
Adesso, quella stessa sinistra torna in cattedra, ma per dirci che Ferragni e compagno sono in gamba, responsabili e bravi, ricchi e belli. Magari hanno anche ragione, ma quanto tempo perso, allora, puntando quel dito e girandosi dall’altra parte…








A fare da contraltare al pessimismo e al catastrofismo del movimento d’opinione più “prudente” rispetto al problema Covid, c’è quello del fronte opposto, secondo cui le restrizioni non saranno mai abolite e la democrazia non sarà più restituita alla sua fisionomia precedente.
Previsioni sbagliate, in questo caso come nel primo, e risultato, in questo caso come nel primo, di un approccio emotivo, e, forse, di una scarsa conoscenza della Storia.
Nessuna misura di contenimento straordinaria adottata per fronteggiare un’epidemia/pandemia è mai divenuta permanente, come nessun regime d’eccezione e mai divenuto normalità, almeno nei sistemi democratici moderni. Disposizioni che vanno contro la natura stessa dell’Uomo, che è sociale, e contro usi e costumi consolidati, non possono infatti sopravvivere, perché verrebbero rigettate come aliene ed estranee (è già difficile farle accettare oggi).
Anche chi sta traendo vantaggi e benefici dalla situazione attuale sarebbe inoltre gravemente danneggiato dall’inevitabile catastrofe economica, sociale, sanitaria e politica che seguirebbe una perpetuazione indefinita dell’emergenza.
Nessuna “nuova normalità”, insomma, anche se per un ritorno alla vita di prima dovremmo attendere ancora a lungo, non solo a causa del Covid ma anche delle pressioni di chi, lo abbiamo detto, sta ottenendo un qualche guadagno dallo scenario pandemico.
(Di Cat Reporter 79)

Qualche giorno fa, un noto biologo italiano ha parlato degli asintomatici, sostenendo che anche loro sarebbero “malati” e rischierebbero gravi conseguenze. Dichiarazioni di un certo interesse, non tanto dal punto di vista scientifico (erano supportate da elementi e dati insufficienti e fumosi, ospitate da una testata generalista e il soggetto in questione non è né un virologo né un medico), ma comunicativo.
Oggi che gli asintomatici e i positivi “lievi“ sono la maggioranza di chi contrae il Covid, almeno in Italia, il rischio è infatti che il cittadino-medio tenda a “sottovalutare” la malattia, abbassando la guardia. Un “calo di tensione” che potrebbe danneggiare il prossimo (le persone realmente esposte a scenari severi) ma anche chi, a vario titolo e sono moltissimi, sta traendo vantaggio e beneficio da questa situazione di emergenza.
Sicuramente il biologo di cui sopra era in buona fede (nonostante qualche richiamo di troppo ai “negazionisti”, categoria che per alcuni ingloba chiunque manifesti anche solo un dubbio rispetto ad una certa linea), tuttavia non è da escludere che in un futuro molto prossimo gli asintomatici possano subire un’ “offensiva” mediatica (è capitato ad altre categorie) che li presenti come pericolosi, danneggiati e dannosi, anche oltre l’evidenza, la realtà e il buonsenso.
Sembra che la Regione Abruzzo abbia annoverato tra i recenti morti per il Covid anche un autotrasportatore ucraino, annegato e poi risultato positivo al tampone post-mortem. Chi conosce la comunicazione e la Storia (soprattutto) non se ne stupirebbe e non può non domandarsi quanti casi del genere ci siano stati, fino ad oggi. Ma sa anche che certi comportamenti sono destinati, presto o tardi, a ritorcersi contro chi li pone in essere e li sostiene.