La destra e l’equivoco antiecologista.

Dai suoi spazi virtuali, lo spin doctor, poltitologo ed analista repubblicano Dinesh D’Souza (ex enfant prodige della squadra di governo reaganiana), si è recentemente scagliato contro le teorie sul surriscaldamento globale legato alle emissioni gassose.

Il rifiuto delle istanze ambientali è, insieme all’arretratezza sui temi etici e sociali, una delle zavorre della destra americana e occidentale; i conservatori tendono infatti a vedere nella tutela degli ecosistemi un limite alla libertà d’azione dell’imprenditoria ed un retaggio, quindi, della cultura socialista e del dirigismo statalista.

Non è così, ed è un fraintendimento dal quale dovranno liberarsi, se non vorranno pedere il treno, già in partenza, della storia.

Il pericolo xenofobo e quello assolutorio.Due concezioni al bivio.

L’ultimo, gravissimo, episodio di criminalità a L’Aquila, non dovrà trasformarsi nel volano per una nuova ondata di intolleranza xenofoba (i rapinatori parlavano con accento straniero), ma nemmeno dovrà essere archiviato, in modo semplicistico, come frutto della contingenza sfavorevole, secondo i criteri e i dettami di un socialismo umanitario ed utopistico che ha mostrato tutta la propria inadeguatezza storica.

E’ giunto il momento, per un certo certo segmento “liberal”, di sviluppare una nuova e diversa concezione dell’ Altro, più pragmatica, ampia e matura, che faccia i conti con le diverse declinazioni dell’Altro (in questo caso, l’Altro-criminale), spogliandosi di orpelli idealistici che hanno il sapore ed il colore dell’illusione, dell’alibi, della forzatura

Ronald Reagan e Matteo Renzi: la “fortuna” dei vincenti.

L’ “invincibilità” di Matteo Renzi, sull’onda del grande successo delle scorse europee, ricorda da vicino quella di Ronald Reagan, dopo le vittorie plebiscitarie su James E.Carter (1980) e Walter “Fritz” Mondale (1984).

Grazie ad essa, Reagan riuscì a passare indenne dagli scandali, Iran-Contra, Anne Gorsuch e dalla crisi che morse il Paese nel suo secondo mandato.

Oggi, la figura dell’ex borgomastro fiorentino mette il silenziatore alla recessione, che tuttavia continua a sparare

La forza del Paese “reale” nel referendum scozzese.Silent majority e Vocal minority.

La netta affermazione del NO nel quesito referendario scozzese (55% contro 45% con un 84% di affluenza) ha dimostrato, ancora una volta, la differenza netta, sostanziale e decisiva, tra il Paese “reale” ed il Paese “politico”.

Il primo è identificabile nella “silent majority” (“maggioranza silenziosa “) di memoria nixoniana, ovvero il segmento più consistente della popolazione, che fa politica attiva soltanto nell’urna. Generalmente tradizionalisti e conservatori (anche se non necessariamente moderati) gli appartenenti alla “silent majority” manifestano uno scetticismo abituale verso le novità e gli estremismi, indipendentemente dalla loro collocazione “cromatica”.

Il secondo è identificabile nella “vocal minoity” (“minoranza rumorosa”), attiva e partecipe anche al di fuori degli appuntamenti elettorali e per questo più visibile e qundi, soltanto in apparenza, più forte.

In Italia, abbiamo avuto la dimostrazione di questa differenza, del suo peso e del suo ruolo, in occasione delle recenti consultazioni per il parlamento europeo, con un M5S, mattatore nelle piazze ed in rete (e per questo dato da molti observers come favorito), che ha perduto 3 milioni di voti, ed un PD, dato intorno al 25%, che ha addirittura sfondato la soglia del 40%, avvicinandosi al record che fu della DC a guida Fanfani, nel 1958.

Sul fronte indipendentista, i vari candidati appartenenti a formazioni che propugnano il ritorno delle Delle Due Sicilie non raccolgono che percentuali infinitesimali, nelle poche occasioni nelle quali riescono a presentare le loro liste (Michele Ladisa del Movimento DuoSiciliano si è fermato 0,20%). Anche in questo caso, potremo osservare una profonda differenza tra la forza “reale” e quella “sostanziale” di questi movimenti, attivissimi in rete (dove confezionano rielaborazioni stroiche al limite del grottesco) ma de facto inesistenti nelle urne.

In Veneto, regione considerata roccaforte leghista e laboratorio degli esperimenti separatisti del Carroccio, il partito di Salvini può invece contare su un 15,87% (politiche 2013), cifra assolutamente insufficiente per dare corpo e forma qualsiasi velleità rivoluzionaria.

A penalizzare l’indipendentismo, in Italia come altrove, anche una strategia comunicativa spesso aggressiva e un modus operandi borderline che spoglia le varie fazioni secessioniste di credibilità agli occhi dell’elettore moderato.

“For almost 200 years, the policy of this Nation has been made under our Constitution by those leaders in the Congress and the White House elected by all of the people. If a vocal minority, however fervent its cause, prevails over reason and the will of the majority, this Nation has no future as a free society”. Nixon’s ‘Silent Majority’ speech. 1969

Referendum.Le insidie dell’indipendenza e il monito di David Cameron.

Rivolgendosi agli elettori scozzesi, il Primo Ministro britannico David Cameron ha chiesto di votare contro l’indipendenza di Edimburgo perché , ha aggiunto, «non ci sarà modo di tornare indietro».

La frase non è, come potrebbe sembrare, il colpo di coda di una retorica unitaria timorosa delle debacle, ma un messaggio, sottile, che l’inquilino di Downing Street ha voluto lanciare alle spinte centrifughe che minacciano di modificare la fisionomia del Regno Unito quale è oggi.

L’indipendentismo, europeo e occidentale, tende, infatti, a dare per scontati l’attuale status quo basato sulla democrazia e il rispetto della legalità internazionale e la sua prosperità economica (pur non mancando i periodi di crisi), considerandoli come acquisizioni naturali, quindi immutabili.

Non è così, e l’ombrello di Londra, Roma, Madrid, Berlino, ecc, potrebbe, un giorno, venire rimpianto.

Appunti di storia. “Signor Andropov, Dio ha creato il mondo per noi, per vivere insieme in pace e non per combattere”.Samantha Smith, la bambina di 10 anni che non voleva la Terza Guerra Mondiale.

All’alba degli anni ’80 del secolo scorso, il mondo si trovava nel pieno di quella che gli storiografi chiamano “Seconda Guerra Fredda”, ovvero il periodo che va dall’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979) all’elezione di Michail Sergeevič Gorbačëv alla carica di Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (1985). I rapporti erano dunque particolarmente tesi, tra i due blocchi, e la “détente” di memoria nixoniana sembrava ormai un ricordo lontano e sbiadito.

Ronald Reagan, succeduto nel 1981 a Jimmy Carter alla Casa Bianca, aveva deciso una grandiosa politica di riarmo e la contestuale realizzazione di uno “scudo stellare” (SDI), così da riaffermare la supremazia americana e occidentale nel mondo dopo i difficili anni ’70, mentre l’operazione NATO “Able Archer 83” (Abile Arciere 83), concepita per testare la forza del dispositivi di reazione sovietici, aveva spinto l’umanità sull’orlo del baratro, forse più di quanto avvenuto nel 1962.

Il cinema, intanto, raccontava quel momento tanto delicato attraverso film come “The day after” e “War games”, proiezioni immaginifiche del timore collettivo per un armageddon

Tra chi aveva paura della distruzione totale, un bambina americana di 10 anni, Samantha Smith, che nel 1982 decise di scrivere all’allora Segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica , Jurij Vladimirovič Andropov, per rivolgergli un appello di pace:

Caro Sig. Andropov,
Mi chiamo Samantha Smith. E ho dieci anni. Congratulazioni per il vostro nuovo incarico. Sono preoccupata per una possibile guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti. Avete intenzione di votare per fare una guerra o no? Se non volete, ditemi per favore come farete per evitare che ci sia una guerra. A questa domanda potete non rispondere, ma mi piacerebbe sapere perché volete conquistare il mondo o almeno il nostro paese. Dio ha creato il mondo per noi, per vivere insieme in pace e non per combattere.

Sinceramente,

“Samantha Smith”
Samantha Smith

“Io ci provo. Ma non risponderà mai”, avrà pensato la piccola Samantha. E invece, chi lo avrebbe mai detto, quell’uomo potente e impegnato le rispose:

Cara Samantha,
Ho ricevuto la tua lettera, che somiglia a molte altre che mi sono arrivate di recente dal tuo paese e da altri paesi di tutto il mondo.

Mi sembra – da quello che posso leggere nella tua lettera – che tu sia una ragazzina coraggiosa e onesta, simile a Becky, l’amica di Tom Sawyer nel famoso libro del tuo compatriota Mark Twain. Questo libro è molto conosciuto e amato nel nostro paese da tutti i ragazzi e le ragazze.

Hai scritto di essere preoccupata circa la possibilità che ci sia una guerra nucleare tra i nostri due paesi. E hai chiesto se stiamo facendo qualcosa per evitare che questa guerra scoppi.

La tua domanda è la più importante tra tutte quelle che ogni uomo pensante possa mai porre. Ti risponderò con serietà e onestà.

Sì, Samantha, noi nell’Unione Sovietica stiamo tentando di fare tutto il possibile perché non ci siano guerre sulla Terra. Questo è ciò che ogni sovietico vuole. Ciò che il grande fondatore del nostro stato, Vladimir Lenin, ci ha insegnato.

Il popolo sovietico sa quale cosa terribile possa essere una guerra. Quarantadue anni fa la Germania nazista, che mirava alla supremazia su tutto il mondo, attaccò il nostro paese, bruciò e distrusse molte migliaia delle nostre città e villaggi, uccise milioni di uomini sovietici, donne e bambini.

In questa guerra, che terminò con la nostra vittoria, noi eravamo alleati con gli Stati Uniti: insieme lottammo per la liberazione di molte persone dagli invasori nazisti.

Spero tu sappia tutto questo grazie alle lezioni di storia della tua scuola. Oggi desideriamo molto vivere in pace, commerciare e cooperare con tutti i nostri vicini su questa Terra – che siano vicini o lontani. E certamente anche con un grande paese come gli Stati Uniti d’America.

In America e nel nostro paese ci sono armi nucleari – armi terribili che possono uccidere milioni di persone in un istante. Ma vogliamo che non vengano mai usate.

Ed è precisamente questo il motivo per cui l’Unione Sovietica ha dichiarato solennemente al mondo intero che mai – mai – userà queste armi per prima contro qualsiasi altro paese. In generale noi proponiamo di interrompere la loro produzione e di procedere all’abolizione di tutte le riserve sulla Terra.

Mi sembra che questa sia una risposta sufficiente alla tua seconda domanda: “perché volete fare la guerra al mondo intero o perlomeno al nostro paese?” Noi non vogliamo fare niente del genere. Nessuno nel nostro paese – né i lavoratori o i contadini, gli scrittori o i dottori, né gli adulti o i bambini, né i membri del governo – desidera una grande o “piccola” guerra.

Noi vogliamo la pace – siamo occupati in altre cose: far crescere il frumento, costruire e inventare, scrivere libri e volare nello spazio. Noi vogliamo la pace per noi stessi e per tutti i popoli del pianeta. Per i nostri figli e per te, Samantha.

Ti invito, se i tuoi genitori saranno d’accordo, a venire in visita nel nostro paese, il momento migliore sarebbe questa estate. Scoprirai il nostro paese, incontrerai i tuoi coetanei, visiterai un campo internazionale per bambini – “Artek” – sul mare. E vedrai con i tuoi occhi: nell’Unione Sovietica, ognuno è per la pace e l’amicizia tra i popoli.

Grazie per la tua lettera. Ti auguro tutto il meglio per la tua giovane vita.
“Y. Andropov”

E così, Il 7 luglio del 1983, Samantha partì per l’URSS, dove soggiornò con i suoi genitori per due settimane, ospite di Andropov. Seguita da giornalisti e fotografi, visitò Mosca, Leningrado e trascorse del tempo ad Artek (oggi nell’Ucraina) in uno dei principali campeggi del paese, insieme ai “Pionieri”, gli omologhi sovietici dei nostri scout, preferendo al compagnia dei bambini russi all’alloggio che le era stato riservato. Parlando a una conferenza stampa a Mosca, disse che i russi erano «proprio come noi», scatenando le ovazioni dei presenti.

Tornata in patria, fu accolta come un’eroina, anche se non mancarono le polemiche (specialmente da parte repubblicana) per aver umanizzato “L’impero del male”.

In seguito, intervistò ed incontrò uomini politici, ministri e primi ministri di tutto il mondo, e prese parte ad iniziative per la pace, diffondendo il suo messaggio e la sua esperienza.

Samantha Smith sarebbe morta due anni dopo, a soli 13 anni, in un incidente areo. Stava rientrando in USA dopo un altro viaggio all’estero, nel quale aveva raccontato la sua storia come ambasciatrice per la pace e girato un film. Con lei morirono anche il papà, due membri dell’equipaggio ed altri quattro passeggeri..

L’Unione Sovietica dedicò alla sua memoria una serie di francobolli, un vascello ed un asteroide, mentre il Maine, Stato della bambina, le dedicò il primo lunedì di giugno di ogni anno, una statua e il dormitorio di un college. Lo stato di Washington le ha intitolato invece una scuola elementare.

Samantha Smith ricordo

Never forget… Mai dimenticare

C’è una linea sottile che lega la disperazione di chi si gettava dalle Torri Gemelle tagliate in due dall’orrore e chi sperava ed ansimava, sotto le macerie di una palazzo a L’Aquila oppure ad Onna.

Lasciamo alle menti immature il relativismo etico, l’odio politico che si fa indifferenza.

Quando l’immigrato che muore lavorando non fa notizia. Un tributo a Lurand Llanaj, camionista

Lurand Llanaj era un ragazzo albanese di 32 anni. Lurand Llanaj non spacciava droga e non tirava bottiglie, ma si dava da fare, producendo per sé stesso e per la comunità. Lurand Llanaj è morto ieri, cadendo in un burrone con il suo camion, presso le cave di Carrara. Lurand Llanaj aveva finito di pagare l’ultima rata di quel camion soltanto un mese fa, ed era al suo primo giorno di lavoro.

Poche testate hanno parlato di lui, e quasi tutte locali.

Uno straniero che muore, lavorando, fa meno notizia di uno straniero che commette un reato (la loro minoranza).

Un pensiero per lui ed una carezza alla sua memoria.

Non dimentichiamo quei piroscafi per Ellis Island. “…ma mamma io per dirti il vero, l’italiano non so cosa sia, eppure se attraverso il mondo non conosco la geografia. In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare, in questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare…”

Sparatoria di Napoli.Lo “scugnizzo” e il carabiniere come paradigma di un confronto-scontro sociale e storico dalle radici profonde

La tragica vicenda di Davide Bifolco, il 17enne ucciso a Napoli da un carabiniere per non essersi fermato all’alt dei militari, si è trasformata nella miccia che ha fatto riesplodere lo scontro, antico, tra due categorie diverse ed antitetiche, quella dei sostenitori delle forze dell’ordine e i loro detrattori, entrambe arroccate nel pregiudizio cognitivo e ideologico del “senza se e senza ma”.

I primi vedono negli uomini in divisa lo Stato, o, comunque la rappresentazione plastica di una giustizia maschia, vindice e distributiva, da tutelare e giustificare sempre e al di là di ogni imperativo razionale, mentre i secondi il simbolo di un potere che si fa oppressivo con le libertà dell’individuo per diventare latitante con i suoi bisogni . Come sempre, soltanto asciugando l’analisi del fatto dalle sue componenti più emotive potremo ottenere una visione il più possibile lucida ed equilibrata degli eventi.

Alla sola magistratura, in prima e in ultima analisi, il compito di giudicare, sulla base degli elementi che emergeranno, la dinamica della vicenda e la condotta delle parti in causa, punendo eventuali colpevoli oppure archiviando il caso.

Appunti di storia-7 settembre 1977

Il presidente americano James E.Carter e quello panamense Omar Torrijos si stringono la mano dopo aver firmato i Trattati Torrijos-Carter, che stabilivano la restituzione dal Canale a Panamá da parte degli USA dopo il 1999.

La restituzione (contestatissima in patria) del Canale allo stato centroamericano si inquadrava nella politica di non intrusione negli affari interni degli altri paesi voluta e varata da Carter. Una politica, quella della non intrusione carteriana, lodevole sul piano etico ma gravemente deficitaria in termini di pragamatismo, che costò alla Persia il passaggio nella sfera del fondamentalismo teocratico