Il M5S, la fellatio e la “pancia” degli italiani.

Giustificando il suo attacco alle deputate democratiche dichiarando di aver detto soltanto “ quel che pensano gli italiani” , l’On. pentastellato De Rosa ha fornito una chiave di lettura straordinaria per la codificazione e la comprensione della fisionomia ideologica e dei dispositivi propagandistici del suo movimento. Ancora una volta, il tentativo è quello di suggerire un’affinità con le “masse”, mediante il ricorso ad un corredo dialettico anticonvenzionale e spiazzante, quello delle “masse”, appunto, sfrondato di qualsiasi riferimento al linguaggio “classico” della politica “classica”, particolarmente malvista nel momento storico che stiamo sperimentando. Da Catilina, a Gracco, a Clifford Hugh Douglas , a William Aberhart, a Mussolini, a Giannini, ai fratelli Scotti, a Bossi, a Le Pen, a Poujade, a Peron, a Menem, a Reagan, a Di Pietro, per finire ai “teaparters”, il populismo (inteso nell’accezione storica del termine) ha sempre avuto la sua punta di lancia nell’ostensione, esasperata e a volte esasperante, dell’ “alterità” rispetto alla politica tradizionale, confezionata in un’immagine sempre e comunque elitaria e respingente. “Ho detto quel che pensano gli italiani” è il grimaldello con cui si cerca di scardinare l’ altrui modo di intendere e di vivere la politica, ammantandosi di in una veste di genuinità popolare da contrapporre al “sistema” ed ai suoi codici.

Molto più di uno “scivolone”. Comunicazione politica e sociologia politica si muovono attraverso direttrici molto più complesse di quanto una certa narrazione voglia suggerire.

Insidie e debolezze della rete

La lezione dell’esperto: Gianroberto Casaleggio

E’ opinione di Gianroberto Casaleggio che il 90% dei contenuti on line sia prodotto da soltanto il 10% dell’utenza, i cosiddetti “influencers”, figure che ispirano, plasmano ed orientano le discussioni e già conosciute dal marketing ben prima dell’irruzione di internet (negli USA, le grandi griffe pagano gli studenti più “popolari” delle scuole superiori per pubblicizzare ed indossare i loro capi, così da indurre all’emulazione i propri compagni). Sempre secondo il “guru” pentastellato, il M5S disporrebbe di 10 di questi strateghi, tutti con un indice Klout superiore a 75 e in grado quindi di condizionare oltre 100 mila utenti ciascuno. L’indice Klout è un “servizio di social network che realizza statistiche sui social media e valuta l’influenza degli utenti attraverso il Klout Score; un punteggio da 0 a 100 viene ottenuto dal grado di interazione dei profili utente di siti popolari di social networking, tra cui Twitter, Facebook, Google+, Linkedin, Foursquare. In altre parole, Klout è l’indice con cui si può valutare quanto si è influenti sui social network grazie all’attribuzione di un indice numerico che è legato ai like che ricevono i propri post su Facebook o ai retweet dei propri tweet” (Benvenuti-Guglielmino).

Il dato non va limitato al solo perimetro del marketing politico ma esteso e sovrapposto a tutti i settori della comunicazione e del mercato. Dalla disamina si evince pertanto l’estrema manipolabilità dell’internauta, acquisizione che cozza con l’idea, ampiamente diffusa, della rete come piattaforma di libero scambio sfrondata da quei vincoli e legacci di tipo orwelliano che caratterizzerebbero, invece, altri strumenti di diffusione e comunicazione, in primis la televisione.

Il PD renziano, il “salva Lega” e l’eterno ritorno della semplificazione

Puntuale in tutta la sua malinconica prevedibilità, è arrivata la “spiegazione” dall’equipe renziana in merito alla discussa e discutibile clausola detta “salva Lega”: “Norma simile anche in Spagna”, ci dice il parlamentare democratico e “figlio d’arte” Emanuele Fiano. Premesso come l’esistenza di una formula analoga in un altro Paese non legittimi, “ipso facto”, il “salva Lega”, la Spagna è uno stato-non nazione frammentato in una miriade di realtà secessioniste, differenti ed antitetiche per ragioni di tipo storico, etnico, linguistico e culturale, di conseguenza un dispositivo di rappresentanza territoriale più flessibile ed inclusivo si rende vitale e necessario. Ricorrendo a questo genere di semplificazioni, il PD renziano si dimostra speculare a quel Pdl che cercava di legittimare il Lodo Alfano adducendo come motivazione il fatto che anche in altri paesi fosse prevista una copertura legale per il capo del governo.

Il nuovo che arretra.

Un “cadeau” agli amici renziani.

Questo è soltanto un piccolo e limitato estratto dall’antologia di trivialità partorite dai militanti del Carroccio nella storia ultraventennale del movimento. Ebbene, costoro continueranno ad occupare gli scranni del Parlamento italiano grazie alla norma “salva Lega” accettata dal leader democratico.

Buona lettura.

1) Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango.
(Roberto Calderoli, 13 luglio 2013)

2) Molte idee di Breivik sono buone alcune ottime.
(Mario Borghezio sull’autore della strage di Utoya, 26 luglio 2011)

3) Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori.
(Umberto Bossi, 5 marzo 2012)

4) Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…Vorrei vedere io se andassimo a sgozzare mucche e maiali o defecare nel Gange….
(Luca Dordolo, consigliere comunale di Udine, sull’omicidio di una donna indiana da parte del marito, che ha gettato il corpo sul fiume Po: 2 giugno 2012)

5) La pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Fassino, lo sgombero del campo nomadi abusivo in Lungo Stura Lazio.
(Davide Cavalletto, deputato della Lega Nord, dopo la piena che ha travolto un capo nomadi a Torino: 8 novembre 2011)

6) La civiltà gay rischia di trasformare la Padania in un ricettacolo di culattoni.
(Roberto Calderoli, 15 gennaio 2006)

7) Fa bene Tosi a esporre la foto perché Napolitano è anziano, metti che muore domani, aggiunge un velo nero ed è già pronto.
(Mario Borghezio, 3 luglio 2012)

8) Terremoto nel Nord Italia… ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando.
(Stefano Venturi, segretario Lega Nord di Rovato, 20 maggio 2012)

9) Ci vogliono i forni….
(Mauro Aicardi, consigliere comunale di Albenga, su una rissa causata da immigrati: 9 giugno 2012)

10) Ma i cinesi erano dentro ??? Nooo??? Peccato.
(Patrizio Ferrabue, segretario Lega Nord di Bovino Masciago, sull’incendio scoppiato in un magazzino cinese di Monza: 21 settembre 2011)

11) Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi.
(Roberto Calderoli, 12 settembre 2007)

12) La Biancofiore si è dovuta piegare ai finocchi.
(Emilio Paradiso, consigliere leghista di Prato, dopo che Michaela Biancofiore ha dovuto rimettere le deleghe alle Pari Opportunità per alcune frasi contro i gay: 6 maggio 2013)

13) Nessuno stupra la Kyenge?
(Dolores Calandro, consigliere di quartiere a Padova, 13 giugno 2013)

14) Sono razzista, non l’ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo….
(Erminio Boso, deputato Lega Nord, 3 maggio 2013)

15) Se le avessero lanciato la noce di cocco le avrebbe fatto male, quindi la banana .. deve essere contenta.
(Giorgio Masocco, consigliere comunale di Cantù, sull’episodio di lancio di banane a Cecile Kyenge: 29 luglio 2013)

16) Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo.
(Mario Borghezio, 17 marzo 2011)

17) Vendiamo Sicilia e Campania agli americani.
(Mario Borghezio, 17 aprile 2012)

18) Siamo alla svolta. Dell’Italia non me ne frega un ca**o. La Padania è più viva che mai, basta vedere qui a Pontida.
(Mario Borghezio, dopo il raduno di Pontida nel 2011)

19) Quella signora abbronzata, quella che diceva del deserto e del cammello.
(Roberto Calderoli alla giornalista Rula Jebreal, 8 febbraio 2006)

20) L’Italia dobbiamo mandarla a fanculo.
(Umberto Bossi 30 luglio 2012)

21) Il tricolore lo uso per pulirmi il culo
(Umberto Bossi, 26 luglio 1997)

22) Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire e se un magistrato vuole coinvolgere la Lega nelle tangenti sappia che la sua vita vale trecento lire.
(Umberto Bossi, 14 novembre 1993)

La lista termina con: “Le Camicie Verdi devono essere pronte a sparare anche ai Carabinieri”. Umbero Bossi

La “padanizzazione” della destra italiana.

Appaltatrice storica dei valori dell’ identitarismo sciovinista, la destra italiana sta assistendo negli ultimi anni ad una radicale mutazione del suo tessuto ideologico, attraverso l’elaborazione di un fenomeno che può essere incapsulato nella formula di “patriottismo antinazionale”. Responsabile primo di questa virata concettuale e programmatica, apparentemente anomala, è la contaminazione con realtà quali la Lega Nord (e, in alcuni segmenti locali, anche la Liga Veneta); anomala, perché se destra e leghe potevano essere divise (in origine) dalle traiettorie dell’ antimeridionalismo e dell’ antiunitarismo, le loro architetture ideologiche e politiche erano e sono, al contrario , perfettamente sovrapponibili (immigrazione, temi etici, protezionismo economico, ecc). Ma c’è di più: libere dall’ingombrante carico storico dell’esperienza mussoliniana, le formazioni secessioniste del Nord potevano e possono muoversi con maggiore libertà e sfrontatezza, senza rischiare di incappare nel fuoco di sbarramento dei dispositivi dell’antifascismo istituzionale e diventando, con la loro disinibizione, particolarmente seducenti per l’elettorato della vecchia comunità più conservatrice e reazionaria. Ecco allora il sostegno dei raggruppamenti nati dal MSI alle proposte leghiste per l’abolizione dei reati contro la bandiera e l’integrità nazionale, ecco allora il fiorire di pubblicazioni a sostegno della tesi revisionistica antirisorgimentale e del revanscismo meridionalista ma contestualmente ad un’insofferenza sempre più montante verso il Sud , ecco l’indifferenza a qualsiasi volgare incursione “padana”, in primis gli inviti bossiani ad utilizzare il tricolore in sostituzione della carta igienica. Separatismo ma unito al patriottismo, dicevamo, perché accanto a posizioni di questo genere vi sono, ad esempio, gli arroccamenti a difesa dei militari (vedi caso Marò) , in nome della salvaguardia della dignità nazionale, o la creazione di partiti che per le loro sigle attingono alle strofe dell’ Inno di Mameli. Il pezzo sotto citato costituisce la prova e il paradigma di questa sterzata, di questo “cocktail” culturale; da un lato, il “Secolo d’Italia” (storica testata missina) giubila per la beatificazione di un membro di Casa Savoia, il casato che portò all’unificazione territoriale del Paese, dall’altro esalata il fenomeno neoborbonico e meridionalista (Maria Cristina di Savoia andò in sposa a Ferdinando II), legittimandone le rivendicazioni e collocandosi in posizione critica ed antiteitca rispetto ai processi risorgimentali.

“Robin” Obama e il populismo della semplificazione

Barack Obama aumenta il salario minimo in un Paese privo di garanzie sindacali essenziali, di una copertura sanitaria gratuita e di un sistema scolastico pubblico basilarmente competitivo. Qualsiasi esercizio di sovrapposizione a riguardo si collocherà quindi al di là del perimetro della logica, della conoscenza e del buongusto per sostare nella semplificazione demagogica più sciatta ed irritante.

Non torniamo ai (tristi) tempi dell’Hollande “factotum” in 56 giorni.

Gli USA spendono ben 682 miliardi di $ ogni anno, per il loro apparato militare. Distraendo anche soltanto una piccola quota da questa cifra, il governo potrebbe risolvere i secolari problemi sociali ed economici che dilaniano e offendono il Paese al di sotto della Mason Dixon Line e nelle periferie delle grandi città.

 

Padri separati. Vittime invisibili.

Aporie

Il rispetto e la salvaguardia della famiglia “tradizionale” passa (anche) per il raggiungimento e il rafforzamento di una cultura dell’inclusione nei confronti dei padri separati, vittime invisibili (insieme ai loro bambini) di una mitologia che ha le sue mefitiche radici ha nell’arcaismo sociale e in una perversa logica compensatorio-risarcitoria a vantaggio esclusivo della donna-madre. Si sposti la bussola delle intenzioni e dell’ inquietudine; non sono le aspirazioni civili delle coppie omosessuali o “di fatto”, il vulnus della comunità familiare.

Mirabile, a tal proposito, l’esempio svedese (NB: la Svezia non è una “repubblica nata dalla Resistenza” bensì una monarchia con un simbolo religioso sul vessillo nazionale).

Renzi e Berlusconi: perché il Cavaliere non è Lazzaro di Betania

Imputare al Sindaco di Firenze la “resurrezione” di Silvio Berlusconi, dimostra un’ incapacità di analisi e lettura delle dinamiche sociali e storiche alla base del meccanismo politico italiano ostinatamente grossolana e deleteria. La resurrezione presuppone infatti vi sia stata una morte (nel caso di specie politica) ed è in questo equivoco che si staglia tutta la goffaggine della disamina di alcuni osservatori (collocati e collocabili in special modo a sinistra); dato per spacciato dal 1993, il Cavaliere riesce con imbarazzante puntualità a risalire la china, grazie ad ventaglio complesso e variegato di fattori che vanno dalla sua capacità comunicativa, alla forza del suo arsenale mediatico , all’inesauribilità delle sue risorse economiche, alla mancanza di alternative spendibili nel centro-destra. Fondatore e leader indiscusso del cartello conservatore, la sua fine politica coinciderà soltanto con l’esaurirsi della sua parabola esistenziale, come avvenne per Churchill , De Gaulle, Éamon de Valera ed altri. Fino a quel momento, non potrà che apparire logico, comprensibile e indispensabile un dialogo ed un confronto con chi, “obtorto collo”, è il portavoce della metà dell’universo elettorale.

Renzi e Berlusconi: anomalie della normalità

E’ consuetudine accettata, nella prassi democratica, il dialogo tra i leader dei maggiori schieramenti politici, nell’interesse capitale e supremo dello Stato e della nazione. L’incontro tra il segretario del partito di maggioranza relativa e dell’opposizione, rientra quindi nelle logiche dello scambio liberale e di quella “realpolitik” che è condizione imprescindibile per quel pragmatismo gestionale di cui una comunità ha bisogno, in special modo in una fase delicata e complessa come quella sperimentata e vissuta dal nostro Paese nell’attuale momento storico. Il Cavaliere si è tuttavia dimostrato sempre lontano dagli interessi reali e dalle reali contingenze del Paese, ripiegato su traiettorie di tipo smaccatamente personalistico e tornacontista; dal fallimento del “Patto della crostata”, alle trappole tese al maldestro Veltroni, il tatticismo berlsuconiano si muove attraverso direttrici che non hanno mai avuto la loro meta nella soluzione dei tanti e troppi nodi gordiani che imprigionano il sistema Italia, in ogni suo aspetto e declinazione. Renzi non è un ingenuo e non è imprigionato tra le maglie di una crisi di consensi come il Veltroni del 2008, di conseguenza il “do ut des” non rimane che l’unica spiegazione e l’unica chiave di lettura del contestato meeting con il capo di FI. Ma quali, le condizioni? Quali, i parametri e le loro tappe? Qui, la soluzione di un enigma e le risposte per il nostro futuro

Gli incontri di Matteo Salvini

Questo, l’estratto di uno status sulla bacheca del leader leghista Matteo Salvini:

“Nicolò, guardia giurata, mi ferma ora in strada e mi dice: “Mi raccomando, tenga duro. Io l’anno scorso ho votato GRILLO ma mi ha DELUSO, ora proverò con voi”. Soddisfazioni.

Vicenda molto verosimilmente fantasiosa (la guardia giurata non può “fermare” pedoni e/o automobilisti, compito spettante alle forze dell’ordine, e, qualora il leader leghista si stesse riferendo ad un semplice incontro, è singolare che Nicolò gli abbia confidato che professione svolgesse), si tratta tuttavia una chiave di lettura e codificazione importante dell’istologia ideologica e propagandistica di una forza smaccatamente e peculiarmente populista quale può essere la Lega Nord. Salvini riferisce di un incontro in strada con un uomo “della strada”, un uomo qualunque, un “everyman”, ma non solo: la guardia giurata è una figura legata all’idea di legalità, di ordine e di forza, tutti elementi cari al partito verde e fondanti il suo impianto politico e la sua liturgia promozionale. Ancora un volta, l’obiettivo è l’aggancio con la “massa” e con il suo segmento più ventrale (Nicolò racconta di essere stato deluso da Grillo), nella rincorsa ad una semplificazione artificiosa che ha nel ribasso dialettico e concettuale i suoi punti di forza.