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Storiografo, giornalista, spin doctor. Come i gatti ho più vite. Ma in tutte la passione di raccontare l'attualità, la storia e la comunicazione.

Che c’azzecca: il tifo al tempo del Covid

In questi mesi si sente spesso dire che il tal opinionista scientifico “non ne ha azzeccata una” mentre un altro le avrebbe “azzeccate tutte”. Premesso che tutti hanno, in qualche misura, sbagliato previsioni (soprattutto sul medio e lungo periodo, essendo il Covid-19 quasi sconosciuto), si tratta di un approccio, di un “modus cogitandi, emblematico di una certa irrazionalità tipica dell’attuale fase storica. Uno scienziato non è infatti un cartomante che deve “azzeccarci”, ma la sovraesposizione mediatica li sta portando, troppe volte, a spingersi (ed a spingerci) oltre.

Andrea Crisanti: lo strano caso dell’uomo che visse due volte

Dopo le sue ultime dichiarazioni sui vaccini, discusse e senza dubbio discutibili, Andrea Crisanti è riuscito nella missione all’apparenza impossible di diventare un’icona e un punto di riferimento per due mondi completamente diversi, inconciliabili e non comunicanti. Da un lato quello dei razionalisti (se non quasi “scientisti”), nella loro variante più prudente e rigida rispetto all’emergenza Covid, e dall’altro quello dei “complottisti” e dei no-vax.

Un caso unico nel suo genere, un curioso ponte di raccordo, l’entomologo capitolino, tra Burioni e Tarro, tra Povia e Piero Angela, tra ImolaOggi e il CICAP, tra il microscopio e il noncielodicono. Uno “status” che lo renderebbe tra l’altro molto pericoloso, se e quando dovesse portare nuovi affondi contro i vaccini.

Al di là dell’aspetto ironico e faceto (fino a un certo punto) della considerazione, appare evidente come la sovraesposizione mediatica di medici e scienziati sia dannosa non solo per il pubblico quanto per loro stessi, rischiando di comprometterne l’immagine e la credibilità. Come ha ribadito di recente un autorevole geologo,Tozzi, la scienza si fa nei laboratori. Sui media, almeno in questo modo, è solo opinionismo se non addirittura un’arte divinatoria.

Covid – Titoli, tranelli e teatranti

“Il Covid trascina 5 milioni e mezzo d’italiani nel tunnel della povertà”; così Repubblica, in un articolo di oggi.

Un titolo ed una linea simili a quelli de La Stampa (altro giornale vicino al Governo), che il 25 ottobre esordiva in prima pagina con un: “Il virus chiude cinema, palestre e ristoranti”.

A ben vedere non è il virus, in quanto tale, ad impoverire i cittadini e a chiudere esercizi commerciali e luoghi di culto, ma le misure restrittive, spesso discusse perché discutibili. Messaggi simili servono quindi a spostare il focus e l’attenzione dal vero nocciolo del problema (tra le tecniche usate ci sono la “semplificazione”, il “nemico comune” e l’ “argomento fantoccio”). Si tratta però di escamotage efficaci solo sul breve periodo, dal momento in cui la realtà delle restrizioni e il loro ruolo sono troppo pervasivi e invasivi per essere ignorati e/o per non essere ricondotti, prima o poi, al disagio socio-economico cui il Paese rischia di andare incontro qualora dovessero proseguire.

“Covid, il medico in corsia: ora ricoverati anche i 40enni.”; questo è invece il titolo di una testata on line nazionale, che una settimana fa riportava le dichiarazioni di un primario toscano. Informandosi meglio, si apprenderà ad ogni modo che i 40enni in questione erano due malati di leucemia, positivi al Covid. Un titolo volutamente “clickbait”, fuorviante ma quel che è (molto) peggio capace di creare ansia e allarme giocando sul filo dell’equivoco, ventilando l’ipotesi di pericolosissime mutazioni del virus. Un copione tristemente noto, da marzo ad oggi.

“Il ritorno alla normalità sarà tra molti anni: noi scienziati possiamo dirlo, i politici no”; questo, infine ma ancora, Gualtiero “Walter” Ricciardi, in un discorso tenuto ad un evento della Novartis. Dichiarazioni, SE confermate e correttamente riportate, non solo terroristiche, irresponsabili e prive di ogni ratio scientifica (su quali base le fa?), ma l’ex attore partenopeo, consulente del Ministro della Salute, in maniera implicita accuserebbe di mentire (!) anche il governo stesso con cui collabora e lavora. Una trama forse buona per una sceneggiata ma non per la scienza e le istituzioni.

“Smart controlling”: nuovi scenari e nuove insidie

Senza indulgere nelle teorie forse un po’ troppo ardimentose che vedono il “sistema” capace di controllarci e manipolarci usando particolari “segnali” generati dai monitor, è tuttavia indubbio e indiscutibile che la fase storica attuale rappresenti un’enorme occasione di guadagno e profitto per i colossi dell’e-commerce, del web e per l’informazione on-line.

Ma non solo.

Governi, partiti e apparati di sicurezza, ovvero il “sistema” inteso nella sua accezione politico-istituzionale, traggono ugualmente vantaggio da uno scenario come quello odierno, non soltanto potendo controllare i cittadini grazie alla mole di dati personali che essi immettono o lasciano mentre navigano ma anche erodendone la socialità, tenendoli isolati dietro uno schermo o comunque separati e distanti (“distanziati”).

Una strategia che potrebbe avere tra le sue ragioni d’essere anche la volontà di contrastare e liquidare i neo-populismi e, più in generale, tutti quei fenomeni inseriti nella categoria dell’ “anti-politica” (termine usato spesso con un intento volutamente spregiativo). Perché se è vero che populismi e neo-populismi si sono dimostrati molto forti sulla rete, è altrettanto vero che, almeno in Occidente, appaiono oggi in crisi, mentre a dominare sono e restano le forze “tradizionali” o quelle che ne hanno assimilato le caratteristiche.

Solo il tempo potrà fornirci una risposta in tal senso, ma stravolgere la natura stessa dell’uomo, che è fatta anche di convivenza, condivisione e contatto, di realtà reale, sarebbe un’impresa impossibile per chiunque.

I sermoni di don Andrea

“Natale sulla neve è un problema di carattere sociale e morale, perché io, onestamente, non penserei di andare a sciare sapendo che ci sono ancora centinaia di morti al giorno”; così Andrea Crisanti, tre giorni fa su Rainews24.

Qualche settimana prima, lo stesso Crisanti aveva definito “moralmente inaccettabile” riaprire a Natale, alla luce dei 500 morti quotidiani attribuiti al Covid (ogni giorno e da sempre muoiono milioni di persone in tutto il mondo, al di là del virus).

Dopo aver indossato i panni del virologo, dell’epidemiologo e del farmacologo, l’entomologo capitolino sembra voler emulare il premier indossando anche quelli del filosofo, del teologo e del padre spirituale per dirci ciò che probo e ciò che è improbo, ciò che è morale e ciò che è immorale.

All’apparenza solo una boutade, la cosa è in realtà emblematica del fenomeno degli “scienziati mediatici” tipico di questa fase storica almeno in Italia. Persone spesso catapultate sotto i riflettori all’improvviso, esposte ad una visibilità che forse non hanno saputo gestire lasciandosi prendere la mano dall’Ego (nella più indulgente delle ipotesi). Tutto questo, è bene ricordare, non solo a svantaggio loro e della loro immagine (sul medio-lungo periodo), ma soprattutto a svantaggio del pubblico, del cittadino comune.

Parte il bombardamento contro i vaccini (ma stavolta i sistemi anti-missile funzionano)

“La bomba su cibo e acqua che può far saltare il vaccino” (Il Giornale)

Silvio Garattini: “Pasticcio sui vaccini, difficile partire a gennaio” (Huffpost)

“Euforia da vaccino: la Borsa ha perso la testa” (Huffpost)

“Gli effetti collaterali del vaccino anti-COVID non sono una passeggiata, dicono i medici USA” (Money.it)

Vaccino Covid, il farmacologo Garattini: «Un pasticcio, difficile partire a gennaio» (Il Messaggero)

Capua: “Il vaccino? Non efficace al 100%, Non toglieremo le mascherine” (Il Giornale)

“Il coronavirus può mutare e diventare resistente al vaccino” (Scienze Fanpage)

Vaccino Covid, “Difficile partire a gennaio”: l’avvertimento del farmacologo Garattini (QuiFinanza)

La speranza del vaccino anti-Covid si allontana. AstraZeneca ammette: “Richiede studi ulteriori” (La Stampa. Forse il titolo più fuorviante e scorretto di tutti.)

Questi sono solo alcuni, una piccola fetta, dei titoli (e degli articoli) sensazionalistici (e fuorvianti) contro gli imminenti vaccini anti-Covid.

Come ampiamente previsto e prevedibile, l’avvicinarsi di strumenti decisivi nella lotta al virus ha scatenato e sta scatenando la reazione di tutti quegli Attori che traggono vantaggio e beneficio dalla crisi sanitaria.

A meno che l’obiettivo non sia capitalizzare fin quando possibile, si tratterebbe ad ogni modo di tentativi tanto scorretti quanto inutili, dal momento in cui non potranno rallentare in maniera significativa né fermare la produzione e la distribuzione dei vaccini. Mittente e vettore non avrebbero e non hanno quindi che da perdere, da una simile postura strategica.

Covid: perché ricordiamo solo certi errori

Uno dei fenomeni carattteristici di questi mesi è che le previsioni negative, quando sbagliate, risaltano in genere meno rispetto a quelle, altrettanto sbagliate, positive.

Ciò avviene non solo perché la narrazione ancora dominante è orientata ad un approccio ansiogeno ma anche perché , in un contesto difficile e doloroso, le prime tendono a diluirsi con la realtà, mimetizzandosi con essa, mentre le seconde hanno un compito più oneroso e problematico, inserendosi in un scenario appunto complesso e critico che devono “ribaltare” (si aggiungano le enormi aspettative create).

Quando errata, la previsione ottimistica verrà enfatizzata e spiccherà quindi oltremodo, con grave e spesso immeritato danno al suo mittente.

Virus: maneggiare con cura (i due scenari per l’asse giallo-rosso)

Il ricorso ad una comunicazione ansiogena e allarmistica e la colpevolizzazione del cittadino non è servito e non serve alla maggioranza soltanto a mascherare le proprie inadempienze (spesso condivise con le autorità locali) ma anche a indurre la popolazione ad osservare le misure restrittive. Questo perché difficilmente gli italiani rispetterebbero disposizioni tanto severe se vedessero nei loro estensori i primi responsabili della situazione.

Siamo dunque in presenza di una forma di propaganda “agitativa”, “interna”.

La cosa rischierà ad ogni modo di trasformarsi in un’arma a doppio taglio quando l’emergenza si concluderà; non solo, infatti, sarà molto difficile fare appelli all’ottimismo per ripartire ad un popolo che si è terrorizzato per mesi e del quale si è minata intenzionalmente la coesione, ma lo stress e la rabbia accumulati potrebbero scatenare una risposta fisiologica capace di travolgere un blocco giallo-rosso già in crisi prima di febbraio/marzo.

La speranza, per l’esecutivo e i suoi partiti, è che l’euforia per la fine della crisi sanitaria sia più forte e che ad essa si accompagni una fase di rilancio economico in grade stile, come spesso avviene dopo un momento di difficoltà. Altrimenti la sinistra e il M5S, almeno come li conosciamo oggi, potrebbero trovarsi alla fine della loro parabola storica.

La nuova sinistra allo specchio, al tempo del Covid

La scomparsa del proletariato “classico”, così come lo intendeva il Marxismo, e delle contrapposizioni ideologiche e bipolari novecentesche, ha indotto la sinistra (non solo partitica e non solo italiana) ad una revisione dei propri indirizzi ideologici e politici. Ciò ha a sua volta determinato la “sostituzione”, nell’agenda delle priorità, del già citato “vecchio” proletariato con il ceto pubblico-statale, anche per via del suo ruolo “simbolico” di antitesi al privato.

Così facendo la sinistra si è però dimenticata anche di quel “neo-proletariato”, di quel “cyber-proletariato”, di tutti quei nuovi “ultimi” riassumibili nella formula “Quinto Stato”, lavoratori indipendenti, precari e poveri ma spesso qualificati e mobili, sottoposti ad una flessibilità continua e impietosa.

Un errore, non in ultimo strategico, che ha favorito e sta favorendo il ritorno e l’ascesa dei populismi e dei neo-populismi e che vediamo riproporsi oggi in tempo di epidemia, almeno in Italia, con la protezione e la valorizzazione del settore pubblico-impiegatizio e una sostanziale mancanza di empatia verso i più colpiti dalle chiusure e dalle restrizioni, ovvero quella forza fragile e indipendente appena descritta.

E’ sempre colpa dei virologi “da salotto”?

Puntare il dito contro il “mittente” (l’intervistato) è spesso riduttivo, perché la responsabilità di una certa, cattiva, informazione, è innanzitutto del “vettore” (i media). In questo caso, emblematico, la prima pagina e il titolo attribuiscono alle dichiarazioni di Andrea Crisanti un ruolo, un peso e un significato che sono lungi dal possedere, dal momento in cui parliamo di un entomologo che non ha nessun legame di collaborazione con i centri della decisione in materia di chiusure e restrizioni (CTS, governo, servizi di sicurezza, ecc). Le opinioni del Crisanti sono tuttavia presentate come verità ineluttabile e inevitabile, facendo non solo della disinformazione (non possiamo sapere cosa accadrà tra un mese e in più il governo si sta muovendo proprio per scongiurare un lockdown natalizio) ma, quel che è peggio, creando ansia e panico. Cosa che è infatti avvenuta, giacché il comportamento de “La Tribuna di Treviso” è stato replicato da molti altri giornali come da notiziari radio e tv di tutta Italia.

Tirare per la giacca medici e scienziati in ambiti che esulano dal loro campo specifico (si vedano anche le recenti polemiche sul vaccino dello stesso Crisanti o del Galli) o chiedendo loro impossibili profezie, non serve ai lettori e non serve nemmeno agli intervistati, il cui Ego è “solleticato” ma con risultati dannosissimi, sul lungo periodo, per la loro immagine pubblica e professionale.