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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Zakir Hossain

Lo sdegno ed il comprensibile senso di colpa collettivo per la morte del giovane Zakir Hossain, assassinato da mano vile (e per adesso anonima) a Pisa, non dovranno, tuttavia, comprimere la capacità di analisi razionale, portandoci ad assurgere l’italiano che ha sferrato il pugno omicida ad emblema di un popolo e di un Paese. Il rischio è e sarà, in caso contrario, quello di sconfinare in un razzismo diverso nella forma (contro gli italiani) ma non nella sostanza.

Alla famiglia del povero Zakir, lavoratore e persona perbene, va il mio cordoglio, come uomo e come cittadino italiano.

Dopo la morte di Zakir, la città si stringe intorno alla comunità bengalese

Quegli ebrei giovani, belli e poco abbronzati.L’ “umorismo” strategico da Berlusconi a Grillo e gli errori della sinistra

Eccezionale comunicatore e straordinario interprete e conoscitore della fisionomia sociale e culturale del Paese, Beppe Grillo è perfettamente conscio dell’esistenza, in Italia, di un sentimento antisemita profondamente radicato. Le cause del fenomeno, sono, in linea di massima, due: il ruolo, da parte dell’Italia, di centro e snodo della tradizione cristiano-cattolica ed il portato dell’ultraventennale esperienza fascista, fase mai superata ed anzi oggetto di un rivalutazione sempre più vasta e penetrante.

Molto più di una semplice boutade o di un “ballon d’essai” , quindi, il suo dissacrante “tackle” sul “tabù” di Auschwitz si inquadrerà all’interno di un disegno strategico ben definito e delineato; con esso, infatti, l’ex comunico stuzzicherà, da un lato, uno dei tessuti più sensibili del ventre profondo dell’italiano medio (il pregiudizio antiebraico, per l’appunto) mentre, dall’altro, la prevedibile reazione di sdegno e costernazione da parte della sinistra scatenerà l’afflato solidale dell’ “everyman” (“uomo della strada”) nei suoi confronti.

Non un elettore abbandonerà il M5S dopo questa vicenda, così come non un elettore abbandonava il PdL o FI dopo le (volute) gaffes berlusconiane sulla stessa Shoah oppure sul colore della pelle di Barack Obama. Al contrario, il leader pentastellato riuscirà a rafforzare a valle il suo ruolo di indocile e cristallino nemico del “sistema”, vicino alle esigenze ed al sentire del popolo.

Appunti di storia: Titanic

102 anni fa, il mondo assisteva al naufragio del RMS Titanic. L’uomo pagava la sua tracotanza (Hybris) con la vendetta (Némesis) della natura e degli elementi. Qualche divulgatore ha voluto collocare la fine della Belle Époque in quella notte di aprile, ma si tratta soltanto di un’affascinante suggestione.L’aristocrazia britannica subì e subisce tuttora un linciaggio mediatico (i nobiluomini furono accusati di aver sacrificato le vite dei passeggeri di Terza Classe per mettere in salvo le proprie) che, tuttavia, non ha nessuna ragion d’essere alla luce dei contributi documentali. Benché avesse subito il maggior numero di perdite (536), la Terza Classe registrò infatti anche il maggior numero di supersiti rispetto alla Prima ed alla Seconda (710).Al contrario, furono moltissimi i membri dell’aristocrazia che si sacrificarono per lasciare i loro posti a donne (all’epoca considerate ancora “sesso debole”) e bambini. Per la morale di allora, infatti, salvarsi equivaleva ad un atto di codardia (i superstiti giapponesi furono per questo accolti come vigliacchi, al loro ritorno in patria).

La condanna di Dell’Utri, il MPS, la “caccia alle streghe” e il benaltrismo analgesico di una società immatura

Chi scrive ha spesso avuto modo di soffermarsi sulla figura del bielorusso Moisei Ostrogorski (Hrodna, 1854 – Pietrogrado, 1921) , considerato tra i padri fondatori della sociologia politica moderna. Profondo conoscitore dei meccanismi alla base del consenso, Ostrogorsky era convinto vi fosse un parallellismo tra il fideismo religioso e quello politico; per il sociologo di Hrodna, infatti, chi segue un’ideologia mostra molto spesso le stesse caratteristiche del devoto, consegando ad essa la sua capacità di analisi razionale.

Seguendo su Facebook una discussione riguardante la condanna e l ‘arresto dell’ex senatore Marcello Dell’Utri (FI), hanno attirato la mia attenzione due commenti, in particolare, provenienti da due persone distinte ma collocate nell’emisfero ideologico e partitico opposto a quello degli avversari dell’ex parlamentare (il cripticismo e l’interpretabilità della formula sono voluti). In un caso, si faceva ricorso alla parabola della trave e della pagliuzza, con l’immancabile vicenda MPS nella veste della trave idealmente posata sulle spalle del cittadino italiano (in realtà, i fondi destinati alla ricapitalizzazione dell’istituto sono soltanto a titolo di prestito ), mentre, nell’altro, l’estensore dell’intervento manifestava la sua stizzita preoccupazione per quello che considerava un ritorno alla “stagione di caccia alle streghe” con “avversari percepiti come nemici, come merda da distruggere”.

Sostando sulle due considerazioni, potremmo notare come non vi sia ne vi possa essere legame alcuno tra la vicenda giudiziaria che vede coinvolto Marcello Dell’Utri, il caso MPS od altre inchieste o scandali, così come non potremo che rilevare l’improbabilità che la magistratura di uno stato democratico attui una selezione mirata e strategica dei suoi interventi e tantomeno delle mistificazioni “ad hoc” (“stagione di caccia alle streghe”), riuscendo addirittura a portarle a compimento ed affermazione fino all’ultimo grado di giudizio. Inoltre, come già accennato, non saranno i cittadini a ripianare la voragine debitoria dell’istituto senese. Tuttavia, i due utenti hanno sospeso e ricusato la loro capacità di scavo razionale, sospinti dal fideismo ideologico più emotivo, tracciando legami improbabili ed illogici tra argomenti diversi ed antitetici tra loro, anestetizzando qualsiasi esigenza verificatoria. Ecco che un plurindagato e condannato in Cassazione diventerà, “stricto sensu”, una vittima dell’odio politico e sociale, ecco che una vicenda, pur grave, disinnescherà l’enormità di una seconda. Ecco che il sistema normativo espellerà da sé gli anticorpi a salvaguardia dell’indagine consapevole, affidandola al ventralismo più mortificante ed esiziale.

12 Aprile 1961

53 anni fa, il Maggiore dell’Aviazione Militare Sovietica (Voenno-vozdušnye sily SSSR) Jurij Alekseevič Gagarin, realizzava il più antico dei sogni concepiti dall’uomo, conquistando lo spazio a bordo della navicella Vostok 1 (Восток 1). Durante la missione, Gagarin tornò con la mente alla sua infanzia, pensò alle gesta di Cristoforo Colombo ed Amerigo Vespucci, ammirò la Terra e le stelle e provò orgoglio per la sua patria. Ma non disse mai “non c’è nessun Dio quassù”.

Fecondazione eterologa:La Corte Costituzionale e quella sentenza che ha consegnato alla storia la Decima Crociata.Quando il Duemila trovò il suo inizio nel Medioevo.

Lo scontro tra civiltà proposto e prodotto dagli attentati dell’11 settembre 2001 collocò, nell’immaginario collettivo e nella mitologia mediatica, la Chiesa cattolica nella posizione di baluardo bimillenario a difesa di quella che veniva ritenuta una minaccia da parte del mondo islamico (in particolare, arabo). “Opinion makers” ed “influencers” tuonavano contro l’Islam, invocando la Croce come antidoto per scongiurare la contaminazione con una cultura incapsulata nello stereotipo più respingente, e l’esplosione dei cosiddetti “atei devoti” si poneva quale emblema di questo nuova fase di intolleranza a metà tra il maccartismo ed il razzismo di stampo più classico. La poderosa ondata emozionale generata pochi anni dopo dalla morte di Karol Wojtyła fece il resto, trainando la popolarità e l’influenza del Vaticano nella sua fase più acuta, in Italia, dal 1870 (se non dal 1814).

E’ in questo particolare segmento contestuale che va incastonata la bocciatura astensionista dei quesiti referendari sulla fecondazione eterologa e la ricerca sulle cellule staminali (2005). Le gerarchie ecclesiastiche seppero mettere in campo tutto il loro potenziale mediatico e politico, forti di un incondizionato appoggio che giungeva, trasversalmente, dal mondo dei partiti come da quello della cultura ed, in primis, della società civile, anestetizzata, per l’appunto, dalla retorica anti-islamica oltranzista e dal sentimentalismo più agiografico alimentato dal decesso di Giovanni Paolo II (lo slogan “Santo subito” si fissa come chiave di lettura di questo “frame” storico). Con la sua decisione, la Corte Costituzionale è intervenuta, ancora una volta, a correggere un’anomalia (il tentativo di ingerenza nella sfera più intima e personale del singolo) frutto di una sostanziale immaturità civile del cittadino e delle forze politiche nazionali.

Nota: La Chiesa, tuttavia, non seppe capitalizzare il consenso regalatole dalla speciale congiuntura storica di quella prima fase del secondo millennio; sconfessando una “way of strategy” da sempre attenta e misurata , si produsse in una politica di ingerenza sempre più marcata e contaminante, facendo irruzione con aggressività ed altero disprezzo del dissenso in ogni ambito della vita pubblica italiana, fornendo indicazioni di voto ad ogni consultazione elettorale e referendaria, imbastendo politiche censorie nei confronti della satira (quest’ultima è tradizionalmente la più improvvida delle scelte per qualsiasi attore della comunicazione) e confezionando uscite dai forti accenti reazionari in special modo nei confronti della comunità LGBT. Si sentiva, insomma, padrona del territorio, pur senza esserlo. La successiva emersione degli scandali internazionali legati alla pedofilia, il caso Claps (gestiti in modo del tutto sbagliato, con tentativi di insabbiamento e nessuna attenzione verso le vittime), la crisi economica (la quale fece emergere le contraddizioni di un’ istituzione a vocazione umanitaria cinta di opulenza ed alleggerita dai pesanti carichi fiscali che invece opprimevano il cittadino comune) e l’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio (il confronto tra lui, ulrtanconservatore antimediatico ed il suo predecessore, fu deflagrante), depauperarono il tesoro in termini di credibilità e simpatia accumulato dal Vaticano, esponendolo alla reazione degli avversari e dando la stura ad una parabola declinante che nemmeno la strategica elezione dell’ottimo Bergoglio sembra riuscire ad invertire.

“L’argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di soli cinque
minuti con l’elettore medio”. Winston Churchill (attribuita).

I “tankisti” senza memoria.L’evoluzione e la crescita del Veneto postunitario e i mali della dominazione austriaca

E’ indubbio che l’Unità del Paese abbia comportato sostanziali vantaggi alla popolazione veneta, dal punto di vista economico come da quello sociale, politico e culturale. Sottoposto ad un rigido controllo da parte dello Stato centrale, concretizzatosi in un regime di polizia, nell’obbligatorietà del Tedesco negli istituti scolastici (i veneti facevano uso dell’ Italiano) e in una tassazione esasperante alla quale non corrispondeva un’equa redistribuzione, il Veneto austriaco non godeva, inoltre, della dovuta e necessaria rappresentanza (la congregazione centrale, cinghia di trasmissione con Vienna, aveva carattere puramente formale), relegato ai margini della sfera d’interesse dei conquistatori, animale da mungere per interessi altri e diversi rispetto a quelli del popolo della ex Serenissima, merce di scambio con Francesi e Piemontesi (Armistizio di Villafranca).

Sul versante e conomico, strategie ottuse avevano messo in ginocchio la già debole e scarsamente diversificata struttura produttiva del territorio, ad esempio tramite l’abolizione del pensionatico (il diritto di pascolo invernale negli appezzamenti di proprietà privata), dando vita ad una situazione recessionistica protrattasi fino agli anni ’50/60 del secolo successivo che avrebbe costretto i veneti ad una massiccia emigrazione, con una spoliazione demografica dalle conseguenze particolarmente severe e destabilizzanti per la struttura sociale della regione . Soltanto con i moti del 1848 (unitari) e la breve restaurazione della Repubblica di San Marco ad opera di Manin e Tommaseo, il Leone poté dotarsi di un’intelaiatura più evoluta, mediante soluzioni illuminate come l’alleggerimento fiscale e , soprattutto, il suffragio universale maschile (il sogno ebbe tuttavia breve vita, perché la rivoluzione venne presto soffocata dall’azione sinergica delle batterie asburgiche e del colera, diffusosi in modo pandemico tra i patrioti).

Da non dimenticare, in aggiunta, l’atrofizzazione della vita culturale, la quale riperse a ritmi serrati dopo l’ Unità e la riconquista della democrazia, con la creazione, a Venezia (città che l’Impero aveva punito per la rivolta del ’48 con il trasferimento della capitale a Verona), di istituti come la Scuola superiore del Commercio (1868), la Deputazione di storia patria per le Venezie (1874), l’Opera dei Congressi (1874) e con la nascita di importanti testate quali il “Gazzettino” (1887). Del ‘900 , invece, la Fondazione Cini, il Centro internazionale delle arte e del costume, l’Istituto Ellenico, il Centro tedesco di studi veneziani, la “Casa di Goldoni”.

Si è scelto di sostare sul periodo asburgico giacché , a differenza delle altre dominazioni straniere, esso è diventato il punto di riferimento della comunità indipendentista veneta e l’oggetto della sua azione revisionistica più astorica.

Non dimenticare…

“Questi erano gli amabili resti, cresciuti intorno alla mia assenza. I legami, a volte esili, a volte stretti a caro prezzo, ma spesso meravigliosi, nati dopo che me n’ero andata. E cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me”

L’Aquila, Onna, Fossa, Pizzoli, Poggio Picenze, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Tornimparte, Villa Sant’Angelo. Abruzzo, Italia. 6 Aprile 2009 – 6 Aprile 2014.

Casaleggio, il “complotto” dei dossier e la comunicazione Semi-Passiva

Gianroberto Casaleggio dal blog di Beppe Grillo: “In questo periodo, giustappunto prima delle elezioni, so di dossier in preparazione su di me, sulla mia famiglia e sulla mia società, come già accadde l’anno scorso”. Ancora: “Voglio anticiparli, nelle prossime settimane rilascerò alcune interviste a giornalisti indipendenti (sì, esistono anche se sono una percentuale infinitesimale) e non risponderò a nessuna domanda pubblica tesa a screditarmi”.

Il lavoro del comunicatore si divide e sviluppa, convenzionalmente, in 4 fasi:

Attiva: il comunicatore decide di promuovere se stesso, il suo prodotto o il suo datore di lavoro.

Passiva: il comunicatore si trova costretto a difendersi oppure a difendere il soggetto per il quale lavora o collabora da un attacco esterno, grave ed improvviso.

Semi-Passiva: il comunicatore viene a conoscenza di elementi che, presto o tardi, lo obbligheranno ad una risposta. Tuttavia, non si tratta di un’emergenza, e il comunicatore avrà tutto il tempo di prepararsi ed attuare una difesa razionale ed efficace.

Stabile-Organizzativa: corrisponde alla fase in cui il comunicatore raccoglie, organizza e predispone il suo lavoro, senza vi siano connotati dell’urgenza.

L’intervento di Casaleggio potrà essere assurto a paradigma di quella che è la fase Semi-Passiva; il cofondatore del Movimento 5 Stelle è venuto a sapere di un dossier imminente su di lui (o ne ipotizza la realizzazione, data la prossimità delle consultazioni europee) e allora attiva una difesa di carattere preventivo, prima ancora esploda un attacco reale e specifico. In questo modo, costringerà gli eventuali ideatori del dossier ad accantonarlo o ne depotenzierà notevolmente l’opera propagandistica, privandola dell’effetto sorpresa e facendola passare come una macchinazione.

L’Aquila, 6 Aprile 2009.Il “mito” della strage di Stato e i pericoli della demagogia

Se potremo (concedendo una piccola dispensa all’emotività della semplificazione) definire il disastro del Vajont come “strage di Stato”, visto e considerato l’interessamento diretto, costante e continuo delle autorità centrali (fasciste e democratico-repubblicane) e dei loro apparati (Presidenza del Consiglio, ministeri, società nazionali pubbliche od a partecipazione pubblica) nella progettazione e nella realizzazione della diga, altrettanto non potrà e non dovrà dirsi del sisma che sconvolse l’Abruzzo il 6 aprile del 2009. Non allo Stato, infatti, bensì ai singoli costruttori (quindi soggetti privati) ed alle autorità locali che rilasciarono le concessioni, va ascritta e ricondotta la responsabilità di crolli come quelli di Via Sturzo, Via Poggio Santa Maria, ecc, Accusare genericamente lo Stato (che, ricordo, non è un’ entità astratta bensì l’insieme e l’unione dei singoli) sempre, comunque ed in ogni caso, è e rappresenta un esercizio di pigrizia intellettiva e un atto di profonda scorrettezza morale, specialmente se l’affondo arriva ed arriverà da settori della classe politica, bramosi di scavarsi nicchie di consenso tra i cittadini mediante il ricorso al demagogismo più ventrale ed al pathos scaturito dalla catastrofe.
Altra cosa, i ritardi e le deficienze nella ricostruzione. Ma questa è una fase successiva.