Perché Di Battista vuole dialogare con chi mozza la testa ai bambini.Occidente e terzomondismo: cosa dice la storia.

Da molti sottovalutate o etichettate come le pittoresche bizzarrie di un giovane inesperto di geopolitica, le dichiarazioni di Alessandro Di Battista (M5S) sono, al contrario, il frutto di una cultura terzomondista e pregiudizialmente antioccidentale sedimentata e diffusa, in modo trasversale, a livello mediatico, politico e tra la gente “comune”.

Il frame: “Con i droni il terrorismo è la sola arma rimasta a chi si ribella”, rappresenta la summa e la chiave di lettura di questa distorsione cognitiva e concettuale; per l’onorevole pentastellato, infatti, l’ISIS (o ISIL) è , in buona sostanza, un gruppo resistente e partigiano che lotta in piena inferiorità numerica contro l’oppressore, occidentale e statunitense.

Al contrario, L’ISIS è una fazione radicale islamica che mira non già a liberare l’Iraq dallo straniero (Baghdad è indipendente e sovrana dal 1932) o ad affrancarsi da una maggioranza cristiana che non c’è, ma a fare del paese delle mille e una notte uno stato confessionale ( teocratico o ierocratico), come avvenuto nel segmento territoriale che è riuscito fin ora ad assoggettare.

Le persecuzioni ai danni delle minoranze cristiana ed ebrea, trovano, invece, risposta e terreno di coltura nella Jihād (“offensiva”, da non confondere con la Jihād “difensiva”) e nello stesso Corano.

In particolare:

«In verità, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sarà cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah è potente e saggio» (Sura 4:56).

“La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso” (Sura 5;33)

“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)

“Vi e’ stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E’ possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece e’ un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi e’ nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).

«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).

«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).

«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: “Esdra e’ figlio di Allah”; e i cristiani dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo e’ ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).

«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castigherà con doloroso castigo e vi sostituirà con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocergli in nessun modo» (Sura 9:39).

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).

«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).

Il Califfato, dunque, è ben lontano dal romantico e suggestivo cliché assegnatogli da una certa lettura mediatica, politica e da Di Battista, il cui partito, forse, sta anche cercando di recuperare terreno presso una certa sinistra, radicale e storicamente terzomondista, persa con alcune scelte tattiche e comunicative che hanno spostato a destra il baricentro della creatura grilliano-casaleggiana

Quando c’era Saddam le teste dei bambini venivano tagliate in orario. Perché è sbagliato rimpiangere un tiranno. La ricerca della democrazia come unica soluzione

Le recenti, allarmanti notizie che arrivano dall’Iraq, dove l’ISIS sta sottoponendo la comunità cristiana ad una persecuzione che ricorda molto da vicino la Shoah ebraica (case marchiate, torture, decapitazioni, stupri, sevizie, ecc), stanno determinando, come immaginabile, il fiorire di un nostalgismo diffuso e generalizzato, in Iraq come altrove, per la figura di Saddam Hussein, oggi ammantata di un’aura leggendaria e rilanciata come antica garanzia di pace e stabilità, per l’aera e per i cristiani.

Si tratta di un modo di pensare oltremodo pericoloso, non solo perché rischia di spalancare le porte alla legittimazione della dittatura come soluzione e filosofia gestionale, ma perché fondato in buona parte su un ventaglio di inesattezze e manipolazioni del fatto risultato della semplificazione più grossolana, e sulle quali si renderà opportuno fare chiarezza, così da scongiurarne la sedimentazione nel pensiero comune.

Se, infatti, è indubbio che sotto Saddam Hussein ci fosse una maggiore tolleranza nei riguardi delle comunità cristiane, è altrettanto vero che la loro condizione non era comunque facile, costretti a lottare per ottenere concessioni per la professione del loro culto e difendersi dagli attacchi della cultura islamica di Stato.

Nel dettaglio:

Saddam Hussein era favorevole alla coesistenza orizzontale, tanto è vero che Tareq Aziz, suo vice, era cristiano
FALSO

Tareq Aziz non fu nominato vice del rais in quanto cristiano, ma in quanto amico di infanzia e stettissimo collaboratore di Hussein. Aziz non mostrò mai nessun atteggiamento conciliante nei confronti della comunità cristiana; lo stesso monsignor Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad per i cattolici romani, ricorda come Aziz non mosse un dito, quando nelle scuole venne diffuso un testo violentemente anti-cristiano.

Quando c’era Saddam Huissein , i cristiani non venivano perseguitai.
PARZIALMENTE FALSO

Se è vero che Hussein abolì la Sharia una volta salito al potere, è altrettanto vero che lo Stato rimase, de facto, governato dalla legge islamica (soprattutto ad opera delle tribù, veri stati-nello stato in uno stato non-nazione come, appunto, l’Iraq.) Inoltre, con l’acuirsi delle sanzioni dopo il 1991, il rais cercò sempre più di indirizzare il suo regime verso un profilo confessionale.

Da non dimenticare, in aggiunta, le vittime causate da Hussein (sia con armi convenzionali che con armi chimico-battereologiche) nella repressione contro i curdi , gli oppositori , nella guerra all’Iran e in quella di conquista al Kuwait.

Nel dettaglio:

Vittime curde (1988-1990 – imposizione “No fly zone”):

100mila

Profughi: 2 milioni

Villaggi distrutti: 2 mila.

Vittime nella guerra contro Theran (1980-1988), scaturita dall’ invasione irachena dell’Iran, il 22 settembre 1980, senza dichiarazione di guerra:

Iraniani: 450.000/957.000

Iracheni: 450.000/650.000

Prima Guerra del Golfo (determinata dall’invasione irachena dell’emirato del Kuwait, Stato libero e sovrano):

Vittime occidentali: 658

Vittime irachene:20 112

Considerazioni sovrapponibili anche ad altri dittatori e ad Assad, oggi visto da alcuni come una diga all’Islam radicale e, addirittura, come una protezione per i cristiani siriani. Anche in questo caso, se è vero che Asssad può garantire, da un lato, un argine (parziale) al fondamentalismo (comunque attivissimo nelle regioni a Nord della Siria, l’Alta Mesopotamia,) non si dovrà dimenticare si tratti di un un despota reo della morte di migliaia di civili ed oppositori (la recente guerra siriana ha lasciato sul campo qualcosa come 170 mila morti in tre anni).

Si deduce, quindi, come rimpiangere Saddam Hussein per l’attuale situazione irachena od esaltare Assad come “deus ex machina” della democrazia, avrebbe la medesima logica di domandare l’amputazione di un arto come rimedio ad una frattura.

Una dittatura non potrà mai essere letta come una soluzione, tantomeno un dittatore potrà esserlo a lungo termine (dato il limite naturale della sua esistenza); si dovrà cercare, al contrario, sempre ed in ogni caso, la via più democratica e liberale del rispetto e dell’inclusione, spesso non facile ma in ogni caso la migliore.

Impari, l’occidentale-antioccidentale medio, a domandare anche per gli altri quei valori liberali e quelle garanzie di cui gode e che reclama per sé.

“Siamo invasi!”-Miti e leggende sugli immigrati e l’immigrazione

Contestualmente alla nascita ed alla progressiva affermazione, in Italia, di un saldo migratorio positivo, ha visto la luce e si è sviluppato un sentimento di sospetto e rabbia verso gli immigrati, irrobustito da una narrazione mediatica non sempre fedele al fatto ma più attenta all’ “infiotainment” (informazione spettacolo) ed agli interessi, politici, dell’editore.

I cardini di questo sentimento di avversione e ostilità, aumentato con e dopo l’esplosione della crisi economico-sociale, sono l’idea che i migranti rappresentino un numero eccessivo, siano dediti alla violenza o a condotte di tipo parassitario, vogliano sottomettere la nostra cultura e, ancora, “rubino” il lavoro agli italiani.

Si tratta, ad ogni modo, di elementi privi di un riscontro statistico e documentale, frutto , essenzialmente, della disabitudine italiana all’immigrazione (il nostro è sempre stato un Paese di emigrazione) e, come accennato, del malessere sociale dovuto alla severità della congiuntura economica e che trova, nell’altro”, una valvola di sfogo ideale.

Ma andiamo ad esaminarli, punto per punto.

Gli immigrati sono troppi. E’ in atto un’invasione
FALSO

Se con 4,8 milioni di stranieri ( 5.011.000 , secondo le utlime stime), l’Italia si colloca al terzo posto in Europa, dopo Germania (7,4 milioni) e Spagna (5,6 milioni) , è pur vero che, su una popolazione di 60,8 milioni di abitanti, essi non rappresentano che il 7,4% del totale, Una cifra tropo esigua, per poter parlare di “invasione”.

Gli immigrati sono parassiti. Li dobbiamo mantenere noi.
FALSO

Secondo Confindutria, il 12% del Pil italiano (1,7 miliardi di euro) arriva dal lavoro degli immigrati. Da notare, inoltre, come gli italiani in possesso di laurea siano il 12,5% contro il quasi identico 10,2% degli stranieri .

Gli immigrati sono musulmani che voglio distruggere la nostra cultura
FALSO

Su circa 5 milioni di stranieri, i musulmani sono 1.505.000 , mentre ben 2.465.000 i cristiani. Il segmento restante è frazionato in Atei (196.000) , Induisti (120.000), Buddisti (89.000) , Animisti (46.000), Ebrei (7.000), altre fedi (144.000).

Gli immigrati sono tutti dediti al crimine
PARZIALMENTE FALSO

Se i reati commessi dai clandestini (persone spesso fuggite da situazioni di miseria e disagio causate, anche, dalle politiche occidentali) costituiscono una cifra senza dubbio rilevante, i reati commessi da immigrati regolari rappresentano soltanto il 6% del totale ( ISTAT).

Gli immigrati ci rubano il lavoro
FALSO

Gli immigrati sono addetti alle mansioni meno qualificate, meno retribuite e più usuranti, nei campi, nei cantieri , molto spesso in nero e senza coperture previdenziali. il lavoro manuale non qualificato costituisce la forma principale di inquadramento professionale della forza lavoro straniera, assorbendo il 36,2% dei lavoratori.

L’Italia ha una capacità ricettiva limitata e limitante (non può accogliere tutti e sempre), ad ogni modo, il pregiudizio razzista è una zavorra per il pensiero critico e razionale che dovrà essere abbandonata, nel nostro interesse come in quello degli stranieri.

Oggi ricorre l’anniversario del disastro di Marcinelle. Ricordiamoci delle nostre radici cristiane, e ricordiamoci di quando ad avere fame, e fame sul serio, eravamo noi.

“Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Mercato, Occidente e “sfruttamento”. L’ipocrisia “analgesica” di chi si chiama fuori

Chi attacca le politiche economico-strategiche occidentali bollandole, con una piccola concessione al qualunquismo, come imperialistiche, egoistiche e parassitarie, dimentica che vivere in Occidente lo rende, ipso facto, parte, protagonista e complice (in quanto consumatore) del sistema produttivo e politico contro il quale lancia gli strali della sua moralità.

Ogni gesto, anche quello che ci appare più scontato (proprio perché ne siamo assuefatti), come accendere l’auto, usare il pc o mandare un sms, infatti, non soltanto arreca una ferita all’ecosistema ma è frutto e risultato di quel benessere e di quello status quo resi possibili, anche e ad esempio, dalle missioni militari, dall’opera delle multinazionali, dalla vendita di armi al Terzo Mondo. Piaccia o meno.

Il singolo potrà, questo certamente, limare e ridurre, con l’opera quotidiana, certi eccessi e la loro funzione anestetizzante, ma non potrà mai rivendicare una superiorità morale, rispetto all’altro, né chiamarsi fuori da responsabilità che sono collettive, quindi anche sue.

I cristiani ammazzati in Iraq? Per il pacifismo vittime di serie B

Secondo l’ultimo bilancio diffuso dall’Onu, dall’inizio dell’offensiva dei combattenti sunniti, partita da Fallujah (ovest) lo scorso gennaio, in Iraq almeno 5576 civili sono stati uccisi, di cui 2400 nel solo mese di giugno, e altri 11.662 sono rimasti feriti.

Morti che non fanno rumore. Morti di seconda fascia, evidentemente, che non meritano copertine, slogan, comitati, indignazione. Come i cristiani; marchiati, crocifissi, torturati, rapinati solo per la loro fede.

Vittime, in ultima analisi, anche del silenzio assordante del pacifismo geografico e di maniera, frutto maligno del furore ideologico, del non sapere, della paura di sapere.

La menzogna mediatica come calamità sociale. Il caso Schettino

I pericoli/danni della disinformazione e della controinformazione, sono:

1) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento di sfiducia e sospetto verso le istituzioni, i loro apparati, le loro ramificazioni, i loro rappresentanti

2) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento pessimistico/nichilistico vero il futuro

3) L’induzione od il rafforzamento di un sentimento di malessere sociale

4) L’assuefazione alla menzogna e il conseguente intorpidimento dei dispositivi di filtraggio critico e razionale

5) L’induzione od il rafforzamento della diffidenza verso le leggi dello Stato (obbligo di vaccini, ad esempio).

Osservando gli effetti della bufala sulla “lezione” di Francesco Schettino alla Sapienza, potremo rilevare il concretizzarsi di alcuni di questi punti cardine della manomissione del fatto; la reazione più frequente (anche da parte degli intelletti più equipaggiati), infatti, è ed è stata l’indignazione verso l’Italia (la Sapienza è un ateneo statale), le sue leggi e la sua magistratura, che consentirebbero ad un “assassino” di tenere conferenze all’università.

“Questa è l’Italia”, “siamo senza speranza”, “solo da noi”, ecc, i “frame” che incapsulavano ed incapsulano l’emotività collerica della “massa”, pungolata, punta e sollecitata nel suo ventre più profondo.

Altro elemento che dovrà preoccupare, il fatto che la bufala sia stata ripresa e rilanciata da alcune delle più autorevoli testate nazionali, da telegiornali e radiogiornali, venuti meno, quindi, ai principi guida della buona informazione ed ai loro obblighi deontologici elementari.

Alla luce della complessità e delicatezza dell’attuale fase storica, potremmo facilmente dedurre tutta la pericolosità sociale di simili strategie e comportamenti.

Perché il Nazareno vincerà la sfida della storia

Silvio Berlusconi non è Josef Mengele ma è e rimane (al di là della condanna riportata) il leader della seconda coalizione politica nazionale ed il maggior esponente dell’opposizione, per volontà popolare; “obtorto collo”, non dovrebbe risultare, dunque, illogico, amorale o disdicevole un confronto, con lui, su tematiche eccezionalmente delicate e di ampio repisro come le riforme istituzionali, necessitanti, al contrario, la maggior convergenza possibile ed ipotizzabile.

Ogni incursione sul Nazareno, sebbene di forte ed irrinunciabile impatto ventrale e propagandistico, non potrà, quindi, che essere disancorata da ogni logica contingente e destinata all’archiviazione, da parte del buonsenso, prima, e della storiografia, dopo.

I razzi al posto delle scuole.Il costo economico e sociale del terrorismo di Hamas per i civili palestinesi ed israeliani

Si tende generalmente (e comprensibilmente) a valutare ed analizzare il costo della guerra in Medio Oriente “soltanto” in termini di vite umane e feriti; purtuttavia, anche la voce economica, sebbene marginalizzata dal dibattito mediatico, politico e collettivo, gioca un ruolo fondamentale in un confronto bellico, vincolando, non di rado e come nel caso del nodo israelo-palestinese, la vita dei contendenti, anche in tempo di pace e nella normale quotidianità.

Se analizziamo i costi di “Iron Dome”, il sistema missilistico che protegge i civili israeliani dai lanci di razzi e colpi di mortaio provenienti da Gaza, potremo rendercene facilmente conto. La “Cupola di Ferro” è dislocata in 7 batterie, intorno ad Israele, montanti missili intercettori “Tamir”; ognuno di essi ha un prezzo che si aggira intorno ai 50 mila di dollari, mentre ogni batteria costa 50 milioni di dollari. In tutto, Tel Aviv ha investito 1 miliardo di dollari per il dispositivo, il suo dislocamento ed il suo funzionamento.

Ancora: Israele, uno Stato della grandezza territoriale di una regione italiana, spende , per difendersi dal fondamentalismo islamico, qualcosa come 14.309.000.000 dollari, pari al 7% del suo PIL, molto più di paesi enormemente più grandi e popolosi.

Cifre da capogiro, quindi, che la Knesset potrebbe utilizzare per sanità, istruzione, ricerca, sport ed è invece costretta a stornare dal bilancio per proteggere il popolo.

Ma adesso spostiamoci sul fronte opposto: ogni tunnel che Hamas realizza nel tentativo di penetrare nel territorio israeliano per massacrarne gli abitanti, costa 3 milioni di dollari, mentre per ogni razzo “Qassam” i terroristi devono sborsare tra i 400 e gli 800 dollari, soldi (spesso provenienti da aiuti internazionali elargiti in buona fede) che potrebbero fare la differenza, per la popolazione palestinese. I fondamentalisti preferiscono , invece, la guerra alla Stella di Davide alla costruzione di scuole, ospedali, biblioteche e centri sportivi per i bambini di Gaza. Preferiscono, in buona sostanza, investire sulla morte che non sul futuro.

La strategia del terrorismo palestinese colpisce, dunque, due volte il “nemico” e due volte i civili palestinesi stessi, spezzando o condizionando in negativo la vita alle vittime, a tutte le vittime.

Antisemitismo di destra ed anti-israelismo socialista

Dove si trova il vero nemico di Israele e perché chi la difende deve riconciliarsi con la sinistra

L’antisemitismo “politico”, coincidente con quello “razziale”, ottocentesco-novecentesco, è prodotto e prerogativa del nazismo, del fascismo, delle loro derivazioni e , prima, ancora e nella sua fase storica e concettuale, della filosofia hegeliana, kantiana e fichtiana (Fichte, tedesco, arrivò a negare l’origine ebraica di Cristo, proponendo l’espulsione dei discendenti di Abramo dalle terre germaniche).

Il socialismo, al contrario, non soltanto non contempla il sentimento anti-ebraico nel proprio sistema etico e normativo, ma, anzi, lo rigetta, insieme alla gerarchizzazione razziale.

A questo proposito, gioverà ricordare come le comunità ebraiche guardassero, tra il XIX secolo e la prima metà del XXesimo, con speranza ed ammirazione al socialismo, e viceversa. Nel 1917, gli ebrei russi accolsero con favore l’Ottobre (prima delle persecuzioni staliniane), memori della durezza del trattamento riservato loro dal regime zarista, mentre l’URSS ebbe un ruolo chiave nella creazione dello Stato d’Israele. Ancora, una derivazione del sionismo si ispirava e si ispira direttamente al socialismo (sionismo “socialista”, di A.D.Gordon), mentre le comunità kibbutziane furono ideate ed organizzate sul modello comunitario e gestionale di quelle kolkoziane sovietiche.

L’anti-israelismo della sinistra, sebbene robusto e particolarmente visibile, non è e non sarà, quindi e salvo rare eccezioni, determinato da pulsioni di tipo antisemitico, bensì da una ventaglio di scelte squisitamente strategiche e contingenti:

-Israele è un Paese “occidentale” ed atlantico, tradizionalmente alleato (sebbene non manchino né siano mancati i momenti di tensione) degli Usa.

-Israele è un Paese “ricco”, la Palestina un Paese “povero” e terzomondista. Quindi, si assisterà ad una migrazione del concetto di “lotta di classe”, in un contesto, quello mediorientale, che ne riproduce le condizioni e gli elementi, a differenza del più evoluto Occidente.

Al contrario, l’anti-israelismo e il filo-palestinismo della destra radicale e neo-fascista, usualmente islamofoba ed arabofoba, è sarà conseguenza unica e sola del carico storico-dottrinale antisemita. Ma c’è di più: anche l’adesione alla causa israeliana da parte della destra “moderata” è , molto spesso, legata esclusivamente a speculazioni di tipo strategico (arabo-islamofobia, collocazione atlantica di Israele, ecc), ma quando il discorso si sposta e posa sulle responsabilità fasciste nella persecuzione degli ebrei e nell’Olocausto e sulle ricorrenze commemorative della tragedia, ecco che il registro comunicativo cambierà, facendosi ambiguo, relativizzante, se non apertamente ostile e respingente verso l’elemento ebraico, prima difeso con tanta decisione.

Questo perché il conservatorismo italiano, nella quasi totalità delle sue declinazioni, non ha mai conosciuto una sua Bad Godesberg, affrancandosi in questo modo dal portato mussoliniano (le dichiarazioni e le proposte di legge di molti dei suoi esponenti, tese alla rivalutazione del Ventennio, ne sono la testimonianza).