Viva il camerata Putin.Quando è la destra a cercare eroi altrove

Nipote di uno dei cuochi personali di Lenin e di Stalin, figlio di un militare dell’Armata Rossa, nato sotto “Koba” e formatosi in pieno immobilismo brezneviano, Vladimir Vladimirovič Putin fu membro del Partito Comunista dell’URSS dal 1975 al 1991, nonché membro ed ufficiale del KGB , sempre all’interno della stessa forchetta temporale (in missione nella DDR tra il 1985 ed il 1990). Un marxista ed un patriota sovietico, quindi, che più volte si è profuso in lodi nostalgiche del vecchio apparato ( “il crollo dell’URSS è stato la più grande tragedia geopolitica del ventesimo secolo”).

Chi a destra assurge a simbolo la figura del Presidente della Federazione Russa in ragione della sua ostilità verso la comunità LGBT e in risposta alla presenza, alla Casa Bianca, di un democratico afroamericano, commetterà quindi un duplice e grossolano errore; in primis perché dimentico della tradizione omofoba propria di qualsiasi altro leader del Cremlino e di qualsiasi regime comunista (secondo la medesima traiettoria logica, la destra italiana dovrebbe sostenere anche Fidel Castro Ruz) e, soprattutto, perché ancora una volta l’equivoco che si staglia al centro dell’analisi è la “sovrapposizione” delle categorie politiche italiane e straniere, nel caso di specie statunitensi. Individuando nel Democratic Party un bersaglio ed un nemico in quanto ritenuto affine al PD, i conservatori di casa nostra dimostreranno una macroscopica povertà cognitiva riguardo la storia del loro Paese, degli Stati Uniti e delle loro dinamiche di funzionamento, preferendo il fascino della semplificazione più istintiva, ventrale e demagogica ai pensieri lungi dell’esplorazione concettuale.

Il giorno in cui al numero 1600 di Pennsylvania Avenue tornerà un caucasico appartenente al GOP, l’afflato verso Putin tornerà nell’angolo nel quale fu riposto tra il 2000 e il 2008, quando alla Casa Bianca sedeva un “redneck” repubblicano. In questa affannosa ed affannata caccia all’eroe di turno, i “camerati” non si dimostrano meno provinciali di quella sinistra innamorata quando di Zapatero, quando di Hollande o quando di Alexis Tsipras.

Il “popolo stanco” e la rivoluzione. Esegesi di una mitologia.

Il 1989 e il caso romeno.

Il 18 dicembre del 1989, il noto settimanale romeno “ Scanteia Tineretului” pubblicò un articolo alquanto strano ed anomalo, dal titolo: “Qualche consiglio per chi in questi giorni è al mare”. Strano ed anomalo, perché la stagione era quella invernale, e il clima particolarmente rigido della Romania in quella fase dell’anno non era e non è sicuramente tale da consigliare escursioni tra le onde e le spiagge. Si trattava in realtà di un messaggio in codice, diretto a coloro i quali, di lì a pochi giorni, avrebbero posto in atto la “rivoluzione” nel Paese Socialista. Ecco la il testo del trafiletto e la sua decodificazione:

ARTICOLO

-Evitate l’esposizione continua e prolungata al sole. E’ preferibile iniziare con sedute di 10-15 minuti , prima da una parte e poi dall’altra . In questo modo vi assicurerete una bella e uniforme abbronzatura su tutto il corpo

-Non andate troppo al largo e , in caso di pericolo, non urlate. E’ inutile. La possibilità che qualcuno arrivi in vostro aiuto è minima

-Approfittate del frutto benefico dei raggi ultravioletti. Com’è noto, essi sono più efficaci tra le 5.30 e le 7.30. Lo raccomandiamo soprattutto alle persone più deboli.

-Se avete una natura sentimentale e amate i tramonti, le librerie sul lungomare vi offrono un vasto assortimento di cartoline che ritraggono questi spettacoli

-E ancora: se questi consigli vi lasciano perplessi, e siete esitanti, e quindi pensate sia meglio andare in montagna, significa che non amate la bellezza del mare.

DECODIFICAZIONE

-Evitate il contatto prolungato con le forze dell’ordine. All’inizio agite da soli e a brevi riprese di 10-15 minuti, ora in una zona ora nell’altra, per aumentare il panico e la confusione. In questo modo , la riuscita è garantita.

-Non agite troppo in massa. E comunque, in caso di pericolo, non urlate. Siete da soli. Nessuno accorrerà in vostro soccorso.

-Agite preferibilmente tra 5:50 e le 7.30. Le forze dell’ordine sono meno presenti, in queste ore. Si raccomanda di adescare le persone più ingenue, vi sarà più facile coinvolgerle nell’azione contro Ceauşescu.

-Di sera, col buio, spaccate le vetrine dei negozi. Le autorità entreranno nel panico e la gente riprenderà coraggio

-Se avete paura, è meglio che rinunciate, altrimenti mettere in pericolo gli altri, i quali sono invece decisi a mettere in atto azioni di commando in città.

Non si tratta di un singulto astorico e dietrologico; Bush e Gorbačëv avevano infatti deciso la fine del regime di Ceauşescu quello stesso dicembre, durante il loro summit di Malta , e il leader della Perestrojka dispose l’opzione del colpo di stato mascherato da insurrezione popolare. La storiografia e la pubblicistica divulgativa hanno consegnato il “middle must” della rivoluzione messa in atto da un popolo stanco e vessato da quasi un 50ennio di soprusi, ma non è e non fu così. Se è vero che i Romeni maltolleravano il regime, è tuttavia altrettanto vero che non ci fu nessuna rivolta di massa, almeno nella capitale e almeno così come la si è voluta e la si vuole presentare (a tutt’oggi, non è stato possibile risalire ai colpevoli che spararono sulla folla a Bucarest ). Fu invece un “golpe” in piena regola, organizzato meticolosamente, prima ( il vademecum pubblicato da “Scanteia Tineretului” ne è una delle prove) , con la compiacenza degli stessi fedelissimi del dittatore (Stanculescu, Milea, Vlad, Dascalescu ed altri) ed il supporto dei servizi segreti britannici, francesi, statunitensi, italiani e, ovviamente, sovietici (in quel 1989, l’afflusso dei cittadini sovietici in Romania con visto turistico, in realtà agenti del KGB, subì un vertiginosa impennata, arrivando ad una crescita del ben 118% rispetto agli anni precedenti).

Per avere successo ed affermarsi sul lungo periodo, una rivoluzione non può mai prescindere dal consenso del popolo (quantomeno di una sua porzione numericamente solida e significativa) ma non si tratta e non si è mai trattato di un gesto integramente spontaneo, come un certo romanticismo mitologico ed etereo vorrebbe bisbigliare ai pori ricezionali dei meno avveduti. C’è sempre una direzione criptica e criptata, una fascio di leve che agiscono in ottemperanza s schematismi ponderati ben definiti e definibili, non di rado addomesticati verso il tornaconto di qualcuno o di qualcosa.

La minaccia (televisiva) sovietica

Pensare che Berlusconi e la destra siano riusciti e riescano a catalizzare buona parte del proprio consenso politico-elettorale brandendo la minaccia comunista, la dice lunga sull’immaturità di una porzione dell’elettorato italiano e sulla capacità di manipolazione, sociale e mentale, del dispositivo mediatico-televisivo. Già nei momenti più bui dello stalinismo e della prima Guerra Fredda, il “pericolo” di una presa del potere nel nostro Paese da parte del PCI era infatti assolutamente fuori discussione, e per ordine proprio del Cremlino; dopo gli accordi di Jalta, Stalin, proverbialmente ossessionato dalla tutela della sicurezza sovietica (secondo alcuni storici, il cosiddetto “impero esterno”, ovvero i paesi del blocco orientale, non sarebbe stato il frutto di una strategia espansionistica quanto di contenimento) convocò sia Togliatti che Thorez (leader del Partito Comunista Francese, altro totem del comunismo occidentale) per comunicare loro che mai l’URSS avrebbe appoggiato un tentativo di colpo di stato marxista, perché questo avrebbe condotto ad un’alterazione degli equilibri con gli USA, allora unica potenza nucleare. Ancora nel 1990, l’allora capo del KGB Vladimir A.Krjuckov ebbe a dire al capo del SISMI italiano Fulvio Martini, in visita a Mosca: “Noi sovietici siamo i più ligi e scrupolosi nell’applicare gli accordi del 1943. Ci ha fatto comodo un PCI forte, ma entro una certa misura. Non avremmo potuto tollerare che il PCI, anche con mezzi democratici, si fosse avvicinato troppo al potere. Gli Americani avrebbero potuto accusarci di non rispettare i patti, decidendo così di intervenire maggiormente nella nostra fascia di sicurezza”. D’altro canto, la Svolta di Salerno e i governi di solidarietà nazionale con le forze liberali costituiscono la prova materiale e provante di questa traiettoria strategica. Lo stesso Che Guevara ebbe molti problemi con Mosca negli anni ’60, proprio a causa dei suoi tentativi di dare vita alla “rivoluzione permanente” estendendola al di fuori dell’assetto perimetrale jaltiano. Il boicottaggio delle sue spedizioni in Congo e Bolivia da parte dei sovietici ne sono la dimostrazione (il Primo Ministro sovietico Aleksej Kosgyin minacciò Castro di ridurre drasticamente le forniture di petrolio a Cuba, se lui e Guevara non avessero abortito le loro velleità rivoluzionarie in America Latina). Tali acquisizioni contribuiscono a consegnarci una lettura ben diversa degli anni della Guerra Fredda e delle dinamiche dualistiche che la caratterizzarono, conducendo l’osservatore ad un ripensamento sul ruolo sovietico e ad un’analisi più equilibrata del fenomeno e dell’epifenomeno, sfrondata dagli irriducibili pregiudizi ideologici antisocialisti. La contrapposizione “buono” contro “cattivo” non ha diritto di cittadinanza nell’analisi storiografica…

Kim Jong Grillo, i senatori abruzzesi e il nuovo “Grande Fratello”

“Ai senatori Gianluca Castaldi ed Enza Blundo del Movimento 5 Stelle.
Apprendiamo che nella seduta odierna del Senato sono stati discussi l’articolo 6 sul Patto di stabilità, e gli articoli 7 e 8 che contenevano interventi in favore del territorio aquilano colpito dal sisma nell’aprile 2009. Il Senato ha approvato la deroga al patto di stabilità per i territori colpiti dal… sisma, in Abruzzo e in Emilia con l’astensione dell’intero M5S, compresi voi senatori abruzzesi. Il Senato ha poi approvato anche l’emendamento che proroga il contratto dei precari della ricostruzione sino al 31 dicembre 2013 con voto contrario dei senatori 5 Stelle.
Chiediamo

-le ragioni di tale colpevole astensione e voto contrario

-le modalità di partecipazione messe in campo dal M5S per arrivare a questa votazione

Ritenendo gravi le posizioni da voi assunte, in assenza di qualsiasi forma di discussione con la popolazione aquilana, restiamo in attesa di una vostra sollecita risposta che, comunque, non potrà rimarginare in alcun modo la ferita che avete voluto infliggere a tutto il cosiddetto cratere sismico”

Aggiunta personale: può, un ordine di partito, condurre a tanto? Può avere una tale capacità di scavo e penetrazione nella coscienza dell’individuo? Perché, nel caso di specie, ad alzarsi in piedi sarebbe dovuta essere la coscienza.

Postilla storica: nel dicembre 1989, durante i giorni della rivolta a Timisoara, Ceausescu pensò di deporre il capo della Securitate, dell’ Esercito e il Ministro della Difesa (Vlad, Minea e Postelnicu), “colpevoli” di non avere rispettato i suoi ordini di reprimere nel sangue la protesta popolare (i tre si rifiutarono perché complici di un piano di destabilizzazione e sabotaggio del regime deciso ed attuato dalla CIA e dal KGB gorbacioviano dopo il vertice di Malta). Bene, nonostante la sua rabbia, il “Conducator” rimise la decisione al voto del CPEx (il comitato centrale del partito) che si espresse a difesa degli “imputati”, i quali rimasero ai loro posti (un militare “osò” addirittura criticarlo apertamente). Persino nella Romania di allora c’era un barlume di collegialità ed autonomia di giudizio.

“Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era uscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello” – George Orwell, “1984”.