La destra italiana e quello strano innamoramento per Vladimir Putin, l’uomo che rivaluta l’URSS e Stalin. Anatomia di un paradosso.

putin_salviniSaldamente filo-americana ed atlantista per 70 anni, la destra italiana sembra , da qualche tempo, aver abbandonato questa scelta di campo storica per guardare ad Est, in particolare alla Russia di Valdimir Putin. La motivazione di un simile “turning point”, che sembra mettere fine ad una dottrina per decenni tra i punti di forza del conservatorismo nazionale, va individuata nell’appeal suscitato dal Presidente russo in ragione del suo muscolarismo (fattore che da sempre tocca le corde più profonde delle platee di destra), nel suo tradizionalismo, nella sua partnership con Silvio Berlsuconi ma, anche e soprattutto, nell’antiobamismo.

L’elezione alla Casa Bianca di un afroamericano, democratico e con un nome arabo, ha infatti causato nella destra italiana un rigetto verso l’antico alleato ed amico d’oltreoceano, oggi percepito come estraneo. Ecco così che un ex membro del PCUS e del KGB diventa improvvisamente la stella polare di chi ha sempre guardato alla Russia-URSS come ad un nemico mortale, ad un “impero del male” da combattere ed abbattere.

Si tratta ad ogni modo di paradosso nel paradosso, per i trascorsi di Putin (e del suo Paese) ma anche alla luce della sua condotta presente; se, infatti, l’ex ufficiale del KGB ha mantenuto la linea di indirizzo yeltsiniana sul recupero del patrimonio storico-culturale cristiano ed imperiale, rispetto a “Corvo Bianco” ha avviato una riscoperta in senso agiografico del passato comunista, nelle parole (nel 2005 definì il crollo dell’URSS “la più grande catastrofe del XX secolo”) come nei fatti.

Non solo ha ventilato la possibilità di restituire a Volgograd e San Pietroburgo i loro nomi sovietici ma ha imposto la rimozione dei libri di storia scolastici scritti e diffusi durante gli anni ’90, critici verso l’esperienza sovietica, e la contestuale sostituzione con saggi molto più indulgenti riguardo il vecchio Stato*. Sui vecchi testi, Putin ha detto in particolare che: “molti libri di testo sono scritti da persone che lavorano per ottenere finanziamenti stranieri. Queste persone ballano una polka farfalla* con i soldi ricevuti. Questi libri, spiacevolmente, entrano nelle nostre scuole, e nelle nostre università” (2007).

La nuova storiografia imposta nelle aule rivaluta al contrario non soltanto l’URSS ma anche Stalin, ridimensionando la gravità dei crimini del dittatore. Sulle purghe si legge ad esempio che furono necessarie perché : “crearono una nuova classe dirigente in grado di risolvere il compito della modernizzazione in condizioni di carenza di risorse, che fosse leale verso il potere supremo e immacolata dal punto di vista della disciplina esecutiva” , mentre su Koba** le nuove dispense raccontano che: “egli è considerato uno dei leader di maggior successo dell’URSS. Il territorio raggiunse l’estensione dell’impero russo (e in alcune aree lo superò persino) Ottenne la vittoria in una delle guerre più grandi della storia: l’industrializzazione dell’economia e la rivoluzione culturale ebbero luogo con successo , avendo come esito non solo l’istruzione di massa ma anche il sistema educativo migliore del mondo . L’URSS divenne uno dei paesi guida delle scienze; la disoccupazione fu praticamente sconfitta”.

Simili impostazioni revisionistiche si affacciano anche per quanto riguarda l’annessione delle repubbliche baltiche negli anni ’30-40.

Sebbene Putin non sia, e forse non sia mai stato, un marxista né miri alla rifondazione del comunismo, gli elementi proposti indicano oltre ogni ragionevole dubbio anche la sua distanza dalla cultura e dal solco storico ed esperienziale delle destra italiane ed europee. Un feeling insensato, grottesco ed innaturale, quindi, destinato a venir meno con il ritorno di un repubblicano al numero 1600 di Pennsylvania Avenue.

*Uno di questi libri più famosi è “A Modern History of Russia. 1945-2006. A Teacher’s Manual”

** Espressione risalente all’epoca staliniana usata per indicare, appunto, qualcosa di estraneo.

*** “Acciaio”. Uno dei soprannomi di Stalin.

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