Già oltre dieci anni fa previdi, in alcuni articoli realizzati per testate di settore e proiezioni per i clienti, la parabola del M5S, ciò che oggi sta vivendo. Non che il sottoscritto possieda chissà quali abilità analitiche o divinatorie, ma era sufficiente una conoscenza, anche basica, della politica italiana, della sua storia e di certe dinamiche della psicologia sociale, per giungere alla stessa conclusione.
Questi soggetti hanno infatti nel loro punto di forza, cioè l’ostensione dell “alterità” e della trasversalità, la loro stessa debolezza; solo con l’isolamento potranno conservarle, tuttavia esso porterà, alla lunga, all’inazione più inutile ed al conseguente abbandono da parte del cittadino. Entrare invece nella “stanza dei bottoni” farà smarrire loro la “verginità”, piegandoli a quegli obblighi e compromessi derivanti dall’arte del governare (vincoli di bilancio e normativi, alleanze internazionali, “deep state”, ecc). A ciò si aggiungeranno la ricattabilità e la scarsa affidabilità di una classe dirigente composta in buona parte da deputati e senatori di fatto “presi dalla strada” (condizione di per sé non disdicevole), i quali ben difficilmente saranno pronti a rinunciare ad uno status ottenuto quasi all’improvviso ed in modo inaspettato.
Il paragone con la Lega e il futuro del Movimento
L’accostamento con la Lega Nord potrebbe essere fuorviante, perché per il Carroccio l’antipolitica non era un elemento centrale bensì subordinato ad un discorso di tipo localistico-identitario (cosa che gli assicurava e gli assicura un radicamento nei territori, che ai grillini, di nuovo, manca). E’ vero che il M5S non si esauriva, neanche nei giorni migliori, nella progettualità del “vaffa”, tuttavia “sklills” come il pragmatismo liquido hanno sempre avuto un peso relativo, almeno nella percezione dell’elettorato. La creazione di Grillo e G.Casaleggio era forse più simile all’UQ gianniniano (anch’esso paragonato spesso alla Lega*), forza estintasi nel volgere di pochi anni. Se poi Salvini è riuscito a ridare linfa al suo partito trasformandolo da forza “localista” a nazionalista”, andando con naturale facilità a riempire spazi liberati dalla scomparsa di protagonisti quali AN, il futuro dei cinque stelle appare incerto e da definire e definirsi, non in ultimo pensando alla difficoltà di inserirsi come alternativa di sinistra ad un PD targato Schlein. I “lumbàrd” potevano inoltre contare, volendo concludere, su una serie di dirigenti esperti e rodati, opportunità di cui il M5S non dispone anche a causa del vincolo dei due mandati e dell’autoritarismo dei fondatori; è, questo, un “vulnus” che li ha costretti a cercare un leader altrove, un Giuseppe Conte estraneo alla loro tradizione e che, infatti, li sta portando non solo a collezionare sconfitte su sconfitte ma pure a snaturarsi.
*a riguardo mi permetto di consigliare il saggio “La Lega qualunque”, di A. Sarubbi. Pur non condividendone l’impianto di base (il paragone tra Carroccio e “torchietto”), trovo offra spunti di un certo interesse


