La comunicazione responsabile I fatti di Modena e quella realtà sotto il tappeto



La condizione di immigrato (al di là  della “generazione”) porta spesso con sé una serie di difficoltà e problematiche oggettive di natura psicologica, sociale ed economica, oltre a difficoltà di inserimento causate dalle profonde differenze strutturali tra la propria cultura di origine e quella della “nuova patria”.

Rifiutarsi di accettarlo e di  agire di conseguenza, è un  atteggiamento anti-scientifico ed irresponsabile che finisce col portare  linfa proprio a quel razzismo e a quel pregiudizio che si vorrebbero combattere.

La comunicazione irresponsabile – L’Hantavirus e quei pulpiti improbabili contro l’allarmismo



Fa sorridere (per non scendere nel triviale) vedere alcune ex virostar e il movimento d’opinione che le appoggiò e idolatrò, storcere il naso per l’offensiva allarmistica di una parte dell’informazione e degli opinionisti in camice in relazione all’Hantavirus. Nel biennio infodemico, questi “nuovi indignati” furono infatti i primi a veicolare una comunicazione ansiogena ed aggressiva, sordi ai moniti (si ricorderanno le emoticon con la risata sui social) di chi li avvertiva del fatto che, da lì a poco, i media avrebbero cominciato a rivolgersi contro di loro, ad esempio enfatizzando ogni minima falla nei vaccini e nel sistema vaccinale.

Un modus operandi che ha contribuito, insieme ad altri elementi, ad aumentare la sfiducia del cittadino verso le istituzioni, a distruggere il patto di fiducia e la coesione sociale. Se un giorno dovesse affacciarsi una nuova epidemia/pandemia, far accettare eventuali misure di contenimento presenterà difficoltà drammatiche e forse insuperabili, proprio a causa delle storture, degli eccessi e degli  abusi del 2020-2022.

Nota: in questi giorni pubblicherò a riguardo alcuni passaggi di un ampio studio che sto preparando  per alcune testate di settore