La sinistra sinistra tra utopie e contraddizioni

( Di CatReporter79)

Oggi accusati da un segmento della sinistra di essersi dimostrati troppo distanti dalla gente comune, Matteo Renzi e i suoi collaboratori furono in passato accusati da quello stesso segmento di politiche “di destra” proprio per aver cercato di intercettare gli umori dei cittadini su alcuni argomenti sensibili (ricordiamo le polemiche dell’ex premier con la UE o le politiche minnitiane sugli sbarchi).

Questo rinvia a uno di problemi nodali della sinistra (di una sua parte), ossia il conflitto tra l’esigenza e la volontà di (ri)connettersi con il “popolo” e un velleitarismo ideologico sostanzialmente elitario che porta a rigettare come reazionaria ogni opzione pragmatica su tematiche sentite dal “popolo” quali sicurezza, immigrazione, tasse, ecc (“inseguire la destra sul suo stesso terreno”).

Gli esodi verso l’Europa: una “novità che ha quasi 30 anni. L’Occidente e quell’eterno dopo Guerra Fredda.

L’entusiasmo venuto a crearsi con i grandi sommovimenti che tra il 1989 e il 1992 rivoluzionarono in senso democratico il mondo, indusse l’opinione pubblica europea e occidentale a cullarsi nell’idea di “un’inerzia positiva che annullasse le distanze e le differenze tra Stati nazionali, popoli, religioni” (C.Jean).

La guerra civile nella ex Yugoslavia socialista rappresentò tuttavia il brusco risveglio da questa trama onirica irrazionale, l’incontro-scontro con una realtà ben diversa da quanto immaginato sull’onda delle primavere dell’Est e dell’utopia gorbacioviana.

La bomba legata all’immigrazione di massa non è, dunque, che una delle molteplici conseguenze di quel “new order” in cui l’Europa occidentale è stata proiettata dopo la fine della Guerra Fredda; a stupire, invece, l’approccio ancora maldestro delle masse e dei governi a questo (ultraventennale) stato di cose.

Dal falso rapporto dell’ Ispettorato per l’immigrazione USA alla “bufala” del referendum svizzero per escludere gli italiani.Quando la propaganda migrazionista e quella razzista si danno la mano.

“Isola felice” nel cuore del Vecchio Continente in ragione della sua plurisecolare tradizione di neutralità, stabilità politica, continuità democratica e rispetto delle diversità etniche e culturali (pur tra numerose ombre e contraddizioni), la Confederazione Elvetica ha attirato ed attira tuttora un poderoso flusso migratorio da ogni angolo d’Europa, sia che si tratti di lavoratori “stanziali” che di “frontalieri”. Trattandosi di un Paese dalle limitatissime dimensioni territoriali, le sue capacità ricettive risultano ad ogni modo limitate, di qui l’esigenza di elaborare una soglia all’ingresso di manodopera estera, innanzitutto per quel che concerne i frontalieri, vera e propria spina nel fianco dell’economia di Berna e fonte di tensione politica e sociale nel paese. Analizzando nel dettaglio la mappatura dei lavoratori immigrati in terra svizzera, potremo notare come la maggior parte dei frontalieri provengano dalla Francia (74.000), la quale esporta a sua volta un totale di ben 179.000 pendolari, seguita dall’Italia con 40.000 unità, (circa 1/4 dei frontalieri totali dei “cugini” francesi ) e dalla “ricca” Germania, con 31.000 frontalieri (poco meno dell’Italia).

Il rigorismo imparziale del dato statistico ridimensiona quindi il “masscult” del referendum concepito per “colpire” la manodopera italiana, e il “refrain” dell’Italia “sud del nord”, benché innescante un certo impatto emotivo, risulterà svuotato di qualsiasi credibilità concettuale perché privo dell’aggancio all’elemento fattuale e documentale. La propaganda “migrazionista” ricorre in questo caso allo stratagemma della “semplificazione” per veicolare un messaggio inclusivo mirante alla demolizione dei contenuti più rozzamente identitari e razzisti attraverso il metodo della “somiglianza” e della “sovrapposizione” (gli italiani sarebbero visti come gli albanesi o i romeni della Svizzera).

Non è la prima volta che i supporters dell’accoglienza fanno uso della manomissione della notizia per puntellare le loro ragioni ; celebre, a questo proposito, il caso del rapporto (fasullo) dell’ Ispettorato per l’immigrazione USA , che voleva i nostri connazionali presentati come piccoli, puzzolenti ladri, violenti, ecc. In questo e per questo, non vi è differenza con i portabandiera del razzismo più truculento, con le loro “bufale” sul Ministro Cécile Kyenge.

“Io non conosco tutti i temi del mondo”

A proposito della legge Bossi – Fini sulla disciplina dell’immigrazione, così si è espresso il deputato e capogruppo Cinque Stelle alla Camera Alessio Villarosa:

“Il Parlamento è diviso per commissioni. Ognuno ha le sue competenze. Visto che non è un argomento in discussione in questo momento in Aula, non è di mia competenza. Io non conosco tutti i temi del mondo. C’è una commissione giustizia che si sta occupando probabilmente anche di questo tema. Io li chiamo e vi faccio spiegare qual è la posizione del Movimento Cinque Stelle”.

L’intervento è assolutamente significativo, in particolare, sotto due profili, uno politico-sociologico e l’altro semantico-propagandistico; se, infatti, da un lato il Villarosa palesa e dimostra tutta la drammatica impreparazione e la mancanza di collegialità ed autonomia individuale all’interno del monolite politico di Grillo, sempre più simile ad un circuito chiuso orwelliano (“li chiamo e vi faccio spiegare qual è la posizione del Movimento Cinque Stelle”), dall’altro il tentativo è quello di suggerire, ancora una volta, l’idea di alterità del M5S rispetto alle piattaforme politiche “tradizionali” . Non posso conoscere tutto perché non ho tempo da perdere come gli intellettuali poltroni, perché devo lavorare. In questo caso, essendo deputato, per il Paese e per il collettivo. Questo è, stricto sensu, lo stilema di Villarosa, lo stesso di qualsiasi partito/fenomeno catalizzatore il voto di protesta e a propulsione demagogico-populistica, dal primo Fascismo, ai fratelli Scotti, a Giannini, alla Lega. E’ l’ “everyman” che si vuol intercettare, perché è l’ “everyman” la porzione più sostanziosa del segmento elettorale. Pertanto, lo scopo è quello di bisbigliargli vicinanza, similarità, contiguità, attraverso codici informali ed anticonvenzionali che spaziano dal linguaggio all’estetica (la canottiera di Bossi, il petto nudo del Duce trebbiatore, ecc). Finché il popolo non farà campo libero da questo equivoco, sarà difficile una maturazione culturale ed un’evoluzione politica per il Paese; quella che è l’ottava economia mondiale e la terza continentale, infatti, non ha bisogno di uomini della strada, ma di tecnici sofisticati ed evoluti, di elitarismo qualificato e non di rutilanti e improduttive oclocrazie

P.s: sulle ultime (e studiate) gaffes di Vito Crimi, Felice Marra ha per l’appunto avuto modo di affermare che “Vito Crimi mi piace perché ogni tanto si dimentica di essere parlamentare e si comporta come se fosse un cittadino qualunque”. Ma chi governa non deve essere un “cittadino qualunque”, come ai tempi delle gabelle sulla frutta e sulla farina. “Viva ‘o Rre ‘e Spagna, mora ‘o malgoverno” non porta lontano.