
Se un ministero per la “sovranità alimentare” esiste pure nella Francia di Emmanuel Macron (ed ha in un certo senso dei precursori anche a sinistra, basti pensare alla “Via Campesina”) e politiche per favorire la natalità vengono intraprese in altri paesi occidentali e da governi conservatori come progressisti (essendo il calo demografico una minaccia esistenziale per una nazione), la tutela di un concentrato di ricchezze ed eccellenze qual è il “Made in Italy” non potrà che essere considerata positiva e razionale.
Termini come “sovranità”, “natalità” e persino “famiglia”* sono tuttavia dei “frames” che a livello neurologico richiamano e attivano, in una parte degli elettori di sinistra, il ricordo del Ventennio, e di conseguenza tutto quello che è ad essi collegato viene percepito in chiave negativa e dunque respinto (si consigliano a tal proposito gli studi di Lakoff).
Ma c’è di più.
Per ragioni storiche ben note (un’interpretazione arbitraria dell’internazionalismo marxiano, ad esempio, oltre al già citato “tabù” dell’esperienza fascista), anche il rimando alla difesa dell’interesse nazionale e a tutto ciò che sia vagamente identitario è inteso e bollato da costoro come sbagliato, pericoloso, minaccioso ed anacronistico. Un approccio “innaturale”, oltre che autolesionistico, che ha contribuito, in un’ultima istanza, a rendere quella sinistra impopolare, ad allontanarla dal cosiddetto “paese reale”, dai cittadini e dai loro bisogni.
*con il riconoscimento delle unioni civili, anche i legami tra cittadini dello stesso sesso sono e saranno tutelati dalle politiche per la famiglia



Se la comunicazione del centro-destra si basa quasi sempre sui programmi e su tematiche di natura contingente (questo a prescindere dal giudizio che se ne vuole dare), escludendo la pandemia, fenomeno peraltro eccezionale e transitorio, la comunicazione e l’attenzione della sinistra sembrano invece orientate quasi soltanto su Matteo Salvini.
resentato e rivendicato come risposta alle politiche proiettive dell’Eliseo nello scacchiere africano, il blitz terroristico in Mali dimostra e conferma, al pari degli attentati dei giorni scorsi, come alla base dell’ondata di violenza che sta sconvolgendo la Francia non vi sia soltanto il fondamentalismo di stampo islamista.