
Qualche giorno fa, un noto biologo italiano ha parlato degli asintomatici, sostenendo che anche loro sarebbero “malati” e rischierebbero gravi conseguenze. Dichiarazioni di un certo interesse, non tanto dal punto di vista scientifico (erano supportate da elementi e dati insufficienti e fumosi, ospitate da una testata generalista e il soggetto in questione non è né un virologo né un medico), ma comunicativo.
Oggi che gli asintomatici e i positivi “lievi“ sono la maggioranza di chi contrae il Covid, almeno in Italia, il rischio è infatti che il cittadino-medio tenda a “sottovalutare” la malattia, abbassando la guardia. Un “calo di tensione” che potrebbe danneggiare il prossimo (le persone realmente esposte a scenari severi) ma anche chi, a vario titolo e sono moltissimi, sta traendo vantaggio e beneficio da questa situazione di emergenza.
Sicuramente il biologo di cui sopra era in buona fede (nonostante qualche richiamo di troppo ai “negazionisti”, categoria che per alcuni ingloba chiunque manifesti anche solo un dubbio rispetto ad una certa linea), tuttavia non è da escludere che in un futuro molto prossimo gli asintomatici possano subire un’ “offensiva” mediatica (è capitato ad altre categorie) che li presenti come pericolosi, danneggiati e dannosi, anche oltre l’evidenza, la realtà e il buonsenso.


In alcuni contributi precedenti era stata analizzata l’importanza dell’immagine nella politica e nella propaganda, dalle fasi più antiche della storia fino ai giorni nostri. Dal mito greco del “καλὸς καὶ ἀγαθός” alle rappresentazioni degli imperatori romani nel fulgore di un’avvenenza perfetta in realtà inesistente, la fisicità ha sempre costituito un elemento apicale nel modo di essere dell’uomo pubblico e politico, ma è soltanto con l’irruzione dei media audiovisivi che essa si trasforma in un pivot decisivo nelle tecniche di autopromozione (in maggior misura per le forze di tipo populistico e demagogico).
Inserendosi in un contesto rispetto al quale è estraneo e diverso, l’immigrato è sempre e comunque un elemento perturbatore, anche per le società più evolute ed aperte. Quando all’immigrazione si accompagnano criticità reali, ad esempio legate alla convivenza oppure alla sicurezza, una certa diffidenza di fondo può allora (e comprensibilmente) inasprirsi, dato che si vanno ad amplificare problematiche preesistenti o a crearne di nuove. Per questo, chi si domanda in maniera provocatoria cosa sarebbe accaduto se i quattro killer di Colleferro fossero stati neri e la vittima bianca, compie un’analisi superficiale, adagiata sulla crosta.