“E allora Salvini?!”: la (fragile) difesa dell’attacco

“Avresti preferito Salvini?” “Immagina e ci fosse stato Salvini”; questi sono, più o meno, i “refrain” con cui i sostenitori della maggioranza giallo-rossa (ad ogni livello) rispondono alle critiche sull’operato del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Parenti stretti di quell’ “allora il PD?!” tanto in voga tra i grillini prima dell’alleanza con i dem.

Si tratta, nello specifico, di una forma di divagazione che fa capo alle tecniche dell’ “argomento fantoccio”, utilizzata per togliersi da una situazione difficile mettendoci l’interlocutore/avversario, e della “falsa dicotomia” (o “falso dilemma” o “fallacia della falsa scelta”), per cui l’unica alternativa alle soluzioni del Conte II ed alla narrazione ancora dominante sarebbe Matteo Salvini.

Entrambe poggiano, a loro volta, sulla tecnica della “ripetizione” e su quella della “semplificazione” (il leader del Carroccio non rappresenta l’intero centro-destra, non è la sola alternativa all’attuale maggioranza e non è comunque detto non saprebbe gestire meglio la crisi).

Come tutte le divagazioni, anche questa tradisce ad ogni modo insicurezza e fragilità argomentativa, perché invece di replicare punto per punto e con lucidità si reagisce attaccando, spostando il focus del discorso, cambiando discorso. Usarla è, insomma, un’implicita ammissione di resa.

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