Santoro ciao, ciao, ciao

La scelta di utilizzare “Bella Ciao” quale sigla di “Servizio Pubblico” denota tutto l’opportunismo e la rozzezza culturale di Santoro. Una fellonata di marketing che mercifica, quindi offende e colpisce, la Resistenza e i partigiani. E persino chi era dall’altra parte. Si inflaziona la memoria del dolore e del coraggio,riducendola all’infimo rango di refrain caroselliano

“Barilla affaire”

Giorgia Meloni: “Difendo il diritto di Guido Barilla ad essere “diverso” rispetto al pensiero unico dominante che si vorrebbe imporre nella società italiana. E nonostante gli insulti e gli inviti al boicottaggio, sono convinta che milioni di italiani che sono d’accordo con lui continueranno ad acquistare un prodotto tradizionale, apprezzato in tutto il mondo e che per l’Italia rappresenta un’eccellenza”.

Meloni sceglie la scorciatoia della semplificazione vittimistica, un “evergreen” tipico della strategia comunicativa di destra, il cui obiettivo è quello di creare una “sindrome dell’accerchiato”, retaggio del portato eroistico-superomistico proprio dell’impianto dottrinale nietzschiano-evoliano che è base e cardine della piattaforma di provenienza dell’ex vice-presidente della Camera. Vi è però anche un secondo elemento, rintracciabile nell’esternazione meloniana, ovvero l’accostamento dei “contenders” a format ed immagini impopolari, in questo caso legati all’intolleranza (il “pensiero unico” liberal, che vorrebbe mettere il bavaglio a Barilla e boicottarlo). Detta opzione prende il nome di “attacca il messaggero”.

Analizzando in modo più specifico l’oggetto della polemica, a farmi riflettere è stato il passaggio in cui Barilla dice: “facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri”. Che cosa avrà inteso, con la formula “senza disturbare gli altri”? Nell’invisibilità, senza coperture e tutele legislative? Oppure, cos’altro? Credo si tratti di un escamotage, piuttosto traballante nella sua ipocrisia, per mascherare un’intolleranza omofoba radicata e marcata, grave e pericolosa ancor più se proveniente da un personaggio pubblico e di indubbio prestigio e se collocata nel difficile segmento congiunturale che la comunità LGBT sta vivendo e sperimentando, con un’importante recrudescenza della violenza , fisica come comunicativa, ai suoi danni.

Per concludere, Barilla ha espresso, nel pieno esercizio di quelli che sono i suoi diritti costituzionali, la propria opinione, ed è di conseguenza giusto accoglierla e rispettarla. Anche chi dissente dalla sua traiettoria etica e logica ha, però, il diritto di manifestare le proprie posizioni, tramite la critica, dialettica e pacifica. Tutto qua. Non facciamone un demone ma non facciamone nemmeno un martire del libero pensiero, perché non lo è, come non lo sono e non lo erano Fallaci, Pansa o Forattini.
Jemo ‘Nnanzi

Telecom e il populismo..telefonato.

Compito di un’azienda privata non è farsi portatrice dei colori nazionali; per quello c’è la squadra olimpica di scherma. Compito di un’azienda privata è, se vogliamo fare capolino nel terreno della semplificazione, quello di “funzionare”. Questo si traduce in competitività, qualità del prodotto, buoni dividendi per il comparto azionario e, per ciò che interessa agli italiani nel caso Telecom, salvaguardia dell’occupazione del personale dipendente. Coloro i quali adesso si stracciano le vesti dinanzi alla vendita a Telecinco parlando di orgoglio nazionale ferito, sono, in buona parte, gli stessi che per anni hanno protestato contro gli aiuti di stato resisi necessari per evitare il tracollo o la svendita agli stranieri della FIAT (salvo poi sostenere chi ha buttato al vento miliardi di euro nella boutade propagandistica a tutela, temporanea, dell’italianità di Alitalia). Ma soprattutto, sono, in buona parte, gli stessi che hanno consentito ad una forza politica dichiaratamente secessionista e i cui leader proclamavano ( e proclamano) con orgoglio il proposito di volersi mondare l’orifizio anale con il vessillo nazionale, di occupare i vertici dello stato, portando avanti un’opera, subdola e costante, di erosione della cultura e della coscienza collettiva. Questo è offendere la dignità del proprio Paese.

Sutor, ne ultra crepidam. Ancora.

Odifreddi dovrebbe limitarsi a ciò che meglio sa fare: il matematico. L’irruzione, affannosa, affannata e scomposta, in perimetri disciplinari (vedi la storia e la storiografia) sideralmente distanti dal suo e in merito ai quali non possiede le più basilari cognizioni e metodologie di analisi, lo espone a fin troppo facili affondi, mortificandone l’intelletto e la dignità pubblica. Al pari di quello, incondizionato, per la fede ed il suo mistero, risibile e fragile è ed appare il fanatismo per la ratio, armato soltanto della misconoscenza del condizionale.(Chi scrive è un agnostico-determinista.)

Adesso attendiamo scriva un libro sull’Islam, uno di storia controrisorgimentale ed un romanzo revisionistico sulla Resistenza e siamo a cavallo.

P.S: purtroppo, la “tuttologia” è un male che si nutre delle tossine del prestigio mediatico.

I nuovi tempi della comunicazione

“Cialente(primo cittadino de L’Aquila ndr) apre la crisi su Facebook”, titola una testata on line aquilana. Giornalismo e politica stanno circadianamente mutando, per mezzo ed effetto della rete. La rivoluzione è della stessa portata di quella impressa, nel XIX secolo, dall’invenzione del telegrafo, dalla “penny press”,dai virtuosismi grafici di Joseph Pulizer e dal rigorismo scientifico di Walter Lippman. Nuove traiettorie comunicative irrompono nella grammatica e nella prassi mediatica, spaesando, sicuramente, chi è ancorato al consueto, ma tracciando nuovi orizzonti per l’interscambio cognitivo e culturale e, soprattutto, confezionando un nuovo abito per chi è chiamato a gestire la res publica.

Pensiamo ai “tweet” del nuovo presidente iraniano. Avremmo mai potuto immaginarlo, ai tempi di Khomeini?

Il relativismo che mette il cappio alla democrazia ed alla liberta’

donna_con_veloGli elettori del Canton Ticino hanno approvato la legge che vieta la dissimulazione del volto in pubblico (il burqa). Amnesty International ha subito bocciato l’esito della consultazione. “E’ una giornata triste per i diritti umani in Ticino”, ha detto la direttrice della Sezione svizzera dell’organizzazione Manon Schick. Il fascismo, criptico e subdolo, del politicamente corretto (nel caso di specie di Amnesty International), si abbatte ancora una volta con la sua scure liberticida sui diritti umani e civili, sul loro esercizio e sul loro godimento. Schick è una donna, ma dimostra scarso interesse verso le sue compagne di sventura di genere, umiliate ed offese dall’oscurantismo più retrivo e primordiale. Indietro così.

Berlusconismi gigliati. La comunicazione politica da Arcore a Firenze

A Milano per la presentazione della biografia dello stilista Roberto Cavalli, il borgomastro fiorentino si è difeso dalle accuse (francamente un po’ traballanti) di “frivolezza” istituzionale con un “tackle” sui politici definiti “snob”. Nella sua marcia di avvicinamento a piccoli passi sequenziali verso l’elettorato conservatore e verso il segmento berlusconiano (iniziata con le apparizioni televisive dalla zarina De Filippi), il nostro sta facendo propri anche gli stratagemmi dialettici tipici dell’ ars comunicativa di destra; in questo caso, cerca di disinnescare la polemica con una battuta (nello stile dell’ex Cavaliere) associando i più critici ad epiteti impopolari, come, per l’appunto, l’etichetta di “snob”. Si tratta, insieme a formule come “radical chic”, di un “evergreen”, che la destra nazionale (ma non solo, si veda il M5S con la Boldrini) utilizza per mostrare la (supposta) distanza della sinistra dalle masse, contrapposta, invece, al (supposto) carattere più “popolare” e modesto del comparto conservatore. Ma Renzi rilancia: “Lo stile non è tanto come ci vestiamo o come ci comportiamo nei talk show, ma il rispettare le promesse della campagna elettorale. Troppo spesso la politica discute e non realizza. L’incapacità di realizzare le cose di cui si parla è lo stile della classe politica italiana, che è letale. Il cittadino si aspetta di veder corrispondere i fatti all’impegno preso”. Anche in questo caso, il “must” è quello, smaccatamente populistico e demagogico ma di facile presa, del politico “della gente”, quello che non si preoccupa di andare nei programmi che piacciono al popolo, e del politico “del fare” e non delle “chiacchiere”, delle chiacchiere da salotto, del salotto che fa, giustappunto, “snob”. Se provenisse dal mondo dell’imprenditoria, avrebbe costruito intorno a sé un edificio propagandistico praticamente inattaccabile.

Pregiudizi sinistri?

Questa foto

culture

intollerabilmente qualunquistica, spaventosamente semplicistica, sorprendente puerile, in poche parole, stupida, dimostra e palesa tutta la fragilità argomentativa e la connotazione ultrastica di una certa sinistra internazionale (è stato postato da una pagina vicina ai democratici statunitensi ma gira e trova spazio anche nella piattaforma facebookiana italiana). Il sillogismo, bizzarro, che ci viene proposto, vuole la donna occidentale “schiavizzata” dal modello comportamentale e culturale maschile (e qui entriamo nel perimetro del sessismo misandrico, tematica che però dubito i “liberal” conoscano) al pari di chi, sempre donna, vive nei paesi islamici. Spiegare la stupidità di un simile messaggio non è agevole, data la sua manifesta chiarezza, ma ci proveremo ugualmente : in Occidente la donna PUO’ scegliere (e sceglie) tra una miriade di format e must stilistici, estetici e comportamentali; nessuno la metterà a morte, umilierà pubblicamente o riempirà di botte o frustate qualora decidesse di optare per un capo o per un altro, per una condotta o per un’altra. Lo stesso, ben lo sappiamo, non si può dire a proposito delle teocrazie e delle ierocrazie islamiche (ma non solo). Cortocircuiti cognitivi del genere sono, ahinoi, il risultato di un politically correct spinto fino alle sue propaggini più estreme, fino a lambire l’assurdo e , cosa peggiore, il paradosso, negando proprio a quelle donne che si vorrebbero tutelare la libertà (e la dignità) che qualsiasi essere umano merita e di cui ha diritto.

Chiudo, rilanciando, con una provocazione: cosa sceglierebbe, la donna “liberal”/politicamente corretta tipo, tra il suo loft sulla 27esima strada ( oppure a Piazza Navona), i suoi accessori Prima Classe e il burqa in una capanna nel Mazandaran? Su, su. Be serious.

I Depretis bonsai

“Su Berlusconi i Cinque Stelle escano dall’aula. Oppure votino con il dito medio”.

Queste le parole del vicepresidente del gruppo parlamentare pentastellato alla Camera Luigi Di Maio. La “ghost strategy” del M5S è quella di non affossare Silvio Berlusconi, lasciando, come in questo caso, l’aula qualora il voto fosse palese (confidando in qualche “traditore”) o, in caso di consultazione segreta, votando direttamente contro la decadenza. Questo perché il salvataggio dell’arcoriano consentirebbe alla compagine di Grillo e Casaleggio di procacciarsi un micidiale grimaldello argomentativo-propagandistico contro il PD (il loro vero nemico) e perché la presenza sulla scena politica di un personaggio come il leader del PdL è di capitale importanza, con il suo strascico di sconcezze morali, gestionali e impudente malcostume, per un partito catalizzante il voto di protesta. A tutto ciò va sommata una riflessione sul ruolo degli Stati Uniti e della restante porzione di quel circuito occulto che muove i fili del comico genovese e del santone internetico di Ivrea. Mi auguro che il 45% del comparto pentastellato proveniente da sinsitra non tenga ancora a lungo gli occhi chiusi e sappia liberarsi dai legacci del dogmatismo ultrastico che lo imprigionano alle bizzarrie irresponsabili di questi registi del caos.

Naufragi dell’intelletto

concordia

Quella svolta all’Isola del Giglio è la più grande operazione di recupero navale di tutti i tempi (la Costa Concordia è più grande e più pesante del Titanic). Si tratta, pertanto, non solo di un evento di straordinaria importanza storica ma anche di un fiore all’occhiello per l’ingegneristica italiana, che adombra così l’onta per la viltà schettiniana. Farebbero bene a ricordarlo, i virgulti del qualunquismo più sciatto e prevedibile.

Di che cosa dovrebbero occuparsi, i media? Di qualche nuova emergenza sociale costruita ad arte per vendere più copie o fare più ascolto? Su, su.