Intervistato nel 2009 nell’ambito di una delle tante e cicliche polemiche sull’esposizione dei crocifissi negli uffici pubblici e nelle scuole, l’allora segretario del PD, Pierluigi Bersani, disse che “il crocifisso non ha mai dato fastidio a nessuno”.
Una risposta puerile ed insufficiente per un problema complesso e delicato, un detto-non detto che tradiva tutta la goffaggine e il timore di un leader consapevole di doversi barcamenare tra l’anima laica della sua platea tradizionale , il voto cattolico-centrista e i rapporti con il Vaticano.
Questo tipo di atteggiamento è riscontrabile, nel PD e nel centro-sinistra, anche sulle altre tematiche riguardanti le relazioni Stato-Chiesa, nel dibattito sui temi etici e sull’estensione dei diritti civili alla comunità LGBT, ed è il limite primo all’evoluzione inclusiva del nostro Paese; se, infatti, può risultare “comprensibile” la contrarietà del blocco conservatore e del Vaticano (quest’ultimo privo di un potere di intervento diretto) a certi sommovimenti dello status quo tradizionale, il centro-sinistra è-sarebbe invece, per dettato programmatico e indirizzo ideologico, l’unico vettore possibile (insieme, forse, al M5S) per una rivoluzione radicale di certi schematismi ormai superati, ma sceglie, per paura e tornacontismo politico, una posizione mediana, appunto un dire-non dire ed un fare-non fare che accontentino progressisti e cattolici imprigionando tuttavia il Paese nelle sabbie mobili dell’inerzia.
Qui, ed anche da qui, la differenza con gli altri partiti socialdemocratici occidentali, senza dubbio più maturi, moderni e consapevoli del nostro Partito Democratico.




Definendo il collasso dell’URSS “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”, Vladimir Putin voleva alludere alla scomparsa di una patria per 25 milioni di suoi connazionali, trovatisi da un giorno all’altro all’interno di entità statuali nuove e non russe.
La decisione del governo greco di avanzare verso il riconoscimento delle unioni civili ha riportato anche in Italia l’attenzione sul tema e sul DDL Cirinnà.
Secondo il columnist del “Guardian” Gary Younge, “il 7 dicembre, dopo aver invocato il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per i musulmani, la sua presenza (di Trump ndr) è diventata così ingombrante che anche i critici più sprezzanti hanno dovuto smettere di far finta che non esistesse”.