Funivia: perché non è colpa del capitalismo

I tre arrestati per la tragedia della funivia non sono speculatori di borsa, capitani d’industria o stregoni della finanza deviata, ma un modesto imprenditore* e due suoi dipendenti che hanno cercato il sistema più irresponsabile e stupido per evitare un’ulteriore chiusura, dopo quelle imposte (per altri motivi) negli ultimi mesi.

Attaccare, come si sta facendo da più parti, il capitalismo e il “profitto” (concetto di per sé vago e usato spesso in modo ambiguo) per quanto successo a Stresa-Mottarone, è quindi una semplificazione, una forzatura ideologica.

Il più grande disastro in tempo di pace a memoria d’uomo, quello di Černobyl’, avvenne d’altro canto in un Paese socialista, non in un Paese capitalista, e fu determinato anche da meccanismi peculiari del sistema sovietico (in piena Guerra Fredda, il test che causò l’incidente serviva a verificare la capacità della centrale in caso di emergenza, come ad esempio una guerra con gli USA).

Il capitalismo può, insomma, causare dei problemi, ma non tutti i problemi sono causati dal capitalismo.

*l’impianto è della Regione (o del Comune di Stresa, non è chiaro) ma dato in gestione alla famiglia di Luigi Nerini dagli anni ’50

George Floyd, simbolo sbagliato di una causa giusta

La vicenda di George Floyd è un simbolo della violenza e della degenerazione delle forze dell’ordine (di una loro parte), negli Stati Uniti e non solo.

La vicenda di George Floyd è forse anche un simbolo del razzismo delle forze dell’ordine (di una loro parte), negli Stati Uniti e non solo. Forse, perché quel giorno, insieme a Chauvin, c’erano anche agenti non-bianchi e perché Chauvin era noto per aver usato violenza anche ai danni di cittadini bianchi.

Ma George Floyd non è e non può diventare il simbolo della lotta per l’emancipazione dei neri. Perché non è morto per quello e perché non è mai stato impegnato in quello. Metterlo nel pantheon con Rosa Parks, Muhammad Ali, Jackie Robinson o Martin Luther King sarebbe dunque sbagliato e improprio e farebbe un torto a lui come a chi ha combattuto, davvero, per i diritti della comunità afro-americana.

Meno che mai, George Floyd potrà diventare un’ icona universale, di tutti e per tutti. Perché era un ex criminale, un pregiudicato, che pure quel giorno, quello dell’ “I can’t breathe”, aveva commesso un reato.

Il trasporto emotivo e il moto di empatia che, logicamente, una tragedia simile possono provocare, non dovranno impedire una disamina razionale e lucida dei fatti, e questo anche se si vorrà onorare e rendere efficace e credibile la battaglia anti-razzista.

Funivia: solo in Italia (?)

Ogni giorno, in tutto il mondo, avvengono tragedie come quella della funivia o del ponte Morandi. Per dolo, per l’errore umano, per terribili fatalità, ecc. Chiunque vorrebbe non fosse così, ma la realtà è purtroppo questa. Basterà leggere un giornale o andare su YouTube per rendersene conto. Gli italiani sono tuttavia convinti che certe cose avvengano solo nel loro Paese, come sono convinti che solo nel loro Paese esistano persone come Pecchini. Un paradosso che è il risultato di tanta esterofilia e di tanto provincialismo, a loro volta determinati da ben noti e ampiamente discussi fattori storici e sociali.

Ricorda che non sei Burioni

Ci permettiamo un piccolo consiglio di comunicazione, gratuito: se volete risultare convincenti e credibili, quando parlate di Covid, non sposate mai un’idea in modo aprioristico, dogmatico (la Scienza non è religione ma ha nel dubbio e nella ricerca continua la sua bussola).

Se inoltre volete valorizzare e difendere il merito e il “principio di autorità”, fatelo sempre e non solo quando l’ “autorità” dice quello che vi piace, per poi magari canzonare o sminuire il tal scienziato o il tal tecnico se la pensano diversamente.

In caso contrario diventerete vulnerabili e deboli perché ideologizzati e incoerenti e vi esporrete alla sconfitta in un confronto dialettico. Magari potreste pensare di cavarvela “blastando” e sbeffeggiando l’interlocutore (non siete Burioni, non dimenticate nemmeno questo) ma l’esito sarà comunque e ancor più negativo e rimedierete una brutta figura con l’ “avversario”, con vi ascolta e/o legge (amici compresi) ed anche con voi stessi.

La sinistra, la destra e lo scambio di ruoli: un esempio che viene da lontano

L’ormai innegabile processo di avvicinamento*, politico, ideologico e culturale, della sinistra di governo, non solo italiana, alle élites sistemiche, potrebbe concludersi con un esito analogo (ma a parti invertite) a quello che vide democratici e repubblicani americani “scambiarsi i ruoli”, nella prima metà del secolo XX.

Le destre potrebbero cioè diventare il punto di riferimento, i depositari e i difensori delle istanze sociali mentre le sinistre rimarrebbero (questa l’unica differenza con lo scenario d’oltreoceano) in prima fila nella difesa dei diritti civili. In tal caso dovremmo tuttavia domandarci se, come e quanto la promozione e la tutela dei diritti civili sarebbe compatibile con gli interessi e la mentalità dei blocchi elitari, vecchi e nuovi.

Una situazione complessa, che nella variabile più estrema, paradossale e inattesa porterebbe le sinistre, sul lungo periodo, ad una torsione completa, a 360 gradi.

*processo nato e sviluppatosi con la moderatizzazione seguita al declino e poi al crollo del Comunismo, per ragioni di convenienza strategica e a causa della contrapposizione con le destre populiste

I messaggeri della vergogna

Questo titolo, che non esitiamo a definire scandaloso convinti di mostrarci indulgenti, può essere considerato la “summa”, il paradigma, il simbolo di ciò che è stata una parte del giornalismo italiano, purtroppo non minoritaria, negli ultimi 14 mesi. Un modo di fare informazione amorale e scorretto nella forma come nella sostanza, che ha visto la complicità, e forse questa è la cosa più grave e dolorosa, di un settore consistente di un certo movimento d’opinione razionalista e progressista, che anche stavolta tace, non reagisce e resta passivo, dimostrandosi di fatto d’accordo e connivente, ancora e di nuovo.

Volendo entrare, e lo si fa con disgusto, nel merito del titoletto, la correlazione andrà invece cercata, se proprio vogliamo, nelle chiusure, che hanno reso difficili o azzerato le manutenzioni e danneggiato i macchinari imponendone il fermo.

“Dal 1859 in poi i nostri giornalisti convertirono la nobile missione della stampa periodica in traffico indecoroso, giustizia vuole che io eccettui da questa severa accusa sei o al più otto giornali; gli altri si può dire che di buon grado si mettano ai servigi e alle voglie degli ambiziosi che pagano per far strombazzare i loro nomi, i loro progetti e soprattutto le loro candidature”; così scriveva oltre un secolo fa l’editore torinese Gasparo Barbèra. Poche cose sono cambiate, da allora.

Nota: la pagina Facebook “Abolizione del suffragio universale”, tra i fari di un certo radicalchicchismo arrogante e classista (e stupido), si concentra infatti solo su un titolo di Libero, forse discutibile ma di segno opposto (“E’ la tragedia di chi voleva tornare a vivere”). Un esempio da manuale di bias cognitivo.

Lapsus crisantiano

Andrea Crisanti ammette di essere stato “troppo pessismista”, pur dicendosi non pentito e riferendosi ad una sola circostanza (le previsioni sbagliate, per la seconda volta, su una nuova ondata ad aprile e maggio dopo le prime riaperture). E’ tuttavia già qualcosa, se non altro un piccolo segnale agli estimatori più irriducibili del Nostro e di un certo modo di porsi e di narrare la pandemia.

Ma è con la scelta del termine “pessimista” che Crisanti ci spiega, pur involontariamente, ciò che la scienza non dovrebbe essere. La scienza non deve infatti essere emotiva, pessimista oppure ottimista, ma razionale.

Negli ultimi 14 mesi, lui ed altri sono invece scivolati in un “opinionismo” mediatico spregiudicato e di taglio perennemente catastrofistico e allarmistico che ha causato danni incalcolabili ai cittadini (già provati da una situazione durissima ed eccezionale) come all’economia ed al Paese, nel suo insieme. Per “opinionismo” si intendono appunto delle opinioni, a caldo, senza basi concrete e reali (previsioni a medio e lungo termine, giudizi su fenomeni nuovi o ancora poco conosciuti, personalissime ricette sulla gestione della crisi, ecc) e che per questo andrebbero accompagnate dalla prudenza più assoluta, pesando le parole come sul bilancino del farmacista. Specialmente se e quando si è tanto esposti e con certi ruoli.

In questa fase storica l’infodemia è stata senza dubbio una vera e propria emergenza nell’emergenza, dalle conseguenze devastanti e ancora da valutare.

Sul ponte sventola bandiera bianca (l’impermeabile di Battiato e i radical chic)

In questi giorni il bersaglio di una certa “intellighenzia” è Pippo Baudo, presentato come “orrido” simbolo dell’ “orrida” cultura nazionalpopolare in quanto “colpevole”, nel lontanissimo 1980, di non aver trattato come un genio assoluto un ancora poco conosciuto Battiato e di aver fatto una battuta scherzosa sul suo impermeabile*. 1980, 41 anni fa. Gli stessi che però difendono Federico Lucia “Fedez” dicendo che la sua omofobia è ormai cosa remota, un “peccato di gioventù” (le ultime incursioni omofobe del rapper risalgono al 2020). Forse proprio gli stessi, volendo ricorrere anche noi alla spietatezza della memoria, che accusavano Battisti di essere un superficiale ed fascista (non cantava di politica e ciò bastava per lanciare un simile stigma), minacciandolo di morte e disturbandone i concerti.

*Intervista che non è da escludere fosse concordata, tra Baudo e Battiato

Il Covid “accidentale” e l’obbligo dell’equilibrio

Le nuove ipotesi su un’origine “artificiale” della pandemia, contemplate sia dall’OMS che da figure di indubbio prestigio come Anthony Fauci, ci ricordano l’imperativo della prudenza, quando si tratta di fenomeni ancora sconosciuti o poco conosciuti. Soprattutto lo ricordano a quel movimento d’opinione ideologicamente e aprioristicamente “ufficialista”, e a cui non sono estranei anche molti scienziati, che fin da subito, e senza elementi concreti e definitivi a disposizione, ha liquidato con ironia e sarcasmo le teorie alternative sulla genesi del Covid 19 e della pandemia.

Se è vero, e senza scomodare Archimede e Galileo, che il dubbio è l’architrave della scienze come di ogni indagine razionale, è poi altrettanto vero che molti scienziati, medici e divulgatori si sono spinti oltre il loro raggio di competenza, non tenendo conto delle particolarità, storiche e politiche, di un regime totalitario come quello cinese, per il quale non valgono, o non valgono del tutto, i criteri di analisi applicati alle democrazie occidentali e avanzate .

Si tratta di ipotesi, lo abbiamo detto, ma lascia perplessi che gli odierni paladini del condizionale (e ci riferiamo pure ad un certo debunking) siano invece stati, ieri, ultras della perentorietà.

La “spirale del silenzio” e le leve del consenso dei gruppi dominanti

Secondo la sociologa e studiosa di comunicazione tedesca Elisabeth Noelle-Neumann, il cittadino precipita in una “spirale del silenzio” (da lì l’omonima teoria) quando si rende conto che le sue idee sono distanti o diverse da quelle della maggioranza. Il dissenso resta allora ancor più isolato, o scompare del tutto, mentre le opinioni che trovano e guadagnano spazio e visibilità sono e restano quelle maggioritarie o che vengono ritenute tali.

Ciò determinerebbe anche, per Elisabeth Noelle-Neumann, condizioni favorevoli per i regimi illiberali e dimostrerebbe il carattere intrinsecamente negativo dell’opinione pubblica, portata al conformismo, succube dei media e della loro “agenda setting” e senza alcun ruolo attivo, volontaristico e di “contro-potere”.

Una visione che fa tabula rasa di ogni lascito illuministico e ottocentesco, forse molto pessimistica, meccanicistica e deterministica, anche più di quelle di un Luhmann (“teoria sistemica”) o di un Thompson, di un Riesman o di un Gerbner (teoria dell’ “impatto”), ma che trova senza dubbio ancoraggi concreti nella realtà fattuale.