Le ministre di Renzi e quelle di Berlusconi: ecco perché non sono la stessa cosa

Mettendo sullo stesso piano la scelta di Renzi e quella di Berlusconi di nominare ministre dal gradevole aspetto esteriore, la propaganda ostile al nuovo governo mette in campo una strategia a tutta prima elementare ed immatura, ma proprio per questo particolarmente efficace, penetrante ed insidiosa.

Al Cavaliere non si contestava, infatti, la giovane età oppure l’avvenenza delle collaboratrici e delle candidate opzionate, bensì la loro totale mancanza di esperienza e requisiti per i delicatissimi incarichi ai quali venivano proposte ed i boccacceschi criteri di scelta alla base del loro posizionamento nelle liste elettorali od in questo o quel dicastero.

Attraverso il metodo della “semplificazione” e della “proiezione ed analogia”, gli avversari del nuovo Presidente del Consiglio cercano tuttavia di disinnescarne, da un lato, la credibilità di Matteo Renzi e del suo staff, e dall’altro di alleggerire il peso del giudizio morale sul capo del centro-destra (“lo fanno tutti”).

Sulla crisi ucraina

Ancestrale problema dei popoli dell’Est Europa (come di quelli baltici e della Finlandia), l’imperialismo russo, prima zarista, poi sovietico e adesso “putiniano”, è l’arché, lo snodo e la chiave di lettura della crisi che sta sconvolgendo l’Ucraina in questi ultimi giorni e mesi.

Terreno di caccia straniero, divisa e strattonata da e tra turchi, lituani, mongoli e polacchi fino al Trattato di Andrusovo che assegnava alla Russia zarista l’influenza sul Paese, l’Ucraina è stata da allora quasi ininterrottamente ammanettata a Mosca ed ai suoi disegni egemonici e strategici, siano essi di tipo economico come di tipo politico e militare. Insofferente al giogo russo e desideroso di spezzare le catene della sua ultramillenaria oppressione, il popolo ucraino cerca pertanto nell’ ombrello della UE e della NATO il mezzo per affrancarsi dall’invadenza del potente e scomodo confinante; benché sovente illogiche, pervasive ed invasive, le due grandi associazioni occidentali sono e rappresentano infatti l’unico sistema per consentire agli ucraini (ma non solo) di raggiungere la piena autogestione, creando tra Kiev e Mosca una barriera diplomatica e militare invalicabile per i russi e costringendoli a ripensare la loro intera politica nel versante Est del Vecchio Continente.

L’abbattimento della statua di Lenin a Fastiv non è, non deve e non dovrà essere letto quindi come un rigetto dell’ormai tramontato periodo comunista, bensì come il rifiuto di un simbolo russo (Vladimir Il’ič Ul’janov) e dell’ annessione sovietica del Paese (pace di Riga, 1921).

CONDIVIDIIII SVEGLIAAAA…sulla propaganda.

BufalaFiniNel suo primitivismo, il messaggio è sottile e pericoloso.

Un poltico due volte malaccetto, perché politico e perché visto come “traditore” (di un ideale populistico-demagogico oggetto negli ultimi anni di una poderosa rivisitazione-monumentalizzazione astorica) contrapposto ad un anziano (il richiamo alla saggezza) e contadino (il richiamo alla frugalità ed alla ruralità, quindi alle “sane” e rassicuranti tradizioni).

Propagandismo ad elevata pericolosità, propriamente di tipo politico e sociologico.

Ovviamente si tratta di una “bufala” o, tutt’al più, di un fatto non verificato e difficilmente verificabile. Chi è l’anziano? Cosa si intende con “ho lavorato la terra”?  Dove? Per conto di chi? Per quanto tempo?

Anche se come mi ha fatto notare un’amica il povero contadino forse camperebbe meglio con i diritti di immagine:

C’è chi piange perchè non ha l’Iphone…

http://www.amore-nolimits.org/progetti.html (foto aiuti a senza fissa dimora)

http://www.tanomah.net/vb/showthread.php?t=129277 (qua potrebbero dire di tutto…)

Anche se la variante forse ancora più preoccupante,con le sue 1910 condivisioni (solo nella pagina Fb in cui l’ho trovata io) è questa:

pACCIANIQui alcuni commenti che ho trovato:

“questa è l’ingiustizia legalizzata , la storia insegna e ho paura che il mio sospetto si avveri , perchè la gente è troppo arrabbiata e quanto prima si ribellerà , allora saranno guai”

“adesso che i soldi del popolo li ai gia’, prova ad andare in fabbrica a lavorare e a vedere come lavora il popolo Italiano che hai raggirato!!! “

“è una vergogna”

“un solo nome…. quando sono tutti ad avere i privilegi da bertinotti a fini sono tutti, tutti, sanguisughe”

Costoro sapranno di aver difeso Pietro Pacciani?

Fazio, chi ti paga? Gli inserzionisti. Anatomia di una leggenda populista


Ed anche quest’anno, con l’inesorabile puntualità di un’ingiunzione di pagamento, arriva la polemica sui cachet di presentatori ed ospiti del Festival di Sanremo . Il “masscult” confezionato dalla propaganda che fa della semplificazione la sua arma vincente, vorrebbe infatti che i compensi destinati a Fazio, Littizzetto , Casta e via discorrendo provengano dai soldi del Canone, quindi dalle nostre tasche, per usare un’espressione cara al ventralismo più modaiolo. Ma è davvero così? No, non proprio. Anzi, niente affatto. Manifestazione storicamente di grande successo con medie di milioni e milioni di telespettatori ogni sera, il Festival della Canzone Italiana attira infatti l’interesse dei grandi inserzionisti, disposti a sborsare cifre da capogiro per vedere i loro marchi inseriti negli spazi della kermesse.E’ da questi introiti che la RAI prende le risorse per gli ingaggi delle sue “vedette”, esattamente come fece con Grillo nel 1978, nel 1988 e nel 1989 (nell’edizione del 1989, l’attuale leader pentastellato percepì ben 350 milioni delle vecchie lire, circa 392.000 euro attuali).

Andando più nel dettaglio, i ricavi dai pacchetti pubblicitari ammonteranno quest’anno a ben 20 milioni e 200mila euro, ai quali vanno aggiunti 600mila euro di ricavi RAI dalla vendita dei biglietti. A fronte di un costo totale di 11 milioni di euro (comprendenti i cachet), più 7 milioni di convenzione con il comune di Sanremo, avremo quindi un attivo di circa 2, 8 milioni di euro.

Un inciso: una certa memorialistica vuole Grillo ostracizzato da Viale Mazzini per una battuta sul Partito Socialista Italiano. L’episodio in questione risale al 1986 (Fantastico 7) e l’anno successivo il comico presenziò al Festival di Sanremo.

Perché Grillo ha rovesciato il tavolo con Renzi.Forza e fragilità della politica del “niet”.

Accusare Grillo di disfattismo, protagonismo, irresponsabilità, scarso costruttivismo o, ancora, di tradimento della volontà della sua base dopo la performance con il Premier incaricato e leader democratico Matteo Renzi, significa non padroneggiare gli strumenti basilari per la comprensione e la codificazione di soggetti politici come il Movimento Cinque Stelle. Forza a trazione populistico-demagogica (nell’accezione storica e non popolare-dispregiativa dei termini), il M5S trova infatti nell’ ”alterità” (reale o presunta) e nella sua ostensione la sua punta di lancia e il catalizzatore primo del suo consenso popolare. Qualsiasi apparentamento o “appeasement” si tradurrebbe di conseguenza nella perdita di tale imprescindibile strumento di seduzione ed autopromozione (per questo l’ex comico ha voluto prendere parte al dibattito, nonostante fosse prevista soltanto la presenza dei due capigruppo pentastellati).

Si tratta tuttavia di un’arma a doppio taglio, perché se da un lato è vero che l’isolazionismo garantisce a forze di questo genere la conservazione del loro status verginale, dall’altro le confina nell’immobilismo e nell’inutilità “de facto”, condannandole sul lungo periodo all’estinzione politica. Caso unico di partito antisistema-integrato nel sistema con un’elevata longevità, la Lega Nord riuscì a rimanere agganciata al potere per quasi un 20ennio solo ed esclusivamente in virtù del traino da parte del mercato mediatico berlusconiano e di un generale gradimento da parte dell’informazione (anche di sinistra), sedotta dalla capacità di penetrazione del partito verde nelle realtà locali e dalla sua dimestichezza nel dialogo con la “società civile”.

P.S: da non dimenticare inoltre come il M5S raccolga i suoi voti quasi ugualmente da destra e da sinistra. Legarsi ad uno dei due emisferi della politica significherebbe pertanto andare incontro ad un’emorragia di voti potenzialmente distruttiva.

Dal falso rapporto dell’ Ispettorato per l’immigrazione USA alla “bufala” del referendum svizzero per escludere gli italiani.Quando la propaganda migrazionista e quella razzista si danno la mano.

“Isola felice” nel cuore del Vecchio Continente in ragione della sua plurisecolare tradizione di neutralità, stabilità politica, continuità democratica e rispetto delle diversità etniche e culturali (pur tra numerose ombre e contraddizioni), la Confederazione Elvetica ha attirato ed attira tuttora un poderoso flusso migratorio da ogni angolo d’Europa, sia che si tratti di lavoratori “stanziali” che di “frontalieri”. Trattandosi di un Paese dalle limitatissime dimensioni territoriali, le sue capacità ricettive risultano ad ogni modo limitate, di qui l’esigenza di elaborare una soglia all’ingresso di manodopera estera, innanzitutto per quel che concerne i frontalieri, vera e propria spina nel fianco dell’economia di Berna e fonte di tensione politica e sociale nel paese. Analizzando nel dettaglio la mappatura dei lavoratori immigrati in terra svizzera, potremo notare come la maggior parte dei frontalieri provengano dalla Francia (74.000), la quale esporta a sua volta un totale di ben 179.000 pendolari, seguita dall’Italia con 40.000 unità, (circa 1/4 dei frontalieri totali dei “cugini” francesi ) e dalla “ricca” Germania, con 31.000 frontalieri (poco meno dell’Italia).

Il rigorismo imparziale del dato statistico ridimensiona quindi il “masscult” del referendum concepito per “colpire” la manodopera italiana, e il “refrain” dell’Italia “sud del nord”, benché innescante un certo impatto emotivo, risulterà svuotato di qualsiasi credibilità concettuale perché privo dell’aggancio all’elemento fattuale e documentale. La propaganda “migrazionista” ricorre in questo caso allo stratagemma della “semplificazione” per veicolare un messaggio inclusivo mirante alla demolizione dei contenuti più rozzamente identitari e razzisti attraverso il metodo della “somiglianza” e della “sovrapposizione” (gli italiani sarebbero visti come gli albanesi o i romeni della Svizzera).

Non è la prima volta che i supporters dell’accoglienza fanno uso della manomissione della notizia per puntellare le loro ragioni ; celebre, a questo proposito, il caso del rapporto (fasullo) dell’ Ispettorato per l’immigrazione USA , che voleva i nostri connazionali presentati come piccoli, puzzolenti ladri, violenti, ecc. In questo e per questo, non vi è differenza con i portabandiera del razzismo più truculento, con le loro “bufale” sul Ministro Cécile Kyenge.

Ecco perché Beppe Grillo “odia” Laura Boldrini

Da Spengler ad Evola, oltre la misoginia, oltre la tattica

Corrente politica interconfessionale sviluppatasi dal Fascismo e in via minoritaria dal Socialismo e dall’anarchismo classico, il Nazional-Anarchismo (o Anarco-Nazionalismo o Anarco-Fascismo), ha nella sua istologia dottrinale e nel suo indirizzo programmatico la lotta al mondialismo, al liberalcapitalismo, all’ inclusivismo-fusionismo etnico e culturale, alle organizzazioni internazionali (quali ONU o UE) per sostenere il mutualismo, il distributismo, il mutualismo , l’ etnonazionalismo il ruralismo, il luddismo e la permacultura. Precursori del Nazional-Anarchismo sono e possono essere individuati in Celine, Evola, Mishima, D’Annunzio, Topfer, Jünger, Spengler, Yockey, ecc. E’ attraverso una ricognizione sull’ideologia nazional-anarchista che si potrà trovare la chiave di lettura del pensiero politico grilliano, della sua grande capacità di attrazione presso segmenti del tutto diversi ed antitetici tra di loro e delle sue direttrici comunicative, come, ad esempio, il martellamento nei confronti della Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Se la componente misogina o strategica (la ricerca dell’attenzione mediatica in vista delle consultazioni europee) possono essere alcune delle cause di questo indirizzo politico, proporle come uniche e sole spiegazioni non è infatti che un atteggiamento limitato e limitante. L’aver fatto parte di un organismo internazionale, nato come espressione degli assetti sviluppatisi dopo la II Guerra Mondiale come l’ONU, per di più in veste di “missionaria” in aiuto alle popolazioni africane e, ancora, il suo “politically correct” ecumenizzante, liquido e trasversale, fanno di Laura Boldrini l’esemplificazione di quello che, per un anarco-nazionalista (o anarco-fascista) qual è il leader pentastellato, è l’ atomo primo di ogni deriva etica e di ogni pericolo sociale. Beppe Grillo non odia Laura Boldrini perché donna, ma perché donna in carriera, di sinistra, ed espressione di quel sistema liberal-democratico sorto dopo il 1945 che forza e valica i confini della sua etica politica e della sua formazione culturale ed antropologica improntata al tradizionalismo rivoluzionario.

Il M5S, la fellatio e la “pancia” degli italiani.

Giustificando il suo attacco alle deputate democratiche dichiarando di aver detto soltanto “ quel che pensano gli italiani” , l’On. pentastellato De Rosa ha fornito una chiave di lettura straordinaria per la codificazione e la comprensione della fisionomia ideologica e dei dispositivi propagandistici del suo movimento. Ancora una volta, il tentativo è quello di suggerire un’affinità con le “masse”, mediante il ricorso ad un corredo dialettico anticonvenzionale e spiazzante, quello delle “masse”, appunto, sfrondato di qualsiasi riferimento al linguaggio “classico” della politica “classica”, particolarmente malvista nel momento storico che stiamo sperimentando. Da Catilina, a Gracco, a Clifford Hugh Douglas , a William Aberhart, a Mussolini, a Giannini, ai fratelli Scotti, a Bossi, a Le Pen, a Poujade, a Peron, a Menem, a Reagan, a Di Pietro, per finire ai “teaparters”, il populismo (inteso nell’accezione storica del termine) ha sempre avuto la sua punta di lancia nell’ostensione, esasperata e a volte esasperante, dell’ “alterità” rispetto alla politica tradizionale, confezionata in un’immagine sempre e comunque elitaria e respingente. “Ho detto quel che pensano gli italiani” è il grimaldello con cui si cerca di scardinare l’ altrui modo di intendere e di vivere la politica, ammantandosi di in una veste di genuinità popolare da contrapporre al “sistema” ed ai suoi codici.

Molto più di uno “scivolone”. Comunicazione politica e sociologia politica si muovono attraverso direttrici molto più complesse di quanto una certa narrazione voglia suggerire.

Il PD renziano, il “salva Lega” e l’eterno ritorno della semplificazione

Puntuale in tutta la sua malinconica prevedibilità, è arrivata la “spiegazione” dall’equipe renziana in merito alla discussa e discutibile clausola detta “salva Lega”: “Norma simile anche in Spagna”, ci dice il parlamentare democratico e “figlio d’arte” Emanuele Fiano. Premesso come l’esistenza di una formula analoga in un altro Paese non legittimi, “ipso facto”, il “salva Lega”, la Spagna è uno stato-non nazione frammentato in una miriade di realtà secessioniste, differenti ed antitetiche per ragioni di tipo storico, etnico, linguistico e culturale, di conseguenza un dispositivo di rappresentanza territoriale più flessibile ed inclusivo si rende vitale e necessario. Ricorrendo a questo genere di semplificazioni, il PD renziano si dimostra speculare a quel Pdl che cercava di legittimare il Lodo Alfano adducendo come motivazione il fatto che anche in altri paesi fosse prevista una copertura legale per il capo del governo.

Il nuovo che arretra.

Un “cadeau” agli amici renziani.

Questo è soltanto un piccolo e limitato estratto dall’antologia di trivialità partorite dai militanti del Carroccio nella storia ultraventennale del movimento. Ebbene, costoro continueranno ad occupare gli scranni del Parlamento italiano grazie alla norma “salva Lega” accettata dal leader democratico.

Buona lettura.

1) Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango.
(Roberto Calderoli, 13 luglio 2013)

2) Molte idee di Breivik sono buone alcune ottime.
(Mario Borghezio sull’autore della strage di Utoya, 26 luglio 2011)

3) Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori.
(Umberto Bossi, 5 marzo 2012)

4) Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…Vorrei vedere io se andassimo a sgozzare mucche e maiali o defecare nel Gange….
(Luca Dordolo, consigliere comunale di Udine, sull’omicidio di una donna indiana da parte del marito, che ha gettato il corpo sul fiume Po: 2 giugno 2012)

5) La pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Fassino, lo sgombero del campo nomadi abusivo in Lungo Stura Lazio.
(Davide Cavalletto, deputato della Lega Nord, dopo la piena che ha travolto un capo nomadi a Torino: 8 novembre 2011)

6) La civiltà gay rischia di trasformare la Padania in un ricettacolo di culattoni.
(Roberto Calderoli, 15 gennaio 2006)

7) Fa bene Tosi a esporre la foto perché Napolitano è anziano, metti che muore domani, aggiunge un velo nero ed è già pronto.
(Mario Borghezio, 3 luglio 2012)

8) Terremoto nel Nord Italia… ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando.
(Stefano Venturi, segretario Lega Nord di Rovato, 20 maggio 2012)

9) Ci vogliono i forni….
(Mauro Aicardi, consigliere comunale di Albenga, su una rissa causata da immigrati: 9 giugno 2012)

10) Ma i cinesi erano dentro ??? Nooo??? Peccato.
(Patrizio Ferrabue, segretario Lega Nord di Bovino Masciago, sull’incendio scoppiato in un magazzino cinese di Monza: 21 settembre 2011)

11) Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi.
(Roberto Calderoli, 12 settembre 2007)

12) La Biancofiore si è dovuta piegare ai finocchi.
(Emilio Paradiso, consigliere leghista di Prato, dopo che Michaela Biancofiore ha dovuto rimettere le deleghe alle Pari Opportunità per alcune frasi contro i gay: 6 maggio 2013)

13) Nessuno stupra la Kyenge?
(Dolores Calandro, consigliere di quartiere a Padova, 13 giugno 2013)

14) Sono razzista, non l’ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo….
(Erminio Boso, deputato Lega Nord, 3 maggio 2013)

15) Se le avessero lanciato la noce di cocco le avrebbe fatto male, quindi la banana .. deve essere contenta.
(Giorgio Masocco, consigliere comunale di Cantù, sull’episodio di lancio di banane a Cecile Kyenge: 29 luglio 2013)

16) Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo.
(Mario Borghezio, 17 marzo 2011)

17) Vendiamo Sicilia e Campania agli americani.
(Mario Borghezio, 17 aprile 2012)

18) Siamo alla svolta. Dell’Italia non me ne frega un ca**o. La Padania è più viva che mai, basta vedere qui a Pontida.
(Mario Borghezio, dopo il raduno di Pontida nel 2011)

19) Quella signora abbronzata, quella che diceva del deserto e del cammello.
(Roberto Calderoli alla giornalista Rula Jebreal, 8 febbraio 2006)

20) L’Italia dobbiamo mandarla a fanculo.
(Umberto Bossi 30 luglio 2012)

21) Il tricolore lo uso per pulirmi il culo
(Umberto Bossi, 26 luglio 1997)

22) Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire e se un magistrato vuole coinvolgere la Lega nelle tangenti sappia che la sua vita vale trecento lire.
(Umberto Bossi, 14 novembre 1993)

La lista termina con: “Le Camicie Verdi devono essere pronte a sparare anche ai Carabinieri”. Umbero Bossi