Quello dell’improbabile Hadja Lahbib è molto più di un pittoresco siparietto, ma risponde ad una precisa strategia politico-comunicativa (non a caso è stato diffuso dai canali YouTube della Commissione). Sebbene sia difficile individuarne con certezza gli obiettivi, è possibile delineare, con un certo margine di ragionevolezza, alcune ipotesi:
1) un “ballon d’essai”, con cui sondare i sentimenti dell’opinione pubblica
2) un tentativo di “alleggerire il clima”, in una fase percepita come critica
3) preparare psicologicamente il cittadino a quelli che si ritengono scenari futuribili
4) convincere, mediante un richiamo velatamente terroristico, il cittadino della bontà dei programmi di riarmo (che, è bene ricordare, sono a scopo di deterrenza e distraggono una cifra irrisoria rispetto al PIL della UE)
5) inviare un messaggio a Putin (“attenzione, siamo pronti”)
Ad esclusione dei punti 2 (due) e 5 (cinque) saremmo, di nuovo, di fronte a PsyOps mosse dal presupposto che i cittadini siano “stupidi”, incapaci cioè di elaborare spiegazioni più articolate e mature. Verrebbe insomma “rispolverato” lo stesso approccio, opaco, odioso e paternalistico, usato nel biennio “pandemico”, dimenticando quanto esso abbia contribuito a minare la credibilità delle istituzioni. Se tuttavia poteva risultare facile allarmare l’ “uomo della strada” agitando la minaccia, comunque concreta (almeno per una parte della popolazione) di un virus, ben più difficile sarebbe convincerlo, e con questi mezzi, della concretezza e credibilità dell’ipotesi di un’invasione su larga scala messa in atto da un Paese lontano (almeno per l’Europa occidentale), oltretutto in gravi difficoltà sul piano economico-militare.
Le stesse considerazioni varranno per il governo italiano: quando ad esempio Crosetto dice che l’Italia non sarebbe in grado di resistere ad un blitz simile a quello subito da Israele nell’ottobre 2023, cosa intende? Forse che la Russia (perché il riferimento era quello) potrebbe invadere lo Stivale? E come? Per “corrispondenza”? Oppure, c’è altro?
Aumentare subdolamente il carico di stress emotivo e tensioni, non avrà altro esito che quello opposto, inducendo la gente a sganciarsi da qualsiasi progetto contrappositivo rispetto a Mosca e Miensk.
Se le leadership continentali vogliono ricomporre lo strappo con un segmento consistente dell’opinione pubblica, anche in modo da elaborare soluzioni di contrasto alle minacce esterne ed interne di qualsiasi natura, dovranno come prima cosa adottare una postura il più possibile trasparente ed onesta. Quella va messa nel kit e per molto più di 72 ore.









