Massacro “Charlie Hebdo”: le parole che aiutano i terroristi.

Il commando di Parigi ha dato prova di un’efficienza militare diabolica e di una volontà distruttiva solida e precisa, lasciando sul campo 12 esseri umani, annientati a sangue freddo.

Chi, adesso, cerca di utilizzare l’ errore (ancora da verificare) della carta di identità “dimenticata” in auto da uno degli assassini o nella ricerca dello stabile per fare ironia su di loro, sceglie, in realtà, un indirizzo strategico ben preciso, cercando di “assolvere” il terrorismo islamico dalla colpa in questione mostrando una presunta incapacità dei killer (“troppo stupidi per essere terroristi”; questo, il messaggio).

Un modus cogitandi pericoloso, miope ed oltraggioso, dal quale è e sarà necessario e doveroso prendere le distanze.

La strage di Parigi e quell’Islam che non può esser nascosto sotto il tappeto.

attentato-parigi-videoI fatti di Parigi, tragici non soltanto per il loro bilancio di sangue ma anche (e forse soprattutto) per la motivazione che ha armato la mano dei carnefici, raccontano un Islam ben diverso dall’immagine, agiografica ed irreale, confezionata da un certo movimento d’opinione liberal, un Islam che non è maggioranza ma che esiste, che è attivo e che sa e può far male.

E’ prendendo coscienza di questa realtà, espellendo l’elemento ideologico e puerilmente ecumenico (qualcuno direbbe “buonista”) dal proprio sistema normativo, che il terrorismo potrà essere piegato, nell’interesse dell’Occidente come dei musulmani, arabi o non arabi.

Liberté, Égalité, Fraternité pour tous.

Perché Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sono due “mercenari”.Geopolitica e sostanza della forma.

maròSemplicistica al pari della definizione di “eroi”, è senza tema di smentita quella di “mercenari” , in riferimento ai Marò al centro della crisi diplomatica tra Roma e Nuova Dehli iniziata nel febbraio del 2012 con l’uccisione di due pescatori al largo della costa del Kerala (India occidentale).

Se, infatti, è vero che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non stavano proteggendo direttamente il nostro Paese da un invasore straniero, è altrettanto vero che, scortando una petroliera battente bandiera italiana (l’Enrica Lexie) in acque rese pericolose dalla pirateria, il loro ruolo era di difesa del nostro “soft power”, ovvero quel segmento vitale per un Paese (e specialmente per noi, limitati nel ricorso all’ “hard power) e concernente, anche, l’economia, il commercio e , dunque, il prestigio di un attore sulla scena internazionale. Da non dimenticare, inoltre, come lo Stato tragga un’importante fonte di guadagno da operazioni di assistenza ai privati come quella in oggetto.

Caso estremamente complesso e delicato, la crisi italo-indiana richiederà, da una parte e dall’altra, l’abbandono dell’elemento ideologico come passo necessario e basilare per una sua lettura serena, matura e consapevole.

Nda: Cerniera di collegamento tra gli interessi interni e le vicende esterne, anche la forza militare (l”hard power”). Per una “middle power” e “regional power” con e l’Italia, membro G-8 e G-20, si rendono necessari, dunque, anche passi quali l’acquisto degli F-35

Perché Mani Pulite non doveva cambiare le cose.La debole astuzia di un messaggio qualunquistico.

Il riaffacciarsi nel dibattito italiano della questione morale, porta inevitabilmente con sé l’accusa, rivolta a Mani Pulite, di non esser riuscita a modificare il comportamento della classe dirigente nazionale. “Non è cambiato niente”, questo il refrain che rimbalza dagli studi televisivi, ai salotti culturali, ai bar.

Si tratta, a ben vedere, di un giudizio usato con maggior frequenza da quel segmento di pubblica opinione che fu vicino al Pentapartito, che in questo modo cerca di ridimensionare le colpe* dell’asse DC-PSI-PLI-PRI-PSDI volendo sottintendere una peggiore condotta dell’establishment attuale. (*Colpe gravi, a partire dalla ricerca del consenso attraverso politiche sociali ed assistenzialistiche rese possibili da iniezioni di debito pubblico. Oggi ne paghiamo lo scotto, ma puntiamo il dito contro Merkel e Francoforte)

Un messaggio volutamente semplicistico e frettoloso, che omette un’evidenza di fondo, di importanza irrinunciabile ed apicale: Mani Pulite non fu un’iniziativa politica od istituzionale di rilancio etico, ma un’inchiesta giudiziaria ed investigativa che mirava a far luce su alcuni fenomeni corruttivi precisi e circoscritti (alla giurisdizione del Pool milanese).

Non doveva cambiare nulla, dunque, perché questo non era né doveva essere il suo scopo ed il suo compito.

P.s: seguendo il sillogismo che confina Mani Pulite nell’inutilità per non essere stata in grado di eliminare la corruzione, dovremmo allora chiedere lo scioglimento della magistratura e delle forze dell’ordine e l’abolizione delle carceri, dato che il crimine e e sarà, comunque, inestirpabile e sempre presente.

Le due cooperanti e i due Marò: l’incudine e il martello del Governo Renzi.

Il video delle due cooperanti rapite in Siria con la richiesta, implicita, di una trattativa al Governo italiano, è senza dubbio il regalo più sgradito che il nuovo anno potesse fare a Matteo Renzi.

Fedele alla sua dottrina in materia ed alla sua cultura e tradizione in difesa della vita e dei diritti umani, l’Italia si adopererà infatti per riportare a casa Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, riuscendovi qualora la contropartita dovesse essere di natura economica (un riscatto) e non politica (una variazione della nostra linea strategica nell’aera).

Questo, tuttavia, aumenterà il pressing del movimento d’opinione favorevole al rilascio dei Marò detenuti in India, che individuerà nella liberazione delle giovani un trattamento di favore da parte di un esecutivo di centro-sinistra verso due militanti filo-arabe. Un esercizio semplificatorio che, in aggiunta, farà tabula rasa di ogni differenza tra l’interagire con un gruppo terroristico ed il governo legittimo di una “great power”, membro del G-20.

Il caso – Perché si parla di malasanità e non di buona sanità L'”asimmetria negativa” e il pessimismo mediatico.

Secondo l’ OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), l’Italia è il Paese con l’aspettativa di vita più lunga alla nascita: 80,9 anni. Sette mesi più dei francesi, un anno e otto mesi più dei britannici e ben tre anni più degli statunitensi.

L’ OMS (Organizzazione mondiale della sanità), inoltre, inserisce il servizio sanitario italiano al secondo posto, su scala mondiale, per qualità e capacità dell’assistenza offerta rispetto alle risorse investite.

Un quadro più che favorevole, dunque, al quale si aggiungono le molte eccellenze vantate nel settore dal nostro Paese. Il cittadino italiano, tuttavia, tende ad avere un’idea negativa del SSN e a nutrire in esso una scarsa fiducia; questa antinomia tra la sanità “reale” e quella “percepita” è il frutto di quella che gli esperti di comunicazione definiscono “asimmetria negativa”, ovvero la tendenza, da parte dei media, a dare risalto alle notizie a carattere più negativo.

L’asimmetria negativa è strettamente legata all’ “information anxiety” “(ansia da informazione”), uno stato ansioso da sovraccarico di notizie di segno pessimistico.

Le cause di questa scelta contraria ai principi fondanti la deontologia giornalistica vanno ricercate nell’interesse economico (l’episodio negativo è più “notiziabile”, quindi richiama un numero maggiore di fruitori) e politico (le testate contrarie all’establishment di turno strumentalizzano l’evento infausto allo scopo di danneggiare la parte avversa).

Matteo Salvini e la canzone di Elisa: il “sotf power” del leader del Carroccio.

« Stupenda la canzone “A modo tuo” di Elisa. Così, mi andava di dirvelo. E voi cosa state ascoltando? »

Questo, uno degli ultimi post scritti da Matteo Salvini su Facebook e Twitter. Nonostante la cosa abbia suscitato l’ilarità dei sui detrattori, interventi del genere si presentano come abili tecniche propagandistiche e comunicative, questo perchè l’utilizzo di un’immagine, di un link o di qualsiasi altro elemento richiami alla “normalità” ed alla propria vita di tutti i giorni, è funzionale all’obiettivo di avvicinare il politico alla gente “comune” («E voi cosa state ascoltando?»), spoglandolo di quella patina di istituzionale distacco che, solitamente, circonda l’establishment.

La scelta si rivelerà ancor più efficace se il personaggio in questione baserà, come Matteo Salvini, la propria strategia sul dialogo con l’ “everyman” (l’ “uomo della strada”)

Perché è giusto dire “non sono razzista, ma”. Il totalitarismo irrazionale del pensiero unico.

Consacrata come la dimostrazione e il palesamento di un razzismo subdolo ed inconscio, la formula “no sono razzista, ma” risponde, in realtà e molto spesso, all’esigenza di sottrarsi ad una forzatura concettuale e ideologica che impone un pensiero uniformante e idealizzante l’immigrato o lo straniero, al di fuori del quale si è accusati di pregiudizio xenofobo.

Presepe. Perché il preside di Bergamo ha sbagliato. Come danneggiare l’integrazione.

Impedendo l’allestimento del Presepe natalizio nella sua scuola, il direttore scolastico della “De Amicis” di Bergamo non soltanto ha commesso un duplice errore dal punto di vista concettuale (1: il Presepe è un simbolo che va al di là della sfera prettamente religiosa. 2: l’ostensione dei riti e dellle tipicità di una cultura non è offensiva nei confronti delle altre) ma “alza la palla” alla risposta dei movimenti a carattere populisitico-idenitario, come la Lega Nord.

Decisori ed establishment non sono nuovi a simili atteggiamenti, che segnano un allontanamento dal comune sentire mettendo così a rischio l’integrazione anziché favorirla.

Perché Enrico Rossi ha sbagliato con quella foto insieme ai ROM.

Farsi fotografare insieme ad una famiglia ROM* è, da parte di un’alta carica istituzionale, un gesto di grande responsabilità civile e sociale in sé (compito delle istituzioni democratiche, anche quello di combattere e disinnescare il pregiudizio etnico e culturale).

Rischia di trasformarsi tuttavia in un boomerang dal punto di vista comunicativo e politico non tanto perché “alza la palla” ai movimenti a propulsione demagogica e ventrale, ma se e quando il personaggio che rappresenta l’istituzione in questione non ha alle spalle un iter nelle politiche per l’accoglienza e, soprattutto, non è del tutto cristallino, come nel caso del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (si veda, ad esempio, il buco di 400 milioni nella Asl apuana).

La sua mossa apparirà dunque del tutto demagogica ed ipocrita, uno spot che non può né potrebbe convincere. In buona sostanza, il pubblico potrebbe accettarla e comprenderla da un’Emma Bonino, ma non dal “signor Rossi”. *Inoltre, non dimentichiamo che i Rom sono una popolazione molto particolare, con una cultura del tutto singolare e complessa. Elitari, rifiutano l’integrazione con le altre comunità e si segnalano per una diffusa attitudine all’illegalità. Questo è il quadro reale dal quale è necessario partire, ben diverso dall’immagine creata da una certa sinistra condizionata da un socialismo di tipo umanitario ed utopistico