Perché Di Battista vuole dialogare con chi mozza la testa ai bambini.Occidente e terzomondismo: cosa dice la storia.

Da molti sottovalutate o etichettate come le pittoresche bizzarrie di un giovane inesperto di geopolitica, le dichiarazioni di Alessandro Di Battista (M5S) sono, al contrario, il frutto di una cultura terzomondista e pregiudizialmente antioccidentale sedimentata e diffusa, in modo trasversale, a livello mediatico, politico e tra la gente “comune”.

Il frame: “Con i droni il terrorismo è la sola arma rimasta a chi si ribella”, rappresenta la summa e la chiave di lettura di questa distorsione cognitiva e concettuale; per l’onorevole pentastellato, infatti, l’ISIS (o ISIL) è , in buona sostanza, un gruppo resistente e partigiano che lotta in piena inferiorità numerica contro l’oppressore, occidentale e statunitense.

Al contrario, L’ISIS è una fazione radicale islamica che mira non già a liberare l’Iraq dallo straniero (Baghdad è indipendente e sovrana dal 1932) o ad affrancarsi da una maggioranza cristiana che non c’è, ma a fare del paese delle mille e una notte uno stato confessionale ( teocratico o ierocratico), come avvenuto nel segmento territoriale che è riuscito fin ora ad assoggettare.

Le persecuzioni ai danni delle minoranze cristiana ed ebrea, trovano, invece, risposta e terreno di coltura nella Jihād (“offensiva”, da non confondere con la Jihād “difensiva”) e nello stesso Corano.

In particolare:

«In verità, coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sarà cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah è potente e saggio» (Sura 4:56).

“La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso” (Sura 5;33)

“Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti.” (Sura 2:191)

“Vi e’ stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. E’ possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece e’ un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi e’ nociva. Allah sa e voi non sapete. ” (Sura 2:216).

«Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17).

«Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8:65).

«Quando poi saranno trascorsi i mesi sacri ucciderete gli idolatri dovunque li troviate, prendeteli, circondateli, catturateli ovunque in imboscate! Se poi si convertono e compiono la Preghiera e pagano la Decima, lasciateli andare» (Sura 9:5).

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. Dicono i giudei: “Esdra e’ figlio di Allah”; e i cristiani dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo e’ ciò che esce dalle loro bocche. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!» (Sura 9:29-30).

«O voi che credete! Se non vi lancerete nella lotta, Allah vi castigherà con doloroso castigo e vi sostituirà con un altro popolo, mentre voi non potrete nuocergli in nessun modo» (Sura 9:39).

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.» (Sura 33:61).

«Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47:4).

Il Califfato, dunque, è ben lontano dal romantico e suggestivo cliché assegnatogli da una certa lettura mediatica, politica e da Di Battista, il cui partito, forse, sta anche cercando di recuperare terreno presso una certa sinistra, radicale e storicamente terzomondista, persa con alcune scelte tattiche e comunicative che hanno spostato a destra il baricentro della creatura grilliano-casaleggiana

Perché Obama ha paura di fare il Bush.Che cosa rischia l’Occidente

L’era Bush (2001 – 2009) ha determinato una lacerazione dell’immagine pubblica degli Stati Uniti, facendo scivolare la popolarità e il prestigio internazionali della prima potenza mondiale ai minimi storici, dal dopo Nixon ad oggi.

Questo fattore, unito all’opinione, diffusa e trasversale anche sul fronte interno, di aver sbagliato completamente la politica estera sul piano economico, strategico ed etico, sta quindi condizionando, vincolando e limitando, in modo importante e decisivo, le scelte di Washington negli scacchieri nord-africano e mediorientale.

In buona sostanza, la paura di “emulare” il suo predecessore (sul quale manca ancora un giudizio sufficientemente equilibrato) e di impantanarsi in un nuovo Vietnam, consiglia ed “impone” all’inquilino del numero 1600 di Pennsylvania Avenue una strategia poco assertiva nei confronti delle derive islamiste che si stanno affacciando nel Rimland mediorientale e nei paesi della “primavere arabe”.

Si tratta, ad ogni modo, di un errore grossolano, che rischierà di determinare conseguenze impreviste ed imprevedibili per gli USA e l’Occidente nel suo insieme, esattamente come avvenne nel 1979 con l’allora Persia lasciata scivolare da Jimmy Carter (nonostante gli avvertimenti di Zbigniew Brzezinski, suo Consigliere per la sicurezza nazionale ) nella mani degli ayatollah (l’ingegnere navale di Plains era senza tema di smentita un campione del pensiero liberale, ma poco adatto alle contingenze della “Realpolitik”).

Abbandonare quelle comunità al radicalismo islamico lasciando incompiuta la loro opera di democratizzazione, infatti, significherebbe non soltanto uno sbaglio dal punto di vista morale (consentire, ad esempio, all’ISIS di proseguire la mattanza dei cristiani), ma anche da quello strategico ed economico; i nuovi regimi potrebbero guardare a Russia, Siria, Cina ed Iran come loro partner ed interlocutori, anche per la fornitura ed il trasferimento di gas e petrolio di cui sono ricchissimi, e creare nuovamente una cintura di accerchiamento ai danni di Israele.

Tale scenario impone dunque agli USA l’abbandono della tentazione isolazionista (storicamente radicata in una fetta molto rilevante dell’opinione pubblica e politica) per riappropriarsi della “Dottrina Reagan”, oggi vitale per l’ affermazione e la tutela dei valori e degli interessi occidentali.

Tra gli argomenti maggiormente utilizzati dai teorici della scelta isolazionista, c’è la convinzione dell’impermeabilità dei paesi afro-arabo-islamici alla cultura democratica. Gioverà a questo proposito ricordare il caso del Giappone imperiale, un Paese vincolato e limitato da un sistema di tradizioni molto più antiche di quelle islamiche ed altrettanto incompatibili con la democrazia occidentale (una società fortemente gerarchizzata, la fusione tra l’elemento secolare e quello temprale, un codice etico-religioso, il Bushido, come regolatore della morale e del comportamento, organizzazione feudale, schiavismo, ecc), ma completamente asciugato dalle sue declinazioni più arcaiche e trasformato in una moderna democrazia nel volgere di pochi anni e prima di ogni ricambio generazionale. La caratteristica insulare del Giappone, la mancanza di una qualsiasi esperienza democratica nel suo passato e di ogni commistione con l’elemento occidentale, inoltre, rendevano il Sol Levante molto più isolato e resistente al modello liberale di quanto non siano alcuni paesi arabi, africani e musulmani, al contrario non digiuni di trascorsi democratici e storicamente contigui alla nostra civiltà.

Quando c’era Saddam le teste dei bambini venivano tagliate in orario. Perché è sbagliato rimpiangere un tiranno. La ricerca della democrazia come unica soluzione

Le recenti, allarmanti notizie che arrivano dall’Iraq, dove l’ISIS sta sottoponendo la comunità cristiana ad una persecuzione che ricorda molto da vicino la Shoah ebraica (case marchiate, torture, decapitazioni, stupri, sevizie, ecc), stanno determinando, come immaginabile, il fiorire di un nostalgismo diffuso e generalizzato, in Iraq come altrove, per la figura di Saddam Hussein, oggi ammantata di un’aura leggendaria e rilanciata come antica garanzia di pace e stabilità, per l’aera e per i cristiani.

Si tratta di un modo di pensare oltremodo pericoloso, non solo perché rischia di spalancare le porte alla legittimazione della dittatura come soluzione e filosofia gestionale, ma perché fondato in buona parte su un ventaglio di inesattezze e manipolazioni del fatto risultato della semplificazione più grossolana, e sulle quali si renderà opportuno fare chiarezza, così da scongiurarne la sedimentazione nel pensiero comune.

Se, infatti, è indubbio che sotto Saddam Hussein ci fosse una maggiore tolleranza nei riguardi delle comunità cristiane, è altrettanto vero che la loro condizione non era comunque facile, costretti a lottare per ottenere concessioni per la professione del loro culto e difendersi dagli attacchi della cultura islamica di Stato.

Nel dettaglio:

Saddam Hussein era favorevole alla coesistenza orizzontale, tanto è vero che Tareq Aziz, suo vice, era cristiano
FALSO

Tareq Aziz non fu nominato vice del rais in quanto cristiano, ma in quanto amico di infanzia e stettissimo collaboratore di Hussein. Aziz non mostrò mai nessun atteggiamento conciliante nei confronti della comunità cristiana; lo stesso monsignor Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad per i cattolici romani, ricorda come Aziz non mosse un dito, quando nelle scuole venne diffuso un testo violentemente anti-cristiano.

Quando c’era Saddam Huissein , i cristiani non venivano perseguitai.
PARZIALMENTE FALSO

Se è vero che Hussein abolì la Sharia una volta salito al potere, è altrettanto vero che lo Stato rimase, de facto, governato dalla legge islamica (soprattutto ad opera delle tribù, veri stati-nello stato in uno stato non-nazione come, appunto, l’Iraq.) Inoltre, con l’acuirsi delle sanzioni dopo il 1991, il rais cercò sempre più di indirizzare il suo regime verso un profilo confessionale.

Da non dimenticare, in aggiunta, le vittime causate da Hussein (sia con armi convenzionali che con armi chimico-battereologiche) nella repressione contro i curdi , gli oppositori , nella guerra all’Iran e in quella di conquista al Kuwait.

Nel dettaglio:

Vittime curde (1988-1990 – imposizione “No fly zone”):

100mila

Profughi: 2 milioni

Villaggi distrutti: 2 mila.

Vittime nella guerra contro Theran (1980-1988), scaturita dall’ invasione irachena dell’Iran, il 22 settembre 1980, senza dichiarazione di guerra:

Iraniani: 450.000/957.000

Iracheni: 450.000/650.000

Prima Guerra del Golfo (determinata dall’invasione irachena dell’emirato del Kuwait, Stato libero e sovrano):

Vittime occidentali: 658

Vittime irachene:20 112

Considerazioni sovrapponibili anche ad altri dittatori e ad Assad, oggi visto da alcuni come una diga all’Islam radicale e, addirittura, come una protezione per i cristiani siriani. Anche in questo caso, se è vero che Asssad può garantire, da un lato, un argine (parziale) al fondamentalismo (comunque attivissimo nelle regioni a Nord della Siria, l’Alta Mesopotamia,) non si dovrà dimenticare si tratti di un un despota reo della morte di migliaia di civili ed oppositori (la recente guerra siriana ha lasciato sul campo qualcosa come 170 mila morti in tre anni).

Si deduce, quindi, come rimpiangere Saddam Hussein per l’attuale situazione irachena od esaltare Assad come “deus ex machina” della democrazia, avrebbe la medesima logica di domandare l’amputazione di un arto come rimedio ad una frattura.

Una dittatura non potrà mai essere letta come una soluzione, tantomeno un dittatore potrà esserlo a lungo termine (dato il limite naturale della sua esistenza); si dovrà cercare, al contrario, sempre ed in ogni caso, la via più democratica e liberale del rispetto e dell’inclusione, spesso non facile ma in ogni caso la migliore.

Impari, l’occidentale-antioccidentale medio, a domandare anche per gli altri quei valori liberali e quelle garanzie di cui gode e che reclama per sé.

“Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Mercato, Occidente e “sfruttamento”. L’ipocrisia “analgesica” di chi si chiama fuori

Chi attacca le politiche economico-strategiche occidentali bollandole, con una piccola concessione al qualunquismo, come imperialistiche, egoistiche e parassitarie, dimentica che vivere in Occidente lo rende, ipso facto, parte, protagonista e complice (in quanto consumatore) del sistema produttivo e politico contro il quale lancia gli strali della sua moralità.

Ogni gesto, anche quello che ci appare più scontato (proprio perché ne siamo assuefatti), come accendere l’auto, usare il pc o mandare un sms, infatti, non soltanto arreca una ferita all’ecosistema ma è frutto e risultato di quel benessere e di quello status quo resi possibili, anche e ad esempio, dalle missioni militari, dall’opera delle multinazionali, dalla vendita di armi al Terzo Mondo. Piaccia o meno.

Il singolo potrà, questo certamente, limare e ridurre, con l’opera quotidiana, certi eccessi e la loro funzione anestetizzante, ma non potrà mai rivendicare una superiorità morale, rispetto all’altro, né chiamarsi fuori da responsabilità che sono collettive, quindi anche sue.

I razzi al posto delle scuole.Il costo economico e sociale del terrorismo di Hamas per i civili palestinesi ed israeliani

Si tende generalmente (e comprensibilmente) a valutare ed analizzare il costo della guerra in Medio Oriente “soltanto” in termini di vite umane e feriti; purtuttavia, anche la voce economica, sebbene marginalizzata dal dibattito mediatico, politico e collettivo, gioca un ruolo fondamentale in un confronto bellico, vincolando, non di rado e come nel caso del nodo israelo-palestinese, la vita dei contendenti, anche in tempo di pace e nella normale quotidianità.

Se analizziamo i costi di “Iron Dome”, il sistema missilistico che protegge i civili israeliani dai lanci di razzi e colpi di mortaio provenienti da Gaza, potremo rendercene facilmente conto. La “Cupola di Ferro” è dislocata in 7 batterie, intorno ad Israele, montanti missili intercettori “Tamir”; ognuno di essi ha un prezzo che si aggira intorno ai 50 mila di dollari, mentre ogni batteria costa 50 milioni di dollari. In tutto, Tel Aviv ha investito 1 miliardo di dollari per il dispositivo, il suo dislocamento ed il suo funzionamento.

Ancora: Israele, uno Stato della grandezza territoriale di una regione italiana, spende , per difendersi dal fondamentalismo islamico, qualcosa come 14.309.000.000 dollari, pari al 7% del suo PIL, molto più di paesi enormemente più grandi e popolosi.

Cifre da capogiro, quindi, che la Knesset potrebbe utilizzare per sanità, istruzione, ricerca, sport ed è invece costretta a stornare dal bilancio per proteggere il popolo.

Ma adesso spostiamoci sul fronte opposto: ogni tunnel che Hamas realizza nel tentativo di penetrare nel territorio israeliano per massacrarne gli abitanti, costa 3 milioni di dollari, mentre per ogni razzo “Qassam” i terroristi devono sborsare tra i 400 e gli 800 dollari, soldi (spesso provenienti da aiuti internazionali elargiti in buona fede) che potrebbero fare la differenza, per la popolazione palestinese. I fondamentalisti preferiscono , invece, la guerra alla Stella di Davide alla costruzione di scuole, ospedali, biblioteche e centri sportivi per i bambini di Gaza. Preferiscono, in buona sostanza, investire sulla morte che non sul futuro.

La strategia del terrorismo palestinese colpisce, dunque, due volte il “nemico” e due volte i civili palestinesi stessi, spezzando o condizionando in negativo la vita alle vittime, a tutte le vittime.

Antisemitismo di destra ed anti-israelismo socialista

Dove si trova il vero nemico di Israele e perché chi la difende deve riconciliarsi con la sinistra

L’antisemitismo “politico”, coincidente con quello “razziale”, ottocentesco-novecentesco, è prodotto e prerogativa del nazismo, del fascismo, delle loro derivazioni e , prima, ancora e nella sua fase storica e concettuale, della filosofia hegeliana, kantiana e fichtiana (Fichte, tedesco, arrivò a negare l’origine ebraica di Cristo, proponendo l’espulsione dei discendenti di Abramo dalle terre germaniche).

Il socialismo, al contrario, non soltanto non contempla il sentimento anti-ebraico nel proprio sistema etico e normativo, ma, anzi, lo rigetta, insieme alla gerarchizzazione razziale.

A questo proposito, gioverà ricordare come le comunità ebraiche guardassero, tra il XIX secolo e la prima metà del XXesimo, con speranza ed ammirazione al socialismo, e viceversa. Nel 1917, gli ebrei russi accolsero con favore l’Ottobre (prima delle persecuzioni staliniane), memori della durezza del trattamento riservato loro dal regime zarista, mentre l’URSS ebbe un ruolo chiave nella creazione dello Stato d’Israele. Ancora, una derivazione del sionismo si ispirava e si ispira direttamente al socialismo (sionismo “socialista”, di A.D.Gordon), mentre le comunità kibbutziane furono ideate ed organizzate sul modello comunitario e gestionale di quelle kolkoziane sovietiche.

L’anti-israelismo della sinistra, sebbene robusto e particolarmente visibile, non è e non sarà, quindi e salvo rare eccezioni, determinato da pulsioni di tipo antisemitico, bensì da una ventaglio di scelte squisitamente strategiche e contingenti:

-Israele è un Paese “occidentale” ed atlantico, tradizionalmente alleato (sebbene non manchino né siano mancati i momenti di tensione) degli Usa.

-Israele è un Paese “ricco”, la Palestina un Paese “povero” e terzomondista. Quindi, si assisterà ad una migrazione del concetto di “lotta di classe”, in un contesto, quello mediorientale, che ne riproduce le condizioni e gli elementi, a differenza del più evoluto Occidente.

Al contrario, l’anti-israelismo e il filo-palestinismo della destra radicale e neo-fascista, usualmente islamofoba ed arabofoba, è sarà conseguenza unica e sola del carico storico-dottrinale antisemita. Ma c’è di più: anche l’adesione alla causa israeliana da parte della destra “moderata” è , molto spesso, legata esclusivamente a speculazioni di tipo strategico (arabo-islamofobia, collocazione atlantica di Israele, ecc), ma quando il discorso si sposta e posa sulle responsabilità fasciste nella persecuzione degli ebrei e nell’Olocausto e sulle ricorrenze commemorative della tragedia, ecco che il registro comunicativo cambierà, facendosi ambiguo, relativizzante, se non apertamente ostile e respingente verso l’elemento ebraico, prima difeso con tanta decisione.

Questo perché il conservatorismo italiano, nella quasi totalità delle sue declinazioni, non ha mai conosciuto una sua Bad Godesberg, affrancandosi in questo modo dal portato mussoliniano (le dichiarazioni e le proposte di legge di molti dei suoi esponenti, tese alla rivalutazione del Ventennio, ne sono la testimonianza).

2 Agosto 1980

La bambina nella fotografia si chiama(va) Angela Fresu.

AngelaFresu

Angela morì a Bologna, quel 2 agosto 1980 insieme a sua madre Maria, operaia di 24 anni. Erano le persone più vicine alla bomba esplosa. Di loro non furono mai trovati nemmeno i resti.

Angela era poco più grande di me; aveva 3 anni. E’ la vittima più giovane di quell’attentato.

“All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill”

11 stereotipi sul conflitto israelo-palestinese. Quello che dice la storia

1: Israele è uno stato confessionale

FALSO

Ad ingannare, in questo senso, il poszionamento sulla bandiera nazionale della Stella di Davide e dei colori del Talled , il mantello di preghiera utilizzato dagli ebrei ortodossi durante i loro rituali. A dispetto di ciò, Israale non è né una “teocrazia” (dal greco ϑεοκρατία, comp. di ϑεο- «teo-» e -κρατία «-crazia» , governo di Dio) né una “ierocrazia” (dal greco ἱερός, hieros e κρατία, kratía, “goevrno dei sacerdoti) bensì uno Stato laico, pluralista ed inclusivo, che vede la separazione tra l’elemento civile e quello religioso.

A questo proposito, gioverà ricordare come nel 2006 sia stato nominato ministro per le Scienze e le tecnologie un arabo e musulmano, il laburista Raleb Majadleh. Una simile scelta sarebbe impensabile, nei paesi arabo.-islamici che circondano Israele

2: Israele mantiene le colonie (i kibbutz) nella Striscia di Gaza

FALSO

Dal 14 agosto 2005 , è iniziato lo sgombero (forzato e , in alcuni casi, violento) dei coloni israeliani da parte del Tsahal (Forza di difesa israeliana).

3: I “Territori occupati” sono e furono il prodotto di una politica espansionistica da parte di Tel Aviv

FALSO

I “Territori Occupati” divennero tali a seguito di un conflitto armato, la Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967) scatenato, si, da Israele, ma causato dalla volontà egiziana di bloccare il porto israeliano di Eilat, l’unico in uso al Paese sul Mar Rosso e per questo di importanza vitale. L’Egitto aveva bloccato Eilat già nel 1956, determinando così una prima reazione israeliana (Campagna del Sinai 29 ottobre-7 novembre 1956) e l’intervento diplomatico dell’ONU; le Nazioni Unite stabilirono allora di presidiare l’aera con le loro truppe, ma una volta ritiratesi (maggio 1967), Il Cairo non soltanto riprese la sua politica ostile ed ostruzionistica nei confronti di Tel Aviv bloccando nuovamente Eilat, ma schierò, insieme a Iraq, Siria e Giordania, le sue forze armate al confine con Israele, causando, ancora una volta, la risposta del Tzahal.

Ricordiamo, altresì, come l’Egitto avesse già attaccato Israele perché tale, cercando di distruggerla, il giorno dopo la sua dichiarazione di indipendenza, ancora insieme a Siria, Libano, Iraq e Transgiordania.

4: Gli Ebrei credono di essere il “popolo eletto”; sono, dunque, come i nazisti

FALSO

Il dogma non sottintende, come nel caso del Nazismo e del razzismo cosiddetto “storico”, il convincimento e l’affermazione di una superiorità genetica e biologica, ma un “patto” di fede, stipulato tra gli Ebrei e Dio (« Se darete attentamente ascolto alla mia voce e osserverete il mio Patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la Terra è mia. Voi sarete per me un regno/popolo di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele » (Esodo 19.5-6).

L’alleanza tra uomo e divinità, è inoltre cardine di molte altre culture e dottrine religiose, tra cui il Cristianesimo.

5: Gli Ebrei sono arrivati per ultimi, dopo l’elemento arabo e musulmano

FALSO

Gli Ebrei occupano la Palestina storica dal XII sec.a.c, mentre l’invasione arabo-islamica risale al VI sec.d.c (califfato degli Omayyadi). Agli Arabi seguirono gli Ottomani, a partire dal 1517.

6: La bandiera dello Stato di Israele nasconde un progetto egemonico

NON DIMOSTRABILE

Una tra le tesi complottiste più note e diffuse, vuole la bandiera israeliana simbolo occulto di un disegno egemone ed imperialista della zona mediorientale. Secondo la teoria, infatti, le due bande azzurre collocate nel vessillo rappresenterebbero il Nilo ( ad indicare il luogo della schiavitù egiziana) e l’Eufrate (uno dei fiumi mesopotamici, terra di origine degli Ebrei).

Israele vorrebbe in questo modo manifestare il suo progetto di conquista e riconquista delle aree nelle quali si è svolta la parabola storica del popolo “eletto”.

In realtà, i colori fanno parte del Talled , il mantello di preghiera utilizzato dagli ebrei ortodossi durante i loro rituali, e possono variare insieme alla grandezza delle bande.

Non c’è, comunque ed in ultima istanza, la prova che la scelta dei colori nel mantello celi una velleità imperialistica.

7: “Sionismo” fa rima con imperialismo

FALSO

Solitamente incapsulato nei perimetri di un’idea negativa e respingente, il termine “sionismo” indica in realtà un movimento di rinascita ebraica nato con l’obiettivo, unico ed esclusivo, di giungere alla formazione di uno Stato, libero e sovrano, per i discendenti di Abramo nella terra “ancestrale”.

Sorto alla fine del secolo XIXesimo, deve il suo nome allo scrittore Nathan Birnbaum , che inquadrò la finalità del movimento nel ritorno degli Ebrei a Sion (uno dei nomi biblici di Gerusalemme) mediante “la creazione di un partito sionista al di sopra dei partiti politici esistenti”.

Esso potrà venire tassonomicamente suddiviso in : politico, spirituale, laico, socialista, sintetico.

– Sionismo “politico”: nato ad opera dello scrittore viennese T.Herzl e preconizzato nel suo “”Lo Stato ebraico. Una soluzione nuova ad un problema antico”, sosteneva l’idea di “creare una dimora legalmente garantita per il popolo ebraico in Palestina. E’ con Herzl che il sionismo assumerà un’identità chiara, definita e definibile, facendo il suo ingresso nel dibattito politico.

– Sionismo “spirituale”: Contro le tesi di Herzl si sollevarono quelle di Ha’am Ahad , il quale indicava anche la necessità di una rinascita di tipo morale e laica dell’ebraismo, come precondizione a quella politica.

– Sionismo “laico”: in opposizione al sionismo “spirituale”, quello “laico” auspicava una rottura con il passato religioso del popolo ebraico e la creazione di un popolo “nuovo”, in Palestina. Vide tra i suoi maggiori esponenti in M.J. Berdicevskij e J.C.Brenner.

– Sionismo “socialista”: Condizionava la rinascita della nazione ebraica alla “purificazione” della società secondo i criteri del socialismo e attraverso il lavoro manuale. Suo vessillifero, A.D.Gordon.

– Sionismo “sintetico”: sorto dalle intuizioni di C.Weizmann , futuro presidente di Israele (il primo), fu la corrente che si affermò sulle altre, portando alla realizzazione dello stato ebraico. Il sionismo “sintetico” si prefiggeva l’obiettivo della rinascita del popolo di Israele mediante un pragmatismo duttile ed essenziale.

Si potrà quindi rilevare come nessuna delle opzioni dell’ideologia sionista incarni od abbia incarnato un disegno imperialista, liberticida o islamofobo, mostrando, al contrario, un ricco e variegato ventaglio di proposte, idee ed ipotesi, spesso laiche, liberali ed inclusive.

8:

a)Lo squilibrio di vittime civili tra Israele e Palestina è enorme.

b) Hamas non dispone di armi efficaci

VERO. MA…

Costruito in molteplici e differenti versioni, il razzo Qassam (o Kassam) è l’arma più utilizzata da Hamas e da altri gruppi terroristici per colpire la popolazione civile israeliana, ebrea come non ebrea. Si tratta di un vettore con una raggio massimo di 75 chilometri (Qassām M75), di potenza relativamente bassa ma ad ogni modo capace di uccidere e reso particolarmente insidioso dal fatto di esser facilmente costruibile, facilmente trasportabile e facilmente occultabile. Il potenziale distruttivo dei Qassam è attenuato e diluito dai dispositivi di difesa israeliani, in special modo dal “Red Color” (sirene di allarme), dallo “Red Alert-Yo!” (applicazione informatica di avvertimento) e dall’ “Iron Dome” (“Cupola di Ferro”), lo scudo antimissile in dotazione alle batterie del Tzahal. Grazie a queste misure e alle corazzature degli edifici israeliani, il bilancio di morte del Qassam è relativamente basso.

E’ tuttavia sul fronte psicologico che i danni dei razzi palestinesi e del terrorismo si fanno maggiormente sentire; secondo uno studio condotto sulla popolazione civile di Sderot (una delle città più colpite dai vettori), infatti, una percentuale tra il 75% e il 94% dei bambini e dei giovani tra i 4 e i 18 anni manifesta sintomi da stress post-traumatico (i razzi vengono spesso lanciati su scuole ed asili), mentre il 28% degli adulti e il 30% dei più piccoli manifestano la sindrome in modo conclamato. Se ne deduce come il ridimensionamento della pericolosità delle armi di offesa palestinesi ed il loro incapsulamento all’interno di definizioni quali “bombette” o “razzetti”, appaiano del tutto impropri, strumentali ed inopportuni.

Senza queste misure, le vittime civili israeliane stimate raggiungerebbero il mezzo milione.

9: Israele blocca gli aiuti umanitari destinati ai palestinesi

FALSO

Israele blocca i convogli provenienti dai paesi della Lega Araba per sottoporli a controlli (in molti casi, i terroristi usano i convogli umanitari per far arrivare armi e munizioni ai miliziani)

10: Israele è contro l’esistenza dello Stato palestinese

NON DIMOSTRABILE

Sono, al contrario, Hamas e la Lega Araba ad esprimersi contro l’esistenza ed il riconoscimento dello Stato ebraico (preambolo ed articolo 7 dello statuto di Hamas. (ANSA) – IL CAIRO, 26 MAR – “La Lega Araba ha rifiutato di riconoscere categoricamente Israele come Stato ebraico”, nel comunicato finale del vertice annuale che si tiene in Kuwait”.)

11: Gli Ebrei usano l’Olocausto come arma di ricatto e foglia di fico per i loro misfatti in Palestina

FALSO

L’accusa antisemita viene usata quando (come negli ultimi giorni), alla critica, legittima, verso l’operato del governo israeliano, si sommano attentati, violenze, minacce.

Non dimentichiamo, a tale riguardo, la forza e la resistenza dell’antisemitismo “storico”, latente nelle società cristiane

Perché modificare la Costituzione non significa “tradirla”

La nostra Costituzione vide la luce tra la fine di un periodo dittatoriale (1922-1943/1945) e il possibile inizio di un altro (la “minaccia” comunista, dall’URSS come dalla Jugoslavia, era all’epoca molto sentita, sebbene più emotiva che concreta).Forse più concreta la minaccia jugoslava: Tito era intenzionato ad invadere la nostra penisola, in caso di vittoria monarchica al referendum del 2 giugno 1946 (la repubblica non raggiunse comunque la soglia di voti necessari per la vittoria). Le truppe di Belgrado sarebbero state respinte e travolte, ma il loro intervento avrebbe comunque determinato un pericoloso rigurgito reazionario nel nostro Paese. Di conseguenza, i legislatori vollero “blindare” il più possibile la nostra (ritrovata) democrazia con un insieme di filtri e contrappesi (due camere quasi identiche, un sistema rigidamente parlamentare, ecc) che frazionasse e diluisse il potere e i poteri.

Così facendo, la macchina dello Stato è tuttavia diventata farraginosa, con i risultati che conosciamo. Oggi, l’evoluzione della coscienza liberale e il sistema di alleanze nel quale l’Italia trova spazio come protagonista, consentono di poter archiviare i fantasmi di allora, e di guardare alla modifica della Carta del 1948 in modo più sereno, fiducioso e razionale.