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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

“E allora Salvini?!”: la (fragile) difesa dell’attacco

“Avresti preferito Salvini?” “Immagina e ci fosse stato Salvini”; questi sono, più o meno, i “refrain” con cui i sostenitori della maggioranza giallo-rossa (ad ogni livello) rispondono alle critiche sull’operato del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Parenti stretti di quell’ “allora il PD?!” tanto in voga tra i grillini prima dell’alleanza con i dem.

Si tratta, nello specifico, di una forma di divagazione che fa capo alle tecniche dell’ “argomento fantoccio”, utilizzata per togliersi da una situazione difficile mettendoci l’interlocutore/avversario, e della “falsa dicotomia” (o “falso dilemma” o “fallacia della falsa scelta”), per cui l’unica alternativa alle soluzioni del Conte II ed alla narrazione ancora dominante sarebbe Matteo Salvini.

Entrambe poggiano, a loro volta, sulla tecnica della “ripetizione” e su quella della “semplificazione” (il leader del Carroccio non rappresenta l’intero centro-destra, non è la sola alternativa all’attuale maggioranza e non è comunque detto non saprebbe gestire meglio la crisi).

Come tutte le divagazioni, anche questa tradisce ad ogni modo insicurezza e fragilità argomentativa, perché invece di replicare punto per punto e con lucidità si reagisce attaccando, spostando il focus del discorso, cambiando discorso. Usarla è, insomma, un’implicita ammissione di resa.

Il Re di Svezia che accusa la Svezia e la Germania in salsa cinese: non è vero ma il debunking italiano si gira (ancora) dall’altra parte

La Germania non sta imponendo un “lockdown” rigido o più rigido delle restrizioni italiane, come non lo stanno facendo altri paesi europei (né adesso né prima).

Allo stesso modo il Re di Svezia, S.M Carlo XVI Gustavo, non ha mai sconfessato il modello scelto dal suo Paese. Non ne avrebbe neanche motivo, lui, se si considera che ad oggi la Svezia è al 34esimo posto per numero di contagi e al 23esimo per numero di morti in rapporto alla popolazione (nelle monarchie il sovrano è la massima autortà morale, dunque stava parlando in quella veste, dolendosi per le vittime*)..

Ciononostante, il debunking italiano, attentissimo a smascherare “fake news” o anche solo minime imprecisioni capaci di ledere la reputazione di una Laura Boldrini, di un Piero Angela, di partiti come il PD o di organismi come la UE, sembra tacere, come sta facendo da marzo su ogni falsa notizia a danno degli stati che hanno optato per misure più bande nell’affrontare l’emergenza sanitaria o sulle “bufale” riguardanti nuove restrizioni in questa o in quella zona del mondo.

Come insegnava già Tucidide, è inevitabile che il racconto rifletta il punto di vista dell’osservatore e dell’autore, ma chi si proprone quale baluardo della verità fattuale, così com’è e contro la manipolazione, dovrebbe cercare con tutte le sue forze di mantenersi lucido e indipendente. Altrimenti non sarà che un propagandista, al pari di quegli stessi soggetti che combatte. E il debunking selettivo è, di per sé , una forma di propaganda.

*per chi non conosce il funzionamento delle monarchie e i loro principi ispiratori è molto difficile capire certi atteggiamenti e certi rituali. L’istituzione monarchica è spesso bersaglio di semplificazioni e banalizzazioni ideologiche, che fanno torto alla verità.

Agente divulgatore, never say never again

“La promessa del vaccino contro Covid-19 a dicembre è un’illusione politica”; così titolava “Wired” (testata non nuova ad un certo sensazionaismo sul Covid) il 27 ottobre 2020.

Era più o meno dello stesso avviso il Prof. Roberto Burioni, che sempre a ottobre liquidava come prese in giro le ipotesi, fatte da Conte, sull’arrivo del vaccino entro fine anno.

Chi conosce la geoplitica, perché l’ha studiata e/o perché lavora nel settore o con il settore (Burioni è un medico e l’autore dell’articolo sopracitato è un laureato in Fisica), sapeva e sa invece che se capi di governo, di Stato e importanti istituzioni occidentali si spingono a fare dichiarazioni di questo genere è per il fatto che hanno avuto luce verde dalle case farmaceutiche e dai servizi di sicurezza dei loro paesi e di quelli dei loro alleati.E’ infatti di queste ore la notizia che il via libera alle vaccinazioni per l’Europa è stato fissato al 27 dicembre.

Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Russia, in Cina e in altri paesi si vaccina già.

Due esempi quelli menzonati, purtroppo tra i tanti, della maldestra comunicazione (a tutti i livelli) in questi mesi, una vera emergenza nell’emergenza. A parziale “discolpa” del Prof. Burioni va comunque detto che si è dimostrato capace di autocritica, molto più di altri.

La malvagità inutile dei “buoni”

Sugli spazi social di un’importante realtà del debunking italiano con cui collaboriamo, abbiamo postato un articolo che parlava dell’aumento della depressione e delle tendenze suicide tra gli adolescenti, a causa delle restrizioni e delle chiusure. Come (purtroppo) spesso avviene, molti hanno commentato accusando quei ragazzi di essere viziati, superficiali e di farsi “pippe mentali”, invitandoli ad “andare a lavorare”.

Ciò he rende queste persone non solo odiose ma soprattutto pericolosissime, esattamente come chi sta prendendo parte alla colpevolizzazione del cittadino, è il fatto che a motivarle non è (o non è solo) la mancanza di empatia, ma il fanatismo politico. Pur di difendere un governo o il tal partito, dai quali tra l’altro non ricavano nulla, sono cioè disposte a passare sopra persino alla sofferenza più estrema dei ragazzini, magari dell’età dei figli e dei nipoti. Loro, che dicono di voler proteggere i “nostri nonni” e che hanno la presunzione di collocarsi dalla parte dei “buoni” e del giusto.

Non è dunque azzardato pensare che in una situazione eccezionale e straordinaria, avendo la facoltà e la libertà di disporre della vita dell’Altro, dell’Altro da loro, questi individui sarebbero capaci di tutto, come gli aguzzini delle Ardeatine o di Srebrenica. Il copione è, ahinoi, già noto.

Dalla Merkel in salsa cinese al grandangolo passando per la movida assassina: la disinformazione (purtroppo) facile

Gli “agit-prop” del Regno delle Due Sicilie, famoso per il suo carattere oscurantista e repressivo, erano soliti dire che quanto più “ciucci” (asini) erano gli altri, tanto più “dottori” erano loro. Una massima che, purtroppo, non valeva e non vale solo per il defunto Stato borbonico.

In un Paese come l’Italia, in testa alle classifiche sull’analfabetismo funzionale e in coda a quelle sul numero di libri letti e acquistati, un Paese dove si studia poco e l’insegnamento è ancora nozionistico, in cui la dimestichezza con le lingue straniere resta scarsa, è facile far credere che la causa dei contagi di dicembre sia delle “movide” di giugno, è facile far passare per autentiche le foto di assembramenti creati con gli artifici della prospettiva, è facile far credere che la Germania stia adottando un lockdown draconiano, è facile presentare le vacanze e lo shopping come attività al limite della sovversione (benché autorizzate e incoraggiate dal governo), è facile disinformare.

E’ facile, insomma, dare ad intendere che la colpa non sia dei colpevoli (il virus e le istituzioni inadempienti) bensì delle vittime (noi cittadini, la prima linea).

Quello che resta da capire è se certi tagli all’istruzione, del passato e del presente, dipendano e siano dipesi da semplice superficialità e incompetenza gestionale e basta o magari anche dalla volontà, precisa e lucida, di mantenere la gente al di sotto della soglia della consapevolezza e priva di adeguati strumenti critici e di filtraggio, così da controllarla e gestirla meglio.

L’inquisizione al potere

Erano quelli della “fantasia al potere”, sognavano una rivoluzione che rendesse il mondo migliore e più giusto, e poi sono finiti a demonizzare e umiliare il cittadino comune, il “popolo”, il “quarto stato”, colpevole solo di voler vivere, per quanto possibile. Colpevole di voler godere di un po’ di calore familiare, sotto le feste e durante le vacanze. E tutto questo per difendere una rendita di posizione, il governo o il tal partito. Una metamorfosi triste, che nemmeno l’Orwell più fantasioso avrebbe forse potuto immaginare.

Covid e fuoco “amico”: ragioni pratiche e radici storiche

La colpevolizzazione del cittadino, accusato dalla maggioranza, dai suoi canali e dai suoi sostenioridi essere il solo ed unico responsabile di ogni aumento dei contagi passato, presente e futuro, non risponde solo ad un’esigenza pratica, cioè trovare un capro espiatorio dietro il quale nascondere le mancanze delle istituzioni (nazionali come locali). Essa è probabilmente riconducibile anche ad un certo anti-italianismo di cui una parte della sinistra (la più radicale e meno moderata) ha sempre dato prova, frutto a sua volta di una lettura arbitraria dell’internazionalismo marxiano e del tabù dell’esperienza fascista, che al contrario esaltò l’elemento nazionale e identitario.

Un inquietante esempio di “fuoco amico”, insomma, che ricorda le cannonate dei Borbone sul popolo siciliano.

Qualunquismo, accuse e parolacce: come cambia la comunicazione della sinistra (solo al tempo del Covid?)

«Le misure messe in campo hanno l’obiettivo di evitare che si ripeta quanto è successo questa estate. I siti sono pieni dei centri con insopportabili assembramenti di persone: dobbiamo stare attenti, perchè quanto successo questa estate non accada più. Non fateci più vedere foto come quelle di oggi (domenica 13 dicembre, ndr): dobbiamo evitare tutti che la terza ondata abbia luogo. Sarebbe complicato iniziare la campagna delle vaccinazioni con un nuovo inasprimento della curva epidemica».

Così il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, intervenendo nella scorsa puntata di “Che tempo che fa”.

Le parole di Arcuri sembrano suggerire che le istituzioni, la maggioranza, i loro canali propagandistici, i loro collaboratori e i loro sostenitori siano persuasi di avere a che fare con una platea ingenua e facilmente raggirabile ed abbiano assimilato un “canovaccio” che ripropongono in loop. Canovaccio basato sulle tecniche della “ripetizione” (appunto) e della “semplificazione”; ripetere che la colpa di ogni nuovo ed eventuale aumento dei contagi è e sarà sempre del cittadino e solo del cittadino, così com’è avvenuto in passato, in estate (in realtà la seconda ondata non è dovuta ai comportamenti estivi, peraltro resi possibili e incoraggiati dal governo, ma è da attribuirsi alla natura stagionale del Covid).

Si torna quindi al tema della colpevolizzazione, centrale in questa narrazione comunicativa e propagandistica e assoluto protagonista della scena da marzo. Curiosamente, il governo e la sua rete di influenza adottano in tal modo una forma di propaganda “agitativa”-“interna” non contro un bersaglio avversario ma contro il loro stesso popolo, che è oltretutto la prima vittima della crisi sanitaria. Un caso forse inedito e unico, nella storia repubblicana del Paese. Restando in argomento, Luigi “Gino” Strada, in un’intervista di ieri che lo ha visto lanciarsi in previsioni azzardate sull’evoluzione della pandemia e sull’impatto dei vaccini (lo Strada non è né virologo né epidemiologo né farmacologo), ha del resto accusato gli italiani di superficialità, di egoismo e di ignorare i morti causati dal virus. Grazie, ci permettiamo di aggiungere. E a scanso di equivoci siamo ironici.

Questa serie di riflessioni ci offre lo spunto anche per un ulteriore approfondimento, in particolare sul nuovo approccio alla comunicazione della sinistra italiana. Da sempre accusata di non saper parlare e relazionarsi con l’esterno, prigioniera di termini e concetti farraginosi e distanti dalla “gente”, oggi i suoi leader e i suoi agit-prop ricorrono a pensieri semplici e semplicistici, incapsulati in frasette brevi e di facile assimilazione, non poche volte ricorrendo persino alla trivialità ed alla volgarità (si pensi agli ultimi post di Fabrizio Del Prete, carichi di parolacce e insulti nei confronti degli italiani). L’impressione è che abbiano ormai recepito lo stile di quelle stesse destre populiste e qualunquiste che hanno sempre combattuto e dalle quali hanno sempre cercato di distinguersi, partendo proprio dalla forma.

L’Homo Technologicus e il dio Covid

In questi mesi, il movimento d’opinione più “prudente” rispetto all’emergenza Covid ha spesso mostrato un atteggiamento irrazionale di fronte alle notizie e/o alle ipotesi anche solo vagamente positive e rassicuranti, rigettandole come sciocche, fuorvianti e pericolose pure quando fondate e provenienti da fonti di indubbia autorevolezza. Persino richiamare l’attenzione su altre problematiche, pressanti e reali, o debunkizzare una “fake news”, se allineata ad una certa narrazione allarmistica, era ed è in qualche caso malvisto.

Un atteggiamento irrazionale, dicevamo, conseguenza non solo di quella polarizzazione favorita dalla politica come dai media, per ragioni molteplici e differenti, ma che può trovare una chiave interpretativa nella Storia.

Non disponendo delle conoscenze per comprendere e cercare di spiegare le calamità, le epidemie e tutti quei fenomeni che avevano un impatto drammatico sulla sua esistenza, l’uomo del passato (ma anche quello del presente, nelle zone più arretrate del pianeta) tendeva allora ad attribuirle al divino oppure a qualche forza sovrannaturale, a leggerle come una loro emanazione o rappresentazione.

Benché il contemporaneo possa contare su un sapere assai più sviluppato, maturo e articolato, il fatto che il Covid-19 sia una malattia per certi versi sconosciuta, il non aver mai vissuto o il non ricordare un’altra epidemia e l’enfasi assegnata dai media e dalla politica a quella che stiamo vivendo, ha forse fatto prevalere, in alcuni, la componente emotiva. Il virus è stato quindi sublimato e assolutizzato, anche dai più lucidi e preparati (uomini come gli altri, con le debolezze e le fragilità di chiunque altro), per cui ogni tentativo di metterne in dubbio e minacciarne la forza, l’invincibilià, la centralità e l’ “autorità”, è stato visto e viene visto come una sorta di eresia, lontana dal vero e dal possibile.

Pur con tutto il suo scibile e il suo arsenale tecnologico, l’uomo del XXI secolo, lo stesso che programma sbarchi su Marte, non è insomma molto diverso, nelle sue pieghe più recondite, dal pastore greco che vedeva nel fulmine un segno dell’ira di Zeus.

In difesa di Andrea Crisanti (per una volta): datemi una virgola e vi stravolgerò il mondo

Adnkronos – Crisanti: “Terza ondata certa, Italia avrà record morti in Europa”

Corriere della Sera – “Coronavirus, Crisanti: «La terza ondata? È una certezza. L’Italia avrà record di morti in Europa»

Huffpost – Andrea Crisanti: “La terza ondata è certa. L’Italia avrà il record di morti in Europa”

Le strutture semantiche e semiotiche dei titoli proposti sembrerebbero suggerire che per Andrea Crisanti sarà l’ipotetica terza ondata a determinare un record di morti per l’Italia, mentre scorrendo gli articoli e leggendoli con attenzione ci si renderà conto che il ricercatore capitolino intendeva ben altro: “L’Italia alla fine della prossima settimana sarà il paese con più morti in Europa”. Si riferiva cioè all’attuale seconda ondata, facendo stavolta una previsione purtroppo razionale e fondata. Titoli volutamente “clickbait”, dunque, nel caso di specie non solo fuorvianti ma, quel che è peggio, con un enorme potere destabilizzante, per il carico ansiogeno e allarmistico che contengono. Grave, ancor di più e a maggior ragione se si considerano la storia e il prestigio degli organi in questione.

Sempre a proposito di un’ipoteica terza ondata, data per certa forse con troppa disinvoltura, c’è chi usa termini-frame apocalittici come “incubo” (La Stampa, Il Giornale, Affaritaliani, Fidelity News, ecc), mentre il pittoresco Cartabellotta della Fondazione GIMBE arriva a ipotizzare una “strage” e l’ancor più pittoresco ex attore di b-movie e commedia sexy anni ’70 e ’80 Gualtiero “Walter” Ricciardi definisce “terribile” il di là da venire gennaio.

Inutile ribadire come il dilettantismo e la malafede di una certa informazione e di una certa comunicazione siano stati e siano un’emergenza per certi versi più grave e pressante dell’emergenza (sanitaria) stessa. Un’infodemia destinata a causare danni incalcolabili, e forse irrimediabili, che ci porteremo dietro per anni, anche quando il Covid sarà solo un ricordo.