Scegliere un certo docente per la tesi è spesso una motivazione di “cuore”. Perché lo/la stimi in particolar modo, perché senti con lui/lei un legame profondo, perché vuoi rimanga per sempre traccia di lui/lei nella tua vita. E Monica Montefalcone non era “solo” una sub ed una studiosa, ma anche una professoressa universitaria, cui decine di studenti avevano affidato la tesi, questo passaggio fondamentale del loro percorso accademico ed umano. Significa che si sapeva fare amare, che era stimata, che quei giovani e quegli allievi riponevano in lei una fiducia profonda, che andava oltre. Tolta la muta, quell’esploratrice degli abissi tornava ad essere una prof…”Carlo, devi integrarmi un po’ questo capitolo”…”Aurora, aggiungi qualcosa alla bibliografia”. E poi, il giorno della laurea, sorrideva, accanto a loro. Oltre ai parenti ed agli amici, adesso a soffrire, a piangere e a chiedersi “perché”, ci sono pure loro, i suoi studenti, come Carlo ed Aurora. Ciao, cara professoressa. Anche se non ci conoscevamo…
Archivio mensile:Maggio 2026
La comunicazione responsabile I fatti di Modena e quella realtà sotto il tappeto
La condizione di immigrato (al di là della “generazione”) porta spesso con sé una serie di difficoltà e problematiche oggettive di natura psicologica, sociale ed economica, oltre a difficoltà di inserimento causate dalle profonde differenze strutturali tra la propria cultura di origine e quella della “nuova patria”.
Rifiutarsi di accettarlo e di agire di conseguenza, è un atteggiamento anti-scientifico ed irresponsabile che finisce col portare linfa proprio a quel razzismo e a quel pregiudizio che si vorrebbero combattere.

La comunicazione irresponsabile – L’Hantavirus e quei pulpiti improbabili contro l’allarmismo
Fa sorridere (per non scendere nel triviale) vedere alcune ex virostar e il movimento d’opinione che le appoggiò e idolatrò, storcere il naso per l’offensiva allarmistica di una parte dell’informazione e degli opinionisti in camice in relazione all’Hantavirus. Nel biennio infodemico, questi “nuovi indignati” furono infatti i primi a veicolare una comunicazione ansiogena ed aggressiva, sordi ai moniti (si ricorderanno le emoticon con la risata sui social) di chi li avvertiva del fatto che, da lì a poco, i media avrebbero cominciato a rivolgersi contro di loro, ad esempio enfatizzando ogni minima falla nei vaccini e nel sistema vaccinale.
Un modus operandi che ha contribuito, insieme ad altri elementi, ad aumentare la sfiducia del cittadino verso le istituzioni, a distruggere il patto di fiducia e la coesione sociale. Se un giorno dovesse affacciarsi una nuova epidemia/pandemia, far accettare eventuali misure di contenimento presenterà difficoltà drammatiche e forse insuperabili, proprio a causa delle storture, degli eccessi e degli abusi del 2020-2022.
Nota: in questi giorni pubblicherò a riguardo alcuni passaggi di un ampio studio che sto preparando per alcune testate di settore
