La scomparsa del proletariato “classico”, così come lo intendeva il Marxismo, e delle contrapposizioni ideologiche e bipolari novecentesche, ha indotto la sinistra (non solo partitica e non solo italiana) ad una revisione dei propri indirizzi ideologici e politici. Ciò ha a sua volta determinato la “sostituzione”, nell’agenda delle priorità, del già citato “vecchio” proletariato con il ceto pubblico-statale, anche per via del suo ruolo “simbolico” di antitesi al privato.
Così facendo la sinistra si è però dimenticata anche di quel “neo-proletariato”, di quel “cyber-proletariato”, di tutti quei nuovi “ultimi” riassumibili nella formula “Quinto Stato”, lavoratori indipendenti, precari e poveri ma spesso qualificati e mobili, sottoposti ad una flessibilità continua e impietosa.
Un errore, non in ultimo strategico, che ha favorito e sta favorendo il ritorno e l’ascesa dei populismi e dei neo-populismi e che vediamo riproporsi oggi in tempo di epidemia, almeno in Italia, con la protezione e la valorizzazione del settore pubblico-impiegatizio e una sostanziale mancanza di empatia verso i più colpiti dalle chiusure e dalle restrizioni, ovvero quella forza fragile e indipendente appena descritta.
Puntare il dito contro il “mittente” (l’intervistato) è spesso riduttivo, perché la responsabilità di una certa, cattiva, informazione, è innanzitutto del “vettore” (i media). In questo caso, emblematico, la prima pagina e il titolo attribuiscono alle dichiarazioni di Andrea Crisanti un ruolo, un peso e un significato che sono lungi dal possedere, dal momento in cui parliamo di un entomologo che non ha nessun legame di collaborazione con i centri della decisione in materia di chiusure e restrizioni (CTS, governo, servizi di sicurezza, ecc). Le opinioni del Crisanti sono tuttavia presentate come verità ineluttabile e inevitabile, facendo non solo della disinformazione (non possiamo sapere cosa accadrà tra un mese e in più il governo si sta muovendo proprio per scongiurare un lockdown natalizio) ma, quel che è peggio, creando ansia e panico. Cosa che è infatti avvenuta, giacché il comportamento de “La Tribuna di Treviso” è stato replicato da molti altri giornali come da notiziari radio e tv di tutta Italia.
Tirare per la giacca medici e scienziati in ambiti che esulano dal loro campo specifico (si vedano anche le recenti polemiche sul vaccino dello stesso Crisanti o del Galli) o chiedendo loro impossibili profezie, non serve ai lettori e non serve nemmeno agli intervistati, il cui Ego è “solleticato” ma con risultati dannosissimi, sul lungo periodo, per la loro immagine pubblica e professionale.
Dopo lo sconcertante e ostinato Crisanti*, pure Galli, segnalatosi negli ultimi mesi per una comunicazione non proprio orientata all’ottimismo, solleva dubbi sui vaccini anti-Covid fingendo di non conoscere le rigorosissime procedure che anche in caso di emergenza un farmaco o un vaccino devono affrontare per l’approvazione (“pochi dati pubblicati”, “sono favorevole ma prima i dati”).
Posizioni poco responsabili, soprattutto in un’epoca che vede il movimento no-vax molto solido e attivo, ma prevedibili e previste; facendo “scomparire” la pandemia, i vaccini faranno scomparire dalla ribalta anche le figure e i personaggi che si sono trovati al centro dei riflettori da febbraio/marzo (con tutto ciò che ne consegue per loro), e tale consapevolezza li rende forse nervosi e imprudenti, anche solo a livello inconscio.
Questa, si badi bene, è la più indulgente delle ipotesi, altrimenti dovremmo pensare a conflitti d’ interesse di ben altra portata. In ogni caso, si tratta di tentativi tanto disperati quanto inutili; la produzione e la distribuzione dei vaccini e dei farmaci anti-Covid non si fermeranno né rallenteranno per le proteste di anonimi opinionisti italiani, che invece otterranno solo il risultato di compromettere la propria immagine e farsi accostare al complottismo più grottesco dopo una vita dedicata alla scienza.
*Il Crisanti ha detto e intendeva dire esattamente quello che è stato riportato dai media (esistono anche prove audio-visive a riguardo). I tentativi dei suoi “estimatori” di trovare un appiglio esegetico contro la stampa sono comprensibili (non è facile riconsiderare una persona che stimavamo, anche perché in un certo senso questo vuol dire riconsiderare noi stessi), ma l’entomologo aveva dimostrato poca serietà in modo lampante e inequivocabile già mesi orsono (in agosto), quando aveva parlato di “decine e decine” di malati di Covid in TI a Padova mentre non ce n’era nemmeno uno.
Tra i punti di forza della “mis-informazione”, della “disinformazone”* e della propaganda, ci sono anche strategie criptiche e all’apparenza innocue e riconducibili a legittime se non necessarie scelte editoriali. In realtà sono veri e propri escamotage manipolatori, molte volte efficacissimi anche perché difficili da contrastare non essendo visibili.
Vediamone alcuni
1) le “fessure controllate”, ovvero sporadiche notizie/considerazioni che vanno contro il proprio editore o contro una narrazione “mainstream”. Servono a dare l’illusione che il mittente/vettore sia libero e indipendente
2) inserire una notizia in pagina pari o in pagina dispari non è la stessa cosa: statisticamente, quelle in pagina pari saranno più lette rispetto a quelle in pagina dispari
3) una notizia inserita negli angoli superiori della pagina, soprattutto negli angoli di destra, catturerà maggiormente l’attenzione
4) inserire un notizia nel settore “opinioni”, cioè lo spazio degli editorialisti e dei columnist, le darà maggior visibilità e maggior prestigio
5) inserire una notizia di importanza nazionale nelle cronache locali (cittadine, provinciali, regionali) serve a ridimensionarne l’importanza
6) inserire nella sezione esteri una notizia che tocca la vita nazionale serve a dare la percezione riguardi poco o nulla il lettore
7) inserire una notizia di interesse comune e contingente nelle sezioni specializzate e nelle rubriche (Scienza Cultura, Economia, Finanza, ecc), serve a ridimensionarne l’importanza
8) il classico schema “chi”, “dove”, “come”, “quando”, “perché” viene sacrificato a vantaggio del “cosa”, del “chi” e del “come”. Scompare o quasi il “perché”, ovvero lo scenario dentro cui il fatto è maurato, i suoi legami con altri avvenimenti, ecc. Il titolo ha un’importanza preponderante, come “esca”. Così facendo si attira il lettore ma la notizia è offerta in maniera disarticolata
9) “decontestualizzazione storica”, ossia relegare in secono piano e/o omettere gli elementi storici, politici, finanziari, sociali ec, alla base della notizia
10) sistema delle “notizie puzzle”, la voluta dispersione e frammentazione delle cause e delle conseguenze di un fatto, anche qui per disarticolare e distorcere la notizia (il punto 10 e il punto 9 agiscono in sinergia con il punto 8)
Ovviamente e come già accennato, quese tecniche possono essere usate in un senso o nell’altro, per marginalizzare come per enfatizzare una notizia e la sua portata
*Approfondimento
Molto più di una “bufala”: le tre anime della non-verità
Indicate genericamente come “bufale” e/o “fake news”, le informazioni non-vere sono tuttavia un universo composito e vastissimo, strumenti concepiti, sviluppati e veicolati da e attraverso modalità spesso diverse, il ché rende obbligatoria una classificazione molto più articolata e specifica.
Nel dettaglio, sono e andranno fatte rientrare nel campo della:
-mis-informazione (costruite dai singoli, involontariamente o con superficialità, magari per rispondere a bisogni inconsci)
-mal-informazione (la distorsione, la manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti, anche reali, ad opera delle istituzioni, che cercano in questo modo di recuperare consenso e popolarità)
-disinformazione (il trarre in inganno deliberatamente, creando una realtà alternativa e fittizia)*
Andando ancor più nello specifico, le tre variabili sono a loro volta legate a:
-una manifestazione psicologica e cognitiva, che investe i nostri modi di creare conoscenza e dare significato al mondo, con le ansie conseguenti
-una dinamica di conoscenza sociale, che tocca i modi di creare comunità o distruggere sodalizi organizzati, con le richieste di riconoscimento derivanti
-una scelta politica e militare, che implica opzioni specifiche nell’applicazione del potere, nella ricerca di interessi, nell’uso o meno della forza (Fontana)
Perché, vedete, al di là dei vantaggi (reali o presunti) economici, professionali e personali derivati da questa situazione, al di là dei conflitti di interesse (reali o presunti), a pesare c’è anche la più classica, e se vogliamo comprensibile, delle umane debolezze: la vanità. Da semi-sconosciuti “topi” di laboratorio e corsia si sono trasformati in “vip”, visibili e ammirati, fermati per strada, acclamati al bar e al ristorante: “Professore, l’ho vista ieri dalla D’Urso! Ah, com’è intelligente, lei!”…”Professore, l’ho vista ieri a Porta a Porta. Eh, lei è il più chiaro di tutti!”…”Dottore, l’ho sentita ieri al Tg1. Lei ci ha salvati!”. I loro contatti sui social centuplicano, come i like ai loro post, ecc, ecc. Naturalmente non si augurano che la pandemia duri in eterno (sarebbero dei criminali) ma sanno che la sua fine, che è forse non lontana, li riporterebbe e li riporterà alla vita di prima. E questo, almeno a livello inconscio, forse li condiziona e fa dire loro cose imprudenti e azzardate, li rende nervosi. È umano… purché non si vada troppo oltre.
In queste ore sta circolando la notizia di file e temutissimi assembramenti a Napoli, per l’acquisto del nuovo iPhone 12. Tutto vero. Anzi, no. Perché le code ci sono state, si, ma ordinate, e soprattutto risalenti al 12 novembre, quando Napoli e la Campania erano ancora in zona “gialla”.
Organi di informazione “mainstream” e noti opinionisti non si sono tuttavia lasciati sfuggire la ghiotta occasione, dipingendo i partenopei come irresponsabili untori, maestri del “chiagni e fotti” che prima si lamentano, mettono a soqquadro una città, e poi però hanno 1200 da spendere per un telefonino. Magari prendendoli da sussidi vari e redditi di cittadinanza. Beh, dopotutto si sa come sono quelli lì, no?
Spiccano per zelo inquisitorio Iannuzzi (napoletano), che tuona un “non cambieremo mai” e l’immancabile e infaticabile Scanzi (penna vicina a quel M5S che ha fatto il pieno di voti al Sud e più volte si è erto a vessillifero della revanché borboneggiante) che sentenzia: “Non abbiamo speranze” (in compenso abbiamo Speranza).
Ma per quale motivo tanto accanimento? Forse la risposta è da cercare nelle proteste disperate degli ultimi giorni, che hanno fatto del capoluogo campano una spina nel fianco del governo. Screditare i napoletani, già dipinti come camorristi durante le manifestazioni, diventerebbe quindi un imperativo. Una “mission possible”, molto possible, tra l’altro, dato che basterà far leva, come in questo caso, sui peggiori cliché razzisti a disposizione.
Le ipotesi per spiegare il comportamento di Donald Trump dopo il voto sono molteplici, ad esempio ribaltarne l’esito per via politica o giudiziaria, preparare il terreno per il 2024, ottenere delle immunità o il semplice e “banale” orgoglio personale.
Da un punto di vista strategico, comunicativo e propagandistico, il “tycoon” potrebbe ad ogni modo star seguendo un passaggio del “codice del dominio” (da lui usato a piene mani), ovvero stressare ed esasperare la situazione fino a portarla vicino al limite di rottura, così da volgerla a proprio favore.
Ma come?
Vicino al limite di rottura, appunto, ma ritirandosi in tempo, dando l’impressione di fare, lui, delle aperture, di trattare, lui, da un punto di forza. In questo caso riprenderebbe in parte anche il cosiddetto “Equilibrio di Nash” (teoria dei giochi), in cui i “players”, trovatisi in un momento di stallo, devono giocoforza fare delle concessioni agli altri per uscire dall’impasse e ottenere un risultato.
Quale sia questo risultato, per “The Donald”, lo chiariranno i prossimi mesi.
Qualche giorno fa, ha fatto il giro dei social e del web la frase “e guardacaso chi è che trova il vaccino…? un’azienda farmaceutica ….ho detto tutto …… “, postata su Twitter dal profilo satirico “ffffjd”. Profilo satirico, ma preso dannatamente sul serio da semplici utenti come da testate giornalistiche, pagine e gruppi.
Questo offre alcuni spunti di riflessione, anche oltre l’argomento in oggetto, come:
-il ricorso (ma appunto non è forse questo il caso) a vettori fittizi che diffondano teorie improbabili e bizzarre così da screditare e delegittimare la critica, pur se e quando razionale, alle narrazioni dominanti
-la presenza di piattaforme social (pagine, gruppi, ecc) all’apparenza apolitiche e distanti dalla politica e dall’attualità (ad esempio “Io amo la pasta”) ma in realtà usate per veicolare questo o quel messaggio, approfittando del fatto che, in quel momento, l’utente avrà la guardia abbassata. Una strategia usata, in un certo senso, anche da Berlusconi in passato, ma in televisione.
Noa: l’incredibile attenzione concessa ad “Angela da Mondello” rientra anche in questa strategia, cioè delegittimare la critica ad una certa narrazione governativa e mainstream usando un argomento fantoccio, un esempio indifendibile e imbarazzante.
I vaccini sono una delle imprese più straordinarie della Medicina e dell’ingegno umano, capaci non solo di bloccare sul nascere una malattia potenzialmente letale ma anche di eradicarla, di farla “sparire”. Quelli, imminenti, contro il Covid, sono poi un’impresa nell’impresa, data la rapidità con cui sono stati realizzati. Un traguardo del quale dovremmo andare fieri, tutti, come appartenenti al genere umano. Eppure, in un’intervista di qualche giorno fa, quello della Pfizer (che ha un’efficacia del 90%) per Andrea Crisanti non sarebbe che un “barlume di luce”. Nella stessa intervista e in altre successive, l’entomologo si spinge poi oltre, riciclando interrogativi (già risolti) come quello sulla catena del freddo o sull’efficaia del vaccino stesso, arrivando persino a sollevare dubbi in merito ad una possible speculazione borsistica da parte della Pfizer.
In questi mesi di incessante visibilità mediatica, il Crisanti ha abituato gli italiani a messaggi non improntati all’ottimismo (per usare una formula eufemistica), secondo una posa tanto monotematica che difficilmente potrebbe essere ricondotta ad una volontà di razionale realismo (si vedano alcune fake news come quella sulle TI piene a Padva in estate). Una simile “guerra” al vaccino da parte di un uomo di scienza, che pure in questo caso non è un “addetto ai lavori”, appare tuttavia anomala e incomprensibile. “Guerra”, perché già a ottobre aveva detto che un vaccino a fine anno sarebbe stato pericoloso in quanto non testato sul campo, facendo finta di ignorare le procedure, rigorosissime, che pure davanti ad un’emergenza un farmaco ed un vaccino devono superare per essere immessi sul mercato. Una dichiarazione sconcertante, capace di dare la stura ai peggiori complottissimi “no vax”.
Crisanti non è un vero “addetto ai lavori”, come abbiamo accennato, ma non è uno sciocco e non è un ingenuo. I più maliziosi potrebbero dunque pensare che dietro questi “timori” vi sia la consapevolezza che, facendo sparire il Covid, il vaccino farebbe sparire dalla ribalta anche i personaggi come lui. Ma noi non siamo maliziosi, e non lo pensiamo…
Covid, Zingaretti: “Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto cretinate”
“Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto troppe cretinate”. Tipo “che il coronavirus era scomparso, che le mascherine erano inutili, che era un malore”. Ecco, “quelle voci forse hanno contribuito a far abbassare quell’attenzione che era necessaria”. Sono le parole di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario Pd a Live – Non è la D’urso su Canale 5. Il Covid “non era scomparso e non bisogna avere fastidio delle regole ma del virus” prosegue Zingaretti. Infatti “è sbagliato far finta che il problema non esista, tornare a essere liberi vuol dire fare cose in maniera diversa, dire ‘tanto è finito è stato sbagliato, per molti è una cosa lieve ma per tanti significa morire, non si deve perdere di vista che questa è una tragedia”.
Il segretario Pd torna poi a sottolineare l’importanza in questa fase di “non abbassare la guardia” perchè siamo di fronte a “un evento che forse l’uomo non ha mai vissuto”. Di questo “io me sono accorto il 18 agosto quando sono cominciate a tornare tante persone dalle vacanze, persone che stavano bene ma poi col tampone in aeroporto a Fiumicino o al porto di Civitavecchia risultavano positive”. Ecco, “forse iniziare da metà agosto con un enorme tracciamento un po’ è servito”. “Ma – conclude – non si deve abbassare la guardia e si deve combattere”.
Poi venendo agli aiuti economici necessari alle attività produttive messe in ginocchio dalla pandemia, il governatore del Lazio sottolinea: “Credo che il problema più grande che abbiamo avuto sia stata la velocità e non la quantità, dico però che l’economia tornerà a crescere e il lavoro a tornare solo quando sconfiggeremo il CoViD”.”Dobbiamo avere meno timore in certi passaggi per batterlo” spiega ancora Zingaretti, spiegando che comunque gli aiuti per “ristoranti e bar cominciano ad arrivare nei conti”. Adesso, però, “la cosa più importante è dare fiducia, che significa velocità” avverte Zingaretti “questo ci aiuterà a unirci non contro le regole ma per fermare il virus, perchè finchè non lo fermiamo l’economia non riparte”.
Quello riportato è un articolo di Roma Today su un’intervista rilasciata da Nicola Zingaretti (che, ricordiamo, fu tra i primi “negazionisti”) a Barbara D’Urso qualche giorno fa.
Concentriamoci subito sulla prima frase: “Troppe persone nel corso dell’estate hanno detto troppe cretinate, tipo che il coronavirus era scomparso, che le mascherine erano inutili, che era un malore”; il segretario democratico si riferisce, tra gli altri, anche al Prof. Zangrillo (che pure non voleva intendere che il virus fosse scomparso). Zangrillo o qualche minimizzatore, vero o presunto, non potrebbero ad ogni modo aver scatenato, da soli, la seconda ondata, e infatti, appena dopo, il segretario democratico “colpisce” il vero bersaglio: “Quelle voci forse hanno contribuito a far abbassare quell’attenzione che era necessaria”. Ancora: “Non era scomparso e non bisogna avere fastidio delle regole ma del virus”. Ancora: “E’ sbagliato far finta che il problema non esista, tornare a essere liberi vuol dire fare cose in maniera diversa, dire tanto è finito è stato sbagliato, per molti è una cosa lieve ma per tanti significa morire, non si deve perdere di vista che questa è una tragedia“. Ancora: “Io me sono accorto il 18 agosto quando sono cominciate a tornare tante persone dalle vacanze, persone che stavano bene ma poi col tampone in aeroporto a Fiumicino o al porto di Civitavecchia risultavano positive”. Infine: “Non si deve abbassare la guardia e si deve combattere”.
Il vero bersaglio, si è detto: il cittadino. Sempre e comunque, secondo una retorica colpevolizzante e divisiva mai fermatasi e andata di pari passo con una narrazione allarmistica che mai ha fatto concessioni alla speranza, all’ottimismo, all’incoraggiamento.
Il cittadino, cui spetta il combito di distruggere, da solo, il virus, il cittadino che ha “fastidio delle regole”, il cittadino irresponsabile untore perché runner e “movidaro”, vacanziero e bagnante (tutte cose concesse o incoraggiate dal governo con i bonus), reo della colpa, terribile e imperdonabile, di voler vivere. O almeno di provarci.
Un approccio che non è solo immorale ma anche anti-scientifico, dal momento in cui la seconda ondata ha colpito, come previsto e prevedibile, tutta Europa, essendo il Covid-19 un virus stagionale che attacca le vie respiratorie.
Lo Zingaretti e la sua maggioranza scelgono tuttavia di continuare ad accanirsi su fatti di mesi e mesi fa e sui cittadini comuni, cioè su coloro i quali sopportano quasi tutto il peso dell’emergenza, e lo fanno per coprire e nasconderefalle e ritardi che si ripropongono da gennaio. Un modus operandi inedito nella storia recente del mondo libero, che presenterà ineviabilmente il conto all’asse giallo-rosso e ai suoi sostenitori.
Nota: incomprensibile il passaggio: “Un evento che forse l’uomo non ha mai vissuto” (!). Lo Zingaretti dimostra in questo caso delle lacune profondissime in ambio storico.