Appunti di comunicazione- L’ IT-Alert e la malinconica illusione della guerra nucleare



La reazione con cui un settore del movimento d’opinione filo-russo ha accolto il messaggio di prova sulle allerte nazionali, servizio peraltro già attivo da molto tempo in altri Stati, è interessante e senza dubbio emblematica.

Se infatti da un lato si è voluta vedere nell’iniziativa della Protezione Civile la preparazione ad una guerra eventuale e futura, sull’onda di un dietrologismo scontato, dall’altro si è messa in atto una forma di propaganda tanto “esterna” quanto “interna per convincere, ma forse soprattutto per autoconvincersi, della forza della Russia e della sua pericolosità, ovviamente se provocata e ovviamente laddove i provocatori sarebbero il blocco euro-atlantico e l’Ucraina.

Si torna, di nuovo, a quel meccanismo psicologico difensivo di occultamento della realtà, nel caso di specie la realtà-presente della Federazione Russa, con il conseguente arroccamento ad un immaginario novecentesco non più concreto dove essa è ancora la temibile e prestigiosa Unione Sovietica, con tutto il suo corredo di valori e significati.

Silvio Berlusconi tra luci, ombre ed occasioni perse



Ad li là delle considerazioni sulle opacità che ne accompagnarono l’ascesa, il Berlusconi-imprenditore fu per certi versi una figura straordinaria ed unica nel suo genere. Non solo seppe rinnovare la televisione italiana, anche liberandola da un anacronistico monopolio di Stato, ma riuscì a trasformarla e metterla al passo con i tempi nelle forme e nei contenuti, “svecchiando” lo stesso Paese, nel suo insieme. Chi giudica la sua Fininvest con termini apocalittici, vedendo in essa l’inizio di un decadimento dei costumi se non di un’ipnosi di massa, tradisce quindi una visione limitata, limitante e ideologica, derivata da quel pedagogismo marxiano e della Scuola di Francoforte che assegna alla cultura e ai media un ruolo unicamente didascalico (politicamente indirizzato), aborrendo ogni altra opzione come ad esempio l’intrattenimento. Un approccio che un segmento della sinistra adottò pure negli anni ’50 e ’60, verso la RAI (ed anche per questo la sinistra italiana comunista/post-comunista, che fino al 1993 mantenne un ottimo e proficuo rapporto con l’allora Cavaliere, fu per anni persino contraria alla programmazione a colori, giudicandola immorale, frivola e forviante).

Altra riflessione merita invece il Berlusconi-politico. Se menzionare i suoi discutibili atteggiamenti, a danno dell’immagine di un’intera Nazione, e le innumerevoli violazioni e gli innumerevoli abusi compiuti sarà pleonastico, gioverà tuttavia ricordare come egli avesse l’opportunità di costruire, finalmente dopo quasi un secolo, una destra moderata e di rinnovare il Paese potendo contare su un consenso molto ampio, ma non lo fece. Al contrario, radicalizzò talune posizioni ormai superate dalla Storia e dalla fine della contrapposizione bipolare e bloccò quel processo di crescita civile e politica iniziato nel 1992. Semplicemente, la politica gli interessava solo nella misura in cui gli sarebbe servita a proteggersi e a proteggere le sue aziende, come peraltro ammise lui stesso nel corso degli incontri avvenuti ad Arcore nel 1992-1993 con Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Franco Tatò, Gianni Letta, Paolo Del Debbio, Giorgio Gori, Carlo Vetrugno, Michele Franceschelli, Maurizio Costanzo, Emilio Fede, Enrico Mentana, Andrea Monti, Roberto Briglia, Edvige Bernasconi, Carla Vanni e Federico Orlando*. Una grande, e forse unica ed irripetibile, occasione persa.

*Tra il 1992 e il 1993, nell’epicentro cronologico del terremoto polito-istituzionale causato dall’inchiesta “Mani Pulite”, Silvio Berlusconi organizzò una serie di briefing nella sua villa di Arcore, con lo scopo di studiare e mettere in campo una strategia che consentisse alle sue aziende di attraversare in modo indenne il delicato passaggio storico e di potere.

Agli incontri, verbalizzati da Guido Possa e sequestrati il 22 giugno del 1993 dalla procura di Milano nell’ambito di una delle inchieste sul gruppo Fininvest, presero parte Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Franco Tatò, Gianni Letta, Paolo Del Debbio, Giorgio Gori (direttore di Canale 5), Carlo Vetrugno (direttore di Italia 1), Michele Franceschelli (direttore di Retequattro), Maurizio Costanzo, Emilio Fede, Enrico Mentana, Andrea Monti (direttore di “Panorama”), Roberto Briglia (direttore di “Epoca”), Edvige Bernasconi (direttore di “Donna Moderna”), Carla Vanni (direttore di “Grazia”) e Federico Orlando (direttore de “Il Giornale”).

Nelle riunioni, il gruppo decise anche l’adozione di una strategia editoriale di pieno e totale sostegno al pool di Milano*, “nonostante Craxi” (Federico Orlando, seduta del 24 ottobre 1992); da allora, sia le emittenti televisive che i giornali al servizio del futuro Presidente del Consiglio si allinearono infatti a quel discusso e discutibile giacobinismo mediatico che caratterizzò quegli anni e che avrebbe convinto l’Ordine a varare la Carta di Milano sulla deontologia da osservare nel trattamento delle inchieste e per la salvaguardia dei diritti degli indagati-imputati.

L’appoggio di Berlusconi al pool meneghino non si limitò a questa scelta editoriale ma proseguì con l’offerta, una volta vinte le elezioni del 1994 , del ministero dell’ Interno a Di Pietro e della Giustizia a Davigo.

Se a questo si aggiungerà la partnership tra FI, la Lega Nord ed il MSI (due tra i più accaniti avversari del Pentapartito nel periodo di “Mani Pulite”), la ricostruzione che vuole Berlusconi difensore e paladino dei diritti degli indagati di allora, dei principi del garantismo democratico e dell’ amico Bettino Craxi, non potrà dunque che venire ridimensionata se non addirittura smentita e confinata nel perimetro del mero e più interessato propagandismo.

Approfondimento

La sinistra e il falso mito del Biscione-burattinaio

Fin dal 1954, quando la RAI inaugurò i suoi programmi, la postura del PCI (e più in generale delle sinistre comuniste) alla televisione si è sempre caratterizzato per una certa diffidenza e ostilità, con rare, deboli e tardive aperture. Emblematici a riguardo gli attacchi a programmi come “Lascia o raddoppia?”, “Canzonissima” e “Il Musichiere”, le battaglie contro il colore e la creazione dei “teleclub” per educare i telespettatori ad un uso critico e distaccato del piccolo schermo.

Un simile atteggiamento traeva origine dall’impianto ideologico marxista e della Scuola di Francoforte, che assegnava e assegna alla cultura e all’arte un ruolo pedagogico. I programmi di evasione e l’intrattenimento leggero erano quindi percepiti dai comunisti come strumenti usati dal potere democristiano e pentapartitista per tenere le masse nell’ignoranza, in modo da gestirle e controllare meglio. Un “modus cogitandi” rimasto inalterato con l’avvento delle tv commerciali. Dopo l’entrata in politica di Silvio Berlusconi, in particolare, prese piede a sinistra la convinzione che il successo nelle urne del tycoon milanese fosse dovuto ad una manipolazione continua e costante delle coscienze degli italiani messa in pratica dalle sue reti televisive. Come la DC grazie a “Lascia o raddoppia?” e “Il Musichiere” , Berlusconi avrebbe creato un nuovo tipo di italiano, servendosi ad esempio di “Ok, il prezzo è giusto” o “Drive in”*. Un cittadino superficiale, orientato esclusivamente al profitto e all’edonismo, compatibile quindi con il messaggio forzista.

Si tratta ad ogni modo di un’analisi ideologica, sommaria e grossolana, che non tiene conto dell’evidenza che i programmi offerti da Canale 5, Italia Uno e Rete Quattro fossero perlopiù format stranieri e/o in ogni caso diffusi anche all’estero, mentre un fenomeno quale il berlusconismo è e resta peculiarità esclusiva del nostro Paese, senza riscontri nemmeno nelle democrazie occidentali più fragili.

La chiave del successo politico dell’ex Cavaliere fu invero la sua capacità di porsi come uomo nuovo in una fase di crisi sistemica e valoriale acuta (1992-1994) e di coagulare intorno a se un elettorato già esistente e molto ben definito e definibile, quello missino, leghista e del pentapartito in disfacimento, ossia le forze che durante l’intera storia repubblicana si erano contrapposte alle sinistre comuniste, post-comuniste e ai loro alleati. Pur riconoscendo al suo arsenale mediatico e al suo prestigio come imprenditore un ruolo forse fondamentale nella sua ascesa politica, la teoria che vuole le tre reti di Cologno Monzese come oscure burattinaie della psicologia del popolo italiano non ha drtitto di cittadinanza nell’elaborazione di alcuno storico.

*Molta dell’offerta del Biscione rispondeva inoltre a standard qualitativi elevati. Il già citato “Drive In”, emblema con le sue soubrette discinte dell’ imbarbarimento collettivo che avrebbero esercitato i canali di Berlusconi, non era né il primo né l’unico programma a mostrare vallette poco vestite mentre si trattava prima di tutto di un contenitore comico con artisti di indiscussa professionalità. Ricordiamo a tal proposito Giorgio Faletti, Gaspare e Zuzzurro, Corrado, Guido Nicheli, ecc. “Drive in” traeva inoltre ispirazione anche da programmi come “Carosello”.

Il mondo filo-russo, il Kosovo, il Donbas e le catene del passato

E’ interessante notare come il movimento d’opinione filo-russo invochi l’indipendenza per il Donbas (dove i russi sono circa il 39% e non si verificarono mai tensioni etniche fino all’arrivo di Putin) ma non per il Kosovo (dove la popolazione albanese arriva al 93%, è presente dal XIV Secolo e l’Islam ingloba il 96% dei fedeli) e condanni le ingiustizie, vere o presunte, di Kyïv verso la minoranza russa ma taccia di fronte a quelle, ben note e documentate, dei serbi ai danni di albanesi, bosgnacchi e musulmani (anch’essi tuttavia non immuni da colpe, anzi).

Un approccio senza dubbio ideologico, basato di nuovo su schemi tipicamente novecenteschi e quindi in gran parte superati, anche volendo considerare che la Serbia di oggi un Paese integrato nei sistemi occidentali, candidato per l’adesione all’Unione Europea.

E’ interessante notare come il movimento d’opinione filo-russo invochi l’indipendenza per il Donbas (dove i russi sono circa il 39% e non si verificarono mai tensioni etniche fino all’arrivo di Putin) ma non per il Kosovo (dove la popolazione albanese arriva al 93%, è presente dal XIV Secolo e l’Islam ingloba il 96% dei fedeli) e condanni le ingiustizie, vere o presunte, di Kyïv verso la minoranza russa ma taccia di fronte a quelle, ben note e documentate, dei serbi ai danni di albanesi, bosgnacchi e musulmani (anch’essi tuttavia non immuni da colpe, anzi).

Un approccio senza dubbio ideologico, basato di nuovo su schemi tipicamente novecenteschi e quindi in gran parte superati, anche volendo considerare che la Serbia di oggi un Paese integrato nei sistemi occidentali, candidato per l’adesione all’Unione Europea.

Appunti di storia e di presente: Ipotesi d lancio (incredulità alta)

Se con la formula “launch on attack” si intende una risposta nucleare solo con la certezza di un primo colpo nemico, con la formula “launch on warning” si intende invece un primo colpo preventivo, in caso di supposto pericolo.

Sposata la seconda opzione da Chruščëv come dottrina, Bréžnev la abbandonerà, anche su suggerimento dei vertici militari che chiedevano una modernizzazione ed una riorganizzazione delle forze nucleari una volta raggiunta la parità strategica con l’Occidente.

Va però detto che il sistema di sorveglianza sovietico mostrò comunque delle pericolosissime lacune fino all’ultimo (stessa cosa quello russo), basti pensare agli equivoci del 1983: 1 settembre (abbattimento di un Jumbo coreano scambiato per un velivolo-spia americano), 26 settembre (il sistema radar di rilevamento precoce di attacco nucleare di Mosca registrò per errore un lancio di missili balistici intercontinentali dalle basi degli Stati Uniti*) e novembre (l’esecitazone NATO “Able Archer 83” venne scambiata per un attacco imminente).

*Incidente dell’equinozio d’autunno

La comunicazione responsabile: Violenza e violenze

Lasciare un partner violento (e ricordiamo che esistono molte e differenti tipologie di violenza) non è facile come qualcuno crede, anche perché spesso la vittima viene sottoposta ad un vero e proprio processo di “manipolazione”. Per questo è necessario saper cogliere i segnali di allarme, se e quando si è ancora in tempo, e allontanarsene.

Un’altra riflessione merita il drammatico e odioso fenomeno dello stalking, che la giurisprudenza e le forze dell’ordine non riescono spesso a contrastare con efficacia, non solo in Italia. Qui la politica dovrebbe intervenire con maggior decisione, colmando un vuoto di fatto (magari stabilendo una soglia oltre la quale far scattare una lunga pena detentiva, così proteggere e tutelare la vittima). A tal proposito, il mio pensiero va alla mia ex baby sitter Ester Pasqualoni, oncologa e madre di due bambini sgozzata nel parcheggio dell’ospedale dal suo stalker dopo anni di persecuzioni (stalker che aveva contribuito a causare un malore fatale al compagno di Ester). Era impossibile salvarla? Io non credo.

https://www.corriere.it/cronache/17_giugno_23/killer-dottoressa-suicida-la-fuga-pedinava-ester-4-anni-a76622d0-57eb-11e7-abb9-de301c7bc284.shtml

Appunti di storia : La “profezia” di Reagan

Già negli anni ’60, Ronald Reagan fu uno dei pochi a predire che l’URSS avrebbe vissuto uno scontro tra i politici e i militari, da un lato, e i cittadini-consumarori (frustrati) dall’altro. Oltre a non permettere a Mosca di inseguire un eventuale riarmo americano e occidentale su ampia scala, questo conflitto avrebbe portato al crollo del regime sovietico.

La Storia validerà la tesi di Reagan, il quale riuscì a trascinare nelle secche l’avversario proprio con una politica di massiccio riarmo (che ebbe anche lo scopo di ridare fiducia agli americani ed agli alleati).

Nota: numerosi “addetti ai lavori”, come ad esempio gli analisti dei servizi segreti occidentali, avevano comunque previsto già allora il crollo del blocco orientale entro breve tempo

Appunti di comunicazione : L’ esperto inconsapevole

Secondo alcune teorie, le donne possiederebbero una maggiore capacità di comprensione del linguaggio non-verbale. Essendosi dovute occupare nel passato quasi sempre da sole dei figli piccoli, avrebbero infatti imparato a riconoscerne meglio i bisogni espressi con i gesti. Relegate per lungo tempo a ruoli subalterni, sarebbero state comunque costrette obtorto collo a codificare e utilizzare più degli uomini i segnali non-verbali. Tutto ciò le avrebbe rese anche più sensibili.

Occorre ad ogni modo precisare come questa dote sia innata, indipendentemente dal genere di appartenenza, ma che venga perduta o ridimensionata nel corso della vita, sia a causa della preponderanza del linguaggio logico (parlato) sia perché le nostre società inducono spesso l’individuo a nascondere le emozioni, se non a ritenerle qualcosa di sbagliato o sconveniente.

La comunicazione analogica (non-verbale), quella prossemica, cinesica e digitale*, non mente, quindi, ma è di norma strettamente legata alle emozioni e di esse è espressione e in ultima analisi chiave di lettura.

*la prossemica riguarda il nostro rapporto con lo spazio, la cinesica riguarda i gesti che compiamo quando parliamo mentre la digitale studia il contatto fisico

La comunicazione responsabile : Napul’ è…una città con i suoi pregi e i suoi difetti

Voler raccontare Napoli come qualcosa di unico e speciale in senso positivo, sempre e a prescindere, significa fare il male di Napoli, soprattutto quando si vanno contestualmente a sminuire altre realtà nazionali.

Un comportamento che può essere motivato dal desiderio di accattivarsi la simpatia e i favori di una comunità e di un movimento d’opinione molto influenti ed agguerriti o dal timore di inimicarseli, da conformismo, dal politicamente corretto (non va dimenticato come razzismo e pregiudizio siano mali che affliggono anche l’ambiente partenopeo) o da altre suggestioni, ma che va ad alimentare e legittimare una certa cultura vittimistica, auto-consolatoria, negazionistica, provinciale e sciovinista che impedisce la soluzione dei problemi del capoluogo campano, oltre a non avere alcun ancoraggio alla realtà a meno che non si intenda procedere a pericolose classificazioni tra esseri umani su base “etnica” e territoriale.

Si goda, se lo si vuole, del successo degli uomini di mister Spalletti, ma senza tracimare in estremismi bocciati tanto dalla Storia quanto dal buonsenso.

Nota: una considerazione che vale quando si parla di Napoli come del resto del Mezzogiorno

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone che giocano a football, persone che giocano a calcio, stadio e testo

Nota: la provocazione potrebbe essere di per sé intelligente (polemizzare contro chi marginalizza o avversa Napoli) ma lo scudetto rovesciato e la dicitura “bottino di guerra” cambiano il quadro d’insieme

Appunti di comunicazione : La sinistra, il linguaggio di genere e il cittadino “idiota”

Debitrice dell’austero pedagogismo marxiano e di realtà come la Scuola di Francoforte, una parte della sinistra ha un’opinione fondamentalmente negativa delle masse, viste appunto come soggetti da emancipare, da elevare (funzione didascalica e “civilizzatrice” che assegna a sé stessa). Ciò a maggior ragione ed ancor di più in Italia, dove la sinistra comunista, post-comunista ed i suoi alleati non sono quasi mai stati premiati dagli elettori a livello nazionale, elemento che ha contribuito ad aumentare il loro distacco e la loro diffidenza dall’ “uomo della strada”, dall’ “everyman”.

Da qui, anche da qui, ha origine lo sdegnato e stizzito rifiuto di abbandonare o sospendere polemiche come quella sul “linguaggio di genere” (tematica che ha comunque una sua dignità e importanza), così da non allontanarsi da un cittadino che, almeno nell’attuale momento storico, le ritiene secondarie o strumentali, e forse non a torto.

Il cittadino, l’ italiano “medio”, è insomma, dalla prospettiva di costoro, un ingenuo ed un rozzo, inconsapevole di quel che dice e dei suoi reali bisogni.

Appunti di comunicazione : Il rossobrunismo, in tutte le sue grottesche contraddizioni

(foto scattata durante una manifestazione per la pace)

Contraddizioni tragiche, anche, poiché risulta evidente come una parte della sinistra non abbia mai superato il trauma del 1989/1992, trincerandosi in un’idea “romantica” e novecentesca della Russia che è però lontanissima dalla realtà odierna.

La Russia di oggi non è quella del 1917 o del maggio 1945, ma in sostanza il suo esatto opposto. In barba a Lenin, di essa rimane un imperialismo che ha però come carburante l’interesse economico ed il revanscismo nazionalista.