Perché la “metamorfosi” di Conte non è una sorpresa

La “metamorfosi” di Giuseppe Conte, da compassato Presidente del Consiglio (adorato nei mesi pandemici anche da quella sinistra all’epoca innamorata della linea chiusurista “senza se e senza ma”) a Masaniello ondivago, stupisce solo se non si prende in considerazione la natura del soggetto, che è assai ambiziosa (nel volgere di 24h passò dal governare con la Lega salviniana a governare con il PD e LEU), e se non si prende in considerazione la natura, endemicamente populista, del M5S.

L’ “avvocato del popolo” si sta quindi solo adeguando al nuovo ruolo, ormai l’ennesimo, per di più costretto ad accentuare certi aspetti radicali del suo movimento nel tentativo di fargli recuperare voti e consensi.

Caduta Draghi: la sinistra, il caro nemico e il fascino di quell’eterna “resistenza”

Un secolo di sconfitte ha plasmato il DNA di una certa sinistra, rendendola oppositiva per principio, “contro” e non “per”, orientandola cioè a preferire l’opposizione al governo, a vedere nella protesta in quanto tale la propria dimensione, la propria fonte di energia. Una rivoluzione ed uno scollamento rispetto agli stessi indirizzi socialisti.

Ecco perché, oggi, quella sinistra festeggia la caduta di Draghi, pur sapendo che a breve sarà quasi certamente un centro-destra a guida meloniana ad avere le chiavi del Paese.

Macché Russia! La genuinità “maldestra” di Conte

Dietro lo “strappo” di Giuseppe Conte non c’è stato probabilmente nulla di “nobile” o di “oscuro”, nessuna motivazione ideologica, nessuno scatto di orgoglio, nessun senso di rivalsa verso Draghi come nessuna macchinazione del Kremlino e della Russia.

Le tempistiche della crisi e la conseguente, ennesima, rottura creatasi all’interno del Movimento, sembrano suggerire che l’ex “premier” e i suoi, spaventati dagli esiti delle amministrative, abbiano cercato di inasprire lo scontro con Palazzo Chigi nel tentativo di recuperare consensi, senza tuttavia voler giungere ad una vera rottura. Il sistema del “dentro ma contro”, di nuovo, ma questa volta sfuggito di mano, anche a causa dell’intransigenza “anglosassone” (o dell’astuzia) dell’ex capo della BCE.

Non bisogna dimenticare che il grosso dei parlamentari grillini è costituito da giovanotti con poca o nulla esperienza politica (il loro stesso spin doctor è un ingegnere elettronico noto per aver partecipato al Grande Fratello), di conseguenza non sarebbe irrazionale aspettarsi da loro errori tattico-strategici ed ingenuità.

Dl aiuti: la finta del Conte

Abbandonando l’aula al momento delle votazioni sul Dl aiuti, sapendo sarebbe passato comunque, il M5S fa un piccolo colpo di teatro a beneficio di ciò che resta dei propri elettori e simpatizzanti, in modo da dare un segnale di (r)esistenza in vita. Il “dentro-ma-contro”, per quanto possibile e laddove possibile, evitando di arrivare a strappi che rischierebbero di diventargli fatali. In questo i grillini potrebbero essere facilitati dal ridimensionamento subìto dopo lo strappo di Di Maio, che ha dato loro margini di manovra più ampi per alzare i toni senza tuttavia mettere a repentaglio la tenuta del governo. Una strategia forse inutile e fallimentare, dato il carattere esigente e liquido di un elettorato di protesta come quello (ex) pentasellato, ma l’unica ormai pensabile per Conte.

Conte VS Macron: molto più di una semplice differenza

conte macronMentre Emmanuel Macron parla anche di politica estera, vola in Libano e invia navi da guerra nel Mediterraneo orientale per difendere gli interessi francesi ed europei dalle mire turche, Giuseppe Conte e i partii e i leader che sostengono il suo governo sembrano avere una sola preoccupazione, un solo argomento: il virus.

Una differenza che va a di là di quella tra il premier italiano e il presidente francese, tra e forze che sostengono l’uno e quelle che sostengono l’altro, ma che affonda le sue radici ben più in profondità.

Per una serie di ragioni storiche diverse e complesse, il nostro Paese ha infatti un sentimento nazionale molto più fragile e il tabù dell’esperienza fascista porterebbe l’italiano, soprattutto se di centro-sinistra, a ritenere inaccettabile il ricorso, seppur a scopo dimostrativo, all’ “hard power”. Ma, più in generale, la difesa stessa dell’interesse nazionale può presentare delle difficoltà quando sostenuta in modo aperto, fosse anche l’invito ad acquistare prodotti locali e/o a limitare il turismo nello Stivale così da aiutare la nostra imprenditoria.

Un “vulnus” che mina e penalizza l’Italia almeno dal dopoguerra, una torsione innaturale, inconcepibile e irrazionale verso l’autolesionismo. Tornando al Covid, la stessa demonizzazione, da parte di alcuni settori della maggioranza, dei giovani, mentre gli immigrati vengono difesi in maniera strenua (e talvolta poco lucida) da qualsiasi accusa, ne è un’ulteriore conferma.

Se il pendolo inizia a muoversi: cosa ci insegna la reazione dopo la lettura degli atti del CTS e a cosa possiamo andare incontro.

verbali ctsLe prime crepe nella popolarità di Conte e del suo governo, emerse con la pubblicazione dei verbali del CTS, erano un evento previsto e prevedibile, alla luce delle dinamiche storiche. Un consenso molto forte e decisioni radicali sono infatti degli estremi, soggetti sempre ad oscillazioni opposte e contrarie appena le dinamiche di fondo subiscono un mutamento.

Il prossimo passaggio sarà una pericolosa e massiccia reazione di sfiducia verso l’informazione e, soprattutto, verso la comunità medico-scientifica, con il rischio di vedere aumentare le quotazioni e la popolarità dei movimenti anti-scientifici. Per questo, finché si è in tempo, è necessaria un’inversione di rotta che modifichi la narrazione del virus, ad esempio evitando i toni allarmistici, ansiogeni e confusionari usati finora.

Anche la sinistra dovrà imparare a secolarizzare il virus (c’è ancora chi difende il lockdown totale nonostante i pareri del CTS), a capire che esiste un mondo oltre il Covid e che presto tornerà ad affermarsi (per fortuna). Non sarà e non potrebbe essere una malattia la base e la stella polare di una strategia politica, di un modo di essere e di intendere le cose.