Il Galtieri made in USA



L’ennesima sparata di Trump, stavolta sulle Falkland, non solo è irricevibile sul piano morale (si tratta di una capricciosa ritorsione ad una freddezza britannica sul caso Iran, peraltro innestata da precedenti provocazioni dello stesso tycoon), ma anche  del tutto priva di concretezza sul piano giuridico (secondo il diritto internazionale, l’arcipelago appartiene di diritto alla GB) e politico-militare (Londra mantiene una schiacciante superiorità in questo senso sugli argentini, ma aizzare Benos Aires e poi far venire meno il sostegno all’alleato storico sognerebbe una frattura insanabile).

Una riflessione a parte merita invece quella parte di sinistra che, pur di dare contro a Londra, appoggiava e continua ad appoggiare le ambizioni predatorie di una dittatura fascio-militare.

Nota: le Falkland non sono mai state argentine, la loro popolazione è per la quasi totalità britannica ed anglofona ed ha già espresso la volontà di rimanere sotto la corona.

L’asse Roma-Parigi-Londra e l’illusione degli euroburocrati. La Bastiglia in cabina elettorale.

I “niet” di Parigi, ieri, e di Roma e Londra, oggi, all’irrazionale dottrina di euroausterity, potrebbe costituire l’atomo di una rivoluzione politica e culturale senza precedenti, di un vero “turning point” negli assetti continentali come li conosciamo oggi.

A battere i pugni sul tavolo, infatti, non è più il pittoresco esponente di qualche forza demagogico-qualunquista di minoranza a caccia di facili consensi, ma 3 delle 4 più importanti cancellerie europee (Roma è addirittura tra i fondatori dell’ Unione). “Vulnus” dell’attuale dirigenza politico-economica-burocratica del Vecchio Continente, quello di considerare l’attuale “status quo” immutabile (“l’euro è irreversibile”, ebbe a dire Giorgio Napolitano), sottovalutando così la capacità riformatrice dei popoli: una “wishful thinking”, un errore già sperimentato già in passato che, se non corretto, determinerà conseguenze impreviste ed imprevedibili.

Se infatti oggi la coscienza democratica impedisce il ricordo all’opzione rivoluzionaria-violenta, i politici non posso tuttavia prescindere dagli umori e dalla volontà del’elettrorato-folla, ed un elettorato-folla stanco della casa comune e delle sue forzature potrebbe indurre i pariti di maggioranza a ripensare la loro linea europeista

Referendum.Le insidie dell’indipendenza e il monito di David Cameron.

Rivolgendosi agli elettori scozzesi, il Primo Ministro britannico David Cameron ha chiesto di votare contro l’indipendenza di Edimburgo perché , ha aggiunto, «non ci sarà modo di tornare indietro».

La frase non è, come potrebbe sembrare, il colpo di coda di una retorica unitaria timorosa delle debacle, ma un messaggio, sottile, che l’inquilino di Downing Street ha voluto lanciare alle spinte centrifughe che minacciano di modificare la fisionomia del Regno Unito quale è oggi.

L’indipendentismo, europeo e occidentale, tende, infatti, a dare per scontati l’attuale status quo basato sulla democrazia e il rispetto della legalità internazionale e la sua prosperità economica (pur non mancando i periodi di crisi), considerandoli come acquisizioni naturali, quindi immutabili.

Non è così, e l’ombrello di Londra, Roma, Madrid, Berlino, ecc, potrebbe, un giorno, venire rimpianto.