Caviale e manette: le conseguenze di una mutazione

La sinistra di qualche tempo fa non avrebbe sbeffeggiato i dubbiosi verso i vaccini e la scienza ma ne avrebbe ascoltato le ragioni, anche per capire come convincerli. Oggi, invece, li affronta con aristocratica alterigia, se non in modo apertamente violento ed ostile, confermando una deriva preoccupante (c’erano delle avvisaglie già da qualche anno, segnalate dall’interno come dall’esterno) che la sta snaturando, avvicinandola sempre più ai suoi nemici/avversari storici, alle destre più reazionarie.

Un errore, nella forma come nella sostanza, che le costerà caro, carissimo, quando l’ “emergenza” sarà rientrata. Questo perché le sarà difficile mostrarsi credibile, cercando di riappropriarsi dei suoi temi tradizionali, dell’antico patto di fiducia.

Alla prova dei fatti, il vecchio “pedagogismo” marxista-leninista e della Scuola di Francoforte non aveva solo difetti, ma anche princìpi e obiettivi condivisibili.

La sinistra e il virus australiano

L’Australia ha delle normative estremamene rigide sull’immigrazione e l’ingresso degli stranieri. Qualcuno, in Italia, le definirebbe “da sovranisti”. Se non “peggio”. E’ dunque raccomandabile prudenza, a certa sinistra che ora sembra presa dalle febbre “aussie”, dal fervore australofilo per la vicenda Đoković. Anche perché, da noi, pretendere che gli immigrati siano vaccinati come “conditio sine qua non” per farli entrare è (giustamente) una richiesta delle destre.

Le donne e il (solito) “fuoco amico”: il caso Alessandra Campedelli

Neo-CT della Nazionale femminile iraniana di pallavolo, la trentina Alessandra Campedelli dichiara di aver accettato il velo in segno di rispetto e per libera scelta, che anche quella delle donne iraniane è una libera scelta, che non sono sottomesse e che l’Iran le ha offerto opportunità impensabili, in Italia, per una donna.

Con tutta la stima per la signora Campedelli, sicuramente una brava persona ed un’ottima allenatrice, sono proprio donne come lei le prime nemiche delle altre donne, almeno di quelle che vivono in certi paesi oscurantisti e teocratici. Da italiana, quindi da esterna solo provvisoriamente in Iran (e quindi da privilegiata), forse non se ne rende conto.

L’affaire Đoković e quell’ingenuo desiderio di rivalsa

Vedere un multimilionario, una leggenda vivente qual è Novak Đoković, fermato come un “comune mortale” e rinchiuso in un umile stanzino per ore, può diventare, per qualcuno, un rivalsa. E questo al di là di ogni altra valutazione sul caso.

Bisogna tuttavia pensare che Đoković è un uomo partito dal nulla di un Paese povero, arrivato solo grazie alle proprie forze. Un uomo, un campione, che merita tutto ciò che ha, fino in fondo.

Quella “rabbia”, se e quando c’è, andrebbe invece indirizzata verso quegli speculatori, a tutti i livelli, che stanno lucrando sulla “pandemia” (in realtà sindemia), sfruttando il dolore e il disagio altrui, di tutti noi. Sempre presenti nel corso della Storia, loro, a differenza di uno sportivo, non creano emozioni, ma solo danni.

Il caso Đoković oltre il caso Đoković: il branco, la polarizzazione e le responsabilità di media e istituzioni

Nonostante Đoković avesse ricevuto luce verde dalle commissioni mediche del torneo (a proposito di quel “principio di autorità” caro a tanti “rigoristi”) e dallo Stato di Victoria, mentre adesso dal tribunale di Melbourne, si è scatenata, implacabile e istantanea, una “shit-storm” contro di lui.

L’accusa? Aver messo in atto una truffa, presentando una certificazione falsa. Il motivo? Il tennista sarebbe un “no-vax”. Entrambe senza prove concrete, la seconda addirittura “smontabile” con un semplice e rapido fact checking, andando a cercare le dichiarazioni del campionissimo serbo nel passato recente. Đoković non si è infatti mai espresso contro il vaccino anti-Covid, in quanto tale, bensì contro la vaccinazione obbligatoria. Sarebbe d’altro canto comprensibile se un uomo nato in un Paese quale fu la Jugoslavia socialista e cresciuto nella Serbia di Milošević fosse “allergico” alle limitazioni della libertà personale. Ma ammetiamo (non si può escludere neanche questo) abbia mentito; potrebbe averlo fatto per paura di reazioni avverse (avendo già contratto il Covid avrebbe forse solo da perdere dalla vaccinazione) o perché ipocondriaco, belonefobico o soltanto ansioso. O magari è uno “smart-pro vax” e non ha idee ortodosse.

Volerlo condannare subito, e volerlo collocare subito tra i “no-vax” insieme a chi solleva a riguardo un dubbio o invoca una razionale prudenza, è purtroppo uno dei risultati di quella polarizzazione che le istituzioni e i media hanno favorito fin dal marzo 2020 (propaganda “agitativa” e “verticale”)*, peraltro dopo due mesi di sostanziale negazionismo, venendo meno alle più elementari regole della comunicazione “d’emergenza”.

Prima si era “irresponsabili” o “negazionisti” se si criticavano le disposizioni governative o si prendevano le distanze dalla schizofrenica narrazione dominante, ora si è “no-vax”. Una scellerata criminalizzazione del pensiero difforme, una guerra spietata al cittadino e tra cittadini, che è pericolosissima, nell’immediato come per le conseguenze che avrà sul medio-lungo periodo e dopo il termine della sindemia.

*fa leva, in questo come in altri casi, sull’istinto gregario e sulla particolare allergia emotiva provocata da una situazione eccezionale

Il corpo della persuasione

“E’ ormai assodato che i metodi della propaganda posso essre efficaci soltanto sull’elettore che decide in funzione dei pregiudizi e degli auspici del suo gruppo. Laddove esistono dipendenza e fedeltà a un leader incontestato, queste lealtà serviranno ad annullare il libero arbitrio dell’elettore […] Dato che fa campagna come paladino dell’abbassamento dei dazi, non dirà semplicemente alla gente che quelli alti aumentano il costo delle merci, ma creerebbe le circostanze per rendere efficaci e palmari le sue affermazioni. Per esempio organizzando in simultanea in venti città diverse una mostra-mercato sulle basse tariffe che dimosri il coso aggiuntivo dei dazi in vigore, facendo in modo che queste esposizioni siano inaugurate in pompa magna da uomini e donne illustri favorevoli all’abbassamento dei dazi indipendentemente dal proprio interesse per il destino personale del nostro politicante. Poi farebbe in modo che i gruppi colpiti in particolar modo dal costo della vita manifestino a favore delle basse tariffe doganali. Drammatizzerebbe il tutto, casomai facendo in modo che qualche nome noto boicotti i capi di lana e si presenti in società vestito di cotone fino a quando non venga ridotto il dazio sulla lana. Potrebbe trasformarsi in portavoce degli operatori dei servizi sociali, spiegando che il costo elevato della lana compromette la salute dei poveri in inverno Qualunque metodo abbia scelto […], l’opinione pubblica sarà già sensibile all’argomento ancor prima che lui le si rivolga personalmente. Poi, quando parlerà per radio a milioni di ascoltatori, non dovrà ficcarlo in testa alla gente, quelli pensano ad altro o , anzi, sono scocciati dal fatto che lui reclami la loro attenzione. Al contrario, risponderà alle domande che vengono spontanee e sarà sempre attento alle richieste pressanti di un pubblico già in parte sensibilizzato.” (E. L Bernays)

Per essere efficace, ogni azione propagandistica (in politica e non solo) dovrà basarsi su una pianificazione attenta e meticolosa. Il messaggio persuasivo dovrà partire da lontano e non potrà più puntare al semplice e rozzo meccanicismo (stimolo=reazione/risultato).

“Agitativa” o “integrativa”, “grassroots” o “treetops”, “interna” o “esterna”, ecc, la propaganda dovrà, insomma, guardarsi intorno, cercare argomenti complessi ma all’apparenza semplici, avrà bisogno del ricorso a sponsor (ad esempio gli influencer) per “piegare” il bersaglio già prima di “colpirlo”.

In un certo senso dovrà diventare propaganda “sociologica”, ovvero studiata per cambiare la mentalità del target anche sul medio/lungo periodo.

Gli utili idioti e gli astuti indignati (ai tempi del Covid e non solo)

Certi personaggi “sopra le righe” sono straordinari “utili idioti”, per screditare un intero movimento d’opinione. Ecco perché viene data loro la ribalta, anche se e quando sono sconosciuti o quasi, anche se e quando non hanno alcun peso o quasi. Ed ecco perché, qualsiasi cosa “anomala” facciano o dicano, verranno sempre associati al movimento d’opinione che si vuole attaccare e delegittimare.

Obnubilati dall’Ego o per limiti di altra natura, costoro non si rendono conto di essere i primi alleati dei loro stessi avversari, molto più scaltri ed attrezzati.

L’illiberale (termine volutamente generico e “amlipensante”) è invece realmente spaventato e destabilizzato da chi è capace di argomentare, in modo pacato e razionale.

38 la paura

Quante volte abbiamo sentito dire “sta male”, a proposito di un nostro conoscente che aveva preso il Covid, e invece quello “star male” si riferiva ad una semplice febbre a 38? Molte, probabilmente. Anche per effetto della pessima comunicazione, ad ogni livello, di questi ultimi due anni, tendiamo infatti a “drammatizzare” il virus pure quando non sarebbe necessario, a “sopravvalutarlo”. Ciò che una volta era ritenuto normale e innocuo (appunto una febbre a 38) diviene allora ai nostri occhi, diventati filtro distorsivo, un “emergenza”, qualcosa di al di fuori dell’ordinario. Una minaccia.

Per questo, anche per questo, sarebbe giusto rivedere la comunicazione dei bollettini, che così com’è non fa e non farà altro che generare confusione e aumentare il livello di ansia e stress. Certa infodemia tossica e disinformante è tuttavia voluta e non casuale, il risultato di un scelta tattico-strategica precisa delle istituzioni e dei media per ragioni politiche e commerciali. Questo la protegge e rende difficile superarla o contrastarla.

“Non c’è dettaglio tropo banale quando si cerca di influenzare la gente, in senso favorevole o sfavorevole” (E. L. Bernays, 1928)

Quella polarizzazione destinata (sempre) alla sconfitta

Dai lockdown totali alla questione “con”-“per”, dal problema infodemico al Green Pass, molti tabù pandemici smettono di essere tali e vengono messi via via in discussione, non solo e non più dall’orginaria platea di dissenzienti (Amnesty International ha proprio oggi “bacchettato” il governo italiano su GP e vaccinazione obbligatoria).

Un fenomeno previsto e prevedibile, avendo una minima padronanza delle dinamiche della Storia, e destinato ad assumere dimensioni e un’importanza sempre maggiori. Anche per questo i polarizzati dovrebbero convincersi a scegliere un approccio più elastico, sereno e razionale, nel loro interesse e in quello della comunità.

Come insegnava Michail Gorbačëv, “chi arriva tardi sarà punito dalla Storia”

La sinistra, Berlusconi e i nuovi mostri

Silvio Berlusconi non sarà eletto alla massima carica dello Stato. Probabilmente è stato solo “un’arma di ricatto” del centro-destra o di altri, per ottenere qualcosa. Di sicuro non avrebbe, e ne conosciamo i motivi, le caratteristiche per aspirare al Colle. E’ però altrettanto sicuro che l’ex Cavaliere è meno opaco di quelle lobby, di quelle corporation, di quegli eurocrati e di quei tecno-magnati divenuti le nuove icone di una certa sinistra.

Rifletta, quella sinistra, su ciò in cui si è trasformata, abbandonano il meglio e trattenendo il peggio di sé.

Rifletta e recuperi quella coscienza autocritica cara al leninismo.

Rifletta, prima che sia troppo tardi (per lei), prima che la Storia e le urne le presentino il conto.

Rifletta, perché il compiaciuto autoreferenzialismo non salva dalla sconfitta, non aggiunge ma sottrae.

“Trattasi di improcrastinabili provvedimenti d’ordine congiunturale, troppo complessi per chi non conosca a fondo le leggi di mercato. A voi galline, il privilegio di inaugurare questa storica svolta, consegnando spontaneamente le uova. Il Compagno Napoleone è orgoglioso di voi e vi nomina benemerite” (George Orwell, “La fattoria degli animali”)