Quella crepa sull’unità francese.

La facile suggestione dell’evento parigino non dovrà far dimenticare l’assenza dei rappresentanti di quello che, ad oggi, è il primo partito francese, ovvero il Front National lepenista (primo alle recenti Europee e primo nei sondaggi).

Un’assenza importante e fondamentale, non sfuggita agli analisti, che ridimensiona l’èpos mediatico dell’unità ritrovata, ponendo sul piatto più di un problema per l’Eliseo e, di conseguenza, per l’Europa

Io sono “Charlie” se rispetto chi non la pensa come “Charlie”

Essere “Charlie” significa accettare e rispettare chi ha un’idea di informazione distante da quella di “Charlie”.

Essere “Charlie” significa comprendere le ragioni di chi, come il NYT, ha deciso di non pubblicare le vignette “motivo” del massacro, le vignette di “Charlie”.

Essere “Charlie” significa guardare a chi fa satira con sensibilità e percezioni diverse come ad un arricchimento e non come ad un vigliacco, oppure ad un bigotto, o ancora ad entrambe le cose.

Altrimenti non sarete “Charlie”, ma Said, Cherif, Amedy e Hayat.

Soltanto in modo diverso.

Ucronia Il massacro di Parigi e i fantasmi della Dottrina Mitterand: il “paradosso francese”

Immaginiamo per un attimo che i 4 terroristi di Parigi fossero riusciti a fuggire (Hayat Boumedienne non è stata ancora catturata).

Immaginiamo che, approfittando dell’assenza di controlli alla frontiera (dovuta agli Accordi di Schengen), fossero riusciti ad arrivare nella vicina Italia.

Immaginiamo che la cosa fosse diventata di dominio pubblico.

Immaginiamo che il nostro Governo avesse deciso di proteggerli, non consegnandoli alle autorità francesi, in nome di una pretesa superiorità del diritto italiano e su una sua presunta maggiore aderenza ai principi in materia di tutela dei diritti umani.

E adesso, immaginiamo la reazione della nostra opinione pubblica, dell’opinione pubblica mondiale e, sopratutto, di quella dei nostri vicini d’oltralpe.

Questo sbizzarrimento ucronico, questa trama insensata, corrisponde invece a quella che fu, per 21 anni (1982-2003), la cosiddetta Dottrina Mitterrand, ovvero un dispositivo che garantiva ai terroristi di tutto il mondo la possibilità di trovare asilo e riparo in Francia. In un intreccio perverso di umanitarismo socialista ed anacronistica “grandeur”, François Maurice Adrien Marie Mitterrand pensava e coltivava infatti il mito della superiorità della coscienza civile e giuridica del suo Paese, motivo per cui il terrorista straniero venne da un certo momento ritenuto un perseguitato e non più un criminale.

Ecco che decine e decine di assassini che avevano colpito al cuore lo Stato italiano, massacrando tutori dell’ordine, giornalisti come quelli di “Charlie Hebdo” e semplici cittadini, padri e madri di famiglia, poterono continuare a tirare le fila delle loro organizzazioni (specialmente di estrema sinistra) alla luce del sole, ed ecco emergere un altro “paradosso francese”, ben più inquietante di quello medico -gastronomico, che vedeva un Paese occidentale, capitalista ed atlantista, coprire le spalle a chi voleva distruggerlo, volendo distruggere un modello sociale, economico e politico gemello.

Una macchia, la Dottrina Mitterand, nel novecento francese, una macchia che va ad unirsi al mantenimento della ghigliottina e della lobotomia transorbitale fino agli anni ’80, al disastro di Mururoa degli anni ’90, ai massacri di civili in Indocina e Nord Africa negli anni ’50 e ’60, all’appoggio alla rivoluzione islamica nella Persia democratica ed inclusiva di S.M Mohammad Reza Pahlavi

“In Italia Charlie Hebdo ce lo sogniamo”. Davvero? Un messaggio per chi non conosce la storia, per chi non conosce sé stesso.

La tragedia parigina, con il suo corredo di errori, sviste e dilettantismi delle autorità francesi, ha messo in crisi quegli esterofili di casa nostra in servizio attivo e permanente, i quali, tuttavia, hanno cercato di rimediare denunciando quella che a loro modo di vedere sarebbe l’assenza, in Italia, di voci libere e indipendenti come “Charlie Hebdo”; “In Italia gente così ce la sogniamo”. Questo, in buona sostanza, il messaggio.

A costoro propongo e segnalo questa lista: sono gli italiani uccisi, feriti o perseguitati mentre facevano informazione, perché facevano informazione.

Sono tanti, sono 26, e forse ne mancherà qualcuno.

Sperando vi sia utile, con l’augurio possiate conoscerli, così da rispettarli, così da rispettare ciò che siete, ciò che siamo.

Buona lettura.

Cosimo Cristina

Mauro De Mauro

Giovanni Spampinato

Giuseppe Fava

Mauro Rostagno

Ilaria Alpi

Giuseppe Alfano

Giancarlo Siani

Carlo Casalegno

Walter Tobagi

Italo Toni

Graziella De Palo

Almerigo Grilz

Guido Puletti

Marco Luchetta

Gabriel Gruener

Antonio Russo

Maria Grazia Cutuli

Raffaele Ciriello

Vittorio Arrigoni

Enzo Baldoni (blogger)

Enzo Tortora

Giuseppe “Peppino” Impastato

Indro Montanelli (gambizzato dalle BR)

Simone Camilli

Miran Hrovatin

Mi si nota di più se dico di essere un po’ francese? Quelle terrazze sul dramma

Le tragedie di grande impatto emotivo come quella parigina, offrono un “point of view” ed un assist ideali per l’osservazione e l’analisi di un aspetto caratteristico della psiche umana e del comportamento sociale.

Nel caso di specie, ad esempio, potremmo notare da parte di molti la rivendicazione di un elemento di unione con la Francia; da un lontano parente nato oltralpe, ad un soggiorno a Parigi fatto magari da bambini, ogni esperienza, ogni dato, diventano utili per la ricerca di un mezzo che collochi in qualche modo questi italianissimi “signor Rossi” o “signora Rossi” nel cono di luce del dramma.

Un’ipertrofia dell’Ego, in qualche caso, un’insicurezza di fondo, in altri

Perché Brevik e il terrorismo islamico non sono la stessa cosa. Perché L’Islam radicale e l’Occidente non sono la stessa cosa.

Tra le punte di lancia della retorica islamofila più estremistica, il caso Breivik , utilizzato quando il dibattito si posa sul terrorismo della Mezzaluna per ridimensionarne il significato e la portata e per “controbilanciare” il giudizio su fenomeno e sull’islam più in generale, cercando di evidenziare quello che sarebbe un lato altrettanto oscuro della cristianità e della cultura occidentale.

Si tratta di un analisi ad ogni modo semplicistica, approssimativa e concettualmente immatura, questo perché Anders Behring Breivik era un criminale isolato che ha compiuto un gesto isolato ed unico nel suo genere per l’Occidente (almeno nelle sue proporzioni), mentre la violenza dell’Islam radicale conta e può contare su centinaia tra gruppi e sottogruppi, su migliaia di uomini reclutati e reclutabili ad ogni latitudine , sull’appoggio di Stati sovrani ed è causa, ogni anno, di migliaia di atti di tipo terroristico, in ognuno dei cinque continenti

Una foglia di fico, dunque, che il lavoro di scavo razionale mostrerà in tutta la sua inconsistenza

Massacro “Charlie Hebdo”: le parole che aiutano i terroristi.

Il commando di Parigi ha dato prova di un’efficienza militare diabolica e di una volontà distruttiva solida e precisa, lasciando sul campo 12 esseri umani, annientati a sangue freddo.

Chi, adesso, cerca di utilizzare l’ errore (ancora da verificare) della carta di identità “dimenticata” in auto da uno degli assassini o nella ricerca dello stabile per fare ironia su di loro, sceglie, in realtà, un indirizzo strategico ben preciso, cercando di “assolvere” il terrorismo islamico dalla colpa in questione mostrando una presunta incapacità dei killer (“troppo stupidi per essere terroristi”; questo, il messaggio).

Un modus cogitandi pericoloso, miope ed oltraggioso, dal quale è e sarà necessario e doveroso prendere le distanze.

La strage di Parigi e quell’Islam che non può esser nascosto sotto il tappeto.

attentato-parigi-videoI fatti di Parigi, tragici non soltanto per il loro bilancio di sangue ma anche (e forse soprattutto) per la motivazione che ha armato la mano dei carnefici, raccontano un Islam ben diverso dall’immagine, agiografica ed irreale, confezionata da un certo movimento d’opinione liberal, un Islam che non è maggioranza ma che esiste, che è attivo e che sa e può far male.

E’ prendendo coscienza di questa realtà, espellendo l’elemento ideologico e puerilmente ecumenico (qualcuno direbbe “buonista”) dal proprio sistema normativo, che il terrorismo potrà essere piegato, nell’interesse dell’Occidente come dei musulmani, arabi o non arabi.

Liberté, Égalité, Fraternité pour tous.

“I media non ve lo dicono”: il perché di una stupidaggine

La frase “i media non ve lo dicono” , punta di lancia del propagandismo dietrologista, è quanto di più irrazionale possa essere concepito in riferimento alla comunicazione. Questo perché un giornalista (soprattutto il freelance) ed una testata (sopratutto se lontana dal governo di turno) vivono di “notiziabilità”, ovvero di tutto quello che può generare una ricaduta positiva in termini economici, professionali e di visibilità.