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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Il fondamentalismo scientista: un caso degli ultimi due anni

“Scientismo” e “ufficialismo” sono esempi di “fondamentalismo” e il fondamentalismo, indipendentemente dalla sua natura (religiosa, politica, ideologica, ecc), idealizza sé stesso ed esclude e rifiuta la differenza, mirando, in ultimo, ad annichilirla e schiacciarla. E’, insomma, totalizzante, spesso collegato al narcisismo. Intrinsecamente distruttivo.

Non diversi quindi, per questo e in questo, da “complottisti”, “no-vax” (per principio) e anti-scienza, perché fondamentalisti allo stesso modo, nella sostanza benché non nella forma.

Da qui si comprende come persone “insospettabili” ed istruite abbiano, in questi due anni, sposato un approccio dogmatico e fideistico, tradendo gli stessi criteri del metodo scientifico, e attaccato con ferocia e livore il dissenso e il dissenziente (anche perché condizionati dal clima emotivo particolarissimo e da una certa narrazione istituzionale e mediatica).

Quei manager dallo stile sovietico

In data 30 giugno 1987 il Soviet Supremo promulgò la legge sull’ “Impresa di Stato”, tre capitoli, venticinque articoli ed un preambolo contenenti la nuova organizzazione dell’economia sovietica.

Concorrenza, competizione, autodeterminazione, valorizzazione del merito, liquidazione delle impese improduttive e distribuzione dei profitti in base al merito erano i passaggi-chiave della riforma, per mettere l’economia sovietica al passo con i tempi e con l’Occidente e superare quella penuria e quella scarsa qualità dei beni di consumo da sempre tra le grandi debolezze del gigante euro-asiatico.

Si muoveva in questo senso pure il progetto di legge sul “Sistema Cooperativo in URSS”, pubblicato pochi mesi dopo (6 marzo 1988).

Benché vincolata ai pani quinquennali e annuali, al principio del “centralismo democratico” e ai dettami fondativi del Socialismo, la riforma poggiava su ambizioni e obiettivi sotto certi aspetti impensabili anche in taluni paesi occidentali, ieri come oggi.

Caduta Draghi: la sinistra, il caro nemico e il fascino di quell’eterna “resistenza”

Un secolo di sconfitte ha plasmato il DNA di una certa sinistra, rendendola oppositiva per principio, “contro” e non “per”, orientandola cioè a preferire l’opposizione al governo, a vedere nella protesta in quanto tale la propria dimensione, la propria fonte di energia. Una rivoluzione ed uno scollamento rispetto agli stessi indirizzi socialisti.

Ecco perché, oggi, quella sinistra festeggia la caduta di Draghi, pur sapendo che a breve sarà quasi certamente un centro-destra a guida meloniana ad avere le chiavi del Paese.

La scimitarra spuntata del saladino: perché Kadyrov minaccia (a vuoto) la Polonia

Il presidente ceceno e criminale internazionale Ramzan Akhmatovič Kadyrov (figlio dell’ex presidente ceceno e criminale internazionale Achmat Abdulchamidovič Kadyrov) minaccia di nuovo la NATO e la Polonia, dichiarando che dopo Kiev toccherà a Varsavia.

Come già detto, simili uscite sono solo una forma di propaganda, “interna” (diretta alla platea russa, per galvanizzarla), ed “esterna” (diretta ai cittadini dei paesi occidentali e avversari, per spaventarli*), tuttavia la loro reiterazione rischia, alla lunga, di far perdere ogni credibilità alla retorica muscolare russa, togliendo così a Mosca uno dei suoi strumenti più efficaci, e di ridicolizzarne i mittenti.

Già adesso le minacce nucleari e militari russe sembrano infatti avere molta meno presa, nei loro bersagli.

*in questo caso si può parlare di vere e proprie PsyOps (Psychological Operations), mentre in entrambi i casi si può parlare di propaganda “grassroots” (diretta al “prato”, il “grass”, la base, i cittadini comuni)

Macché Russia! La genuinità “maldestra” di Conte

Dietro lo “strappo” di Giuseppe Conte non c’è stato probabilmente nulla di “nobile” o di “oscuro”, nessuna motivazione ideologica, nessuno scatto di orgoglio, nessun senso di rivalsa verso Draghi come nessuna macchinazione del Kremlino e della Russia.

Le tempistiche della crisi e la conseguente, ennesima, rottura creatasi all’interno del Movimento, sembrano suggerire che l’ex “premier” e i suoi, spaventati dagli esiti delle amministrative, abbiano cercato di inasprire lo scontro con Palazzo Chigi nel tentativo di recuperare consensi, senza tuttavia voler giungere ad una vera rottura. Il sistema del “dentro ma contro”, di nuovo, ma questa volta sfuggito di mano, anche a causa dell’intransigenza “anglosassone” (o dell’astuzia) dell’ex capo della BCE.

Non bisogna dimenticare che il grosso dei parlamentari grillini è costituito da giovanotti con poca o nulla esperienza politica (il loro stesso spin doctor è un ingegnere elettronico noto per aver partecipato al Grande Fratello), di conseguenza non sarebbe irrazionale aspettarsi da loro errori tattico-strategici ed ingenuità.

Draghi, Johnson e i “teneri” illusi

I Paesi occidentali sono inseriti in sistemi di alleanze e di equilibrio rigidissimi e consolidati, dei quali le cancellerie più importanti sono i massimi custodi. Fa quindi sorridere l’ingenuità di chi, da Medvedev al semplice cittadino, è convinto che la caduta di Johnson o quella (eventuale) di Draghi rivoluzioneranno le linee-guida di Londra e Roma.

Se c’è una cosa in cui ha ragione il “complottismo” (al netto dei suoi eccessi), è l’esistenza di un sistema di potere dominante, nel bene o nel male, al di là del colore dei governi.

La gallina e l’uovo avvelenato: quello che non vede chi si oppone alle misure contro la Russia di Putin

Se fossimo certi che l’intenzione di Putin sia fermarsi all’Ucraina, in nome del cinico pragmatismo della realpolitik potremmo anche pensare di lasciargli campo libero, non andando oltre una condanna formale. Lo abbiamo già fatto.

La politica estera di Mosca dal 2008, le dichiarazioni di Putin, Medvedev, Lavrov, Peskov e di personaggi vicinissimi al Kremlino quali Dugin o Cirillo I, e quelle di Xi Jinping, mostrano invece come la Russia nutra l’ambizione di riconquistare la “grandeur” perduta, anche mediante la (ri)conquista di porzioni dell’ex URSS (non vanno altresì dimenticate le mire di Pechino su Taiwan), e di creare un nuovo ordine mondiale che veda l’Occidente ridimensionato, se non proprio marginalizzato, a vantaggio di un asse di paesi non-democratici.

Chi considera le misure di contenimento anti-russe lesive dei nostri interessi nazionali, compie quindi (in buona fede?) un ragionamento che non va oltre il breve periodo. Al contrario, è proprio lasciando fare alla Russia, alla Cina e ai loro sodali e satelliti, che i nostri interessi, particolari e “di blocco”, verrebbero compromessi.

Putin ha mostrato inoltre di saper interferire massicciamente e massivamente nella politica interna italiana, colpendo e minando la nostra sovranità a proprio vantaggio; abbandonare il fronte atlantico per diventare pedine di un regime autoritario del Secondo Mondo non sarebbe pertanto un grande affare, non sarebbe una mossa né morale né lucida.

I favorevoli all’aborto che criticano gli USA ma lodano la Russia ultraconservatrice

È assai singolare scandalizzarsi per la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti (che non ha abolito l’aborto ma solo rimandato la decisione ai singoli stati, la maggior parte dei quali abortisti) e poi esaltare l’ultraconservatrice Russia di Putin e Cirillo I o, peggio ancora, fare del relativismo culturale per giustificare certe pratiche contro le donne nei paesi musulmani ed extra-occidentali (“è la loro cultura”; anche la Mafia, ricordiamolo, è una cultura, anche il Nazismo lo era).

Dal centro commerciale di Kremenchuk ai fatti di Buča: cosa scatta nella mente dei “giustificazionisti” e dei “negazionisti”

Le neuroscienze evidenziano come il fanatismo politico sia determinato dagli stessi meccanismi alla base del fanatismo da stadio o di quello religioso.

Anche di fronte alle notizie ed alle immagini di un centro commerciale bombardato, il putiniano e il filo-russo più accaniti negheranno l’evidenza, parlando di “fake news”, o cercheranno di ridimensionare la gravità della cosa o ancora di scaricare la responsabilità su altri, ad esempio Zelens’kyj e il suo popolo (accusati di far proseguire le ostilità con la loro resistenza). Questo non necessariamente giungendo ad un conflitto interiore e quindi alla dissonanza cognitiva.

Approfondimento

Non di rado l’elettore, anche il più equilibrato, sceglie leader/partiti/schieramenti con programmi distanti dai suoi interessi e valori, accredita notizie palesemente false, evidenzia, più in generale, una logica soprattutto emotiva e scarsamente consapevole. Secondo numerosi studi in ambito clinico, sollecitati negli ultimi anni dall’osservazione di questa tendenza, essa sarebbe determinata da fenomeni ben precisi di tipo neurologico.

In particolare, secondo lo psicologo clinico Drew Westen:

“La tendenza a vedere ciò che vogliamo riflette un effetto secondario accidentale del’evoluzione del nostro cervello. Con le idee ci comportiamo come se le cose del mondo che ci circonda , avvicinandole o evitandole a causa dei sentimenti che provocano, a seconda delle associazioni emotive a esse collegate. Gli stessi meccanismi che forniscono una bussola per guidare il nostro comportamento in direzioni adattive funzionano come calamità dell’autoinganno, della razionalizzazione e di quel genere di ‘ragionamento’ di parte che preclude a circa l’80% della popolazione, compresi gli elettori più avveduti, qualsiasi discorso razionale intorno a questioni politiche.”

Amico-nemico: quelle buone relazioni tra Italia e Unione Sovietica

Pur membri fondamentali di due schieramenti contrapposti, Italia e Unione Sovietica mantennero quasi sempre buone relazioni, nel solco di una tradizione anteriore al 1917 (la questione degli “euromissili” a Comiso e il processo al bulgaro Serghei Antonov per l’attentato a Giovanni Paolo II, secondo Mosca ordito dalla CIA, furono tra i pochi motivi di attrito).

Volendo scegliere esempi “recenti”, in base ad un trattato siglato nel 1972 i ministri degli Esteri dei due Paesi si erano impegnati a tenere consultazioni almeno una volta all’anno mentre nel maggio 1985 Bettino Craxi fu il primo capo di governo occidentale ad incontrare Gorbačëv dopo la sua elezione. In questa circostanza, il padre della perestrojka lodò i politici italiani che con “visione perspicace e lungimirante” avevano contribuito al miglioramento delle relazioni tra i due blocchi e che con “audacia imprenditoriale” avevano promosso la realizzazione di importanti imprese in URSS come il complesso di “Togliattigrad” (Tol’jatti).

Ancora, giunto in vacanza a Terrasini, Enna, Taormina, Torino, Firenze e nella Capitale su invito del PCI (prima che diventasse Segretario Generale del PCUS), spese parole di elogio per i lavoratori italiani.

Nel 1984 presenziò invece ai funerali di Enrico Berlinguer, di cui era sempre stato un estimatore.