Achtung! Piero Angela e quel male non necessario

“Il coprifuoco è una parola che mi ricorda i tempi della guerra. Forse però serve perché fa effetto sulle persone”; così Piero Angela (lo stesso che aveva invocato l’Esercito nelle strade), in un’intervista rilasciata due giorni fa.

La restrizione non come misura lucida e razionale ma come vettore propagandistico (propaganda “agitativa”), per convincere usando la paura e lo schock emotivo. Torna il frame che già rilanciò qualcuno sull’obbligo delle mascherine da soli e all’aperto (“per fare abituare le persone all’uso della mascherina”), coercitivo e strisciante ma stavolta spaventevole e obbrobrioso perché legato a memorie passate di morte e distruzione, di fucilazioni, rastrellamenti e rappresaglie.

Una comunicazione tossica e pericolosissima, ancora e di nuovo, messa in atto da dilettanti del comunicare o da consapevoli irresponsabili e che sta avendo e avrà conseguenze catastrofiche destinate a sopravvivere al Covid.
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Il capro espiatorio e la “guerra civile” tra italiani (e il paradosso Piero Angela)

Responsabili dell’indebolimento del SSN con anni e anni di tagli, e di non aver saputo ancora implementare le strutture medico-sanitarie o il trasporto pubblico per far fronte all’ “emergenza” Covid, le istituzioni e la politica scelgono di continuare ad usare il cittadino come capro espiatorio per l’aumento dei positivi (in maggioranza asintomatici o con sintomi “lievi”), coadiuvate dal sistema mediatico per affinità ideologiche e/o interesse economico.

Il risultato è un guerra strisciante tra italiani fatta di accuse e recriminazioni reciproche, nonostante gli italiani siano stati e siano tra i popoli più rispettosi delle norme di contenimento e nonostante abbiano subito e accettato il lockdown più rigido di ogni epoca.

Una strategia immorale, che si snoda attraverso la propaganda “agitativa” (studiata per creare e stimolare reazioni forti come la rabbia contro un bersaglio), “sociologica” (studiata per cambiare la mentalità del target), “grassroots” (diretta al “grass”, il “prato”, l’uomo comune) e “treetops” (diretta agli strati più “alti” della popolazione come intellettuali, artisti, scrittori, cineasti, scienziati, cronisti, opinion makers, ecc. “Treetops” sta infatti a indicare i rami più alti dell’albero). In quest’ultimo caso è emblematico l’atteggiamento di Piero Angela, forse inconsapevole testa di ponte che arriva a parlare di “untori” e ad invocare persino l’intervento dei soldati nelle strade come in un paese sudamericano degli anni ’70.