In un articolo di ieri sul noto blog di divulgazione scientifica “MedBunker”, il ginecologo Salvo Di Grazia (fondatore del sito) ha contestato le teorie del Prof. Zangrillo sulla scomparsa clinica del Covid-19 e le modalità con cui sono state espresse. Un articolo in linea di massima equilibrato, se non fosse per il paragone, abbastanza implicito e suggerito da una foto, tra Zangrillo, stimato primario e docente, e gli opinionisti di “Uomini e Donne”.
Nel cappellino introduttivo al pezzo, sulla pagina Facebook di “MedBunker”, si ricordava inoltre, con una vena polemica, che Zangrillo è primario in un ospedale privato, come se questo sminuisse il suo valore.
Forse l’intento del pur ottimo dottor Di Grazia era invitare i colleghi alla prudenza e al rispetto dell’agire scientifico, ma le modalità scelte sono quantomeno discutibili.
Chi vuole cimentarsi nella divulgazione dovrebbe, se non addetto ai lavori (la comunicazione è materia estremamente complessa, vasta e delicata, che richiede anni di studi ed esperienza), farsi affiancare da professionisti del ramo, nell’interesse della platea alla quale si rivolge e della propria disciplina. Simili intemperanze e ingenuità non fanno e non stanno facendo bene alla Medicina ed alla scienza, confezionando un’immagine poco professionale, respingente impopolare dei loro operatori.
Come non possiamo improvvisarci scienziati, non possiamo, insomma, improvvisarci esperti di comunicazione.
Si sta osservando, nella comunicazione della sinistra, un “salto di qualità” durante questa fase di emergenza legata al Covid-19. Terminologie semplici, concetti di facile assimilazione, uso della propaganda “agitativa” basata sul ricorso alla paura (per indurre il cittadino ad attenersi alle norme del DCPM e delegittimare l’avversario), ritmo martellante, coesione. Stilemi tipici della destra, che in questo senso sta invece apparendo in affanno.
L’emergenza Coronavirus aveva offerto alla scienza e ai suoi sostenitori un’occasione ideale per infliggere un colpo, forse decisivo, al movimento d’opinione anti-scientifico e ad un certo “complottismo”, per usare un’espressone oggi in voga.
La critica ai “gilet arancioni”, ed oggi ai militanti di centro-destra a Roma, per il mancato rispetto delle misure anti-Coronavirus, dovrebbe estendersi anche a chi sta protestando per i fatti di Minneapolis, dal momento in cui il contagio non conosce frontiere.
Come previsto e prevedibile, lo scemare del Coronavirus in Italia ha imposto ai nostri organi di informazione un cambio di strategia, per restare ancorati al business determinato dall’emergenza.
Uniti da un intreccio di interessi diversi, media e politica spostano il loro mirino dai runners e dai passeggiatori solitari ai giovani e alla “movida”. Una narrazione ansiogena e tossica, oltre che fuorviante e inesatta, che fa leva sulle paure e le tensioni di una platea già duramente provata da mesi di Covid e, soprattutto, di pessima informazione. Il cittadino diviene così vittima sacrificale e sacrificabile, vittima due volte e ancora una volta, e purtroppo utile idiota. Ai più razionali spetta nuovamente il compito di scendere in trincea, per difendere e far prevalere il buonsenso.
Dopo il sollievo e i festeggiamenti per la liberazione di una nostra connazionale non può che rendersi necessaria una riflessione sull’opportunità di trattare con i sequestratori, facendo loro delle concessioni?.
Avere in antipatia Enzo Tortora non era un crimine contro lo Stato o la morale e non era “lesa maestà”. Si trattata di un semplice punto di vista, rispettabile come quello di chi, invece, nutriva simpatia per il conduttore genovese. Allo stesso modo era del tutto legittimo e razionale dubitare della sua innocenza prima della conclusone del processo, partendo dal presupposto che in un paese democratico, qua
Chiunque sia provvisto di un minimo di empatia e buonsenso non può che dolersi per la tragica fine di Fabrizio Quattrocchi e non può che rallegrarsi per la liberazione dei suoi tre colleghi, avvenuta molto verosimilmente grazie al pagamento di un riscatto (a differenza di quanto sostenuto da alcuni sui social). Tuttavia, la sua mitizzazione appare esagerata e fuori luogo, come appare irrazionale l’accostamento tra la sua
E’ sconcertante la superficialità con la quale molti stanno giudicando Silvia Romano, senza sapere nulla della sua detenzione (per adesso ne sanno pochissimo gli stessi investigatori) e senza sapere nulla di psicologia, degli effetti che un’esperienza del genere può avere su una persona. Il furore ideologico è il peggior nemico della riflessione e del buonsenso.