Pregiudizi sinistri?

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intollerabilmente qualunquistica, spaventosamente semplicistica, sorprendente puerile, in poche parole, stupida, dimostra e palesa tutta la fragilità argomentativa e la connotazione ultrastica di una certa sinistra internazionale (è stato postato da una pagina vicina ai democratici statunitensi ma gira e trova spazio anche nella piattaforma facebookiana italiana). Il sillogismo, bizzarro, che ci viene proposto, vuole la donna occidentale “schiavizzata” dal modello comportamentale e culturale maschile (e qui entriamo nel perimetro del sessismo misandrico, tematica che però dubito i “liberal” conoscano) al pari di chi, sempre donna, vive nei paesi islamici. Spiegare la stupidità di un simile messaggio non è agevole, data la sua manifesta chiarezza, ma ci proveremo ugualmente : in Occidente la donna PUO’ scegliere (e sceglie) tra una miriade di format e must stilistici, estetici e comportamentali; nessuno la metterà a morte, umilierà pubblicamente o riempirà di botte o frustate qualora decidesse di optare per un capo o per un altro, per una condotta o per un’altra. Lo stesso, ben lo sappiamo, non si può dire a proposito delle teocrazie e delle ierocrazie islamiche (ma non solo). Cortocircuiti cognitivi del genere sono, ahinoi, il risultato di un politically correct spinto fino alle sue propaggini più estreme, fino a lambire l’assurdo e , cosa peggiore, il paradosso, negando proprio a quelle donne che si vorrebbero tutelare la libertà (e la dignità) che qualsiasi essere umano merita e di cui ha diritto.

Chiudo, rilanciando, con una provocazione: cosa sceglierebbe, la donna “liberal”/politicamente corretta tipo, tra il suo loft sulla 27esima strada ( oppure a Piazza Navona), i suoi accessori Prima Classe e il burqa in una capanna nel Mazandaran? Su, su. Be serious.

I Depretis bonsai

“Su Berlusconi i Cinque Stelle escano dall’aula. Oppure votino con il dito medio”.

Queste le parole del vicepresidente del gruppo parlamentare pentastellato alla Camera Luigi Di Maio. La “ghost strategy” del M5S è quella di non affossare Silvio Berlusconi, lasciando, come in questo caso, l’aula qualora il voto fosse palese (confidando in qualche “traditore”) o, in caso di consultazione segreta, votando direttamente contro la decadenza. Questo perché il salvataggio dell’arcoriano consentirebbe alla compagine di Grillo e Casaleggio di procacciarsi un micidiale grimaldello argomentativo-propagandistico contro il PD (il loro vero nemico) e perché la presenza sulla scena politica di un personaggio come il leader del PdL è di capitale importanza, con il suo strascico di sconcezze morali, gestionali e impudente malcostume, per un partito catalizzante il voto di protesta. A tutto ciò va sommata una riflessione sul ruolo degli Stati Uniti e della restante porzione di quel circuito occulto che muove i fili del comico genovese e del santone internetico di Ivrea. Mi auguro che il 45% del comparto pentastellato proveniente da sinsitra non tenga ancora a lungo gli occhi chiusi e sappia liberarsi dai legacci del dogmatismo ultrastico che lo imprigionano alle bizzarrie irresponsabili di questi registi del caos.

Naufragi dell’intelletto

concordia

Quella svolta all’Isola del Giglio è la più grande operazione di recupero navale di tutti i tempi (la Costa Concordia è più grande e più pesante del Titanic). Si tratta, pertanto, non solo di un evento di straordinaria importanza storica ma anche di un fiore all’occhiello per l’ingegneristica italiana, che adombra così l’onta per la viltà schettiniana. Farebbero bene a ricordarlo, i virgulti del qualunquismo più sciatto e prevedibile.

Di che cosa dovrebbero occuparsi, i media? Di qualche nuova emergenza sociale costruita ad arte per vendere più copie o fare più ascolto? Su, su.

Metalogismi

Matteo Renzi è, attualmente, l’unico uomo in grado di far prevalere il centro-sinistra nella prossima battaglia elettorale contro il PdL berlusconiano (non nella guerra. Sarà infatti la natura, tra molto tempo, a scrivere la parola fine all’esperienza storica del berlusconismo). Gianni Cuperlo è, invece, l’unico uomo in grado di mantenere in vita l’ultimo, isolato e fragile, atomo e scampolo di socialdemocrazia ancora presente nel comparto progressista italiano. Per questo motivo, l’arcoriano sguinzaglierà presto contro di lui la sua muta di cani mediatici, cani ben addestrati, i “muckrakers” (nell’accezione negativa del termine) del servilismo più sfacciato e sguaiato, che come sempre sapranno stanare e poi ipnotizzare l’italiano medio, irrimediabilmente malato di panciafichismo e consapevole disimpegno, con la vile e vacua ma rassicurante formula: “e chi devo votare? XX?”. In quel caso, quell’ XX sarà Cuperlo, vittima predestinata di questa sovrapposizione sempre uguale nella sua stolidità qualunquistica, scardinato e poi calpestato dall’invadenza triviale di un passepartout che ha sempre più l’aria del grimaldello del mascalzone.

I pericoli delle “gabbie”

L’intelletto più ingenuamente raffinato potrà rimanerse scosso dinanzi alla scelta operata dal centro-destra di puntare con indefessa costanza, nei dibattiti pubblici, su personaggi come la signora Santanchè. Si tratta, però e a ben vedere, di una scelta/strategia di comunicazione molto sottile e, cosa più importante, vincente; la Santanchè (e “quelli come lei”) parlano infatti il linguaggio comune, quello degli “everyman”, trattando i problemi della gente comune. Ma non solo: più l’avversario sarà preparato, educato, capace e razionale, più la “pitonessa” riuscirà a spiazzarlo, a disorientarlo. In poche parole, a batterlo. Almeno nella truffaldina percezione che ci consegna l’immediatezza televisiva. Questo perché una piattaforma argomentativa improntata alla provocazione e disancorata, pertanto, dalla razionalità, volutamente sconnessa, sfaccaiatmente e sguiatamenrte antconvenzioanle, farà saltare i dispositivi di lettura, filtraggio, difesa ed attacco di chi, invece, si muove secondo le coordinate della logica riflessiva e del contegno ponderato.

P.s: nelle tecniche della disinformazione codificate dal politologo statunitense H. Michael Sweeney, la strategia “santanchiana” si può individuare nei seguenti punti:

; Elusione
Non vedo, non sento, non parlo
Indipendentemente da quello che sai, non parlarne – specialmente se sei un personaggio pubblico, un conduttore televisivo, ecc. Se non viene riportato, non è accaduto, e tu non devi mai affrontare il problema.

; Diventa incredulo e indignato
Evita di discutere questioni chiave e invece concentrati su problemi marginali che possano essere usati per dimostrare come l’argomento di altri gruppi o temi altrimenti ritenuto sacrosanto sia diventato invece criticabile. Questa è conosciuta anche come la mossa del “Come ti permetti!“.

; Metti in dubbio le ragioni
Distorci o amplifica ogni fatto che può essere utilizzato per insinuare che l’avversario agisce in base a secondi fini nascosti o altre faziosità. Questo evita che si discuta dei problemi e costringe l’avversario sulla difensiva.

; Distrai gli avversari con insulti e ridicolizzandoli
Questa è conosciuta anche come la tattica fondamentale “attacca il messaggero“, anche se altri metodi si qualificano come varianti di quell’approccio. Associa gli avversari a titoli impopolari come “pazzi“, “conservatori“, “liberali“, “di sinistra“, “terroristi“, “fanatici della cospirazione“, “radicali“, “fascisti“, “razzisti“, “fanatici religiosi“, “maniaci sessuali” e così via. Questo spinge gli altri a ritirarsi dal sostenerli per paura di venire etichettati allo stesso modo, e tu eviti di confrontarti con i problemi.

; Utilizza un fantoccio
Trova o crea un elemento credibile della tesi dei tuoi avversari che puoi facilmente abbattere per farti sembrare dalla parte della ragione e mettere in cattiva luce l’avversario. Oppure tira fuori una questione della quale puoi con sicurezza insinuare l’esistenza basata sulla tua interpretazione dell’avversario / degli argomenti dell’avversario / della situazione, oppure seleziona l’aspetto più debole delle accuse più deboli. Amplifica il loro significato e distruggile in un modo che sembri ridicolizzare, allo stesso modo, tutte le accuse reali e costruite, evitando inoltre che la discussione si sposti effettivamente su problemi concreti.

; Associa le accuse degli avversari con vecchi avvenimenti
Una tattica derivata da quella del fantoccio – di solito, in qualunque situazione dove si abbia grande visibilità, qualcuno all’inizio farà accuse sulle quali si può discutere o si è già probabilmente discusso – un tipo di investimento per il futuro qualora la situazione non fosse facilmente controllabile. Dove puoi prevederlo, crea un problema fantoccio e trattalo come una parte contingente del piano iniziale. Le accuse successive, indipendentemente dalla loro validità o dalla scoperta di nuovi elementi, possono poi di solito essere associate con l’accusa originale e liquidate come un rimaneggiamento della stessa senza bisogno di affrontare problemi attuali – ancora meglio se l’avversario è, o è stato coinvolto, con la fonte originale. Falsifica.

; Impressiona, contrasta e pungola gli avversari
Se non puoi fare nient’altro, rimprovera e schernisci i tuoi avversari e trascinali a risposte emotive che tenderanno a farli sembrare stupidi ed eccessivamente motivati, e generalmente rendono il loro materiale in qualche modo meno coerente. Nascondi le Prove

; Ignora le prove presentate, chiedi prove impossibili
Questa è forse una variante della regola “Fai finta di non sapere“. Senza tener conto del materiale presentato da un antagonista nei forum pubblici, dichiara che il materiale fornito è irrilevante e richiedi prove impossibili da ottenere per l’avversario. Allo scopo di evitare completamente di discutere dei problemi, potrebbe essere necessario che tu debba criticare e negare che i media e libri siano fonti attendibili, negare che i testimoni siano degni di fiducia, o anche negare che dichiarazioni fatte dal governo o altre autorità abbiano qualche significato o rilevanza.

Consiglio: sintonizzatevi su Giallo TV. O leggete un buon libro.

Nil est dictu facilius

Hollande da un lato concede (lodevolmente) il matrimonio omosessuale, dall’altro sarebbe (stato) disposto a promuovere una guerra imperialista senza il placet delle Nazioni Unite e senza un impianto probatorio convincente e circostanziato a carico del regime di Assad, trasformando in questo modo il più alto organismo internazionale in una novella Società delle Nazioni. Non posso dimenticare quando all’indomani del suo ingresso all’Eliseo fu accolto da un’imbarazzante esaltazione paramitologica, con le sue “gesta” megafonizzate e scolpite nella pietra dell’idolatria più grottescamente bufalesca. La cosa dovrebbe insegnare molto alla sinistra al caviale nazionale, da sempre incline alla fabbricazione di idoli pagani splendenti di rame

Obama e la Siria: quando le difficoltà arrivano da lontano

La Guerra di Secessione americana non rappresentò soltanto un evento di incalcolabile importanza sul piano politico, geopolitico e militare ma segnò anche (contestualmente all’invenzione del telegrafo) la nascita del giornalismo moderno occidentale. Le cause del fenomeno furono, in misura prevalente, tre

; le “Five Ws” (Chi, Che cosa, Come, Dove, Quando e Perché) furono introdotte da allora, “in modo da garantire che la maggior quantità possibile di notizie fosse trasmessa nel caso un filo del telegrafo si rompesse o fosse manomesso dagli indiani, dal maltempo o dai passeri” (Richard Reeves).

; il conflitto dette vita ad un mercato nazionale delle news. La gente, prima di allora interessata più che altro alle notizie di carattere locale, adesso voleva ottenere informazioni sull’andamento della guerra. I giornali, per esempio, iniziarono a pubblicare le liste di caduti e feriti e questo fece nascere un legame molto stretto tra stampa e cittadino.

; la guerra mise in luce la spaccatura tra informazione e potere. I giornali del Nord democratico e liberale non si peritavano di pubblicare notizie invise a Washington, che reagì con la chiusura di numerose redazioni. Nonostante questo, la libertà di informazione non potè essere né contenuta né imbrigliata.

Quest’ultimo punto delinea una chiave di lettura di grande importanza anche per quel che concerne il difficilissimo rapporto tra potere e pubblica opinione (americana ed internazionale) in merito all’affaire siriano. Oggi è infatti la rete ad aver preso il posto che nel quadriennio 1861-65 fu della stampa; la sua diffusione capillare e gli strumenti di interscambio ad essa accessori (social network, blog, canali video, forum , videofonini, tablet, ecc) consentono alle persone un rimpallo diretto, continuo ed inarrestabile, di news e dati, rendendo molto più arduo e complicato, per il “sistema” ed il circuito mediatico ad esso “embedded”, l’opera di filtraggio e persuasione propagandistica portata avanti con successo dall’epoca della Sidle Commission (1983)  ad oggi. A ciò dobbiamo sommare il tracollo, in termini di credibilità (e quindi di libertà di manovra), subito dagli USA e dai loro principali alleati dopo l’esperienza dell’asse Bush-Blair-Sharon. E’ attraverso queste nuove coordinate che possiamo pertanto codificare, leggere e comprendere i mutamenti che stanno avvenendo negli equilibri sociali e psicologici tra cittadino e “stanze dei bottoni”. Ps:Per il Pentagono e i suoi cani da guaria mediatici (Fox, ABC, Times, ecc) sarà difficile far passare una guerra imperialista voluta da Israele, Arabia Saudita e Qatar come l’ennesima operazione salvifico-umanitaria..

Gutta cavat lapidem e Friedrich Nietzsche

I pericoli derivati, derivanti e derivabili dall’inasprimento dell’attivismo militare occidentale non risiedono soltanto nell’immediato ma, anche e soprattutto, nel lungo periodo. Il rischio, infatti, è quello di dare luogo a fratture e rancori insanabili destinati a far sentire il loro carico deflagrante se e quando gli equilibri economici, politici e militari dovessero volgere a sfavore dell’Occidente. A tal proposito, è utile ed opportuno ricordare la situazione nel Rimland orientale, con un Giappone costretto a subire l’iniziativa e le provocazioni degli antichi nemici (Cina e Corea del Nord) senza poter contare su un proprio complesso politico e decisionale per tutto ciò che esuli dai confini nazionali e dovendo consegnare, de facto, la propria rappresentanza agli Stati Uniti. Questo perché la memoria della violenza del plurisecolare imperialismo di Tokyo è ancora troppo forte nell’area, al punto di costituire una zavorra anche quando le posizioni giapponesi sono del tutto legittime e comprensibili (quando nel 2006 il Ministro degli esteri nipponico Taro Aso e i futuro premier Shinzo Abe ventilarono l’ipotesi di un attacco preventivo a P’yŏngyang dopo il test del missile balistico a lunga gittata Taepodong 2,la condanna non arrivò solo dal Nord e dalla Cina, ma persino Seul parlò di “natura espansionista e militarista mai sopita del Giappone”). Ps.Pechino sta per arrivare e la credibilità ( e di conseguenza la capacità di manovra) degli Stati Uniti è uscita tremendamente manomessa dall’era bushana..

Tutto ma non la Sinistra!

Il “must” del momento, nelle preferenze degli italiani, è sbeffeggiare la sinistra, qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa faccia.

Qualche anno fa c’era la storiella del mafioso siciliano, poi diventato terrorista arabo, che risparmiava la gentile vecchietta da un epocale attentato al supermercato.

Adesso abbiamo questo.

Sono cose che aiutano a sentirsi più intelligenti, più accettati.

Intanto, poco più in là, la terza forza politica del Paese inaugura inceneritori e si appresta a sbattere fuori l’ennesimo deputato “reo” di aver manifestato la propria opinione.

Questo sarebbe contrario a qualsiasi traiettoria costituzionale, ma, si sa, la Costituzione è un impiccio messo in piedi dai comunisti, una chincaglieria utile soltanto a far perdere tempo.

Un po’ come i sindacati, i dipendenti pubblici, gli anziani, gli immigrati e, chissà, magari anche i disabili e quelli alti sotto il metro e settanta.

Prosit.

Bнимание, Mr.Obama. Beware

Nel 1999, ai tempi dell’iniziativa militare NATO nella ex Jugoslavia (senza autorizzazione ONU ma con un poderoso bombardamento mediatico delle PR “Ruder & Finn” e “Hill & Knowlton”), un contingente di 200 soldati russi decise di occupare l’aeroporto militare di Pristina, a seguito di un malinteso diplomatico con gli occidentali. Il comandante statunitense NATO Wesley Clark e il segretario generale dell’alleanza Javier Solana, ordinarono a quel punto di trasferire di prepotenza le loro truppe nella zona. La missione fu affidata alla futura rockstar britannica James Blunt, all’epoca ufficiale di leva, che però rifiutò la prova di forza con i russi, che nel frattempo avevano spianato carri armati e cannoni sulla pista di atterraggio. Il provvido gesto evitò un confronto termonucleare tra noi e Mosca, la quale, se attaccata a viso aperto e sotto agli occhi del mondo ( e del suo popolo), non avrebbe potuto esimersi da una risposta severa e decisa. Washington ed alleati avevano dato il via ai bombardamenti sulla Serbia perché confidanti nella debolezza di una Russia ancora frastornata dal crollo dell’impero sovietico, dipendente dalle iniezioni finanziarie degli ex rivali e capitanata da un personaggio a loro tradizionalmente vicino e contiguo (almeno dal 1987), ma ciò nonostante, l’imprevisto, l’inaspettato, il caso, avrebbero potuto stravolgere, repentinamente e fatalmente, le cose. Oggi come allora, il pericolo di un terzo conflitto mondiale viene da troppi preso sottogamba e minimizzato; se, infatti, è lapalissiano che l’olocausto termonucleare non rientra nelle convenienze di nessuno, è altresì vero (come l’ “Incidente di Pristina” sta a dimostrare), che frequentemente è l’equivoco a giocare e poter giocare un ruolo capitale e decisivo.