseci bensì perché siamo inconsciamente arrivati a vederla come un simbolo di qualcos’altro, il cui desiderio ci vergogniamo ad ammettere persino a noi stessi. […] Questo principi generale, cioè che le persone sono mosse in gran parte da motivazioni che nascondono a se stesse, vale per la psicologia delle folle quanto per quella individuale. E’ ovvio che il propagandista di successo deve capire i veri motivi reconditi e non accontentarsi di accettare le ragioni accampate dai singoli.” (Edward L. Bernays, “Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica”)

Nipote di Freud e ritenuto tra i “padri” della propaganda moderna nonché l’inventore dello spin-doctoring, Bernays non era e non è dunque una fonte qualsiasi, ma un vero e proprio “manovratore occulto”, un “ingegnere” (o un “architetto”, a seconda dei punti di vista) del consenso e di altissimo livello.

In questo passaggio si riferiva soprattutto alla propaganda “commerciale”, ma il concetto è trasferibile anche in altri ambiti e scenari. In riferimento alla “crisi pandemica”, non è ad esempio da escludere che alla base del “rigorismo” di molti vi siano un’inconscia pulsione autoritaria e/o un’insoddisfazione personale che si traduce nel voler “costringere” gli altri alla propria mediocrità (o percepita come tale), limitando l’autonomia e gli spazi del prossimo in un irrazionale quanto egoistico spasmo livellatorio.

Perchè il Green Pass non va confuso con il vaccino

Se i vaccini sono supportati anche da evidenze scientifiche, la stessa cosa non si potrà dire dei Green Pass, non per nulla assenti o abbandonati in molti altri paesi (del Primo Mondo compreso). Per questo, accomunare i contrari alla certificazione verde ai “no-vax” ed ai “complottisti” (etichette comunque generiche e fuorvianti), volerli far passare come isterici primitivi, è un errore, una forma di propaganda (“agitativa”) magari efficace però ingannevole e potenzialmente pericolosa. Una “semplificazione” già usata, e dagli stessi canali, ad esempio contro chi manifestava dubbi e perplessità sull’Unione Europea e l’Euro.

La comunicazione sui vaccini e quei geni al contrario

Presentare i vaccini anti-Covid come capaci di azzerare i contagi (quando non è così); proseguire con una comunicazione allarmistica sul numero dei contagi, facendo parallelamente aumentare in maniera vertiginosa quello dei tamponi; non evidenziare (o non a sufficienza) la vera “forza” di questi vaccini, ossia la capacità di ridurre di oltre il 90% i casi severi; far passare l’idea che “positivo” (anche se asintomatico o con la febbre a 37) e “malato” (magari in TI) sono la essa cosa.

Uno spin doctor no-vax non avrebbe saputo fare di meglio. E non son sarcastico.

Lo Stato sono loro (ancora e di più)

« Nei giorni in cui i re erano veri re , Luigi XIV dichiarò modestamente: “L’État c’est moi, lo Stato sono io”. Aveva quasi ragione.

Però da allora le cose sono cambiate. La macchina a vapore, le rotative e la scuola pubblica, la troika della rivoluzione industriale, hanno sottratto il potere dalle mani dei re per darlo al popolo, che ha acquisito la forza persa dal sovrano. Perché il potere economico spesso si porta dietro quello politico. Infatti la storia della rivoluzione industriale dimostra come esso sia passato dal re e dall’aristocrazia all borghesia. Il suffragio universale e la scuola pubblica hanno rafforzato questa tendenza, tanto che alla fine persino la borghesia è arrivata a temere la gente comune, il popolo. Perché le masse promettevano di diventare sovrane. Però oggi si nota una reazione. La minoranza ha scoperto uno strumento molto potente per influenzare la maggioranza, ha capito che è possibile plasmare la mente delle folle in modo che utilizzino la loro forza appena guadagnata nella direzione voluta. Vista la struttura attuale della società, questa tendenza è invitabile. Oggi tutto ciò che ha un’importanza, che sia politica, finanza, industria, agricoltura, assistenza, istruzione o altri campi, viene fatto con l’aiuto della propagnda. La propaganda è il braccio esecutivo del governo invisibile. » (Edward L. Bernays)

Sebbene le loro prerogative siano formalmente più contenute e ricorrano meno alla forza bruta, i potenti di oggi sono, per certi aspetti, molto più potenti di quelli di ieri. Questo (anche) perché possono avvalersi di strumenti di controllo e persuasione efficacissimi e sofisticatissimi, che ad esempio un imperatore medievale non aveva e nemmeno era in grado di immaginare. Sarebbe dunque ingenuo e illusorio pensare che la modernità e il progresso che abbiamo raggiunto in ambito politico, culturale, civile e sociale, “blindino” automaticamente la nostra democrazia e la nostra libertà.

*pubblicista e pubblicitario statunitense di origine austriaca e nipote di Sigmund Freud, Edward Bernays (1891-1995) è da molti considerato il “padre” della propaganda moderna e dello spin doctoring

Se Rosa Parks va in treno

Qualche giorno fa, una ragazza africana è stata fatta scendere in malo modo da un treno regionale (il sottoscritto ha assistito alla scena) perché priva di GP e mascherina FFP2 (dispositivi la cui efficacia è a tutt’oggi dubbia e oggetto di discussione).

Benché i paragoni con vicende come quella di Rosa Parks possano sembrare azzardati, e in parte lo sono, un lavoro di scavo razionale e coraggioso ci rivelerà tuttavia alcune similitudini, drammatiche e inquietanti, tra l’apartheid e lo scenario odierno.

In entrambi i casi, individui incolpevoli e incensurati vengono infatti privati dei loro diritti e delle loro libertà, di servizi alla cui realizzazione hanno contribuito e contribuiscono con il loro lavoro e le loro tasse. Andare oltre la polarizzazione, la pulsione ideologica e l’istinto gregario, ci può aiutare ad avere un quadro più nitido del problema, che è complesso e delicato, nel nostro interesse come in quello altrui.