Quella tardiva risposta alla cattiva informazione

In questi giorni, gli esponenti di spicco del movimento d’opinione più “rigido” rispetto all’emergenza Covid (Burioni, Bucci, Galli, ecc) stanno bacchettando la stampa italiana per l’irresponsabile sensazionalismo sulle fisiologiche problematiche legate ai vaccini e sulla presunta “variante inglese” (il solito Crisanti sembra invece fedele alla sua narrazione ansiogena).

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, dal momento in cui tanta solerzia sarebbe stata gradita e necessaria anche prima, quando giornalisti, opinionisti e virologi “da salotto” profetizzavano sciagure senza alcuna base scientifica, aggiungendo caos al caos, panico al panico.

La cattiva informazione, e non importa se motivata da interessi economici, politici o causata da semplice ignoranza, è un male per l’intera comunità, i cui effetti sono destinati a ripercuotersi su tutti, presto o tardi e in un modo o nell’altro.

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