“Milano è una bomba”; pressappoco in questo modo una nota tv commerciale inaugurava ieri sera un servizio sul Coronavirus nel capoluogo lombardo. Un titolo terroristico, ai limiti del reato di procurato allarme, in riferimento all’ipotesi (tutta da dimostrare) di una ripresa massiccia dei contagi nella zona con la Fase 2.
Seguivano un’intervista, dai toni altrettanto allarmistici, ad un anonimo medico di base, e poi un altro servizio ancora, con il conteggio dei morti totali, da marzo.
Sempre di ieri la locandina di una testata toscana, che parlava a caratteri cubitali di “nuova strage” (!) riferendosi a 8 morti, spalmati tuttavia in diversi giorni. Soggetti per di più molto anziani, quindi con una situazione compromessa e delicata già in partenza.
Ora che il virus sembra in ritirata nel nostro Paese, una certa informazione, più attenta al business che agli imperativi deontologici, si trova in difficoltà, vedendo allontanarsi quella che da mesi è una formidabile fonte di guadagno e motivo di attenzione. Ecco allora la ricerca a tutti i costi del “coup de théâtre”, uno spasmodico raschiare il barile ancor più insidioso per il pubblico. Se infatti prima erano sufficienti i dati nudi per calamitare lettori e ascoltatori, adesso si rende necessario ricorrere sempre più alla manomissione del fatto, all’iperbole, agli effetti speciali. Un vero e proprio attentato alla salute mentale di una comunità già duramente provata e destabilizzata.
L’Italia ha messo in atto e affrontato il “lockdown” più duro del mondo, più di quello predisposto dalla Cina (che era localizzato). Un caso forse unico nella Storia, per durata e proporzioni, mai visto neanche ai tempi delle grandi pestilenze o della Spagnola.
Ogni scelta comunicativa e propagandistica è capace di tramutarsi in un’arma a doppio taglio, sia per il mittente che per il suo target. Un ‘incognita, questa, che i professionisti del settore conoscono bene.
Secondo l’economista statunitense Milton Friedman, “padre” dei “Chicago Boys” e tra le figure più importanti e simboliche dell’ideologia neoliberista, solo “una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento [ … ] il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile”. Cambiamento per giungere al quale “una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi [ .. ] se non coglie l’opportunità di agire
In questi mesi di quarantena le opposizioni di centro-destra, solitamente polemiche e pugnaci, si sono adeguate alle disposizioni governative, iniziando solo ora a far sentire il loro dissenso. Si potrebbe pensare che questo comportamento rispondesse ad una sorta di “rally ‘round the flag”, ad un senso di responsabilità istituzionale, ma il pragmatico disincanto che deve accompagnare ogni analisi politica suggerisce altro.
La demonizzazione dei singoli (si pensi ai runner), come foglia di fico usata dalle istituzioni e dalla comunità scientifica per coprire le proprie mancanze e le proprie colpe, sarà senza dubbio uno dei temi affrontati con maggiore attenzione dagli storici che si occuperanno della fase che stiamo vivendo.
Epidemie e pandemie altrettanto insidiose o più gravi sono state affrontate con maggior “disinvoltura” in passato, pure in casi a noi abbastanza vicini. La differenza con l’oggi è determinata anche dall’ondata di benessere da cui le società occidentali sono state investite nell’ultimo cinquantennio, che ha avuto tra le sue conseguenze dirette e tangibili l’aumento dell’aspettativa di vita. Il denaro e i progressi della medicina, della scienz
Sebbene non priva di fondamento, la diffusa teoria secondo cui le misure restrittive servirebbero a proteggere il sistema sanitario nazionale dal collasso è minata da un “vulnus” concettuale di fondo, estremamente pericoloso.
Benché la situazione che stiamo vivendo non sia paragonabile, e questo al di là di una fin troppo facile e suggestiva retorica, ad una guerra intesa quale conflitto armato, le scelte comunicative del vertice presentano alcuni elementi tipici della propaganda bellica*.
Non sono pochi nel corso della storia, anche nel passato recente e recentissimo, gli eventi epidemici e pandemici che hanno avuto origine in Cina e nell’estremo oriente, pure a causa di cattive abitudini alimentari e igienico-sanitarie dei locali. E non sarà mancare di rispetto a chi sta morendo sostenere che l’umanità sia stata “fortunata” con il Covid-19, se si considerano i livelli di aggressività e pericolosità di altri virus, per benevolenza del destino solo meno contagiosi (ad esempio SARS e MERS).