Dai “negazionisti” agli immigrati: l’importanza del “nemico” da sinistra a destra

Con poco più di 1000 partecipanti, la manifestazione romana di ieri (che non vedeva solo la presenza di “negazionisti”) è stata un evento abbastanza marginale. Ciononostante i principali vettori e mittenti della comunicazione e della propaganda filo-governative le hanno dato e le stanno dando ampio risalto, come puntualmente fanno ormai da giugno con tutti gli eventi analoghi.

Incapsulata nella propaganda “agitativa”, la ricerca del “nemico comune” è una tecnica tra le più efficaci, che consente di cementare il consenso attorno al mittente e/o di indirizzare l’attenzione del target a suo piacimento. Talvolta può essere legata alla ricerca del “capro espiatorio” e al ricorso al “senso comune”*. Certa destra agisce ad esempio in questo modo rispetto al problema immigrazione ed a quello sicurezza.

Soprattutto volendo considerare come l’emergenza sanitaria sia riuscita ad aumentare le quotazioni del premier e dell’esecutivo (prima in netto e progressivo calo), non è da escludere che la maggioranza e il movimento d’opinione ad essa vicino stiano cercando di esasperare il ruolo e l’importanza di certe frange ostili, così da averne un ritorno di immagine e politico presentandosi quale unica alternativa affidabile e delegittimando un dissenso che oggi sembra irrobustirsi.

*far credere che le opinioni del mittente rispecchino quelle della maggioranza, il senso comune, appunto

Quella crepa sull’unità francese.

La facile suggestione dell’evento parigino non dovrà far dimenticare l’assenza dei rappresentanti di quello che, ad oggi, è il primo partito francese, ovvero il Front National lepenista (primo alle recenti Europee e primo nei sondaggi).

Un’assenza importante e fondamentale, non sfuggita agli analisti, che ridimensiona l’èpos mediatico dell’unità ritrovata, ponendo sul piatto più di un problema per l’Eliseo e, di conseguenza, per l’Europa