La continua e costante demonizzazione dei giovani, accusati (senza alcuna prova certa) di non rispettare le normative anti-Covid e di rappresentare dunque una minaccia per tutti, non si spiega solo con la nota “laudatio temporis acti”, l’esaltazione del passato che ha tra le sue conseguenze lo scetticismo verso le nuove generazioni.
Con un’aspettativa di vita di 84 anni e una natalità tra le più basse del mondo occidentale, l’Italia è infatti un Paese “vecchio”, in cui i giovani sono pochi e marginali (anche dal punto di vista elettorale), per questo è più facile cooptarli come alibi e bersaglio. Una situazione che si va a saldare ad una mentalità storicamente “gerontofila”, retaggio della nostra cultura classica.
Assistiamo così ad una bislacca, irrazionale e autolesionistica guerra contro il futuro stesso della nazione e dello Stato, cioè le nuove generazioni. Una corsa verso il declino, distruttiva come quella contro un muro di mattoni.
I ragazzi italiani hanno vissuto e stanno vivendo un dramma che dal 1945 ad oggi nessun’altra generazione ha sperimentato nella sua età più bella. Non dimentichiamolo.
Sebbene il Covid-19 abbia rappresentato e rappresenti un evento eccezionale, almeno per il mondo più evoluto ed avanzato, ogni anno le statistiche ci mostrano cause di morte maggiori e più insidiose, tra patologie, incidenti, infortuni ed eventi di vario genere, entità e natura.
Le prime crepe nella popolarità di Conte e del suo governo, emerse con la pubblicazione dei verbali del CTS, erano un evento previsto e prevedibile, alla luce delle dinamiche storiche. Un consenso molto forte e decisioni radicali sono infatti degli estremi, soggetti sempre ad oscillazioni opposte e contrarie appena le dinamiche di fondo subiscono
Evoluzione o degenerazione (a seconda dei punti di visa) della Prima Sofistica di Protagora e Gorgia e pesantemente screditata da Platone, l’eristica (dal greco. ἐριστική [τέχνη], “arte del disputare” ) indicava l’abilità di far prevalere le proprie tesi al di là dal loro contenuto e dalla verità stessa.
Da qualche giorno stanno circolano sui social, ma non solo, messaggi per sensibilizzare all’uso delle mascherine, paragonate alle cinture di sicurezza sulle automobili, sugli aerei oppure al casco per i motociclisti e gli scootersti. Si prosegue ammonendo che la mascherina non costituirebbe una limitazione delle libertà personali e ricordando gli intubati (ad oggi l’Italia conta una cinqu