Dai “negazionisti” agli immigrati: l’importanza del “nemico” da sinistra a destra

Con poco più di 1000 partecipanti, la manifestazione romana di ieri (che non vedeva solo la presenza di “negazionisti”) è stata un evento abbastanza marginale. Ciononostante i principali vettori e mittenti della comunicazione e della propaganda filo-governative le hanno dato e le stanno dando ampio risalto, come puntualmente fanno ormai da giugno con tutti gli eventi analoghi.

Incapsulata nella propaganda “agitativa”, la ricerca del “nemico comune” è una tecnica tra le più efficaci, che consente di cementare il consenso attorno al mittente e/o di indirizzare l’attenzione del target a suo piacimento. Talvolta può essere legata alla ricerca del “capro espiatorio” e al ricorso al “senso comune”*. Certa destra agisce ad esempio in questo modo rispetto al problema immigrazione ed a quello sicurezza.

Soprattutto volendo considerare come l’emergenza sanitaria sia riuscita ad aumentare le quotazioni del premier e dell’esecutivo (prima in netto e progressivo calo), non è da escludere che la maggioranza e il movimento d’opinione ad essa vicino stiano cercando di esasperare il ruolo e l’importanza di certe frange ostili, così da averne un ritorno di immagine e politico presentandosi quale unica alternativa affidabile e delegittimando un dissenso che oggi sembra irrobustirsi.

*far credere che le opinioni del mittente rispecchino quelle della maggioranza, il senso comune, appunto

Comunicare e gestire i conflitti, anche al tempo del Covid: ascoltare per farsi ascoltare

Esiste ed è disponibile un’imponente produzione bibliografica, anche di carattere scientifico e accademico, a dimostrare come nella comunicazione e nel “problem solving” un approccio ostile ed elitario non solo non paghi ma ottenga l’effetto opposto, mettendo l’interlocutore sulla difensiva e rendendolo sordo alle nostre argomentazioni.

Viceversa, una postura equilibrata e razionale, il valorizzare chi abbiamo davanti, cercare di andare incontro alle sue esigenze ed ascoltarne le ragioni, aiuterà a farci capire meglio e a far passare in modo più agevole il nostro messaggio.

A riguardo, gli esperti di negoziazione dei conflitti e docente ad Harvard Roger D. Fisher e Daniel L. Shapiro offrono un “vademecum” molto interessante:

-esprimere apprezzamento, valutando positivamente ciò che gli altri pensano, sentono o mostrano, (senza pensare che ciò significhi cedimento)

-costruire affiliazione, trasformando l’avversario in un collega grazie alla scoperta di interessi e conoscenze in comune

-rispettare l’autonomia, espandendo nel contempo la propria

-riconoscere lo status delle controparti, e onorarle quando serve, riaffermando nel contempo il proprio status (questa azione rafforza stima e capacità di influenzare

-scegliere per sé un ruolo negoziale pieno, e cioè con un chiaro obiettivo e che sia significativo dal punto di vista personale

Passare, insomma, dal “come faccio fargli cambiare idea?” al “quali parole possiamo trovare che ci accomunano, che consentono una progressiva trasformazione della disputa in collaborazione?”, dal “noi chiediamo”, “noi insistiamo”, “abbiamo diritto a” al “ciò che realmente ci preoccupa è”, “noi temiamo che”, “noi preferiamo”, “lasciateci spiegare i nostri sentimenti a riguardo” (Granelli-Trupia)

Un arsenale basato sul “soft power”, il cui impiego possibile è illustrato in un altro vademecum, in questo caso della Harvard Law School (Principled Negotiation):

-separa le persone dal problema (sii mite con le persone e duro con i problemi)

-concentrati sugli interventi e non sulle posizioni (che tendono a con-fondersi con gli ego delle persone)

-inventa un certo numero di opzioni che puntino a ottenere benefici reciproci prima di decidere il da farsi

-insisti che il risultato della trattativa utilizzi criteri oggettivi

-abbi sempre in testa il tuo BATNA (Best Alternative to a Negotiated Agreement)

E se invece fosse la controparte a manifestare un atteggiamento ostile e respingente? Sarà sempre raccomandabile non lasciarsi coinvolgere in una “rissa” verbale inutile e controproducente. Anche stavolta può venirci in aiuto una tecnica, detta “negotiation jujitsu” (dal nome della famosa arte marziale giapponese). Difendere cioè le nostre posizioni senza attaccare, ma eludendo l’aggressività altrui lasciandola colpire a vuoto così che si spenga. Nel dettaglio:

-usare le domande al posto di affermazioni: le affermazioni creano resistenza, dove invece le domande generano rispose. Le domande consentono alla controparte di spiegare il proprio punto di vista dandoci una visione più ampia. Le domande possono anche essere molto sfidanti e forzare la controparte ad affrontare i punti nodali del problema

-usare il silenzio, una delle armi più efficaci a disposizione: quando la controparte fa una proposta irragionevole o un attacco personale ingiustificato, la cosa migliore da fare è rimanere fermi, neanche troppo turbati e non dire una parola. La controparte sarà così forzata a parlare e a giustificare le proprie affermazioni

Soprattutto in una fase come quella odierna, che vede medici, scienziati e divulgatori commettere spesso degli errori di comunicazione nell’accostarsi all’emergenza Covid e al tema vaccinale, queste linee guida sono più che mai utili e preziose. Cedere al’Ego, all’ira, avere delle cadute di stile o essere troppo criptici e complessi durante un performance che vuole avere carattere divulgativo, non farà altro che aumentare la distanza tra il cittadino e la scienza confinandola in una bolla, a tutto vantaggio di quelle correnti di pensiero e di quei movimenti e anti-scientifici che oggi sembrano, infatti, di nuovo in ascesa.

Riferimenti bibliografici:

Roger Fisher e Daniel Shapiro, “Beyond Reason: Using Emotions as You Negotiate”; Andrea Granelli e Flavia Trupia, “La retorica è viva e gode di ottima salute. Convincere, capire, vaccinarsi ai tempi del web”; Roger Fisher e William Ury, ““Getting to Yes”

I giovani “movidari”, “discotecari”, “vacanzieri” e infine untori: come si costruisce il mostro

coviddi« I moralizzatori in servizio permanente di Twitter hanno individuato il nuovo Grande Untore: è l’innocuo turista (spesso giovane e già colpevole di “movida”) di ritorno da Rodi o Corfù. Ma i dati del contagio in Grecia non hanno mai preoccupato » (“Dopo il runner, il nuovo nemico pubblico numero uno è il turista in Grecia”, di David Piacenza su Wired)

In questo caso, come in senso più ampio per quel che riguarda demonizzazione dei giovani, “movidari”, “discotecari” e “vacanzieri”, in atto da un po’ di tempo, stiamo assistendo ad un esempio di propaganda “agitativa” (atta a creare e stimolare reazioni forti come panico, rabbia ed ansia) “interna” (rivolta al pubblico nostrano). Sviluppata mediante le seguenti tecniche:

1a) ricerca del “capro espiatorio” (i giovani)

1b) ricerca del “nemico comune” (ancora i giovani)

2) appello al “senso comune” (la movida, gli assembramenti e le vacanze all’estero sarebbero atteggiamenti considerati fuori luogo dalla maggior parte delle persone in questo momento storico, quindi i giovani andrebbero contro la saggia e prudente maggioranza)

3) “proiezione” e “analogia” (i giovani vengono associati all’immagine negativa e respingente degli irresponsabili e degli “untori”)

4) “ripetizione” (il messaggio viene ripetuto di continuo e da/con tuti i canali possibili e disponibili

5) “semplificazione” (i giovani vengono accusati senza alcuna prova di non rispettare le misure di sicurezza)

6) mal-informazione (la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, anche reali, come limiarsi a mandare in onda solo le interviste ai ragazzi “negazonisti” in vacanza e in discoteca)

 

Vettori sono i media (per ragioni commerciali ed editoriali) e le istituzoni e i partiti di maggioranza, in questi ultimi due casi per:

1) invitare alla prudenza e all’osservanza delle normative anti-Covid

2) guadagnare un alibi qualora la situazione dovesse precipitare

3) ottenere il consenso popolare per eventuali nuove chiusure

4) aumentare, più in generale, il proprio conenso, in brusco e inarrestabile calo fino a marzo e a vantaggio del centro-destra (rally ‘round the flag)

5) aumentare il proprio potere di controllo sulle masse

Tecniche per certi versi presenti anche nella “guerra ibrida”, come spiega l’approfondimento sottostante.

 

L’ingegneria della bufala e della manipolazione

Soprattutto quando studiate ad arte, le “fake news” seguono una precisa catena di elaborazione e comando. Il manipolatore parte cioè da un’impasse in cui si trova il bersaglio, ne esamina le credenze e gli schemi socio-culturali e propone una soluzione, una verità alternativa. Si tratterà allora di “mal-informazione” e “disinformazione”, benché la ricerca di una exit strategy ad una iniziale mancanza di soluzioni sia tipica anche della “mis-informazione”, ovvero tutti noi possiamo creare e far prosperare una “fake news”, inavvertitamente.

L’ingegneria della bufala”, volendo usare un’iperbole, è ben descritta da Fontana in questi 9 passaggi, che incudono l’azione disinformativa contro un target straniero nell’ambito dei conflitti ibridi:

1) verificare le credenze in uso e mappare quelle dei propri pubblici

2) indagare le strutture culturali dei gruppi sociali di riferimento e i prodotti informativi di cui fruiscono

3) monitorare la situazione delle forze (geo)politiche in campo

4) considerare le piattaforme mediatiche in uso che possono modificare messaggi chiave e credenze

5) riconoscere e interpretare le differenti notizie inventate (fake design)

6) definire quali percezioni far vivere da un punto di vista fisico, emotivo, mentale (perception management)

7) identificare e far vivere le nuove narrative individuali e sociali (strategic story-work)

8) definire le azioni pratiche di sense-making: le pratiche e i riti che generano significato in una comunità

9) monitorare in progress i nuovi orientamenti di credenza e i fatti alternativi

L’enigma Crisanti

crisanti zangrilloDue giorni fa Andrea Crisanti (che non è un virologo nonostante sia spesso presentato come tale) ha dichiarato che Padova avrebbe “decine e decine di malati in terapia intensiva”. In realtà i ricoverati in intensiva per il Covid sono 6 in tutto il Veneto, regione di quasi 5 milioni di abitanti. Una cinquantina nel resto d’Italia, Paese di oltre 60 milioni di abitanti.

Non è la prima volta che il Crisanti, tra i punti di riferimento e le icone del movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’epidemia, diffonde numeri e dati non corrispondenti al vero. Ad esempio lo aveva già fatto agli inizi di luglio, nel corso di un faccia a faccia su Rai 3 con il Prof. Zangrillo.

A questo punto viene spontaneo domandarsi se il Crisanti renda dichiarazioni inesatte (di tenore allarmistico) perché poco informato, e allora sarebbe grave, o intenzionalmente, e allora sarebbe gravissimo. Gravissimo e irresponsabile.

Conte VS Macron: molto più di una semplice differenza

conte macronMentre Emmanuel Macron parla anche di politica estera, vola in Libano e invia navi da guerra nel Mediterraneo orientale per difendere gli interessi francesi ed europei dalle mire turche, Giuseppe Conte e i partii e i leader che sostengono il suo governo sembrano avere una sola preoccupazione, un solo argomento: il virus.

Una differenza che va a di là di quella tra il premier italiano e il presidente francese, tra e forze che sostengono l’uno e quelle che sostengono l’altro, ma che affonda le sue radici ben più in profondità.

Per una serie di ragioni storiche diverse e complesse, il nostro Paese ha infatti un sentimento nazionale molto più fragile e il tabù dell’esperienza fascista porterebbe l’italiano, soprattutto se di centro-sinistra, a ritenere inaccettabile il ricorso, seppur a scopo dimostrativo, all’ “hard power”. Ma, più in generale, la difesa stessa dell’interesse nazionale può presentare delle difficoltà quando sostenuta in modo aperto, fosse anche l’invito ad acquistare prodotti locali e/o a limitare il turismo nello Stivale così da aiutare la nostra imprenditoria.

Un “vulnus” che mina e penalizza l’Italia almeno dal dopoguerra, una torsione innaturale, inconcepibile e irrazionale verso l’autolesionismo. Tornando al Covid, la stessa demonizzazione, da parte di alcuni settori della maggioranza, dei giovani, mentre gli immigrati vengono difesi in maniera strenua (e talvolta poco lucida) da qualsiasi accusa, ne è un’ulteriore conferma.

Perché è facile disprezzare i giovani (e perché è pericoloso e sbagliato)

giovai covidLa continua e costante demonizzazione dei giovani, accusati (senza alcuna prova certa) di non rispettare le normative anti-Covid e di rappresentare dunque una minaccia per tutti, non si spiega solo con la nota “laudatio temporis acti”, l’esaltazione del passato che ha tra le sue conseguenze lo scetticismo verso le nuove generazioni.

Con un’aspettativa di vita di 84 anni e una natalità tra le più basse del mondo occidentale, l’Italia è infatti un Paese “vecchio”, in cui i giovani sono pochi e marginali (anche dal punto di vista elettorale), per questo è più facile cooptarli come alibi e bersaglio. Una situazione che si va a saldare ad una mentalità storicamente “gerontofila”, retaggio della nostra cultura classica.

Assistiamo così ad una bislacca, irrazionale e autolesionistica guerra contro il futuro stesso della nazione e dello Stato, cioè le nuove generazioni. Una corsa verso il declino, distruttiva come quella contro un muro di mattoni.

I ragazzi italiani hanno vissuto e stanno vivendo un dramma che dal 1945 ad oggi nessun’altra generazione ha sperimentato nella sua età più bella. Non dimentichiamolo.

Se il pendolo inizia a muoversi: cosa ci insegna la reazione dopo la lettura degli atti del CTS e a cosa possiamo andare incontro.

verbali ctsLe prime crepe nella popolarità di Conte e del suo governo, emerse con la pubblicazione dei verbali del CTS, erano un evento previsto e prevedibile, alla luce delle dinamiche storiche. Un consenso molto forte e decisioni radicali sono infatti degli estremi, soggetti sempre ad oscillazioni opposte e contrarie appena le dinamiche di fondo subiscono un mutamento.

Il prossimo passaggio sarà una pericolosa e massiccia reazione di sfiducia verso l’informazione e, soprattutto, verso la comunità medico-scientifica, con il rischio di vedere aumentare le quotazioni e la popolarità dei movimenti anti-scientifici. Per questo, finché si è in tempo, è necessaria un’inversione di rotta che modifichi la narrazione del virus, ad esempio evitando i toni allarmistici, ansiogeni e confusionari usati finora.

Anche la sinistra dovrà imparare a secolarizzare il virus (c’è ancora chi difende il lockdown totale nonostante i pareri del CTS), a capire che esiste un mondo oltre il Covid e che presto tornerà ad affermarsi (per fortuna). Non sarà e non potrebbe essere una malattia la base e la stella polare di una strategia politica, di un modo di essere e di intendere le cose.

La mascherina e quelle “pubblicità progresso” sbagliate

mascherina3Da qualche giorno stanno circolano sui social, ma non solo, messaggi per sensibilizzare all’uso delle mascherine, paragonate alle cinture di sicurezza sulle automobili, sugli aerei oppure al casco per i motociclisti e gli scootersti. Si prosegue ammonendo che la mascherina non costituirebbe una limitazione delle libertà personali e ricordando gli intubati (ad oggi l’Italia conta una cinquantina di persone in terapia intensiva per il Covid su oltre 60 milioni di residenti).

Benché ispirato dalle migliori intenzioni, il messaggio contiene tuttavia alcune semplificazioni che lo rendono poco ricevibile e, forse, sospetto.

Più nel dettaglio:

-a differenza delle cinture e del casco, la mascherina va indossata in ogni momento della giornata, nei luoghi chiusi e quando non sia possibile mantenere la distanza interpersonale

-a differenza delle cinture e del casco, la mascherina può avere degli effetti collaterali, causando problemi alla pelle, problemi respiratori, problemi alle orecchie, di pressione, ecc

Ma soprattutto, le attuali restrizioni non riguardano solo l’uso delle mascherine ma investono molti altri aspetti della nostra vita (ricordiamo che abbracciarsi in pubblico è ad esempio proibito e può costarci una multa) con contraccolpi importanti sul nostro benessere psico-fisico e sull’economia del Paese.

Volendo concludere, anche se l’utilizzo delle mascherine è, per il momento, una pratica necessaria (almeno stando all’opinione della maggior parte della comunità medica), certe semplificazioni costituiscono sempre e in ogni caso una potenziale insidia, specialmente se e quando il mittente ha una riconoscibilità politica.

Mangia le ciliegie, mangia le pesche, si fa i selfie ed è fascista: la sinistra e la comunicazione “salvinicentrica”: cause, precedenti ed incognite

salvini odioSe la comunicazione del centro-destra si basa quasi sempre sui programmi e su tematiche di natura contingente (questo a prescindere dal giudizio che se ne vuole dare), escludendo la pandemia, fenomeno peraltro eccezionale e transitorio, la comunicazione e l’attenzione della sinistra sembrano invece orientate quasi soltanto su Matteo Salvini.

Ogni sua dichiarazione, ogni suo post sui social ed ogni suo scatto provocano infatti una catena di reazioni critiche , stizzite, violente e sarcastiche, negli avversari. Il leader del Lega sembra cioè l’oggetto di un’ossessione che va oltre le logiche del dualismo politico, come ieri lo fu Silvio Berlusconi. E proprio come ieri, la sinistra rischia di cadere in un errore marchiano, regalando visibilità al capo del Carroccio (quello che cerca) e favorendo una narrazione vittimistica che lo vuole bersaglio dell’odio.

Non è da escludere che dietro questo atteggiamento vi sia ancora il “trauma” storico legato al Ventennio, per cui la figura “forte”, il leader cosiddetto “agentico”, viene associato all’immagine e al ricordo del Fascismo (accadeva anche con il già citato Berlusconi e persino con Renzi), oltre un’intolleranza, qui eredità della pedagogia marxista e della Scuola di Francoforte, verso le tecniche della comunicazione propagandistica.