Se davvero vogliamo onorare Giacomo



In riferimento all’uccisione del povero Giacomo Bongiorni, molti stanno proponendo  soluzioni di tipo pedagogico, indicando società, scuola  e famiglie come primi e/o unici responsabili.

Se, pur con i limiti del caso (ad esempio  l’ “ipersemplificazione” in mancanza di elementi definitivi per chiarire la vicenda), un simile approccio può senza dubbio  risultare efficace sul medio-lungo periodo, nell’immediato e nel breve periodo occorre tuttavia una maggiore e più severa attività di controllo e contrasto sul territorio da parte di istituzioni e forze dell’ordine.

Limitarsi a discutere di educazione e formazione potrebbe altrimenti suonare come un  escamotage per nascondere una ben nota, incomprensibile e dannosa riottosità ideologica all’uso della forza contro la criminalità e la microcriminalità, adulta o giovanile che sia, o per coprire le mancanze di chi è chiamato a gestire il problema.

Appunti di comunicazione – Non solo Giulia Cecchettin: perché può essere sbagliato colpevolizzare le “crocerossine” (e le loro famiglie)



Il Sistema Motivazionale Interpersonale (SMI) dell’ “accudimento”, reciproco a quello dell’ “attaccamento”, si attiva quando abbiamo di fronte un soggetto che percepiamo come più fragile, in difficoltà, bisognoso di aiuto. Se impossibilitati ad assisterlo, proveremo ansia, tenerezza protettiva e senso di colpa, emozioni che giocano un ruolo intermedio tra la presa d’atto della situazione e il comportamento per raggiungere l’obiettivo, nel caso di specie il soccorso*.

Non si tratta, è bene evidenziarlo, di teorizzazioni e ipotesi astratte, bensì di meccanismi psicobiologici facenti capo al sistema limbico (amigdala e giro del cingolo).

Appellarsi alle ragazze affinché non facciano da “crocerossine” a individui problematici e narcisisti**, è quindi un approccio scorretto, superficiale e sostanzialmente privo di utilità, com’è sbagliato colpevolizzare le famiglie delle vittime (anch’esse inconsapevoli di certe dinamiche complesse), imputando loro disattenzioni e mancanze di iniziativa. Le istituzioni dovrebbero invece, tramite la scuola, “educare” i giovani a riconoscere certi segnali di allarme nell’altro e, nel caso, a chiedere aiuto.

*Bowlby-Liotti

**la cosa riguarda anche gli uomini, dato che anche loro possono diventare vittime di relazioni “tossiche” e pericolose

Padri separati. Vittime invisibili.

Aporie

Il rispetto e la salvaguardia della famiglia “tradizionale” passa (anche) per il raggiungimento e il rafforzamento di una cultura dell’inclusione nei confronti dei padri separati, vittime invisibili (insieme ai loro bambini) di una mitologia che ha le sue mefitiche radici ha nell’arcaismo sociale e in una perversa logica compensatorio-risarcitoria a vantaggio esclusivo della donna-madre. Si sposti la bussola delle intenzioni e dell’ inquietudine; non sono le aspirazioni civili delle coppie omosessuali o “di fatto”, il vulnus della comunità familiare.

Mirabile, a tal proposito, l’esempio svedese (NB: la Svezia non è una “repubblica nata dalla Resistenza” bensì una monarchia con un simbolo religioso sul vessillo nazionale).