Unioni Civili: perché Renzi non le vuole

renzi_francesco_2La decisione del governo greco di avanzare verso il riconoscimento delle unioni civili ha riportato anche in Italia l’attenzione sul tema e sul DDL Cirinnà.

A frenare Matteo Renzi, nonostante le promesse di un adeguamento agli standard occidentali, tuttavia, il timore di perdere l’appoggio di quel “fattore K” (il consenso dei centristi e dei conservatori) che fino ad oggi è stato la sua arma in più rispetto ai precedenti leader del centro-sinistra, come il timore della rappresaglia vaticana.

I “tackle” di Francesco e del cardinale cardinale Vallini su Marino sono infatti e senza dubbio da considerarsi una ritorsione per le politiche inclusive (in primis il registro delle unioni civili) volute e promosse dall’ex borgomastro romano.

Qui, prima ancora che sulla resistenza del NCD, riposano le cause dell’inerzia governativa in materia.

Perché Donald Trump non va sottovalutato: la lezione del 1980.

donald-trumpSecondo il columnist del “Guardian” Gary Younge, “il 7 dicembre, dopo aver invocato il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per i musulmani, la sua presenza (di Trump ndr) è diventata così ingombrante che anche i critici più sprezzanti hanno dovuto smettere di far finta che non esistesse”.

Non è infatti un caso se nella patria del politicamente corretto, in cui dire “nero” invece di “afroamericano o “bianco” invece di “caucasico” può quasi portare all’incriminazione, un candidato di altro profilo sia rimasto in testa nei sondaggi dopo aver attaccato gay, donne, messicani, cinesi e disabili ed abbia visto aumentare il suo margine di vantaggio dopo un affondo tanto virulento alla comunità islamica.

Questo perché Trump riesce ad intercettare quella fetta di Paese “reale” , bianca e cristiana, che è numericamente maggioranza e che oggi si trova disorientata da una ripresa che stenta ad arrivare, da un minaccia terroristica che ha (ri)alzato la testa, dal trauma per il pantano afghano e iracheno, dalle smargiassate della Russia di Putin e da un mondo globalizzato e multipolare sempre più imprevedibile, ingabbiato nella sua fisionomia di eterno inconsueto.

A questa fetta di nazione, che non ha mai digerito le sottigliezze di un “politically correct” tanto inutile quanto irrazionale, che non è (soltanto) quella in salopette e paglia in bocca narrata da Bageant e dagli stereotipi liberal e che non è necessariamente proletaria o poco istruita, si rivolge il candidato repubblicano, forte anche del suo excursus da “homo novus” capace di richiamare il mito dell’ American Dream.

Sottovalutare o snobbare Trump, consideralo poco credibile per i suoi vezzi estetici e per la sua retorica borderline, sarebbe dunque un errore clamoroso ed una semplificazione puerile, anche alla luce del fatto che le condizioni proposte dal mondo attuale sono molto simili a quelle del 1980, quando Ronald Reagan (pure di ben altro spessore rispetto all’immobiliarista newyorkese) si impose su Jimmy Carter e sul suo realismo pessimista con uno stile che seppe parlare a John Doe delle aspirazioni di John Doe con il linguaggio di John Doe.

Le antistoriche pretese di Mosca sul Montenegro: un segnale per i moderati che guardano ad Est.

La protesta russa per l’imminente ingresso del Montenegro nella NATO costituisce, senza tema di smentita, un segnale sulle reali intenzioni imperialiste e antidemocratiche del Kremlino, sempre più orientato verso il recupero di quella Dottrina Breznev (della “sovranità limitata”) di sovietica memoria.

Benché il Montenegro sia una nazione indipendente (dunque libera di scegliere la sua politica estera) , membro ONU, membro UE, parte dell’Eurozona e collocata in un’area geografica, quella balcanico-adriatica, lontana dalla Federazione Russa, Mosca sembra infatti rivendicare su Podgorica una sorta di ” diritto di superficie” in ragione dell’esperienza storica yugoslava.

Dall’altro lato, l’invito a Podgorica dimostra tutta l’inconsistenza del potenziale deterrente russo al di là della retorica muscolare putiniana.

Gesù arabo e il Presepe arabo. Non esattamente.

Crozza675Sulla scia delle polemiche riguardanti l’esposizione di simbologie sacre negli uffici pubblici, si è affermato un “leitmotiv”, ripreso anche da Maurizio Crozza e rimbalzato sui social network, secondo cui i personaggi del Presepe e lo stesso Gesù “erano tutti arabi”.

A questo proposito si rendono necessari alcuni chiarimenti:

1) Gli Arabi arrivarono in Palestina (come invasori) soltanto tra il VI e il VII secolo d.c

2) Gesù di Nazaret era un ebreo di lingua ebraica

3) Gesù di Nazaret nacque all’interno di un regno ebraico (di Erode il Grande, secondo i Vangeli)

4) Il nome “Palestina” (terra dei Filistei”) risale a prima dell’invasione araba

Lo stravolgimento della storia e della storiografia a fini propagandistici produce, sempre ed in ogni caso, effetti negativi e contrari a quelli prefissati.

Quel fondamentalismo islamico che piace al “crociato” Putin: il caso iraniano.

BN-LK207_1123pu_J_20151123114511“Putin è una grande figura per il mondo attuale”; così l’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, a proposito del leader russo.

Stato teocratico, l’Iran è, a partire dalla rivoluzione khomeinista del 1979, tra i maggiori perturbatori dell’area, irriducibile nemico dell’Occidente e di Israele e solido alleato di Mosca.

Questo evidenzia che:

-gli interessi della Russia putiniana e quelli del mondo democratico non sono contingenti

-la lotta di Putin all’ISIS non è motivata dall’esigenza di distruggere il fondamentalismo in quanto tale ma da quella di proteggere l’alleato assadiano. L’esercito russo combatte, infatti, anche le milizie democratiche che si oppongono all’attuale regime siriano.

Con una piccola concessione all’estro immaginativo, è dunque lecito pensare che se Bashar al-Assad fosse filo-atlantico oggi Mosca sosterrebbe il “Califfato” contro di lui.

Solesin contro Lo Porto: l’amoralità del propagandismo reazionario

In questi giorni la rete sta assistendo ad un’esplosione di link che, mettendo a confronto la Solesin con un cooperante italiano ucciso in Pakistan (tale Giancarlo Lo Porto) segnalano, polemicamente, la differenza tra il trattamento mediatico delle due vicende.

Non è un caso che questa polemica sia nata dopo la comparsa di una foto che ritraeva Valeria con uno zaino di Emergency e dopo le dichiarazioni, laiche e pacificatrici, dei genitori della giovane; si tratta, infatti, di una strategia ritorsiva subdola e strisciante, mirante a ridimensionare l’impatto emotivo per la morte di una persona (la Solesin) che non può essere usata come ariete di sfondamento dal propagandismo reazionario ed islamofobo.

Nell’impossibilità di sferrare un attacco diretto e frontale a Valeria ed alla sua famiglia (si tratterebbe di un’azione respingente sotto il profilo morale e, dunque, inefficace sotto quello strategico) ecco che la rappresaglia viene incapsulata in una veste più accettabile, capace di garantire maggiori chances di penetrazione.

Coloni e colonizzati: perché l’Italia rischia meno della Francia

colonialismo franceseTra i motivi alla base del successo della politica proiettiva matteiana, la differenza tra il passato coloniale italiano e quello delle altre potenze europee ed occidentali.

I Paesi arabi e terzomondisti, produttori e possessori di petrolio e gas, erano infatti più inclini a dialogare con Roma anziché con Parigi o Londra, colpevoli di una plurisecolare e brutale dominazione ai loro danni.

Accanto all’emergenza legata al fanatismo religioso, i fatti di Parigi di questi giorni e di gennaio hanno senza dubbio evidenziato anche un problema di coabitazione tra i figli degli ex oppressi e degli ex oppressori (la maggior parte degli attentatori sono francesi di origine maghrebina), problema che l’Italia non ha o che ha in modo meno dirompente.

Anche per questo, il nostro Paese potrebbe (forse) trovarsi meno esposto alla rappresaglia del fondamentalismo terrorista.

 

Assad e l’ “alleato” dell’ ISIS

Nella lotta all’Isis, Bashar Al Assad, capo di un regime dinastico ed espressione di una fazione del tutto minoritaria nel Paese (gli Alawiti), ha trovato un motivo di legittimazione e sostegno internazionale, guadagnandosi l’incoronazione a “male minore” da parte della realpolitik. Un dato sul quale, forse con qualche concessione alla dietrologia, sarebbe utile riflettere.

Nda: Nessuno dei Paesi interessati dalle primavere arabe ed oggi minacciati dall’Isis ha visto il precedente regime rovesciato dagli uomini del Califfato. Possono, dei guerriglieri in armamento leggero, minacciare un apparato militare come quello siriano?

Stupro: perchè non fa differenza se il colpevole è italiano

Sta emergendo una forma di compiacimento, velato e/o inconscio, per il fatto che il presunto stupratore di Roma sia di nazionalità italiana, bianco ed un militare. E’, questa, una degenerazione del pensiero antirazzista e migrazionista, che crede di individuare in casi simili dei “contrappesi” al pregiudizio nei confronti degli stranieri. Un atteggiamento pericoloso dal punto di vista sociale ma prima di tutto abominevole sotto il profilo etico, che riduce una povera adolescente violentata ad una mera pedina da utilizzare nel confronto politico.

Damnatio memoriae. Il Muro ungherese.

ungheria serbia confinePer mezzo secolo il popolo ungherese fu separato dalla libertà e dai diritti civili più elementari, rinchiuso dietro la Cortina di Ferro.

Nel 1956 i suoi profughi, in fuga dai carri armati del Patto di Varsavia, affollavano l’Europa Occidentale (nel comune in cui vivo, Massa, i più anziani ancora li ricordano, smistati nella piazza più importante della città)

Oggi hanno deciso di costruire un muro alto quattro metri, proprio come quello di Berlino, per tenere lontano ciò che furono ieri.