Tra croce e mezzaluna. La schizofrenia supponente della sinistra italiana.

Esiste, in una parte della sinistra nazionale, un certo snobismo per le tradizioni religiose italiane (specialmente meridionali), bollate e schernite come retaggio di una subcultura superstizioso-escatologica nemica del progresso e del materialismo illuminato.

Di contro, lo stesso movimento d’opinione legittima, giustifica e promuove retaggi ben più oscurantisti, retrivi ed esiziali, legati ad altre culture e religioni, soprattutto all’Islam e all’universo arabo-terzomondista.

Questo atteggiamento, motivato da una pretesa di inclusivismo liberale, è, in realtà, il frutto maligno di un pregiudizio anticristiano ed antinazionale, tanto elitario quanto ipocrita ed immaturo.

Sbarchi e immigrazione: il fanatismo dell’intolleranza e quello dell’accoglienza “senza se e senza ma”.

MAPPAMONDOA complicare la gestione dell’impasse legata all’esodo di profughi ed immigrati, l’attività di pressione, da parte dell’opinione pubblica, del sentimento xenofobo come di quello xenofilo.

Entrambi, infatti, sono il prodotto di un fanatismo, quello dell’emotività ideologica, che compromette e allontana la visione razionale del problema, incapsulandolo in immagini stereotipiate e ideali, localizzate ai poli, in cui lo straniero rappresenta il male assoluto o, viceversa, un impegno morale e civile inderogabile, nonostante i limiti di ricettività delle comunità ospitanti.

Sbarchi. Differenze storiche con l’emigrazione italiana.

immigrati-italianiIl ritorno su vasta scala dell’emergenza legata all’arrivo dei profughi sulle nostre coste ha visto un rilancio, nel movimento d’opinione cristiano, socialista e socialdemocratico, del tema legato al passato migratorio italiano.

Attraverso il ricordo degli esodi dei nostri avi (la cosiddetta “diaspora italiana”) si cerca, in buona sostanza, un’immedesimazione che crei un effetto catartico capace di disinnescare la pulsione xenofobo-razzista.

Sebbene lodevole da un punto di vista etico, lo strumento presenta, tuttavia, diverse lacune quando messo al vaglio dell’analisi razionale e del portato storiografico. Se, infatti, l’Italia che accoglie oggi immigrati, profughi e richiedenti asilo è un Paese in fase di contrazione economica, penalizzato nella sua ricettività anche da fattori endogeni quali le ridotte dimensioni territoriali, i luoghi di approdo dei nostri connazionali erano quasi sempre realtà in forte espansione e bisognose di manodopera (che spesso richiedevano), nazioni di grandi dimensioni, giovani e in divenire prive di un reale substrato etnico-culturale ma sviluppatesi proprio dall’iniezione dell’elemento esterno.

Ancora, l’Italia era un ed è un Paese occidentale, democratico (eccezion fatta per la parentesi fascista) e cristiano-cattolico, dunque con un patrimonio valoriale simile o identico a quello dei Paesi di destinazione dei nostri concittadini. Quest’ultimo dato rendeva l’integrazione tra noli e le comunità autoctone meno difficoltoso rispetto a quanto non avvenga oggi tra gli europei e , ad esempio, extracomunitari di religione musulmana e di provenienza araba.

Grillo, lo yacht e la Costa Smeralda: la buccia di banana del leader pentastellato

Beppe_Grillo_a_mareBenché Giuseppe Grillo non sia un marxista-leninista ( e nemmeno un socialdemocratico) e benché non si sia mai schierato contro il capitalismo come metodo, le sue posizioni antisistemiche e a vocazione rivoluzionaria (nell’accezione letterale della formula) non possono che risultare incompatibili con l’ elevato tenore di vita mostrato, ad esempio, in Sardegna.

Godendo del meglio offerto dal sistema, ottenuto e guadagnato grazie ai mezzi messi a disposizione dal sistema, l’ex comico consegna infatti più di una perplessità sulla sua genuinità rivoluzionaria, soprattutto in una fase storica dolorosa e delicata come quella attuale, dominata dalla crisi economica e dall’empasse ellenico.

Per molto meno (la “famosa” barca), l’immagine di Massimo D’Alema, socialdemocratico e non comunista, risultò definitivamente compromessa, lacerata dal qualunquismo propagandistico più severo e intransigente.

Calamità: Luca Zaia e quella pecunia romana che, a volte, non puzza.

renzi zaia catreporter79Come spesso accade, il Veneto si è trovato esposto alla furia degli elementi, con ingenti danni al suo territorio. E, come sempre accade in simili circostanze, la Regione ha invocato, giustamente, lo stato di calamità ed il sostegno del governo centrale, quello di Roma.

Ci auguriamo che l’ “indipendentista” Zaia e il movimento d’opinione che condivide simili istanze facciano tesoro, per onestà intellettuale e raziocinio politico, di esperienze come questa, ringraziando chi, da Lampedusa a Predoi passando per la Campania, contribuisce e contribuirà ad aiutare i veneti a rialzarsi.

“Chi desfa bosco e desfa pra’, se fa dano e non lo sa”

“Viva” Tsipras e “viva” il referendum. Ma..se lo chiedesse Renzi?

renzi_italia_europa-640x400Qualche tempo fa, Matteo Renzi ventilò l’ipotesi di uno sforamento della soglia del 3% nel rapporto deficit/PIL, per consentire alla nostra economia una maggiore libertà di manovra rispetto alle maglie dell’austerity.

Gli oppositori, da destra come da sinistra, lo accusarono immediatamente di slealtà e di irresponsabilità, di farci fare, in buona sostanza, la figura dei soliti italiani che non mantengono le promesse (nella storia recente, soltanto tedeschi e greci non hanno rispettato i loro impegni con i creditori), recuperando quella mitologia tutta nazionale, truffaldina ed infame, che dal 1915 porta al 1943.

Oggi, quegli stessi censori esaltano Tsipras, debitore insolvente, per la sua scelta di indire un referendum popolare sulle misure economiche chieste ad Atene dall’Europa. Non è difficile immaginare come reagirebbero se anche il capo del nostro governo prendesse una simile decisione; al rinnovo delle accuse di fellonia “etnica”, si aggiungerebbero quelle di spreco, per la consultazione elettorale.

La destra italiana e quello strano innamoramento per Vladimir Putin, l’uomo che rivaluta l’URSS e Stalin. Anatomia di un paradosso.

putin_salviniSaldamente filo-americana ed atlantista per 70 anni, la destra italiana sembra , da qualche tempo, aver abbandonato questa scelta di campo storica per guardare ad Est, in particolare alla Russia di Valdimir Putin. La motivazione di un simile “turning point”, che sembra mettere fine ad una dottrina per decenni tra i punti di forza del conservatorismo nazionale, va individuata nell’appeal suscitato dal Presidente russo in ragione del suo muscolarismo (fattore che da sempre tocca le corde più profonde delle platee di destra), nel suo tradizionalismo, nella sua partnership con Silvio Berlsuconi ma, anche e soprattutto, nell’antiobamismo.

L’elezione alla Casa Bianca di un afroamericano, democratico e con un nome arabo, ha infatti causato nella destra italiana un rigetto verso l’antico alleato ed amico d’oltreoceano, oggi percepito come estraneo. Ecco così che un ex membro del PCUS e del KGB diventa improvvisamente la stella polare di chi ha sempre guardato alla Russia-URSS come ad un nemico mortale, ad un “impero del male” da combattere ed abbattere.

Si tratta ad ogni modo di paradosso nel paradosso, per i trascorsi di Putin (e del suo Paese) ma anche alla luce della sua condotta presente; se, infatti, l’ex ufficiale del KGB ha mantenuto la linea di indirizzo yeltsiniana sul recupero del patrimonio storico-culturale cristiano ed imperiale, rispetto a “Corvo Bianco” ha avviato una riscoperta in senso agiografico del passato comunista, nelle parole (nel 2005 definì il crollo dell’URSS “la più grande catastrofe del XX secolo”) come nei fatti.

Non solo ha ventilato la possibilità di restituire a Volgograd e San Pietroburgo i loro nomi sovietici ma ha imposto la rimozione dei libri di storia scolastici scritti e diffusi durante gli anni ’90, critici verso l’esperienza sovietica, e la contestuale sostituzione con saggi molto più indulgenti riguardo il vecchio Stato*. Sui vecchi testi, Putin ha detto in particolare che: “molti libri di testo sono scritti da persone che lavorano per ottenere finanziamenti stranieri. Queste persone ballano una polka farfalla* con i soldi ricevuti. Questi libri, spiacevolmente, entrano nelle nostre scuole, e nelle nostre università” (2007).

La nuova storiografia imposta nelle aule rivaluta al contrario non soltanto l’URSS ma anche Stalin, ridimensionando la gravità dei crimini del dittatore. Sulle purghe si legge ad esempio che furono necessarie perché : “crearono una nuova classe dirigente in grado di risolvere il compito della modernizzazione in condizioni di carenza di risorse, che fosse leale verso il potere supremo e immacolata dal punto di vista della disciplina esecutiva” , mentre su Koba** le nuove dispense raccontano che: “egli è considerato uno dei leader di maggior successo dell’URSS. Il territorio raggiunse l’estensione dell’impero russo (e in alcune aree lo superò persino) Ottenne la vittoria in una delle guerre più grandi della storia: l’industrializzazione dell’economia e la rivoluzione culturale ebbero luogo con successo , avendo come esito non solo l’istruzione di massa ma anche il sistema educativo migliore del mondo . L’URSS divenne uno dei paesi guida delle scienze; la disoccupazione fu praticamente sconfitta”.

Simili impostazioni revisionistiche si affacciano anche per quanto riguarda l’annessione delle repubbliche baltiche negli anni ’30-40.

Sebbene Putin non sia, e forse non sia mai stato, un marxista né miri alla rifondazione del comunismo, gli elementi proposti indicano oltre ogni ragionevole dubbio anche la sua distanza dalla cultura e dal solco storico ed esperienziale delle destra italiane ed europee. Un feeling insensato, grottesco ed innaturale, quindi, destinato a venir meno con il ritorno di un repubblicano al numero 1600 di Pennsylvania Avenue.

*Uno di questi libri più famosi è “A Modern History of Russia. 1945-2006. A Teacher’s Manual”

** Espressione risalente all’epoca staliniana usata per indicare, appunto, qualcosa di estraneo.

*** “Acciaio”. Uno dei soprannomi di Stalin.

Siamo invasi e l’Europa se ne frega? Non è proprio così

prof2prof1prof3Secondo una ricerca demoscopica britannica, gli italiani si collocano ai vertici dell’ “Index of Ignorance” (Indice di Ignoranza), uno studio sulle false percezioni in merito a varie e differenti tematiche, tra le quali l’immigrazione e la presenza islamica nei vari paesi in esame.

Più nel dettaglio, l’italiano ritiene che il 30% della popolazione sia composta da immigrati (in realtà è il 7%) e che il 20% di questi siano musulmani (sono circa il 4%).

Tale approccio disfunzionale si mostra anche nell’analisi del problema sbarchi; se la maggior parte degli italiani è infatti convinta di sopportare il peso più elevato degli esodi dall’Africa, questa “misperception ” è smentita, di nuovo, dall’elemento statistico e documentale. In Europa il primo Paese per numero di rifugiati è infatti la Germania (200.000), poi Francia (238.000), Regno Unito (126.000) e Svezia (114.000). In Italia i rifugiati accolti sono 76.000, circa uno ogni 1000 abitanti.

Ancora, i primi Paesi al mondo per numero di rifugiati sono i Paesi meno sviluppati, collocati nelle zone più “calde” del pianeta: Pakistan (1,6 milioni), Libano (1,1 milioni), Iran (982.000), Turchia (824.000) e Giordania 736.000). Seguono i Paesi della fascia africana: Etiopia (587.000), Kenya (537.000), Ciad (454.000) e Uganda (358.000).

L’Europa se ne lava le mani?
Si tratta di un altro luogo comune, tanto ingannevole ed infondato quanto diffuso e pericoloso. In base agli accordi di Dublino (siglati, per l’Italia, dal governo Berlusconi III), spetta infatti ai Paesi di prima accoglienza la gestione degli stranieri, così da responsabilizzare ogni singolo Stato sul management dei flussi e rafforzare la sicurezza obbligando alle identificazioni. Sebbene l’approccio europeo sia senza tema di smentita lacunoso e dunque migliorabile, la liquidazione della condotta dei massimi apparati continentali come prova di inefficienza, egoismo nazionalistico ed incapacità sarà pertanto da rigettare.

False percezioni: perché?
Uno dei decani del giornalismo statunitense, nonché celebre e celebrato “muckracker”, Lincoln Steffens, faceva notare come avrebbe potuto creare un’emergenza sociale, una psicosi collettiva, partendo dai normali fatti di cronaca che avvenivano nel quotidiano, amplificandoli attraverso il mezzo mediatico e la sua retorica. Questo perché il cronista è il “medium” tra le masse e ciò che succede e per questo le masse sviluppano nei suoi confronti un rapporto di tipo fideistico. Da tale assunto di base si comprende la delicatezza del ruolo di chi fa informazione; una notizia manomessa, alterata o , peggio ancora, falsa, sporca la percezione che il cittadino ha di sé stesso, del collettivo e di chi lo governa, orientandolo di conseguenza. Il crisismo demolitivo e l’allarmismo che sta delineando il lavoro della stampa nazionale si muove secondo questa nefasta traiettoria. I motivi sono: il dettato politico (quasi tutte le testate hanno una proprietà partitica) ed il bisogno di fare “cassetta”, bisogno che soltanto le notizie ad altissimo impatto emotivo possono garantire, secondo il principio breueriano-freudianio della catarsi (il lettore scarica ed appaga i propri impulsi più violenti nell’acquisizione di una notizia di importante urto adrenalinico ). Si viene meno, però, ai dettami dell’etica deontologica (mirabilmente illustrati e condensati nello “Statement of Principles” del 1975 ) nuocendo alla società, corrodendone le basi e, quel che è peggio, la fiducia, ammanettandola ad una cultura del disfattismo che mostra i contorni del vicolo cieco.

Il ritorno della Lega, i pericoli per il PD e la cristallizzazione del M5S

grillo-smorfia-1Il risultato della Lega Nord (12, 9%) appare ancora più straordinario se si considera la grave crisi che il movimento viveva solo fino a pochi mesi fa. Dato per morto dalla quasi totalità degli analisti, il Carroccio è infatti stato capace di una resurrezione che non ha precedenti nella storia recente, tornando ad essere uno dei maggiori attori sulla scena nazionale.

La motivazione del fenomeno non va individuata soltanto nella grande esposizione mediatica di cui ha goduto e gode il suo Segretario ma anche nella sua capacità di intercettare gli umori più profondi della popolazione, da Nord a Sud.

Se vorrà contenerne l’avanzata, la sinistra non dovrà, ancora una volta, commettere l’errore di derubricare il successo leghista come il frutto di una facile propaganda ventralistica ma cercare di comprenderne le cause, scegliendo di conseguenza un approccio meno dogmatico e più realistico a problematiche come gli sbarchi, la microcriminalità o il rapporto con Bruxelles e Francoforte, punti di forza della comunicazione salviniana.

Il M5S conferma invece la sua vocazione di MSI “allargato”, ovvero un partito populista con i voti “congelati” e sostanzialmente incapace di una vittoria elettorale, come fu appunto l’MSI, ma più esteso. Da rilevare, ancora, l’ulteriore emorragia di voti per la creatura di Beppe Grillo, che passa dal 25,56 % del 2013 al 19,6%

Renzi: vincente, sconfito ed avvisato

renzi vince sitodimassacarraraBenché le amministrative non rappresentino mai un test applicabile su scala nazionale, le urne ci consegnano ad ogni modo alcuni elementi che potranno risultare utili per una valutazione del polso dell’elettorato.

Il PD vince infatti per 5 a 2 ma perde un “feudo” come la Liguria ed arretra, anche dove si afferma. Il partito degli astenuti guadagna invece un 11%. Un’emorragia di consensi che va individuata (anche) nel boicottaggio contro Renzi messo in atto dalla minoranza di Via Sant’Andrea delle Fratte, essenziale e determinante per il successo democratico ma relegata ai margini della discussione e della decisione da un segretario troppo attento al consenso di un bacino elettorale, quello di centro-destra, che è però storicamente, culturalmente e sociologicamente incompatibile con la ricetta socialdemocratica.

Se il Premier vorrà trovare conferme in futuro, non potrà dunque che riannodare i fili del dialogo con l’altra metà del suo cielo.