
A fare da contraltare al pessimismo e al catastrofismo del movimento d’opinione più “prudente” rispetto al problema Covid, c’è quello del fronte opposto, secondo cui le restrizioni non saranno mai abolite e la democrazia non sarà più restituita alla sua fisionomia precedente.
Previsioni sbagliate, in questo caso come nel primo, e risultato, in questo caso come nel primo, di un approccio emotivo, e, forse, di una scarsa conoscenza della Storia.
Nessuna misura di contenimento straordinaria adottata per fronteggiare un’epidemia/pandemia è mai divenuta permanente, come nessun regime d’eccezione e mai divenuto normalità, almeno nei sistemi democratici moderni. Disposizioni che vanno contro la natura stessa dell’Uomo, che è sociale, e contro usi e costumi consolidati, non possono infatti sopravvivere, perché verrebbero rigettate come aliene ed estranee (è già difficile farle accettare oggi).
Anche chi sta traendo vantaggi e benefici dalla situazione attuale sarebbe inoltre gravemente danneggiato dall’inevitabile catastrofe economica, sociale, sanitaria e politica che seguirebbe una perpetuazione indefinita dell’emergenza.
Nessuna “nuova normalità”, insomma, anche se per un ritorno alla vita di prima dovremmo attendere ancora a lungo, non solo a causa del Covid ma anche delle pressioni di chi, lo abbiamo detto, sta ottenendo un qualche guadagno dallo scenario pandemico.
(Di Cat Reporter 79)



In alcuni contributi precedenti era stata analizzata l’importanza dell’immagine nella politica e nella propaganda, dalle fasi più antiche della storia fino ai giorni nostri. Dal mito greco del “καλὸς καὶ ἀγαθός” alle rappresentazioni degli imperatori romani nel fulgore di un’avvenenza perfetta in realtà inesistente, la fisicità ha sempre costituito un elemento apicale nel modo di essere dell’uomo pubblico e politico, ma è soltanto con l’irruzione dei media audiovisivi che essa si trasforma in un pivot decisivo nelle tecniche di autopromozione (in maggior misura per le forze di tipo populistico e demagogico).