Dal centro commerciale di Kremenchuk ai fatti di Buča: cosa scatta nella mente dei “giustificazionisti” e dei “negazionisti”

Le neuroscienze evidenziano come il fanatismo politico sia determinato dagli stessi meccanismi alla base del fanatismo da stadio o di quello religioso.

Anche di fronte alle notizie ed alle immagini di un centro commerciale bombardato, il putiniano e il filo-russo più accaniti negheranno l’evidenza, parlando di “fake news”, o cercheranno di ridimensionare la gravità della cosa o ancora di scaricare la responsabilità su altri, ad esempio Zelens’kyj e il suo popolo (accusati di far proseguire le ostilità con la loro resistenza). Questo non necessariamente giungendo ad un conflitto interiore e quindi alla dissonanza cognitiva.

Approfondimento

Non di rado l’elettore, anche il più equilibrato, sceglie leader/partiti/schieramenti con programmi distanti dai suoi interessi e valori, accredita notizie palesemente false, evidenzia, più in generale, una logica soprattutto emotiva e scarsamente consapevole. Secondo numerosi studi in ambito clinico, sollecitati negli ultimi anni dall’osservazione di questa tendenza, essa sarebbe determinata da fenomeni ben precisi di tipo neurologico.

In particolare, secondo lo psicologo clinico Drew Westen:

“La tendenza a vedere ciò che vogliamo riflette un effetto secondario accidentale del’evoluzione del nostro cervello. Con le idee ci comportiamo come se le cose del mondo che ci circonda , avvicinandole o evitandole a causa dei sentimenti che provocano, a seconda delle associazioni emotive a esse collegate. Gli stessi meccanismi che forniscono una bussola per guidare il nostro comportamento in direzioni adattive funzionano come calamità dell’autoinganno, della razionalizzazione e di quel genere di ‘ragionamento’ di parte che preclude a circa l’80% della popolazione, compresi gli elettori più avveduti, qualsiasi discorso razionale intorno a questioni politiche.”

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